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mymarketing.net - 16 ore 22 min fa

Quale impatto ha sull’ambiente la compravendita dell’usato? Un risparmio di circa 21,5 milioni di tonnellate di CO2 e questo solamente per quanto riguarda i 10 principali Paesi in cui opera Schibsted con le sue piattaforme (Francia, Spagna, Norvegia, Finlandia, Ungheria, Marocco, Brasile, Messico, Italia e Svezia). Solo in Italia, grazie agli oltre 8 milioni di utenti unici mensili che utilizzano Subito, si parla di 4,5 milioni di tonnellate risparmiate.

Comprare e acquistare beni usati non è quindi solo un modo per fare buoni affari arrivando a guadagnare mediamente €1.030 – come evidenziato dall’Osservatorio Second Hand Economy condotto da DOXA per Subito – ma è anche un gesto di responsabilità nei confronti dell’ambiente che prende il nome di Second Hand Effect.

Acquistare oggetti usati vuol dire non abbandonarne e non doverne produrre di nuovi eliminando le emissioni di CO2 e il consumo di altri materiali. E’ da qui che Schibsted, con l’Istituto Svedese di Ricerca Ambientale (IVL) ha analizzato per il terzo anno consecutivo l’impatto dell’economia dell’usato, dimostrandone l’effetto positivo sul nostro pianeta.

I 4,5 milioni di tonnellate risparmiate solo in Italia nel 2017 sono pari a circa 4,4 milioni di voli a/r Roma-New York o a 12 mesi senza traffico nella città di Roma, alla produzione di quasi 7 miliardi di kg di pasta, alla produzione e al riciclo di 65 milioni di biciclette, 18 milioni di divani, 12,4 miliardi di bottigliette di Coca-Cola da 200ml, 329 milioni di sneakers o ancora 16,6 milioni di laptop.

Inoltre il risparmio ha riguardato anche 245.927 tonnellate di plastica, con cui si potrebbero produrre 4,6 miliardi di bottigliette PET da 2 litri oppure 34,7 miliardi di buste di plastica, 1,6 milioni di tonnellate di acciaio, equivalenti a 428.861 container, o ancora a 153.830 tonnellate di alluminio che corrispondono a 10,3 miliardi di lattine.

 

  1. Il punto sulla Second Hand Economy
  2. Il risparmio di co2 per oggetto
  3. Le regioni e le province più green d’Italia
  4. Second Hand Effect nel mondo

 

 


Il punto sulla Second Hand Economy

“Ogni giorno, solamente su Subito, circa 50.000 italiani contribuiscono alla Second Hand Economy, quell’economia dell’usato che in Italia vale 21 miliardi di euro, ovvero l’1,2% del PIL. Ogni volta che qualcuno di noi compra o vende usato compie un ‘piccolo gesto’ importante per il futuro di tutti, perché concorre a ridurre il nostro impatto ambientale. Nel 2017, 18 milioni di ‘piccoli gesti’ hanno risparmiato all’ambiente 4,5 milioni di tonnellate di CO2: un grande risultato che ci rende orgogliosi e che soprattutto vogliamo renda orgogliosi tutti i nostri utenti” commenta Melany Libraro, CEO di Subito.

Proprio per questo motivo, Subito ha realizzato un sito dedicato al Second Hand Effect, dove si può trovare il risparmio di CO2 per gli oggetti più comunemente comprati e venduti sulla piattaforma, la classifica delle regioni e delle città più virtuose e il report completo sul risparmio generato da Subito e dalle piattaforme del gruppo Schibsted.

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Il risparmio di co2 per oggetto

Come ha fatto IVL a calcolare il risparmio complessivo che deriva dalla compravendita dell’usato? Ha preso in considerazione gli oggetti maggiormente venduti sulla piattaforma e le emissioni derivanti per la loro produzione.

Quante emissioni si eviterebbero quindi per ogni singolo oggetto? La compravendita di un’auto usata ad esempio permette di risparmiare 5,6 tonnellate di CO2, un computer portatile 270kg, un divano 250kg, un passeggino 220kg, uno smartphone 75kg, una sedia 72kg, una bici 69kg, un paio di jeans 33kg e una t-shirt 7,2kg.

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Le regioni e le province più green d’Italia

Abbiamo già visto il risparmio totale dell’Italia, ma entrando nel dettaglio e sempre considerando il numero di oggetti più venduti, Subito ha calcolato quali sono state le regioni italiane più green. Prima tra tutte la Campania con 709.279 tonnellate di CO2 risparmiate, ovvero il 15,8% del totale. Al secondo posto troviamo la Lombardia con 654.540 tonnellate (14,6%) e al terzo il Lazio con 437.898 (9,8%). Chiudono la top 5 l’Emilia Romagna con 406.328 (9,1%) e il Veneto con 402.454 (9%).

Anche a livello di province la Campania si conferma la più green grazie al primo posto di Napoli, unica città del Sud presente nelle prime cinque, che ha risparmiato 516.776 tonnellate di CO2. Seguono Roma con 345.856, Milano con 228.124, Torino con 213.419 e infine Bologna con 161.389.

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Second Hand Effect nel mondo

Schibsted Media Group ha calcolato anche a livello internazionale il risparmio di emissioni di CO2. Per farlo ha considerato la compravendita dei beni usati acquistati e venduti nei 7 mercati europei in cui opera attraverso piattaforme di compravendita leader (Finn in Norvegia, Tori in Finlandia, Blocket in Svezia, Leboincoin in Francia, Vibbo in Spagna, Subito in Italia, Jòfogàs in Ungheria), nel mercato del Marocco (Avito), del Brasile (OLX) e del Messico (Segundamano), per un totale di 21,5 milioni di tonnellate di CO2.

Un dato decisamente importante soprattutto se si pensa che corrisponde al blocco del traffico della città di Oslo per addirittura 43 anni oppure a 1,2 milioni di tonnellate di plastica con cui si potrebbero produrre 169 miliardi di buste di plastica o 22 miliardi di bottiglie PET da 2 litri. E ancora 7,8 milioni di tonnellate di acciaio che corrispondono a 62.000 Statue della Libertà e ancora 0,7 milioni di tonnellate di alluminio che servono per fabbricare 49 miliardi di lattine.

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wired.it - 16 ore 27 min fa
 Carlos Gil/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)(foto: Carlos Gil/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

I migranti non affrontano un viaggio pieno di pericoli per niente. Il mondo da cui provengono è pericoloso e spietato. Combinando il dataset dell’Uppsala Conflict Data Program e del progetto Missing Migrants dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni, il mondo che appare di conseguenza è spietato e spaventoso.

I dati di Uppsala e Organizzazione internazionale delle migrazioni sono georeferenziati e cercano di raccogliere quanti più episodi di un conflitto (Uppsala) e quanti più mortidispersi di migranti (Oim) siano stati documentati da più fonti di informazione possibili.

Quello che appare chiaramente è la commistione tra conflitti armati e rotte migratorie. Questo è vero soprattutto per l’Africa. Sotto il Sahara, la macchia giallastra sotto il Mediterraneo, c’è un vero e proprio muro del fuoco che spinge i migranti a lasciare il proprio Paese e a imbarcarsi in un viaggio a piedi, esposti agli elementi.

Un immigrato che parte dal Nord Est della Nigeria, infatti, deve affrontare il deserto, sperare di non morire di fame o di disidratazione e, poi, finalmente, il Mediterraneo. Ma non è finita: chi non vuole restare in Italia affronta dei viaggi ancora più rocamboleschi. I dati dell’Oim mostrano che si muore cadendo dai treni e investiti dai camion, un catalogo degli orrori quotidiano, uno stillicidio spaventoso che ricopre la periferia di Europa e Nord America.

I puntini neri della mappa permettono, in prospettiva, di ricostruire quelle che sono le rotte dei migranti. Per quanto riguarda l’Africa e il Mediterraneo, ce ne sono almeno due: una che parte dalla Nigeria e una che parte dal Corno d’Africa. I punti di partenza sono appunto il Nord Est della Nigeria, territorio di caccia di Boko Haram, terribile gruppo terrorista di matrice islamica, e il corno d’Africa dove, tra l’altro, Eritrea ed Etiopia hanno fatto i primi passi per un tanto atteso processo di pace.

Subito dopo il deserto, il posto più pericoloso per i migranti è il Mediterraneo. Secondo le stime dell’Iom, un migrante ha il 2% di possibilità di non farcela. Le peggiori stragi di migranti al mondo avvengono in mare: si muore per affogamento. A livello globale, il Mare Nostrum è il posto più pericoloso per chi decide di migrare.

Non solo, i migranti non smettono di morire nel Mediterraneo: il decesso di migranti registrato più a Nord è stato, infatti, tra Svezia e Finlandia, per ipotermia. Non solo: si muore per scossa elettrica, magari perché si è toccato il cavo elettrico di una ferrovia o per incidente stradale, come è accaduto a Calais in Francia. Ogni tanto, qualcuno muore soffocato o per il troppo caldo. Al confine tra Usa e Messico, a volte non si conosce la causa della morte di un migrante: lì, l’unica testimonianza della tragedia sono dei resti scheletrici. Da cosa scappano?

Da gennaio a luglio, per esempio, nell’area del Mediterraneo sono sbarcati 31.341 migranti. Togliendo da questo numero i migranti di cui l’Unhcr non fornisce la nazionalità (3.497) del campione restante, l’87% viene da paesi in guerra. Il gruppo più rappresentato sono i siriani, mentre ci sono centinaia di migranti che provengono da tutta l’Africa centrosettentrionale. Dove non è la guerra, è la povertà: il grafico mostra chiaramente il Pil pro-capite di Gambia, Senegal e in parte Tunisia. Dove non è la povertà, è la mancanza di libertà. Infatti, come mostrano i dati di V-Dem, lo stato di diritto e la democrazia liberale sono alcuni dei tratti condivisi dalla maggior parte dei paesi di provenienza.

Restringendo il campo all’Italia, poi, diventa chiaro, da un punto di vista statistico, come il numero di richiedenti asilo nel nostro Paese sia influenzato da quello che accade nei loro paesi di provenienza. Ci sono dei casi devianti, come la Nigeria. Tuttavia, questa deviazione è spiegabile dal fatto che è ancora relativamente facile arrivare dalla Nigeria all’Italia. Come fa vedere la cartina, in cima a questo articolo, il percorso che deve fare un afghano è molto più accidentato e, soprattutto, deve passare attraverso le montagne e i deserti iraniani per non parlare di Iraq e Siria, due paesi ancora in guerra.

Il grafico a dispersione precedente non rammentava la Siria, i cui dati non sono inclusi nel dataset che l’Uppsala Conflict Data Project permette di scaricare. A una richiesta di chiarimenti, l’Università di Uppsala, responsabile dell’istituto, non ha ancora risposto, al momento di scrivere. Prescindendo dalla Siria, i paesi da cui provengono molti migranti sono in preda a una serie di conflitti senza soluzione di continuità.

I dati sui morti, raccolti usando, perlopiù, notizie provenienti dalle grandi agenzie di stampa lo mostrano chiaramente. A dominare il grafico, i conflitti in Afghanistan, mentre, in Africa, i problemi maggiori sono in Nigeria, Sudan e Corno d’Africa.

Questi conflitti hanno molto poco a che fare con i nostri archetipi: non ci sono, in questo caso, battaglie campali o top-gun in volo. In questi casi, si tratta di conflitti a bassa intensità che, lentamente, bruciano vite umane. In Africa, gli scontri a fuoco registrati tra 2014 e 2017 hanno fatto una media di 7 vittime circa, uno stillicidio, così spaventoso da motivare più di qualcuno ad attraversare il deserto e prendere il mare.

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wired.it - 16 ore 28 min fa

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Prima o poi saremmo dovuti arrivare a questo punto: quello in cui ognuno avrebbe avuto una cuffia con un proprio profilo per un ascolto personalizzato e specifico. Un suono su misura per il proprio orecchio come se fosse un sarto che prende le misure e ce lo confeziona in base alle nostre caratteristiche uditive. Ciò avviene grazie ad una tecnologia integrata nella cuffia in sinergia con un’app e un algoritmo. È questo il motivo trainante di tanta attenzione attorno alla startup australiana Nura che nel 2016 ha raccolto ben 1,8 milioni di dollari dalla sua campagna Kickstarter per le cuffie Nuraphone.

L’azienda, capitanata da Dragan Petkovic e dal socio Luke Campbell medico e otorinolaringoiatra, ha raggiunto agilmente l’obiettivo del finanziamento online, fino ad arrivare alla produzione della tanto attesa cuffia ibrida che mette assieme over-ear, cioè “circumaurali” – in poche parole avvolgono tutto il nostro orecchio – e in ear, ossia auricolari, che entrano nel vostro condotto uditivo. Le Nuraphone sono un prodotto che si posiziona in un mercato sempre più in crescita, forti del premio CES 2018 Best of Innovation, con l’obiettivo di ridefinire lo standard qualitativo dell’ascolto con un prezzo importante: 399 euro.

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Custodia, peso, materiali e batteria
Le cuffie vengono vendute in una sorta di guscio nero in simil-pelle rigido e molto resistente per proteggerle dagli urti. La chiusura e facilissima e decisamente sicura tramite un magnete e una fascia in silicone. All’interno, c’è anche una custodia (anch’essa in silicone) che nasconde il cavo usb (in dotazione) per il caricamento. Appena le si prendono in mano ci si aspetterebbe un peso superiore da un modello come questo, i 330 grammi sono più che onesti viste le dimensioni. Questo fa si che quando le userete per lunghe sessioni di ascolto non vi affaticheranno pesando sui vostri padiglioni. Subito dopo è il tatto a farla da padrona con l’effetto vellutato del silicone ipoallergenico con cui è rivestito l’interno della cuffia, mentre l’archetto è in alluminio.

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Tecnicamente c’è solo un modo per indossarle, poiché la struttura degli auricolari è univoca e può entrare in un solo modo nelle vostre orecchie, ma per un utente poco esperto al primo utilizzo, i segni L e R sarebbero stati utili e invece si è scelto il minimalismo eliminando qualsiasi indicazione. Sono da considerarsi cuffie più adatte per un ascolto da salotto o da studio, mentre per chi viaggia il limite è che non c’è modo di ripiegarle su stesse (dimensioni: 190x170x88mm) ma con il guscio-custodia in dotazione portarle in giro non sarà un grosso problema. Le batterie sono al litio, ricarica in circa 3 ore e durata in modalità bluetooth ben superiore alle 20 ore dichiarate. Se preferite utilizzare un collegamento analogico (cavo stereo, microUSB, lightning, USB-C – opzionali) questo problema non si pone.

Struttura e caratteristiche
Le abbiamo introdotte come cuffie “ibride” perché mettono assieme in un unico oggetto un particolare padiglione: quello tipico dei modelli chiusi (over ear) con all’interno degli auricolari corredati di tappino dimensionato (e sostituibile) per adattarsi ad ogni orecchio. La doppia natura delle Nuraphone dona un’alta definizione di suono tramite la parte auricolare e per mezzo di quella circumaurale avviene sia l’isolamento con l’esterno e la trasmissione (regolabile) di frequenze basse (regolabile tramite l’immersion mode) che vengono propagate fisicamente alla struttura del vostro orecchio, vibrando e permettendo di vivere un’esperienza non solo uditiva ma anche tattile.

La regolazione delle dimensioni della cuffia è abbastanza agile ma migliorabile. Infine, ben mimetizzati dal logo dell’azienda, ci sono a lato dei padiglioni due tasti a sfioramento (singolo o doppio tap) che potrete programmare con l’applicazione in dotazione scegliendo diverse funzioni: andare avanti-indietro con la traccia, aumentare e abbassare il volume e l’attivazione e la disattivazione di alcune funzionalità molto utili. Solitamente la modalità di cuffia avvolgente ha un rovescio della medaglia non poco fastidioso: dopo lunghe ore di sessione la poca aerazione rende molto calde le vostre orecchie. Per ovviare a questo problema è stato installato un sistema di raffreddamento a valvole (Tesla Flow) che tende a far entrare l’aria fresca all’interno e spingere all’esterno quella calda. In poche parole: mai più orecchie roventi.

We are delighted to have been awarded the Best of Innovation in CES 2018 Innovation Awards for “outstanding design and engineering in cutting-edge consumer electronics” in the Headphones category – come and say hi at our stand and find out why. #WhatsYourSound #CES #CES2018

Un post condiviso da nura (@nurasound) in data: Gen 10, 2018 at 1:03 PST

L’ascolto personalizzato e l’app in continuo aggiornamento
Le cuffie Nuraphone appena indossate si attivano automaticamente e parte una voce che vi parla dicendovi subito se la connessione bluetooth al dispositivo è stata effettuata e che percentuale di batteria vi è rimasta. Al centro del progetto, come dicevamo, c’è la personalizzazione del suono per il raggiungimento della perfezione. Questo perché ogni orecchio ha una capacità diversa: percepisce frequenze differenti e di conseguenza una cuffia (pur di gran qualità) che ben si adatta alle necessità di un utente non è detto che soddisfi appieno quelle di un altro. Ma come è possibile ottimizzare l’ascolto e capire ogni orecchio di che cosa ha bisogno?

A questo ci ha pensato Luke Campbell –  otorinolaringoiatra e socio di Nura – che ha sfruttato una tecnologia utilizzata in ambito neonatale per capire se i bambini abbiano problemi di udito o no, non potendo essi dare cenni di risposta negativa o positiva. Questo principio, riadattato in un’app per smartphone (iOS e Android) con specifici algoritmi e appositi microfoni interni (gli stessi utilizzati dalla Nasa per le future missioni su Marte), definisce con precisione l’ambiente uditivo grazie all’analisi delle emissioni otoacustiche (OAE): leggerissimi rumori che noi non possiamo percepire, generati nella parte interna del nostro orecchio (più precisamente quando la coclea fa vibrare il timpano), e che una volta analizzati in circa 60 secondi tramite l’applicazione e un algoritmo avanzato, restituiscono lo spettro dell’equalizzazione personalizzata.

Si possono salvare sino a tre profili e se proverete a utilizzarne uno non vostro vi accorgerete delle differenze sostanziali tra orecchie diverse. C’è chi percepisce in maniera diverse le frequenze medie e chi le alte, per esempio. L’applicazione permette di scegliere uno dei tre profili salvati e poi passare velocemente da profilo personalizzato a neutro. Quest’ultimo però risulta davvero troppo piatto come equalizzazioni (flat) e non ha praticamente senso utilizzarlo. Le cuffie poi si evolvono seguendo gli aggiornamenti dell’app e questo ne aumenta  L’ultima, resa disponibile recentemente, ha apportato alcuni miglioramenti sostanziali tra cui: l’opzione “social” che apre i microfoni esterni e ci permette in un secondo senza interrompere l’ascolto di poter sentire anche il rumore circostante; un forte miglioramento nella cancellazione del rumore; funzionalità offline; il doppio “tap” per i tasti laterali e molto altro.

Giudizio finale
La fascia di prezzo (ricordiamo, 399 euro) soddisfa appieno le aspettative che le Nuraphone ci avevano promesso ed è difficile riuscire a trovare un prodotto simile e dello stesso livello. Malgrado qualche limite sull’ingombro fisico la resa è di altissima qualità su tutto lo spettro sonoro: l’immersione nei bassi non distorce mai il suono mantenendolo sempre rotondo e pieno ma con più vibrazioni; le frequenze medio-alte risultano ben definite. Oppure le potrete tranquillamente utilizzare per godervi film o, all’occorrenza, rispondere ad una telefonata. Grazie all’app in continuo aggiornamento i margini di miglioramento sono ancora ampi. A ognuno il suo suono. L’unico problema è che vi abituerete, non potrete più farne a meno e tornare indietro sarà davvero difficile.

Voto: 8,5

 

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: la recensione appeared first on Wired.

wired.it - 16 ore 59 min fa
 Huawei)(Foto: Huawei)

Da oggi un altro smartphone si unisce alla già nutrita scuderia di prodotti che la cinese Huawei ha sfornato quest’anno: si tratta di Huawei P Smart+, versione potenziata del P Smart con il quale il gruppo aveva aperto il 2018 che rispetto all’originale vanta diverse novità.

Il telefono mette al centro un display lcd da 6,3 pollici con notch, risoluzione full hd+ e rapporto di forma 19,5:9. Altro tratto distintivo di Huawei P Smart+ è un comparto fotografico potenziato da algoritmi di intelligenza artificiale per il riconoscimento delle scene e dotato di una doppia fotocamera con sensori da 16 e 2 Mpixel sul lato posteriore e di un altro sistema doppio sul lato frontale, questa volta caratterizzato da un sensore da 24 e uno da 2 Mpixel. Un 2+2 molto interessante, quindi.

 Huawei)(Foto: Huawei)

In sala macchine lavorano un processore Kirin 710 e 4 gb di ram, affiancati da 64 gb di memoria interna espandibile tramite schede microsd, ma nel dispositivo si trovano anche un un lettore di impronte digitali, una batteria da 3340 mAh e, in memoria, il sistema operativo Android in versione 8.1.

 Huawei)(Foto: Huawei)

Il gadget viene proposto al prezzo aggressivo di 299 euro ma, almeno per il momento, non sarà acquistabile nei negozi. Per il primo mese P Smart+ si potrà acquistare solo online e solo presso Amazon, che con il gruppo cinese ha stretto un accordo per la distribuzione del dispositivo. L’uscita è prevista per l’8 agosto ma gli ordini sono già aperti: chi ne effettuerà uno potrà aggiungere al pacchetto una cassa bluetooth Huawei al prezzo di un euro.

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brand-news.it - 17 ore 16 min fa

Multiservizi Caerite ha pubblicato un avviso di indagine di mercato per l’assegnazione del servizio di comunicazione e rapporti con la stampa a supporto delle attività istituzionali

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wired.it - 17 ore 20 min fa

Non si fermano neanche d’estate le novità in onda su Sky. Ad agosto arrivano infatti nuove stagioni di serie come The Affair, Power e Snowfall. Debutta poi la sesta stagione di Orange Is The New Black e viene proposto anche il documentario dedicato a Robin Williams. Spazio anche ai brividi del crimine con le maratone di Criminal Minds e, on demand, di Criminal Minds: Beyond Borders.

In onda

Criminal Minds – tutte le stagioni, dal 4 agosto su Fox Crime+2

Il canale 143, Fox Crime+2, si trasforma in Fox Crime Criminals Minds: dal 4 al 31 agosto, infatti, i fan potranno rivedere in formato maratona tutti gli episodi delle dodici stagioni andate in onda finora della serie dedicata agli investigatori psico-criminologi dell’FBI che si occupano di serial killer.

Orange Is The New Black – sesta stagione, dal 6 agosto su Premium Stories

Da qualche mese anche i canali Premium sono disponibili su Sky, insieme alle loro serie: arriva dunque, poco dopo il suo debutto su Netflix, anche la sesta stagione della serie che segue le paradossali vicende delle carcerate nella prigione di Litchfield.

Come Inside My Mind – speciale, l’11 agosto su Sky Cinema Stars

Diretto Marina Zenovich, questo speciale documentario di Hbo ripercorre la vita e la carriera di Robin Williams, straordinario attore scomparso nel 2014. Lo fa soprattutto grazie a interviste a colleghi e amici, come Whoopi Goldberg, David Letterman e Billy Crystal. Va in onda sul canale 303, che dal 1 al 31 agosto è dedicato alle grandi celebrità di Hollywood.

Power – quinta stagione, dal 13 agosto su Sky Atlantic

Torna la serie dedicata al boss della droga Ghost che cerca di abbandonare il crimine per legittimarsi come proprietario di night club. Quando la tragedia si abbatte sulla su famiglia, lo stesso Ghost cercherà vendetta e nuovi equilibri verranno sovvertiti.

Snowfall – seconda stagione, dal 26 agosto su Fox

Arriva la seconda stagione del drama targato Fx, che ci ripiomba nella Los Angeles degli anni 80, nel momento in cui sta prendendo forma la prima epidemia di crack che cambierà per sempre l’identità dell’intera città. Nei nuovi episodi i protagonisti vengono ritratti nel 1984 mentre tentano di perseguire i loro sogni di ricchezza e potere.

The Affair – quarta stagione, dal 29 agosto su Sky Atlantic

Quarto ciclo di episodi per la serie Showtime sugli intricati punti di vista delle relazioni legittime e non. Noah ed Alison hanno preso direzioni diverse, diventando persone completamente differenti. Ma cosa succederà adesso che Helen ha confessato la verità sull’incidente?

On demand

Criminal Minds: Beyond Borders – prime due stagioni dal 6 agosto

Vengono riproposti on demand tutti gli episodi della serie spin-off di Criminal Minds che si concentra su un team di agenti Fbi che indagano su crimini commessi su cittadini americani in paesi esteri.

Patrick Melrose – miniserie dal 20 agosto

La miniserie evento creata dallo scrittore David Nicholls a partire dai romanzi di Edward St Aubyn vede protagonista uno straordinario Benedict Cumberbatch nei panni di uomo che deve affrontare tutti i suoi demoni e le sue dipendenze dopo la morte del padre.

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brand-news.it - 18 ore 6 min fa

L’app per Android, creata non solo per l’ascolto ma anche e soprattutto per perfezionare la ricerca vocale, è in circolazione da un mese.

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brand-news.it - 18 ore 7 min fa

A gennaio lancerà un suo canale radio per il provider satellitare Sirius XM costruendolo proprio a partire dall’audio della sua programmazione per la TV.

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