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wired.it - 1 giorno 3 ore fa

Oggi si celebra l’orgoglio mancino: si tratta infatti della giornata internazionale di chi usa come mano principale la sinistra. Per festeggiarla a tema, abbiamo selezionato 10 accessori utilissimi per chi scrive con la mano del diavolo (così veniva considerata non troppo tempo fa la mano sinistra).

Dal mouse alla tastiera, gli accessori per “lefty geek” abbondano, così come gli utensili da cucina: chi ha il bernoccolo per i manicaretti, infatti, può procurarsi tutto il necessario per destreggiarsi sì tra i fornelli ma finalmente con la sinistra! Dalla posateria in bambù composta di cucchiai e mestoli pensati appunto per i mancini fino alla tazza mug con manico attaccato a sinistra per gustarsi finalmente caffè maneggiati in maniera super confortevole, le proposte sono tantissime.

Anche chi ha il pollice verde (ovviamente nella mano sinistra) può usufruire di attrezzi da giardinaggio progettati per mancini, prodotti da uno dei marchi leader del settore left-handed: Lefty’s The Left Hand Store, il colosso inglese la cui mission è la stessa dell’emporio di Ned Flanders, ossia migliorare sensibilmente la vita di chi usa la sinistra.

Sfogliate la gallery in alto per scoprire i 10 accessori a cui nessun mancino dovrebbe mai rinunciare.

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wired.it - 1 giorno 3 ore fa
A Lima, Peru, la medaglia d’oro Race Imboden si inginocchia in segno di protesta durante la cerimonia di premiazione (foto: Leonardo Fernandez/Getty Images)

Sul gradino più alto del podio con un ginocchio piegato. La foto di Race Imboden, fiorettista americano oro nella prova a squadre ai Giochi Panamericani di Lima, ha fatto il giro del mondo. The Star Spangled Banner risuona nella hall che ospita le gare di scherma mentre lui assume la posizione resa celebre da Colin Kapernick, l’ex quarterback dei San Francisco 49ers che dal marzo 2017 non ha più un contratto professionistico con la Nfl.

L’obiettivo della protesta è lo stesso: Donald Trump, il presidente che piace sempre meno agli atleti. Imboden è bronzo olimpico a Rio 2016 e oro agli ultimi Mondiali di Budapest, sempre a squadre. Da un anno è allenato dall’ex ct azzurro ed ex fiorettista italiano campione olimpico a Seul ’88 Stefano Cerioni, e non è la prima volta che fa questo gesto. Era già capitato un anno fa, in Coppa del mondo. Ma stavolta la vetrina era diversa e, secondo quanto riportato dal Guardian, c’era un accordo firmato col Comitato olimpico americano che chiedeva agli atleti di non lasciarsi andare a dichiarazioni e atti politici. Così Imboden rischia una sospensione, magari persino di perdere il biglietto per l’Olimpiade di Tokyo 2020. E non è l’unico.

Negli stessi giorni, sempre ai Giochi panamericani, la martellista afroamericana Gwen Berry ha alzato il pugno sul podio durante le ultime note dell’inno nazionale, replicando la protesta di Tommie Smith e John Carlos a Messico 1968. Loro lo fecero per i diritti civili, a pochi mesi di distanza dall’assassinio di Martin Luther King, lei l’ha fatto per le stesse ragioni che hanno portato alla nascita del movimento Black Lives Matter. “Qualcuno deve parlare di queste cose che sono troppo scomode perché se ne parli” – ha spiegato Berry – “qualcuno deve alzarsi contro tutte le ingiustizie che stanno capitando in America e un presidente che non fa che peggiore la situazione”. Alzarsi o inginocchiarsi.

Anche Imboden ha spiegato il suo gesto alla Cnn: “Per me stare su un podio a sentire l’inno americano è sempre stato un momento di puro orgoglio” – ha dichiarato – “Ma negli ultimi anni quell’orgoglio è stato colpito da alcune cose come il razzismo e i maltrattamenti verso gli immigrati, esattamente come il nostro presidente e tutto ciò che rappresenta”. A spingere Imboden a inginocchiarsi di nuovo, sfidando il veto del Comitato olimpico nazionale, sono state le sparatorie della settimana scorsa a El Paso e Dayton, la prima ormai identificata come un atto di suprematismo bianco. “Sono un atleta che vuole invocare un cambiamento, non ho una grande piattaforma su cui parlare” – ha spiegato Imboden – “tiro di scherma e per molte persone credo di rappresentare il privilegio bianco, faccio uno sport che probabilmente è rivolto praticato prevalentemente dalle élite benestanti e pensavo fosse il momento che un volto diverso venisse fuori”.

Ed è questa la particolarità che differenzia il fiorettista americano dagli altri atleti taggati sul post Instagram con cui ha condiviso la sua protesta. John Carlos, Colin Kaepernick e LeBron James sono afroamericani, Megan Rapinoe omosessuale, tutti appartengono a una delle minoranze discriminate nell’America bianca. Imboden no, è parte di essa ma ha scelto di abbracciare la protesta andando incontro alle possibili conseguenze. Nelle foto lo si vede in ginocchio mentre i compagni di squadra Nick Itkin e Gerek Meinhardt restano in piedi, e il pensiero va a Peter Norman, l’atleta bianco australiano che compare in tutte le immagini di Smith e Carlos sul podio di Messico ’68. Norman salì sul podio indossando lo stemma dell’Olympic Project for Human Rights e ne pagò le spese una volta tornato in patria. Qualificatosi per i Giochi di Monaco di Baviera 1972 sia nei 100 sia nei 200 metri, ne venne escluso dal suo comitato olimpico. Ai Giochi di Sydney 2000 non fu coinvolto in nessun modo, dimenticato da tutto e da tutti, gettato nell’oblio assoluto.

Gli atleti che si espongono politicamente per una causa che ritengono giusta corrono forti rischi per la loro carriera anche oggi. Colin Kaepernick ha smesso di giocare in Nfl. Era un ottimo quarterback ma all’improvviso nessuno gli ha più offerto un posto in squadra. La Nike, che l’ha scelto come testimonial per una sua campagna, ha sfidato in questo modo la lega professionistica, anche se il contratto di sponsorizzazione e fornitura di tutto il materiale tecnico è stato recentemente rinnovato. Megan Rapinoe, che ha dichiarato più volte che non sarebbe andata alla Casa Bianca dopo la vittoria del Mondiale di calcio, è arrivata più volte allo scontro frontale con la propria Federazione, ma più per questioni sindacali che di natura politica. Muhammad Alí vide revocarsi la licenza per quattro anni dopo essersi rifiutato di combattere in Vietnam. Imboden e Berry rischiano l’esclusione dei Giochi per aver espresso il loro pensiero.

Secondo un’opinione fin troppo diffusa, un atleta non dovrebbe esporsi politicamente, dovrebbe limitarsi esclusivamente a correre, saltare, eseguire una parata e risposta. Questa posizione è la negazione della persona e allo stesso tempo ignora completamente la storia dello sport, che è sempre stato politica. Nei gesti individuali, di cui abbiamo già parlato, ma anche nelle dinamiche internazionali tra i paesi. La distensione tra Usa e Cina è passata per una partita di tennis tavolo; la Guerra fredda è entrata prepotentemente nella storia dei Giochi olimpici col doppio boicottaggio di Mosca 1980 e Los Angeles 1984; lo stesso Cio ha utilizzato lo sport come forma di virtuosa pressione politica per combattere l’apartheid in Sudafrica.

In un’intervista rilasciata qualche mese fa al sito Pianetascherma.com, Imboden aveva riassunto così il suo punto di vista: “Penso che sport e politica vadano mano nella mano, abbiamo avuto molti atleti influenti in politica, soprattutto in America, penso ad esempio a Muhammad Alí o LeBron James, ma credo che sia importante avere dei valori e tenerli saldi. È importante parlare e farlo anche per chi non ha voce”. Decidere di sfruttare la propria visibilità per una causa pubblica è un diritto che a nessuno dovrebbe essere negato.

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wired.it - 1 giorno 3 ore fa

Benzina fatta, scorta d’acqua anche, motore pronto a ruggire. I veri amanti delle quattro (sì, ma anche delle due) ruote sanno bene quante emozioni possa regalare un’avventura on the road. Tappa dopo tappa, chilometro dopo chilometro. E così, senza bisogno di passare da citazioni più che abusate come “non è la destinazione che conta, ma il viaggio”, abbiamo deciso di scorrere le cartine di tutto il mondo, alla ricerca dei 10 itinerari stradali più suggestivi del pianeta.

Una collezione di proposte-viaggio che, ovviamente, non poteva che contenere la celeberrima Route 66 statunitense, con i suoi 3.940 chilometri di leggendario asfalto che collegano Chicago e Santa Monica. Ma che approda anche in Sud America, in Argentina per la precisione, dove la Ruta 40 si fa largo tra distese selvagge e montagne per 5.224 chilometri soltanto parzialmente asfaltati.

Spostandosi in Cina, poi, è possibile provare l’emozione di percorrere il ponte marittimo più lungo del mondo, e viaggiare tra Repubblica Popolare Cinese, Hong Kong e Macao attraverso un percorso di 55 chilometri totalmente sospeso sulle acque. E poi via, tra suggestive strade australiane che costeggiano l’Oceano in tutta la sua bellezza e rilassanti tour tra querce e cipressi sulle incantevoli colline senesi. Strade da studiare e mettere in calendario per il prossimo viaggio, che è possibile scoprire sfogliando la nostra gallery.

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wired.it - 1 giorno 3 ore fa
Big data (Getty Images)Big data (Getty Images)

Tra gli impieghi dei big data e dell’intelligenza artificiale nell’industria 4.0 quello che riguarda la gestione predittiva della manutenzione è sempre più un elemento fondamentale per abbattere i costi e incrementare la produttività. La società di consulenza Porsche consulting, costola dello storico gruppo automobilistico tedesco, ha pubblicato lo studio Anticipate the Future, relativo ai vantaggi legati all’utilizzo delle tecnologie più avanzate in ottica predittiva per aumentare il livello di competitività aziendale.

Secondo le informazioni riportate, in settori come trasporti, macchinari di produzione, impianti energetici o nell’industria estrattiva, la possibilità di attivare sistemi di analisi in cui sono direttamente le macchine ad avvertire e pianificare gli interventi di manutenzione in modo più specifico e tempestivo produce dei risparmi notevoli, e può portare a un conseguente aumento del fatturato. Una gestione predittiva della manutenzione dei macchinari, inoltre, in molti casi genera anche un incremento del 30% nell’utilizzo degli stessi asset industriali.

Si tratta di sistemi altamente automatizzati, in cui l’80% circa dello sforzo analitico è dedicato alla raccolta di dati sulle condizioni dei beni industriali. Grazie al sistema meccanico integrato, poi, tra questi dati le macchine instaurano connessioni e correlazioni a una velocità 100mila volte superiore rispetto a quella con cui un essere umano potrebbe svolgere le stesse operazioni.

Nel complesso, il sistema studiato da Porsche consulting si basa su un modello end-to-end in cui la raccolta e l’analisi dei dati avviene direttamente durante il funzionamento ordinario degli impianti. Tramite l’analisi predittiva poi, si simulano situazioni critiche in base ai modelli di funzionamento pianificati e le strategie di intervento sono integrate direttamente nel sistema, così da essere sempre più efficaci.

Gli esempi

Ciò vale soprattutto per le criticità presenti nei diversi sistemi. Per esempio, l’impiego dell’intelligenza artificiale in un impianto per la lavorazione dei semi da coltura ha portato all’identificazione di alcune misure per ridurre del 17% le perdite di produzione. Nel caso dell’azienda Qantas Engineering, invece, che si occupa della manutenzione degli aerei, in sole quattro settimane un terzo del carico di lavoro non di routine è arrivato a essere previsto con una precisione del 90% circa, portando a una maggiore puntualità e pianificazione degli interventi.

Altri casi citati nello studio riguardano la Rolls-Royce aircraft engines, che con i voli transatlantici raccoglie dati meteorologici in tempo reale e li vende alle compagnie aeree, oppure l’azienda di trasporti spagnola Renfe, che grazie alla partnership con il colosso tecnologico Siemens è arrivata a un risultato per cui soltanto uno dei 2.300 treni ad alta velocità Velaro-E subisce ritardi superiori ai 15 minuti sulla tratta Madrid-Barcellona.

Dal 2015, inoltre, le stesse linee di produzione Porsche hanno adottato un sistema di gestione basato sull’analisi predittiva per analizzare l’enorme quantità di dati prodotti dai suoi macchinari. Aumentando l’efficienza della manutenzione, la casa automobilistica è oggi in grado di predire eventuali guasti alle macchine con ben 8 ore di anticipo e ciò ha portato a un incremento della produzione da 18 a 21 auto all’ora.

I casi in Italia

In Italia tra le aziende che si muovono nell’ambito della manutenzione predittiva ci sono in particolare Trenitalia, Enel Green Power che lavora con NarrativeWave per gli impianti geotermici in Nord America, e il gruppo Leonardo. Si stima che nel 2020 la quota investita in questi sistemi nel nostro Paese si aggirerà attorno ai 100 milioni di euro, mentre in Europa il valore di quelle soluzioni avanzate arriverà a oltre un miliardo.

Infine, per quanto riguarda i risparmi stimati, le previsioni indicano che la riduzione potenziale dei costi di manutenzione con l’applicazione di un sistema predittivo nel settore aereo è di circa il 30%, a fronte di spese che incidono per il 10% sui costi operativi totali. Nel caso della manutenzione dei treni, di quella delle linee industriali del settore auto e di quella dei servizi nei parchi eolici si parla invece di un risparmio potenziale del 20%, su un’incidenza rispettivamente del 21%, del 10% e del 23%. Ma il risparmio potenziale maggiore lo si trova nel settore estrattivo, dove si arriva al 40% su costi di manutenzione che incidono per circa il 19%.

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wired.it - 1 giorno 23 ore fa
gatti_allergia_vaccino(foto: Cristina Iranzo/Getty Images)

Si stima che circa 1 persona su 10, e il 50% dei bambini asmatici, soffra di forme più o meno acute di allergia ai gatti. Tra starnuti, difficoltà respiratorie, pruriti e irritazioni, molte delle persone allergiche preferiscono – o sono proprio costrette, per tutelare la propria salute – a vivere lontano da questi felini. E, inquadrando il problema dall’altro punto di vista, molti gatti domestici vengono allontanati dalle case quando uno o più degli inquilini inizia a manifestare un’allergia, finendo abbandonati per strada o in custodia presso un gattile.

Il problema potrebbe essere però vicino a una soluzione, almeno parziale. Secondo i risultati di uno studio scientifico pubblicato qualche giorno fa sul prestigioso Journal of Allergy and Clinical Immunology, è già in fase di sviluppo avanzato un vaccino che potrebbe eliminare (o perlomeno ridurre in modo significativo) il problema dell’allergia ai gatti, intervenendo direttamente sulla proteina che funge da allergene.

Come funziona il vaccino

La prima informazione da sapere è che a essere vaccinati non saranno gli umani, bensì direttamente i gatti. Se questo scongiura il rischio di eventuali perplessità nell’opinione pubblica per un ulteriore vaccino da somministrare a bambini e adulti, allo stesso tempo però rende evidente che nessuno potrà essere del tutto guarito dall’allergia: l’idea, infatti, è di immunizzare i gatti domestici delle abitazioni in cui vive almeno un allergico, in modo che i felini – resi dunque anallergici – possano continuare a rimanere in casa senza arrecare fastidio. Per tutti gli altri gatti non vaccinati, invece, il problema degli allergici resterebbe esattamente quello di adesso.

Dal punto di vista tecnico, il vaccino agisce sulla proteina Fel d 1, che nei gatti è presente soprattutto nella saliva e nelle ghiandole sebacee, rappresentando (attraverso il pelo, dove si accumula) il principale fattore scatenante dell’allergia. Il vaccino messo a punto da un team di ricerca dell’ospedale universitario di Zurigo, in Svizzera, è progettato per indurre nei gatti una reazione autoimmune controllata, in modo che la proteina Fel d 1 venga attaccata e neutralizzata dal sistema immunitario, senza ovviamente arrecare danno alla salute dei gatti stessi. Il vaccino, che in onore del concetto di gatti ipoallergenici è stato chiamato HypoCat, è stato realizzato a partire dal virus del mosaico del tabacco, ovviamente inattivato e utilizzato in combinazione con un adiuvante.

vaccino_gatti(foto: Elena Leonova/Getty Images)
A che punto siamo con la sperimentazione

Al momento, come hanno scritto gli scienziati, sono già stati sottoposti al trattamento sperimentale 54 gatti, che non hanno manifestato alcun effetto avverso alla vaccinazione, dopo che era già stata portata a termine nel corso degli ultimi 10 anni una serie di test in vitro dai risultati incoraggianti. In tutti i casi è stata registrata la risposta immunitaria desiderata, anche se l’eliminazione dell’allergene è stata a volte totale e altre volte solo parziale.

Ciò che invece è ancora da verificare – e non si tratta affatto di un dettaglio – è quanto la riduzione della proteina Fel d 1 si traduca in una effettiva diminuzione dei sintomi allergici nelle persone. Anche se un qualche effetto positivo pare essere più che plausibile, manca al momento una conferma sperimentale del beneficio in termini quantitativi.

Secondo quanto è possibile prevedere al momento, il tempo stimato per l’arrivo del vaccino in commercio è di circa tre anni. Indipendentemente dal suo livello di efficacia, il miglioramento rispetto alla situazione attuale dovrebbe essere notevole. Per ora, infatti, non esiste alcun rimedio specifico contro l’allergia ai gatti, se non il ricorso ai classici trattamenti antistaminici e l’ovvio consiglio di ridurre il contatto diretto con i felini e con il loro pelo. Nella migliore delle ipotesi, poi, il nuovo vaccino potrà ridurre l’incidenza – specialmente nei bambini – di malattie croniche come l’asma, che come noto può essere indotta proprio dall’esposizione prolungata agli allergeni.

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wired.it - 1 giorno 23 ore fa
Donald Trump Holds Campaign Rally In DallasRepublican presidential candidate Donald Trump during a campaign rally at the American Airlines Center on September 14, 2015 in Dallas, Texas. More than 20,000 tickets have been distributed for the event.

Il presidente statunitense Donald Trump continua la sua lotta personale contro i social media. L’ultima mossa coinvolgerebbe la Federal communications commission (Fcc) e la Federal trade commission (Ftc), che sarebbero chiamate ad agire sulle piattaforma per eliminare i pregiudizi contro i conservatori.

Secondo il rapporto pubblicato dalla Cnn, l’amministrazione Trump avrebbe redatto una proposta di un decreto per “proteggere gli americani dalla censura online”. Le due autorità, responsabili rispettivamente delle regole sulle comunicazioni e sulla concorrenza, sarebbero tenute a sviluppare nuove norme su come rimuovere o sopprimere i contenuti sui social network.

L’obiettivo dichiarato di tale decreto sarebbe quello di fare chiarezza sui criteri con cui i social network eliminano i contenuti che violano le loro norme comportamentali. Ma, dietro la misura, si nasconde l’ennesimo tentativo di Trump di agire attaccando le società di social media basandosi su un presunto, e mai dimostrato, pregiudizio contro i conservatori da parte di tutte le piattaforme tecnologiche.

Il magnate ha già sostenuto più volte che i risultati di Google sono truccati per promuovere solo le notizie che lo rappresentano negativamente o che Twitter e Facebook tendono schierarsi contro i conservatori censurandone i post a ripetizione.

https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1108004465121075200

Lo scorso maggio la Casa bianca ha lanciato un sito internet che consente alle persone di lamentarsi della presunta censura politica attuata dai social network. Le denunce sarebbero oltre 15mila e sarebbero servite come prova per dimostrare alla Ftc l’importanza di questo nuovo ordine esecutivo.

La nuova legge potrebbe portare una significativa reinterpretazione della sezione 230 del Communications Decency Act (parte del Telecommunications Act del 1996) che attualmente offre alle aziende un ampio potere discrezionale per la moderazione dei contenuti online. Questa legge, attualmente, protegge le società tecnologiche dalla responsabilità della gran parte dei contenuti pubblicati dagli utenti sulle loro piattaforme online.

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wired.it - 2 giorni 5 min fa

Farsi un giro attraverso la materia grigia di un essere vivente e osservarlo con una risoluzione mai vista prima – di un singolo nanometro – è oggi possibile. Lo strumento si chiama BigStitcher, un software che ricostruisce in realtà virtuale intere aree del sistema nervoso e attraverso il quale si può persino mettere in evidenza le differenze tra un neurone e l’altro.

Esplorate il cervello di un topolino con questo video, dove le fibre nervose che esprimono alcuni geni particolari sono distinte dalle altre per il colore verde: un piccolo dettaglio, dal punto di vista estetico, ma che può fare un’enorme differenza quando si tratta di studiare l’evoluzione di una patologia o gli effetti di un farmaco.

(Credit video: Preibisch Lab / Treier Lab, MDC)

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wired.it - 2 giorni 7 min fa
Carrello della spesa (Getty Images)Carrello della spesa (Getty Images)

Mentre tiene banco il dibattito sulla crisi di governo, da più parti si comincia a fare i conti con i possibili aumenti delle tasse già previsti dalle clausole di salvaguardia nell’attuale legge di bilancio e che potrebbero scattare a partire dal gennaio 2020. Tra questi, il più temuto è certamente l’aumento dell’Iva, la cui aliquota ordinaria passerebbe dal 22% attuale al 25,2% già nel 2020, mentre quella agevolata e ridotta al 10% salirebbe al 13%.

Secondo le stime fatte da Il Sole 24 Ore, questi aumenti avrebbero un’incidenza molto importante sui bilanci familiari, perché andrebbero mediamente a costituire un aumento di spesa di circa 541 euro in più all’anno, equivalente a 45 euro in più ogni mese su una spesa media di 1.982 euro.

E la mappa dei rincari mostra come questi aumenti potrebbero incidere in maniera più grave soprattutto sulle regioni centro settentrionali, con quasi 681 euro in più al mese per la provincia di Bolzano, i 660 euro della Valle d’Aosta e i 648 della Lombardia. Per quanto riguarda invece la tipologia di contribuenti, ad essere più colpite saranno soprattutto le famiglie con due figli, che potrebbero arrivare a un aumento di 756 euro all’anno sulla spesa.

Sebbene tutte le forze politiche si siano sempre dette contrarie all’aumento dell’Iva, per scongiurare i rincari per il solo 2020 servirebbero all’incirca 23,1 miliardi di euro, che il governo dovrebbe raccogliere a costo però di stabilire aumenti di altre imposte, tagli di spesa e aumenti del deficit. In sostanza, le clausole di salvaguardia sottoscritte dal governo Movimento 5 Stelle-Lega con l’Europa prevedono che se le diverse misure attuate non faranno entrare nelle casse dello stato quei famosi 23 miliardi, l’Iva sui beni di consumo salirà al 25,2% nel 2020 e poi al 26,5% nel 2021.

L’apertura di una crisi di governo in questo momento inoltre rende sempre più difficile riuscire a mettere in campo le contromisure per “sterilizzare” le clausole di salvaguardia e reperire i soldi necessari in tempi utili ad evitare i temuti aumenti, che rappresenterebbero un’ulteriore frenata dei consumi e un altro colpo per l’economia nazionale. Inoltre, il Codacons ha anche fatto sapere che se gli aumenti dovessero partire, salirebbero anche le accise sui carburanti stimando un gettito fiscale annuo di 400 milioni di euro.

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