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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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wired.it - 1 giorno 20 ore fa
 Ansa)(Foto: Ansa)amazon

Amazon pagherà all’Agenzia delle Entrate oltre 100 milioni di euro. A seguito delle indagini fiscali condotte Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e coordinate dalla procura della Repubblica di Milano infatti, era stata contestata al gruppo di Bezos una omessa dichiarazione di redditi per il valore, appunto, di 100 milioni di euro.

Gli importi sono riferibili sia ad Amazon Eu Sarl che ad Amazon Italia Services: l’azienda non avrebbe pagato le tasse nel periodo che va dal 2011 al 2015. Di fatto l’inchiesta ha accertato come Amazon, pur avendo “una stabile organizzazione in Italia”, abbia continuato per anni (grazie al transfer price) a spostare gli utili in Lussemburgo, dove vige una tassazione più favorevole.

 Getty Images)(Foto: Getty Images)

Dopo Apple e Google dunque, ora anche il colosso dell’e-commerce Usa si è messo in regola, siglando un accordo con il Fisco italiano. Ma, a differenza degli altri giganti dell hi-tech, per il gruppo di Bezos ora potrebbe arrivare anche l’archiviazione dell’inchiesta penale.

Sia Apple che Google invece avevano patteggiato la pena – l’accusa era la medesima, “omessa dichiarazione dei redditi” – pagando l’una 318 e l’altra 306 milioni all’Agenzia delle Entrate. Google inoltre, avrebbe anche siglato un accordo che regola il pagamento delle tasse future.

Sulla base delle esperienze precedenti e in seguito alla positiva conclusione della vicenda,  il Fisco ha iniziato a dialogare anche con Amazon per la stipula di accordi preventivi per una corretta tassazione delle attività del gruppo nel nostro paese. L’Agenzia, si legge in una nota, “conferma il suo impegno nel perseguire una politica di controllo fiscale attenta alle operazioni in Italia delle multinazionali del web”.

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wired.it - 1 giorno 20 ore fa

L’Appennino è una dimensione che la cinematografia italiana conosce bene e le storie da raccontare sono ancora molte. Anche la tecnologia e un nuovo punto di vista possono giocare un ruolo come dimostrato del Corto Dorico Film Festival con la sezione Storie dell’Appenino, sotto la co-direzione artistica del regista e direttore della fotografia Daniele Ciprì (David di Donatello) e il documentarista e ideatore culturale Roberto Nisi. La dimensione del corto ha incontrato quella del documentario, per raccontare storie delle terre marchigiane, anche nei borghi colpiti dal terremoto, con la realtà virtuale. Una chance per calarsi nei luoghi possibile grazie alla tecnologia: i lavori dei giovani che hanno preso parte al progetto, infatti, guidati da film-maker esperti, sono stati girati con videocamere Samsung Gear 360° e sono visibili su Youtube, pensati per la visione con un visore.

L’iniziativa di Corto Dorico e Officine Mattòli, rovescia un po’ il canone: la tecnologia non serve per raccontare mondi lontani o paralleli, ma realtà vicine e persone umili. Si racconta la vita dopo il terremoto, tra ricordi e bisogno di ricostruire, ma anche legami familiari, riconversioni di luoghi storici e personaggi del territorio.

Cinema a 360 gradi, che ha visto anche il coinvolgimento, nelle vesti di tutor, dell’attore Elio Germano e di Omar Rashid, Laura Viezzoli, Alessio Ballerini e Tommaso Perfetti.

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wired.it - 1 giorno 21 ore fa
calcio, Mondiali, Russia 2018, Wired.it, Wired Italia, Giuditta Mosca, data journalism(Immagine: pixabay)

Piccola, piccolissima, speranza per i tifosi italiani di vedere la nazionale sui campi russi la prossima estate. Il quotidiano spagnolo El País riporta che la Fifa ha inviato una lettera alla Federcalcio spagnola avvertendo che, nel caso in cui fosse necessario ripetere le elezioni – già tenute lo scorso maggio – per rinnovare i vertici federali, la Nazionale potrebbe essere esclusa dal treno che porta ai Mondiali.

Il Consiglio superiore dello sport spagnolo ha chiesto la revisione delle elezioni e il Tribunale amministrativo dello sport non si è limitato ad accettare la richiesta, ha chiesto al Consiglio di Stato un parere sull’opportunità di ripetere in toto le elezioni, macchiate dall’Operazione Soule, che lo scorso luglio ha permesso di stabilire che l’allora presidente della Federcalcio spagnola, Ángel María Villar, ha fatto un uso illecito dei fondi federali in cambio di voti che ne garantissero la rielezione.

La Fifa, che per regolamento non accetta ingerenze dei singoli governi nel mondo del calcio, ha quindi ritenuto necessario rendere nota la propria posizione.

Chance Italia
La Nazionale potrebbe essere ripescata, i tifosi sperino ma non si illudano. Affinché ciò avvenga è necessario che la nazionale spagnola venga esclusa dai Mondiali (cosa per nulla scontata) e, a seguire, che l’Italia venga ripescata. Secondo El País gli azzurri andrebbero in Russia al posto delle Furie rosse perché giunti secondi nel gruppo di qualificazione. Anche in questo caso non c’è nulla di certo, perché la Fifa può scegliere a propria discrezione, senza obbligo di rispettare le classifiche dei gironi di qualificazione né il ranking mondiale.

Poco meno di un mese fa, lo scorso novembre, i media hanno rilanciato la possibilità che l’Italia partisse per la Russia in seguito a una preventivata (e mai avvenuta) esclusione della nazionale peruviana dai Mondiali. Possibilità che non si è mai concretizzata e che, in cambio, ci ha insegnato a sperare senza illuderci.

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brand-news.it - 1 giorno 21 ore fa

IPG Mediabrands e McCann Worldgroup (IPG) e il Gruppo DigiTouch, specializzato nel mar-tech, hanno stretto una partnership commerciale.

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wired.it - 1 giorno 22 ore fa

testamento biologicoIl testamento biologico o biotestamento è ora legge dello Stato. La norma appena approvata consta di otto articoli che toccano temi relativi al fine vita, con l’obiettivo di tutelare la libertà di ogni persona di scegliere se acconsentire a ricevere o rifiutare i trattamenti sanitari.

Ma tra termini come consenso informato, disposizioni anticipate di trattamento, nutrizione artificiale e sedazione profonda, ci potrebbe essere il rischio di perdersi nelle parole. Per questo abbiamo pensato di proporvi un glossario che aiuti a orientarsi nella comprensione del testo di legge.

Consenso informato
Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile”.

Il consenso informato è l’autorizzazione concessa dal paziente a ricevere un trattamento sanitario, sottoscritta dopo aver ricevuto dal personale competente tutte le informazioni sia sul proprio stato di salute sia sui trattamenti e le terapie disponibili (che cosa comportano? quali sono i rischi? quali i benefici?, etc). In base all’art.1 della nuova legge il paziente ha diritto a rifiutare in tutto o in parte i trattamenti e di revocare il consenso in qualsiasi momento.

Disposizioni anticipate di trattamento
Le disposizioni anticipate di trattamento (Dat) sono l’espressione delle convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari che ogni adulto in grado di intendere e di volere può scegliere se rilasciare. I maggiorenni in pieno possesso delle facoltà mentali potranno dunque decidere se accettare o rifiutare le “scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari“, incluse – in base al testo attuale – nutrizione e idratazione artificiali. La legge prevede anche la nomina di un fiduciario che rappresenti il paziente e ne faccia le veci nella relazione con i medici, i quali sono tenuti a rispettare le Dat del paziente. Esiste però la possibilità di ridiscutere le Dat col fiduciario qualora si presenti l’opportunità di nuove terapie per “assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita” non disponibili nel momento della stesura delle Dat.

Accanimento terapeutico
Alla luce di una prognosi infausta a breve termine o di morte imminente, viene considerato accanimento terapeutico ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure. In questi casi per la legge sul biotestamento appena approvata il personale sanitario deve astenersi dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati, ma è tenuto invece ad applicare terapie per diminuire le sofferenze del paziente fino, quando i sintomi si dimostrino refrattari, a condurlo alla sedazione profonda continua.

“Anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico […]è sempre garantita un’appropriata terapia del dolore, con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l’erogazione delle cure palliative di cui alla legge 15 marzo 2010, n. 38”.

Sedazione profonda continua
È una pratica medica che si colloca nell’ambito della terapia del dolore e delle cure palliative, volte a diminuire le sofferenze del malato terminale.

Malgrado i tentativi di strumentalizzazione, secondo il Consiglio nazionale di bioetica (Cnb) “la sedazione profonda continua, che si estende fino alla perdita di coscienza del paziente, va ritenuta un trattamento sanitario e non va confusa con l’eutanasia o il suicidio assistito”.

Nutrizione e idratazione artificiali
Già nel 2007, la Società Italiana di nutrizione parenterale ed enterale (Sinpe) definiva: “La nutrizione artificiale (Na) è un trattamento medico. Da considerarsi a tutti gli effetti un trattamento medico fornito a scopo terapeutico o preventivo. La Na non è una misura ordinaria di assistenza (come lavare o imboccare un malato non autosufficiente), si configura come un trattamento medico sostitutivo (come ad esempio la ventilazione meccanica e la emodialisi)”.

E poi: “La miscela nutrizionale è da ritenere un preparato farmaceutico che deve essere richiesto con una ricetta medica e deve essere considerato una preparazione galenica magistrale, non essendo un prodotto preconfezionato in commercio. Si tratta comunque di un trattamento medico a tutti gli effetti tanto che prevede il consenso informato del malato o del suo delegato, secondo le norme del codice deontologico”.

Sono pertanto considerati trattamenti sanitari, e come tali possono essere accettati o rifiutati dal paziente.

Ricordiamo che eutanasia e suicidio assistito non sono contemplati dall’attuale legge sul testamento biologico.

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wired.it - 1 giorno 22 ore fa

Beko sponsor del Barcellona

Vi è mai capitato di cercare online un elettrodomestico, senza andare su un brand specifico, bensì provando a capire quali siano i prodotti che fanno al caso proprio, con un occhio attento al rapporto qualità-prezzo? Chi l’ha fatto avrà notato una particolarità, cioè che tra i primissimi risultati offerti da Google e altri motori di ricerca spunta puntualmente Beko, marchio che propone lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie, forni, aspirapolvere, piani cottura a gas e induzione a buon mercato. Attiva in Italia dal 2006, oggi Beko distribuisce prodotti in 145 paesi, ha piazzato nel tempo almeno un prodotto nelle case di 440 milioni di consumatori e ha chiuso l’anno passato con un fatturato di 16,1 miliardi di lire turche che, secondo l’azienda, ne fa il terzo brand di elettrodomestici in Europa. Una sorta di rullo compressore, le cui radici sono solide e affondano in un passato remoto e lontano.

Lavatrice BekoIl marchio nasce con la realizzazione della prima lavatrice nel 1955 nel villaggio di Sütlüce, nel distretto di Gallipoli (la città turca e non quella pugliese) in contemporanea con Arçelik AS, azienda produttrice di elettrodomestici quotata alla Borsa di Istanbul (ISE) dal 1986 e controllata dalla Koç Holding, il più grande gruppo industriale e commerciale della Turchia che è nelle mani della famiglia Koc. Fondato nel 1926 da Verbi Koc, attualmente ha un portafoglio che include più di cento aziende attive in vari settori: dall’edilizia all’alimentare, dalle banche alle auto.

Restando al campo degli elettrodomestici, oltre a Beko c’è Grundig, rilevata dai tedeschi nel 2007, così come altri nove brand che hanno una vocazione locale (Arçelik, Blomberg, ElektraBregenz, Arctic, Leisure, Flavel, Defy, Altus e Dawlance) e sui quali l’azienda continua a investire per la visibilità e la fedeltà dei clienti di cui godono nei rispettivi paesi di riferimento. Per farsi un’idea della grandezza del gruppo, ecco qualche numero: circa 30mila dipendenti nel mondo, 18 fabbriche sparse in sette paesi  —  Turchia, Romania, Russia, Cina, Sud Africa, Tailandia e Pakistan, molte delle quali sono sempre attive con tre turni di lavoro che coprono l’intera giornata — e 14 Centri di Ricerca in cui sono impiegati più di 1.300 persone.

Buona parte dell’ascesa del brand in Europa si deve proprio all’acquisizione strategica di vecchi grandi marchi caduti in disgrazia e rilanciati grazie a un sistema efficiente e attento agli investimenti. Pur dietro il no comment alla voce risorse annuali destinate al ramo ricerca e sviluppo, per comprendere la parabola dei turchi è utile guardare quanto stanno facendo in India, nuovo terreno di conquista dopo quella europea a cavallo del primo e secondo decennio del nuovo millennio. Koc Holding ha chiuso un importante accordo con Tata Investment Corporation Limited, uno dei giganti finanziari del subcontinente indiano, il cui ultimo fatturato si aggira sui 103 miliardi di dollari. Le due società hanno stretto una partnership per produrre climatizzatori e grandi elettrodomestici firmati Beko partendo da un capitale sociale di 100 milioni di dollari. Una strategia con molte probabilità di successo, che punta da una parte a cavalcare la crescita del mercato indiano e del potere d’acquisto delle famiglie e dall’altra a tracciare una via per diffondersi in Asia, continente destinato a dominare l’incremento dei beni di consumo dei prossimi decenni.

Tornando al mercato europeo — nonostante l’instabilità politica della Turchia e dei pessimi rapporti tra l’Unione Europea e il presidente Recep Erdogan che pesa in parte sulle esportazioni di tutte le grandi compagnie turche, così come la debolezza della lira turca, la cui perdita di valore rispetto all’euro registrata negli ultimi anni favorisce l’export  —  Beko continua a macinare risultati ed erodere quote di mercato ai concorrenti. L’arma in più, come detto, è il prezzo dei prodotti che permette anche alle famiglie meno facoltose di poter programmare e acquistare oggetti utili per la casa.

Alessandro Borghese, testimonial aziendale per l'ItaliaUno strumento prezioso per la visibilità di Beko sono state le partnership con personaggi dello show business. In Italia l’esempio è la collaborazione con lo chef Alessandro Borghese. Avviata nel 2014, è cresciuta nel tempo grazie alla contemporanea ascesa del cuoco, passato da ospite a titolare di una serie di programmi televisivi, dove hanno trovato spazio piani cottura, forni, frigoriferi, frullatori a immersione e impastatrici griffati Beko. Anche grazie a questa scelta, il brand è entrato a piccoli passi nella mente dei consumatori.

La conoscenza della marca in Italia è passata in quattro anni dal 16% al 51%

Ampliando il raggio d’azione, dopo aver sponsorizzato diversi campionati nazionali di basket europei, l’Eurolega e altri grandi eventi sportivi, Beko ha investito per il salto di qualità legandosi al Barcellona, uno dei club calcistici più popolari e tifati al mondo, con appassionati sparsi in ogni angolo del globo. Scontato aggiungere che la visibilità del brand è schizzata in alto, tanto che, dopo aver lanciato una linea di frigoriferi con i colori del club, l’azienda ha rilanciato la sfida puntando al rinnovo triennale del contratto con il team blaugrana, mettendo sul piatto circa 19 milioni di euro all’anno a patto di sponsorizzare la Masia, struttura dedicata al vivaio della società spagnola, e spostare il logo Beko dalla parte posteriore a quella anteriore della divisa di allenamento, diventando così il terzo sponsor principale del club dopo Nike e Rakuten.

Beko sponsor del Barcellona

Oculate partnership a parte, che fanno il paio con una buona attività sui social network (5,5 milioni di fan sulla pagina Facebook, cui si aggiungono i 384mila abbondanti di Grundig), Beko è attiva su tutto il ramo domestico. Oltre ai prodotti per cucina e bagno (mentre Grundig produce anche grandi elettrodomestici, tv e strumenti audio), nell’ultimo periodo è arrivata HomeWiz, tecnologia SmartHome del gruppo che sfrutta l’omonima applicazione per connettere le varie soluzioni proposte ai consumatori.

A descrivere bene l’andamento del marchio è tuttavia il fatturato: quello stimato per il 2017 in Italia si aggira sui 130 milioni di euro, con un incremento costante registrato anno su anno nell’ultimo lustro. Sugli scudi, in particolare, il comparto incasso e l’aria condizionata. Per la stagione natalizia, invece, il focus principale è dedicato ai piccoli elettrodomestici, molto gettonati come regali da mettere sotto l’albero, e sulla promozione di alcuni modelli di tv e di accessori audio a marchio Grundig.

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wired.it - 1 giorno 22 ore fa

Non c’è Natale senza il maglione ma qui si esagera. A forza di spingere l’assicella un po’ più in là, adesso il periodo dei regali è costellato da persone vestite con le peggiori creazioni che un filato possa donarci. E va bene che è Natale, e va bene pure che vuoi fare il simpatico ma alla fine, tanti finiscono per indossare maglioni orrendi che vanno oltre il concetto di ironia per sfociare in quello dell’orrore. Del puro orrore, che neanche in Silent Hill avevamo avuto così paura.

Visto che però al trash non si comanda, abbiamo pensato di comporre una galleria fotografica con le peggiori creazioni che abbiamo trovato in Rete, una galleria degli orrori che non puoi perdere. Ci teniamo a precisare che non solo i maglioni che vedi sono tutti in vendita ma il bello è che molti puoi trovarli cercando “maglioni orribili nei principali siti di ecommerce. Che dire, almeno i produttori se ne rendono conto.

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wired.it - 1 giorno 22 ore fa

Manca poco all’apertura dei regali, ma soprattutto ai giorni in cui avremo tanto tempo per giocare ai giochi da tavolo. A prescindere da alberi, presepi, cerimonie religiose e panettoni, per i gamer il Natale ha solo un significato: poter stare ore al tavolo senza sensi di colpa. Fuori dopotutto fa freddo, i parenti li hai salutati tutti più volte, hai passato tanto tempo in famiglia e hai cibo per tutto il prossimo anno, quindi, che altro resta da fare? Giocare, ovviamente. Allora preparati che ti consigliamo un po’ di titoli da regalare o farti regalare, che è pure meglio.

Chiaramente abbiamo pensato un po’ a tutti, dal neofita che vuole entrare in questo mondo all’esperto che cerca qualche chicca, da chi è in crisi per i regali a chi, invece, vuole ricevere qualcosa che non siano i soliti calzini, le pantofole o l’ultimo libro di quello scrittore così bravo. Tanto sai che non lo leggerai, hai i manuali che ti attendono.

Ci siamo mantenuti su un range di spesa che va da 22 a 60 euro così non hai nemmeno la scusa del denaro. Con 22 euro non ci prendi neanche più una pizza&coca in pizzeria ma potresti portarti a casa Nome in codice Duetto che durerà ben più di un’ora e si digerisce in pochi minuti. Per chi conosce poco questo mondo invece riproponiamo un classicone, Carcassonne, nella sontuosa edizione Big Box 2017. Vedrai, è un classico facile da imparare e da giocare che soddisfa tutti.

Alziamo il livello della sfida con Clank!, un dungeon crawler (hai presente Heroquest?) in cui esploriamo gli oscuri sotterranei non a colpi di dade ma di carte. Per i pensatori ecco invece Yokohama, un piazzamento lavoratori – metto un segnalino sulla plancia, ottengo qualcosa in cambio – con un sistema di movimento piuttosto originale. Da ultimo, per chi vuole star da solo, ecco Arkham Horror: il gioco di carte. Perché è vero che a Natale si sta in famiglia ma ogni tanto un solitario ci sta sempre bene.

Carcassonne Big Box 2017
(Giochi Uniti, 2-6 giocatori, durata: 30 min., età: 7+, prezzo: 59,90 euro)
Uno dei giochi da tavolo più di successo di sempre, ha una particolare alchimia che soddisfa tutti. Le regole semplicissime lo rendono adatto a chi non ha mai giocato mentre una certa varietà e profondità lo fanno permanere da quasi vent’anni nel cuore degli esperti. Ora una nuova edizione celebrativa lo porta tra noi in pompa magna. Chiamata Carcassonne Big Box 2017, racchiude in una scatola di grandi dimensioni (parliamo di 10,2×31,8×43,6 cm) sia il gioco base che 11 espansioni. Potrai quindi giocare al gioco di sempre, ovvero competere con gli avversari poggiando sul tavolo delle tessere scelte casualmente che creano strade e città, oppure provare nuove esperienze. Da Locande e Cattedrali a Commercianti e Costruttori passando per le mini espansioni L’Abate, Il Fiume e Le Macchine Volanti, questa Big Box offre anche una nuova grafica che mantiene gli stilemi della vecchia edizione ma li addolcisce un po’. Insomma, da avere.

Nome in codice Duetto
(Cranio Creations, 2 giocatori, durata: 15 min., età: 14+, prezzo: 21,95 euro)
Al centro del tavolo troviamo una griglia di 5×5 carte con delle parole scritte sopra: c’è di tutto un po’, da marsala a porto passano per cranio, fronte, religione o idea, e due giocatori devono collaborare per indovinarne il più possibile. Non possono parlare ovviamente ma fornire all’altro indizi composti da una parola e un numero. Potremmo dire “alcolici 2” per indicare che sul tavolo ci sono due parole legate ad alcolici (marsala e porto) oppure “molo 2” per far indovinare fronte (Fronte del porto, il film) e porto. Geniale nella sua semplicità, Nome in codice Duetto è un titolo divertente, facilissimo da imparare, con un regolamento snello e veloce. Ideale insomma per trascorrere una serata in coppia facendo qualcosa di diverso.

Clank!
(Raven, 2-4 giocatori, durata: 45 min., età: 12+, prezzo: 55 euro)
Di giochi in cui dobbiamo esplorare dungeon è pieno il mondo ma Clank! è diverso dai concorrenti. C’è sempre il lato avventuroso, la grande plancia che rappresenta gli oscuri sotterranei di una città fantasy, gli eroi e i mostri solo che Clank! è un deck-building, vale a dire un gioco in cui dobbiamo costruirci un mazzo personalizzato acquistando nuove carte durante la partita. Movimenti, attacchi ai mostri e azioni si svolgono tutti tramite carte, e lo scopo è sì rubare più tesori dei nemici ma soprattutto bilanciare l’acquisto delle carte. In caso contrario rischiamo di poterci muovere continuamente ma senza poter acquisire carte, di poter combattere tanti mostri ma senza riuscire a fare un solo passo e così via. Il bello è che si spiega in dieci minuti, si gioca in una novantina, e ha anche un regolamento chiaro e conciso, con tanti esempi che rendono più immediate le regole.

Yokohama
(Cranio Creations, 2-4 giocatori, durata: 90 min., età: 12+, prezzo: 59,95 euro)
Gioco da tavolo giapponese che ci porta nella città nipponica per farci vivere l’ebbrezza di gestire l’economia del territorio stando bene attenti ad avere sempre le risorse giuste per i nostri scopi. Finemente strategico, Yokohama ha una plancia componibile con diverse imprese cittadine. Le azioni vengono eseguite dal Presidente, il segnalino principale di ogni giocatore che, per muoversi, ha bisogno di tracciare un percorso con gli assistenti, vale a dire dei cubetti di legno. Il bello è che questi assistenti non servono solo a segnare un percorso ma determinano anche la forza di un’azione. Ognuno di essi vale un punto forza proprio come il presidente e di conseguenza basta contare il numero di nostri elementi su un determinato spazio per sapere se prenderemo tre sete o quattro pesci, se avremo la possibilità di impiantare negozi o mercati. Come nella migliore tradizione, anche in questo gestionale è tutta questione di bilanciamento: le merci servono a risolvere contratti che danno punti e averne poche è un problema così come prenderne troppe. Volendo poi possiamo potenziare le nostre azioni con le cosiddette carte tecnologia che ci danno poteri speciali mentre gli Agenti stranieri consentono di fare delle azioni aggiuntive. Il risultato è un gioco ricco, molto variegato, che va bene in due come in quattro giocatori e soprattutto promette partite sempre differenti. Anche se è un gioco complesso ma mai complicato e le otto pagine del regolamento sono chiare e concise, non è un gioco per neofiti assoluti. Meglio avere una certa esperienza o tanta voglia di impegnarsi.

Arkham Horror: il gioco di carte
(Asmodee, 1-2 giocatori, durata: 60-120 min., età: 14+, prezzo: 40 euro)
Basato sulle opere di H.P. Lovecraft, si propone di farci rivivere le cupe atmosfere libresche in piena solitudine. I dati sulla scatola infatti riportano da uno a due giocatori ma in realtà, questo titolo è bello giocarlo per conto proprio, apprezzandone i lati più oscuri. Nei panni dei noti investigatori dell’incubo immaginati dall’autore statunitense, abbiamo a disposizione un personaggio con un mazzo formato da carte base a cui dovremo aggiungerne altre secondo il nostro temperamento e stile di gioco. Il risultato è un personaggio altamente personalizzato con cui dovremo eseguire indagini, combattere mostri e affrontare incubi con una miscela di azione e narrazione in uno dei mondi letterari più affascinanti di sempre. L’accento del gioco è proprio sulla narrazione, sul vivere gli eventi sentendosi al centro dell’azione, con una modalità che fonde, in qualche modo, gioco di carte e gioco di ruolo. Se poi calcoli che una partita dura intorno all’ora e mezza avrai un perfetto svago tutto per te.

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