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wired.it - 1 giorno 4 ore fa
Cybersecurity (Getty Images)Cybersecurity (Getty Images)

Pisa – Il conto alla rovescia è iniziato. Tra un mese circa, tra l’11 e il 14 marzo, è fissato in agenda il voto finale del parlamento europeo sul Cybersecurity act, il provvedimento che imposta una politica comune sulla sicurezza informatica. A quel punto la Commissione europea, come spiega Domenico Ferrara della direzione generale Connect a Itasec, la conferenza italiana sulla cybersecurity, stringerà i tempi perché le nuove regole entrino in vigore tra aprile e maggio, prima della chiamata alle urne, e in modo che siano pienamente operative per la fine del 2019.

Il Cybersecurity act si articola in due parti. La prima rafforza il mandato dell’Agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (Enisa), che avrà un ruolo diretto nella prevenzione e nella difesa dagli attacchi hacker allo spazio comune, coordinando le operazioni degli Stati membri. La seconda traccia le regole e gli standard con cui valutare se prodotti e servizi informatici in vendita nell’Unione europea sono sicuri e certificarli una volta sola in tutto lo spazio comune.

E questo secondo passaggio ha fatto drizzare le antenne alle aziende. Chi dovrà sottoporsi all’esame degli enti certificatori? E come? “Il sistema è complesso”, ha ammesso a Itasec Steve Purser, a capo del dipartimento per le operazioni chiave di Enisa.

Prodotti sotto esame
Alla base c’è il cosiddetto cybersecurity certification framework. Ossia le regole fondamentali per scrivere, in una seconda fase, lo schema di certificazione di ciascun prodotto o servizio. Una sorta di cassetta degli attrezzi da cui pescare, di volta in volta, gli strumenti necessari per costruire gli standard specifici, per esempio per un sensore, uno smartphone o un software di sicurezza informatica.

Sarà la Commissione europea ad assegnare i mandati a Enisa sui prodotti o i servizi da certificare. A quel punto l’agenzia stenderà le bozze degli schemi, consulterà gli organismi di certificazione degli Stati membri (come l’italiano Ocsi), aziende e altri operatori, dopodiché sottoporrà il documento definitivo a Bruxelles, a cui spetterà accendere il disco verde. Enisa dovrà negoziare su due tavoli. Il primo è quello a cui siederanno i portavoce degli Stati membri. Il secondo quello delle aziende. Ma non hanno uguali poteri: la voce della politica vale più di quella dell’industria. “Mi aspetto dei problemi”, riconosce Pursen: “Abbiamo bisogno di sistemi di voto e di arbitrato. L’obiettivo è di stimolare il mercato”.

Libera scelta
Ma questo non è l’unico nodo da sciogliere. Il secondo riguarda la volontarietà. La certificazione non sarà obbligatoria, benché abbia valore in tutta la Ue. Una strategia per abbattere i costi delle aziende, che altrimenti, come succede oggi, sono costrette a sottoporsi a un esame stato per stato. Per Bruxelles le aziende saranno stimolate a certificarsi, per una questione di risparmio e di immagine. Potranno rivendere sul mercato il bollino di qualità, è la tesi. Da dimostrare sul campo.

I costi dipendono dai laboratori. “Toccherà agli Stati fare un inventario dei centri di certificazione che potranno accreditare questi prodotti e servizi”, spiega Ferrara. E il bollino non è eterno. “Il certificato dimostra che un prodotto è sicuro? No. Riconosce che quanto è stato testato risponde ad alcuni criteri. La certificazione non risolve tutto, benché aiuti”, afferma Pursen. Per Luigi Rebuffi, segretario generale dell’Organizzazione europea per la cybersecurity (Ecso), “serve un approccio dinamico. La certificazione è data in un certo omento, il giorno dopo esce uno zero day exploit (un tipo di attacco a una vulnerabilità informatica, ndr) e tutto salta”.

Di contro, anche non definire degli standard comuni ha un costo. Enisa e la società di consulenza McKinsey hanno calcolato che rinunciare alla sicurezza informatica come leva economica potrebbe costare fino a 640 miliardi di mancate opportunità di business.

Gli standard nazionali
In aggiunta al bollino europeo, anche l’Italia introdurrà la sua certificazione. Lo prevede il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 17 febbraio 2017, il cosiddetto decreto Gentiloni (dal cognome dell’allora primo ministro), che delinea la strategia della cybersecurity. Al ministero dello Sviluppo economico (Mise) sarà istituito un Centro nazionale di valutazione e certificazione (Cnvc). Uno dei tasselli del piano per alzare le difese contro gli attacchi hacker evidenziati dal vicedirettore del Dipartimento per le informazioni sulla sicurezza, Roberto Baldoni.

Il Cnvc sarà dotato di “un laboratorio interno per analizzare prodotti hardware e software e si appoggerà anche a centri esterni accreditati”, ha anticipato a Itasec Rita Forsi, dirigente generale all’Istituto superiore delle comunicazioni e delle tecnologie (Iscom) del Mise. “L’avvio è imminente”, ha aggiunto.

Chi si dovrà accreditare? Il decreto identifica “le infrastrutture critiche”, come, per esempio, la rete elettrica, ma anche quelle “strategiche”. Etichette a cui dare nomi e cognomi. Per questo Forsi ha ipotizzato che “il centro avrà un’attività progressiva”, con un “programma di partenza delle certificazioni in base alla gravità della minaccia”.

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wired.it - 1 giorno 4 ore fa
Hacker (Getty Images)Hacker (Getty Images)

E guerra sia: gli Stati Uniti, con una pervicacia così mai ostentata nel settore della sicurezza digitale, hanno dichiarato di voler ricostruire e quindi annientare una botnet che si sospetta essere legata alla Corea del Nord. Ma cosa c’è di strano in questa decisione e cosa rappresenta, agli occhi di tutto il mondo? Per capirlo, occorre fare un passetto indietro. Innanzitutto: cos’è una botnet?

Puntare alla massa critica
Dovete sapere che quando si sferra un attacco digitale di grande portata occorrono molti, moltissimi, computer. Migliaia, decine se non centinaia di migliaia di computer. Nessun criminale informatico dispone di una simile quantità di dispositivi, così si ricorre a un espediente: infettare un gran numero di computer e assoggettarli al proprio volere, a insaputa dei legittimi proprietari. Tanto che i computer infetti, a quel punto, prendono il nome di “zombie” ed eseguono i comandi dei criminali digitali.

Questa massa di apparecchi infetti rappresenta proprio una botnet. Che ha di certo il vantaggio della quantità di computer a disposizione di chi attacca, ma anche quello di rendere difficilmente rintracciabili gli autori del misfatto. Perché, alla fine, chi si sporca davvero le mani, anzi i chip, sono gli “zombie”. È possibile effettuare un’analisi a ritroso, ma è un’operazione difficile e dagli esiti incerti, a mano di poterci investire molto tempo e molto denaro. Risorse che sono nelle disponibilità solo di un governo, e per giunto di un paese ben dotato dal punto di vista economico e tecnologico. Per esempio gli Stati Uniti. E così eccoci al dunque.

Porte aperte all’attacco
Nel 2015 impazza in rete il malware Brambul. Tecnicamente si tratta di un worm che si diffonde per internet andando a caccia di indirizzi Ip casuali, e dunque di computer da infettare. Il suo funzionamento è piuttosto semplice: sfrutta un errore di programmazione di Windows e dei dati di accesso banali (del tipo “administrator” come nome utente e “password” come password) per accedere al sistema. Nel caso ci riesca, infila nel computer un altro software. Si tratta di Jonap ed è un Remote access tool (Rat), cioè un programmino che passa il controllo dell’elaboratore a un criminale informatico, senza che il proprietario del sistema si accorga di nulla. Così, per esempio, il malintenzionato può dirottare le risorse del computer infetto verso le vittime designate.

Insomma, né più né meno di uno di quei “zombie” di cui abbiamo parlato. Solo che la botnet di cui entra a far parte, che prende il nome proprio di Jonap, in questo caso specifico è molto estesa e sfrutta un altro trucchetto per mascherare i propri autori. Anziché mettere in contatto diretto zombie e criminali, con un meccanismo chiamato C&c (command & control), utilizza un sistema P2p (peer-to-peer). Qualcosa di simile alla tecnologia che sta alla base di servizi quali torrent o del dark web. Per questo motivo, sebbene sia ormai semplice individuare la presenza di Jonap in un computer, e quindi eliminarlo, fino a oggi era quasi impossibile risalire a chi lo controllava. Fino a oggi, poiché gli Stati Uniti hanno deciso di vederci chiaro.

Caccia difficile, ma possibile
Per raggiungere lo scopo, Fbi e Air force office of special investigations (Afosi) hanno infettato alcuni computer, facendoli entrare a far parte della botnet, e raccogliendo così parecchie informazioni utili a ricostruire la sua struttura. Il fatto, poi, che nel frattempo buona parte dei computer colpiti sia stata ripulita dai software antivirus, ha agevolato gli investigatori, poiché i sistemi ancora attivi riducono la rete malevola. Quindi risalire alla sua origine è più semplice. Così, raccogliendo indirizzi Ip, numero di porte, date e orari, gli investigatori stanno risalendo la corrente e dovrebbero arrivare alla sorgente in breve tempo. I sospetti, in realtà, ci sono già e sono ben circostanziati.

parkNel settembre del 2018, sfruttando una tecnica simile, erano riusciti a scoprire che dietro ai noti attacchi hacker a Sony, in concomitanza con l’uscita del film The Interview, e la campagna a base di ransomware WannaCry, si celava il programmatore nordcoreano Park Jin Hyok. A legarlo a questa nuova indagine c’è il fatto che nei computer delle sue vittime sono stati rilevati anche Brambul e Jonap. Il che farebbe rientrare la botnet Jonap tra gli strumenti per gruppo criminale Hidden Cobra, che si pensa essere finanziato dal governo della Corea del Nord. La soluzione di questo nuovo caso potrebbe essere vicina.

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wired.it - 1 giorno 13 ore fa

Durante la 69esima edizione del festival della canzone italiana di Sanremo, abbiamo intervistato all’interno di Casa Siae alcuni artisti che hanno partecipato al Festival. Una delle più grosse sorprese (oltre a Mahmood che è stato il vincitore), è sicuramente Rancore, che appariva come ospite del brano di Daniele Silvestri. Il rapper romano, nato da padre croato e madre egiziana, ha portato sul palco del festival un punto di vista diretto e senza sovrastrutture, creando nella composizione del brano Argentovivo, insieme a Manuel Agnelli e allo stesso Silvestri, un mix potente senza schermature che gli è valso ben tre premi al festival sanremese: Premio della critica “Mia Martini” della sala stampa dell’Ariston, il premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo e il premio della sala stampa radio-tv-web “Lucio Dalla”. Rancore, all’anagrafe Tarek Iurcich, ha pubblicato nel 2018 il suo ultimo album, Musica per bambini.

Da Rancore come da molti altri artisti (Ex-Otago, Mahmood e molti altri), ci siamo fatti raccontare come immaginano il futuro della musica da più punti di vista che lo influenzano in un’epoca in continua evoluzione, dove tecnologia e social si modificano costantemente.

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wired.it - 1 giorno 17 ore fa

ATTENZIONE: possibili spoiler sull’ottava stagione di Game of Thrones

game of thrones

Manca ancora qualche mese al debutto dell’ottava e ultima stagione di Game of Thrones, che rimane avvolta dalla più completa segretezza. A parte qualche immagine che poco dice sulla trama e a qualche rara indiscrezione, ci si appiglia a ogni rivelazione. Ora è arrivata la lista del cast di attori che animeranno il primo episodio del ciclo conclusivo, quello che andrà in onda appunto il 14 aprile, in contemporanea su Hbo e, in Italia, Sky Atlantic.

A rivelare la lista di attori è il sito specializzato Watchers of the Wall: grazie a un trucco sull’url del sito che illustra la programmazione di Hbo, i fan del sito sono riusciti ad accedere ai dettagli della première, che a quanto pare durerà esattamente 60 minuti. Ancora più significative però sono le informazioni riguardanti il cast, perché accanto ai nomi più ovvi dei protagonisti (Peter Dinklage, Nicholas Coster-Waldau, Lena Headey, Emilia Clarke, Kit Harington, Sophie Turner e Maisie Williams ovvero Tyrion, Jaime, Cersei, Daenerys, Jon Snow, Sansa e Arya) appaiono delle presenze rivelatrici. Ad esempio rivedremo i personaggi di Bronn (Jerome Flynne) e pure Tormund (Kristofer Hivju) e Beric Dondarrion (Richard Dormer), quindi sopravvissuti agli eventi alla Barriera.

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Rivedremo anche Yara Greyjoy (Gemma Whelan) e, assente da molti episodi, Melisandre (Carice van Houten). Ancora più a sorpresa, e quindi eloquente per le speculazioni sull’evoluzione della trama, è vedere nella lista degli interpreti anche i nomi di Lino Faccioli, che dà il volto a Robin Arryn, visto nella sesta stagione mentre cadeva nelle manipolazioni di Ditocorto; e di Tobias Menzies, nei panni di Edmure Tully, che pensavamo morto dopo la mancata liberazione da parte di Arya all’inizio della stagione sette. Quale sarà il loro ruolo nella vicenda?

Da sottolineare però a questo punto anche un’assenza importante come quella di Vladimir Furdik, ovvero l’attore che dà le glaciali sembianze al Re della notte. Lo stesso sito dice di prendere queste informazioni con le pinze, visto che a volte è possibile che dei copia e incolla fra un episodio e un altro rendano le informazioni sugli attori non sempre attendibilissime. Ma appunto un’importante assenza come quest’ultima fa pensare che la lista sia piuttosto precisa.

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wired.it - 1 giorno 18 ore fa
 Karoliina Kahonen, of the Finnish party Liike Nyt (L), Pavel Kukiz (2L) of the Polish party Kukiz ’15, Italian Labor Minister and deputy Prime Minister Luigi Di Maio (C), of the Five Star Movement, Ivan Vilibor Sincic (2R) of the Croatian party Zivi Zid and Evangelos Tsiobanidis (R) of the Greek party Akkel, take part at the presentation for the upcoming European Parliament elections of joint manifesto for to join forces for new alliance on February 15, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/Corbis via Getty Images)*** Local Caption ***Karoliina Kahonen; Pavel Kukiz; Luigi Di Maio; Vilibor Sincic; Evangelos TsiobanidisLuigi Di Maio alla presentazione dell’alleanza per le elezioni europee. (foto: Stefano Montesi – Corbis/Corbis via Getty Images)

Luigi Di Maio ha sciolto la riserva. Il Movimento 5 stelle si presenterà alle elezioni europee di maggio in un’alleanza formale con il partito croato anti-sfratti Zivi Zid, coi polacchi di Kukiz 15, i finlandesi di Liike Nyt e i greci di Akkel. Restano fuori dal gruppo, almeno per ora, i gilet gialli.

La “nuova alleanza” avrà come fil rouge “un’idea di Europa diversa“, ha detto il vicepremier, e raccoglierà “tante forze che non si riconoscono più né nella destra né nella sinistra“, oltre ad avere come fil rouge quella che Di Maio ha chiamato “un’idea di Europa diversa“. Per ora le forze politiche coinvolte sono cinque, due in meno di quelle richieste per formare un gruppo all’interno del Parlamento europeo. Di Maio, però, è fiducioso di trovare altri alleati “perché abbiamo contatti con nuove forze politiche“.

Il M5s ha sottoscritto coi cinque partiti un manifesto in dieci punti dove si afferma, tra l’altro, l’importanza della democrazia diretta e partecipata, il sostegno al “made in” della produzione nazionale e la necessità di riformare le istituzioni. Ogni proposta ulteriore verrà sottoposta al voto online delle basi delle formazioni politiche.

Secondo Di Maio, ci sarà uno “tsunami contro la commissione europea e il Consiglio Ue, contro il modo in cui sono stati gestiti“. Ma chi sono i nuovi alleati dei grillini in Europa?

Zivi Zid (Croazia)
Il partito croato Zivi Zid è nato nel 2011 con un obiettivo: mettere fine alla politica degli sfratti in atto nel paese affacciato sul mar Adriatico. Col tempo, ha guadagnato sempre più consensi ed ora è la terza forza del paese. Tra gli obiettivi del partito populista oggi ci sono: l’abbandono della Nato, la legalizzazione delle droghe leggere e la messa al bando degli Ogm.

Il nostro è un movimento contro la corruzione e se andremo al governo adotteremo le leggi anti-mafia italiane“, ha dichiarato il leader Ivan Vilibor Sincic in conferenza stampa. Zivi Zid condivide con il Movimento 5 stelle un’ostilità nei confronti delle banche e della burocrazia e vuole quella che definisce “un’Europa dei popoli“, una tra le ragioni per cui gli osservatori lo collocano fra i partiti populisti nello spettro politico europeo.

Kukiz’15 (Polonia)
La formazione polacca anti-establishment prende il nome dal cognome del suo fondatore, l’ex cantante rock Pawel Kukiz. I suoi appartenenti dicono di non essere né di destra né di sinistra – vi ricorda qualcosa? – e dividono la società in due categorie: le persone oneste e quelle disoneste. Come i grillini, vogliono rafforzare la democrazia diretta e mettere fine a quelli che vedono come diktat di Francia e Germania.

Kukiz, che in passato ha sostenuto il partito liberale di Donald Tusk, è contrario all’aborto e all’adozione di bambini da parte di coppie gay. Per due anni, nel 2010 e nel 2011, ha fatto parte del comitato che organizza la Marcia per l’Indipendenza: un evento che raduna appartenenti alle formazioni neofasciste Gioventù polacca e Campo radicale nazionale. In passato si è anche fatto promotore di una riforma della legge elettorale. Il tema è stato sottoposto a referendum ma solo l’otto per cento degli aventi diritto al voto si è presentato alle urne. Qualche mese dopo il suo partito, Kukiz’15, è comunque riuscito a conquistare 42 seggi alle elezioni parlamentari (le prime a cui si è presentato). Da allora è alleato con il partito di estrema destra Movimento nazionale. Gli elettori di Kukiz’15 sono soprattutto giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni.

Liike Nyt (Finlandia)
Il gruppo finlandese è stato fondato il 18 aprile 2018 da Harry Harkimo e raccoglie i fuoriusciti del National Coalition Party. Il suo programma si basa su tre punti: difesa dell’economia di mercato, tutela delle piccole e medie imprese e più democrazia diretta. A questo proposito, gli esponenti di Liike Nyt hanno parlato più volte della necessità delle piattaforme digitali per far dialogare politica e cittadini. “I desideri dei cittadini e le scelte dei governi non sono più in contatto“, ha dichiarato Karolina Kahonen, una dei fondatori. Il Liike Nyt ha qualche seggio in alcune municipalità finlandesi ma non si è mai presentato alle elezioni.

Akkel (Grecia)
Akkel è il Partito greco dell’agricoltura e dell’allevamento, di ispirazione populista e fondato nel 2014. Il leader Evangelos Tsiobanidis è convinto che Atene abbia perso la sua sovranità a causa di Tsipras. A questo proposito, ha detto: “Il paese non è più una nazione indipendente ma è occupata come nella seconda guerra mondiale dai nazisti. Siamo occupati dagli interessi di altri Paesi Ue e della Nato”.

Tra gli interessi della formazione, che aspira a tutelare gli interessi dei piccoli produttore ellenici, c’è la salvaguardia della produzione di filiera corta e del Made in Grecia, i temi ambientali; per lo stesso motivo, il partito avversa i trattati di libero scambio, per i loro contraccolpi sugli interessi locali. Akkel si è detto contrario alle sanzioni europee alla Russia.

E i gilet gialli?
Luigi Di Maio ha specificato che in questo momento, nell’alleanza, non sono compresi i gilet gialli. Questo non significa, però, che non si possano aggiungere in un secondo momento. A questo proposito, il leader politico del Movimento 5 stelle ha detto: “Chi presenterà quella lista dovrà essere una persona che crede nella democrazia per cambiare le cose“. E ancora, “non abbiamo intenzione di dialogare con quell’anima che parla di lotta armata o guerra civile“. Il riferimento è alla fronda guidata da Christophe Chalencon che in un fuori onda trasmesso da Piazza Pulita ha dichiarato: “Abbiamo delle persone, dei paramilitari, pronti a intervenire perché anche loro vogliono far cadere il governo“. Nei giorni precedenti a questa affermazione, tuttavia, Chalencon aveva incontrato a Parigi Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Il meeting aveva fatto infuriare le autorità francesi che avevano deciso di richiamare l’ambasciatore francese a Parigi.

A proposito dell’intervista, Chalencon ha detto: “Mi riservo il diritto di procedimenti penali contro i media che travisano il mio pensiero e la mia posizione repubblicana“. Secondo il fabbro Chalencon, il suo discorso sarebbe stato strumentalizzato poiché “non ho mai invocato il colpo di stato e quando parlo di gruppi paramilitari è perché comprendo e osservo i rischi crescenti di violenza“.

L’internazionale sovranista di Salvini
La Lega, alleata di governo dei 5 stelle, dal canto suo non si presenterà alle elezioni europee insieme al Movimento. Matteo Salvini aveva detto di star lavorando a una “Lega delle leghe” con altri partiti “sovranisti” e “populisti” all’ultimo raduno leghista a Pontida. Finora, però, il progetto non ha raccolto molte adesioni. L’ultimo a rifilarsi, in ordine di tempo, è stato Jaroslaw Kaczynski, leader del partito polacco Diritto e Giustizia, attualmente al governo. Ha accettato invece l’invito Marine Le Pen, leader di estrema destra di Rassemblement National. Entrambi i partiti attualmente fanno parte del gruppo Europa delle Nazioni e delle Libertà, il principale gruppo di estrema destra del parlamento europeo.

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wired.it - 1 giorno 19 ore fa
Samsung Galaxy Tab S5e
Samsung Galaxy Tab S5e
Samsung Galaxy Tab S5e
Samsung Galaxy Tab S5e
Samsung Galaxy Tab S5e
Samsung Galaxy Tab S5e
Samsung Galaxy Tab S5e
Samsung Galaxy Tab S5e

Quasi a sorpresa e in anticipo — non solo sul Mobile World Congress di Barcellona ma anche sul suo stesso evento Galaxy Unpacked previsto per settimana prossima — Samsung ha deciso di annunciare oggi al mondo l’arrivo del suo prossimo tablet, un dispositivo votato alla multimedialità e decisamente elegante che risponde al nome di Galaxy Tab S5e. La tavoletta non è un dispositivo di fascia alta come il Tab S4 presentato l’anno scorso, ma sfoggia ugualmente una sequela interessante di caratteristiche premium mantenendo il prezzo meno proibitivo.

 Lorenzo Longhitano)(Foto: Lorenzo Longhitano)

Ecco allora che il display è un pannello da 10,5 pollici privo del supporto alla S-Pen, ma ugualmente realizzato con tecnologia super amoled e in grado di riprodurre contenuti estremamente nitidi e brillanti anche nelle stanze più illuminate. Come su Galaxy S4 le cornici sono ridotte al minimo — larghe appena 8,7 millimetri — ma anche il resto degli elementi è disegnato e realizzato sapientemente: la scocca in metallo è spessa 5,5 millimetri e il lettore di impronte digitali non occupa spazio extra, dal momento che è posto sul tasto di accensione laterale.

 Lorenzo Longhitano)(Foto: Lorenzo Longhitano)

Il comparto multimediale è arricchito da quattro altoparlanti Akg da 1,2 watt ciascuno, con supporto all’audio Dolby Atmos sia in uscita dagli speaker, sia riprodotto attraverso gli auricolari. A muovere le operazioni c’è un più che adeguato Qualcomm Snapdragon 670 coadiuvato da 4 gb di ram — una combinazione che per Samsung basterà a muovere non solo il sistema operativo Android, ma anche la modalità Samsung Dex, che permette di collegare il tablet a un display esterno proiettando su quest’ultimo una versione desktop dell’interfaccia grafica.

 Lorenzo Longhitano)(Foto: Lorenzo Longhitano)

Le specifiche secondarie tratteggiano l’identikit di un dispositivo completo e promettente: la memoria a disposizione è di 64 gb espandibili tramite schede microsd, le fotocamere sono da 13 e 8 Mpixel mentre e la batteria a bordo da 7030 mAh — compatibile sia con la ricarica rapida che con un apposito dock di ricarica che fa leva sui pin pogo presenti sulla cornice permette di usare la tavoletta come uno smart display. Proprio i pin pogo infine permettono di collegare anche gli accessori ufficiali che saranno commercializzati insieme al tablet, ovvero una cover semplice e una cover con tastiera.

 Lorenzo Longhitano)(Foto: Lorenzo Longhitano)

Galaxy Tab S5e arriverà sul mercato nel mese di aprile, anche se purtroppo della tavoletta non è ancora stato annunciato il prezzo esatto; sappiamo che si posizionerà più in basso rispetto a Galaxy Tab S4 e possiamo immaginare che la fascia sarà quella dei 500 euro, ma la cifra ufficiale sarà comunicata prossimamente, con tutta probabilità nel corso del Galaxy Unpacked di settimana prossima. Nel frattempo abbiamo potuto già passare qualche minuto con le versioni preliminari del gadget, che ha saputo colpirci per compattezza ed eleganza. Per le valutazioni più approfondite però è ancora presto.

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wired.it - 1 giorno 19 ore fa
I migliori emulatori per PC
RetroArch
DOSBox
OpenEmu
ScummVM
Dolphin
ePSXe
PCSX2
DeSmuMe
PPSSPP
Mupen64plus

Quali sono i migliori emulatori per pc Windows, Mac e Linux? Abbiamo selezionato dieci software gratuiti da installare subito per tuffarti a bomba nel mare nella nostalgia con i titoli che hanno scritto la storia del gaming. Dai giochi più arcade ai gloriosi punta e clicca, dalle piattaforme più “antiche” fino alle console più moderne, la scelta è praticamente sconfinata.

Ricordiamo che le rom, ossia i giochi, si possono trovare attraverso i motori di ricerca e su portali dedicati e ben forniti, ma occhio ai tanti siti con intenti malevoli che potrebbero rifilare sole. Inoltre, per legge, si dovrebbero scaricare le rom soltanto se si è in possesso delle cartucce o supporti originali. Discorso diverso se i diritti sul gioco sono ormai scaduti – come su Abandonware – o se i detentori del copyright hanno dato autorizzazione per scaricare senza problemi.

RetroArchRetroArch

RetroArch è senza dubbio il più flessibile, duttile e generoso emulatore perché non soltanto si può installare sui dispositivi mobile di qualsiasi sistema operativo, ma anche su computer Windows, Mac o Linux fino anche alle console più moderne. La sua struttura è modulare con i cosiddetti core, ognuno dedicato a una console (elenco in costante aumento) e ha dalla sua ha una compatibilità molto ampia, praticamente definitiva.

Si ha infatti un ventaglio di console che hanno scritto le pagine più belle della storia del gaming come tutta la famiglia Atari, Commodore 64, NES o SNES, Playstation di prima generazione e PSP, GameBoy prima versione, Color e Advance, Neo Geo Pocket Color, Virtual Boy, titoli Arcade, Sega Mega Drive, Master System, Genesis, CD e Mega CD, Dreamcast, Nintendo DS, 3DS e Wii e tutta la saga Doom, ma anche Tomb Raider e Quake.

Supporta periferiche esterne come controller ed è completamente personalizzabile anche se la sua configurazione non è proprio semplicissima e può risultare un po’ ostica per chi non è troppo esperto.

DOSBoxDosBox Turbo

Altro emulatore multipiattaforma gratuito installabile su Windows, Mac e Linux, DOSBox – come da nome – è specializzato nella gestione di giochi originariamente pensati per essere riprodotti in ambiente MS-DOS. L’intento è quello di offrire un’esperienza quanto più possibile vicina in termine di “grafica” e velocità rispetto all’originale. Curiosità: si possono dare anche in pasto sistemi operativi basati su DOS oppure su Windows 9x.

OpenEmuOpenEmu

Ispirato parzialmente a RetroArch è il potente OpenEmu. Questo emulatore multipiattaforma sviluppato per gli ambienti Mac che può riprodurre rom di tantissime console, soprattutto quelle della “preistoria” come Atari 2600, 5200 e 7800 o Lynx, ColecoVision, Gameboy e Gameboy Advance, Nes, N64, Nintendo DS, Sega Cd e Sega Genesis e molti altri. L’interfaccia è molto semplice e chiara strizzando l’occhio al design di iTunes con la capacità di organizzare i propri file al meglio e di personalizzare l’esperienza anche in base alle performance del proprio computer.

ScummVMScummVM

Nostalgia dei meravigliosi giochi punta e clicca che hanno appassionato milioni e milioni di utenti in tutto il mondo da The Day of Tentacle alla saga di Indiana Jones, da Monkey Island a Goblin e così via? Questi titoli hanno raggiunto successi planetari grazie a una grafica semplice ma coinvolgente e a trame irresistibili condite da enigmi da risolvere e momenti esilaranti. La qualità, solidità, flessibilità e semplicità d’uso di questo emulatore multipiattaforma chiamato ScummVM per Windows, Mac e Linux è garantita.

DolphinDolphin

Che sia abbia Windows, Mac o Linux poco importa perché Dolphin è l’unico emulatore in grado di riprodurre molto bene giochi delle cosiddette console di settima generazione dunque le varie PS3, Xbox 360 e Wii oltre che il GameCube sempre di Nintendo. Altissima la compatibilità con buona parte dei titoli, ha il pregio di poter reggere anche la risoluzione hd anche se il gioco nativamente non la sopportava. Uno dei recenti update ha portato persino la compatibilità con il sistema Nintendo Wi-Fi Connection.

ePSXe
ePSXe

Su Windows e Linux si può utilizzare ePSXe per emulare giochi della prima versione della Playstation. Ottima la compatibilità con praticamente tutti i titoli più famosi e anche quelli meno conosciuti. Ci sono plug-in che si possono installare per migliorare le performance sul proprio computer.

PCSX2

PCSX2

I Mac non sono più supportati da qualche tempo (si può provare a installare, ma è poco stabile) su questo emulatore che va alla grande su Windows e Linux. Si dedica alla Sony PS2, una console tra le più longeve e con una lunga serie di record messi a segno nelle vendite. Può riprodurre (anche in hd con i plug-in) praticamente ognuno dei tantissimi titoli usciti negli anni con la seconda versione della console di Sony, tuttavia serve un computer mediamente potente, dunque ad esempio su un netbook (qui i vari usi per riportarlo a nuova vita) potrebbe avere qualche difficoltà.

PPSSPP

PPSSPP

Rimaniamo sempre nel giardino Sony con un’altra console amatissima come la PSP ossia la PlayStation Portable. PPSSPP è un software multipiattaforma che si può installare su Windows, Mac e Linux oltre che su smartphone e tablet ed è stato sviluppato da uno dei co-fondatori del già citato Dolphin. Infine, si possono importare i salvataggi originali della PSP, magari quelli “dimenticati” da anni e pronti a essere riportati in vita.

DeSmuMeDeSmuMe

DeSmuMe è un emulatore per Windows, Mac e Linux specializzato nelle console Nintendo a doppio schermo con un’interfaccia che trasforma di fatto il mouse o il trackpad del notebook nella stylus. La versione per Linux necessita di una configurazione più manuale.

Mupen64plusMupen64plus

Nintendo64 è una delle console più amate perché ha introdotto la grafica tridimensionale aggiungendo la profondità a molti titoli che fino a quel momento erano necessariamente “piatti” come ad esempio Super Mario. Mupen64plus è la soluzione sulla quale puntare perché gratuita e multipiattaforma.

Non include un’interfaccia grafica per l’utente, ma si può facilmente scaricarne una dalla lista suggerita sul sito ufficiale. Anche questo programma può essere personalizzato con plug-in per migliorare le prestazioni del proprio computer.

Scopri anche i migliori emulatori per smartphone.

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brand-news.it - 1 giorno 19 ore fa

“Happy Birthday Vale”: apre così il numero di marzo di Dueruote, uno speciale interamente dedicato a Valentino Rossi in edicola da sabato 16 febbraio giorno in cui il campione italiano compie 40 anni. “Un numero speciale, dedicato a lui, al suo talento e ai suoi successi. Ma non solo, perché nelle prossime pagine si trovano...

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