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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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wired.it - 5 ore 19 min fa

Gremlins

Se ti ritieni un esperto di film, libri e musica, un maestro di cultura pop e un re dei geek ecco qualcosa che ti darà del filo da torcere. L’artista Kevin M. Wilson, meglio conosciuto come Ape Meets Girl ha realizzato un poster dedicato al film Gremlins colmo di riferimenti alla cultura che pensiamo conoscere così bene.

La scena, come vedi, è celeberrima, ma in realtà nel poster si celano ben 84 richiami a film che, in teoria, dovresti conoscere a menadito. Ovviamente non ti diremo quali visto, che renderebbe il gioco troppo semplice.

Ti invitiamo infatti a trovarne il più possibile e se non riesci, la soluzione è qui. Se poi ti piacesse davvero, il poster è in vendita su Hero Complex anche se per ora risulta esaurito. Speriamo quindi in una prossima ristampa. Comunque sia, sei riuscito a indovinarli tutti?

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wired.it - 5 ore 33 min fa
 flickr.com)(Foto: flickr.com)

BlackBerry è salva. O, per usare le parole del suo amministratore delegato John Chen rilasciate nel corso di un’intervista concessa a The Street, “fuori pericolo”. L’ex costruttore di smartphone la cui leadership nel settore è sembrata incrollabile per tutta la prima metà degli anni 2000 ora festeggia, con le parole del suo numero uno, una sopravvivenza che in molti non davano affatto per scontata.

Chen ha ben ragione di tirare un sospiro di sollievo: nel poco tempo passato alla guida del gruppo è riuscito a riportarlo a galla con successo, anche se trasformandolo radicalmente rispetto a com’era in passato. BlackBerry ha smesso infatti di sviluppare il sistema operativo che fa funzionare gli smartphone con il marchio della mora, e a dirla tutta ha smesso del tutto di costruirli da sé, i telefoni; invece, ha ceduto in licenza i diritti del marchio ai cinesi di TCL che da qualche mese ormai realizzano gli iconici dispositivi. Il sistema operativo è Android, condito con il software di sicurezza del gruppo canadese, ma il look e le sensazioni trasmesse dai telefoni sono sufficientemente simili a quelli della BlackBerry dei tempi d’oro.

Proprio l’accordo di licenza, insieme con lo sviluppo di soluzioni dedicate al mondo della sicurezza enterprise ha aiutato il gruppo a tenersi in vita, al punto che ora BlackBerry sembra possa tornare a guardare al futuro a lungo termine; nello specifico la società continuerà a concentrarsi sulle tecnologie di guida per veicoli autonomi, settore nel quale si nasconde un ampio potenziale di crescita e che il gruppo ha scelto come nuova sfida da affrontare per tornare ai fasti di un tempo.

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wired.it - 6 ore 3 min fa

Diverse case automobilistiche stanno cavalcando l’ondata degli assistenti vocali proponendo Alexa integrata nelle proprie vetture, ma Garmin ha un’idea che porterà la creatura di Amazon in qualsiasi auto. Speak è un oggettino dotato di cassa e microfono per portare Alexa all’interno di ogni auto con soli 150 dollari.

Piccolo e compatto, questo cilindro si può attaccare sul cruscotto o sul finestrino e si alimenta tramite la presa accendisigari. Per la connessione, Speak sfrutta il nostro smartphone, mentre a livello di funzioni troviamo il navigatore, gli aggiornamenti sul meteo e il controllo della riproduzione musicale. Oltre alla voce, un piccolo display permette di interagire con il dispositivo e di ricevere le indicazioni stradali visive.

Pratico e facile da usare, è una buona soluzione per chi non vuole cambiare auto. Ci sono, però, alcuni limiti: visto che si appoggia su Alexa, Speak è in grado di riprodurre in streaming solo i brani salvati su Amazon music. Per il momento, come Alexa, il piccolo Garmin è disponibile solo in inglese, mentre il prezzo, online, è di 149,99 dollari.

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wired.it - 6 ore 4 min fa

Sono convinto che esista un tempo per ogni cosa. Esiste un tempo per i distinguo, le accuse e le giustificazioni. Questo è il tempo per la condanna e la presa di posizione a favore delle vittime, di qualunque vittima, di qualunque donna che abbia subito una qualsivoglia forma di violenza.

È doveroso farlo oggi, in questo momento. In maniera netta. Per combattere (e sperare di cambiare) due generi di tabù culturali: quello che ci vede tutti ostaggio di una forma di maschilismo culturale e quello del “si però”.

Inutile negare che siamo immersi in una cultura che ha sempre visto il maschio come elemento dominante, una società in cui gli uomini hanno sempre occupato le posizioni di comando, strutture familiari in cui sono sempre (non solo) le donne a farsi carico della maternità. Nulla di nuovo, per carità.

Non parlo solo di mentalità retrograda

Alle volte si tratta quasi di messaggi subliminali, fotogrammi che si insertano nella pellicola della nostra storia, immagini del nostro passato, frasi dei nostri nonni, retaggi di una cultura cattolica che inevitabilmente ci condiziona. Sono lì, non possiamo eliminarli dalle nostre reti neurali. Ed è così che si giustifica lo schiaffo del marito a una moglie, liquidando il tutto con un “può succedere, mica vorrai divorziare per questo”. È così che in ufficio è concesso fare un apprezzamento fisico a una collega, senza pensare che possa essere sessista o discriminante perché “in fondo è solo un complimento” o perché “non gli ha mica toccato il culo”.

Ed è lungo questo crinale che si scivola nella logica del“sì però”. Sì ha subito una violenza, però poteva dirlo prima. Sì ha subito una violenza, però ci ha guadagnato pure lei. Sì ha subito una violenza, però ci sono violenze ben peggiori. Il però apre immediatamente il campo alle distinzioni, alle giustificazioni, agli alibi, alle responsabilità della vittima, mettendo in parte a tacere le coscienze di tutti: anche le nostre.

Sia chiaro, nella vita è possibile fare dei distinguo, a volte è doveroso farne: una manganellata presa allo stadio da un agente impegnato a gestire masse incontrollabili è diversa dai fatti della scuola Diaz che sono diversi dal caso Cucchi.

Ma non è questo il momento per rimarcare queste differenze. Ci sarà un tempo forse per fare una scala di gravità delle violenze perpetrate nei confronti delle donne: siano esse bambine, ragazze o adulte. Ma non è questo il giorno.

Sono assolutamente convinto che il caso Weinstein e iniziative come #metoo debbano servire per dare voce a tutti coloro che si sentono o si sono sentiti vittime di violenze o discriminazioni e per condannare quanti commettono o hanno commesso una violenza nei confronti delle donne (e non solo): dall’apprezzamento per strada, alla proposta indecente per lavorare fino a coloro che fanno valere la propria posizione di forza in modo ricattatorio o intimidatorio.

Oggi non dovrebbero esserci spazi per distinguo o giustificazioni. Oggi è il tempo per provare a far passare un messaggio diverso: netto, chiaro ed esplicito. Qualcosa che possa servire anche alle nuove generazioni.

Domani è un altro giorno.

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wired.it - 6 ore 11 min fa

dislessia

Confondere le p e le b, oppure le d e le q. Sono queste alcune delle tante difficoltà che ogni giorno deve affrontare una persona con dislessia. Ma finora, sebbene ci siano numerosi studi e ipotesi sulla sua possibile origine, la comunità scientifica non ha ancora ben chiaro da cosa venga generato questo disturbo. Ma ora, secondo una coppia di scienziati francesi dell’università di Rennes una delle cause della dislessia potrebbe nascondersi in piccole cellule recettori della luce presenti nell’occhio umano. In altre parole, come spiegano i ricercatori sulle pagine di Proceedings of the Royal Society B, mentre nelle persone normali queste cellule sono disposte in modo asimmetrico, cosicchè i segnali inviati da un occhio possano essere ignorati dall’altro per creare una singola immagine nel cervello, in quelle dislessiche non è così: le cellule sono disposte ugualmente in entrambi gli occhi, in modo tale da produrre le cosiddette immagini specchio e confondere di conseguenza il cervello.

La dislessia non è propriamente una malattia, ma disturbo neurobiologico che si manifesta nelle parti del cervello destinate alla lettura, a fare i calcoli e all’apprendimento dell’ortografia. Circa 700 milioni di persone nel mondo soffrono di dislessia, vale a dire circa una su dieci della popolazione mondiale. Solamente in Italia le persone dislessiche sono 1.900.000, di cui 350mila vanno scuola. “Le nostre osservazioni ci portano a credere che abbiamo davvero trovato una causa potenziale della dislessia”, spiega a Afp il co-autore Guy Ropars. Il nuovo studio offre quindi un nuovo potenziale metodo di diagnosi “relativamente semplice”, analizzando semplicemente gli occhi di un soggetto. Inoltre, continua l’autore “abbiamo scoperto un ritardo (di circa 10 millesimi di secondo) tra l’immagine primaria e l’immagine speculare negli emisferi opposti del cervello. Ciò ci ha permesso di sviluppare un modo per cancellare l’immagine speculare, che appunto confonde le persone dislessiche, utilizzando una lampada a Led”.

Ma facciamo un po’ di chiarezza. I segnali di un immagine vengono catturati grazie alle cellule dell’occhio, ovvero i bastoncelli e i coni. La maggior parte di questi ultimi si presentano nelle varianti rosse, verdi e blu e si trovano in un piccolo punto al centro della cornea dell’occhio, ovvero la fovea. Ma c’è anche un altro piccolo punto (circa 0,1-0,15 millimetri di diametro) in cui sono assenti i coni blu.

Nei loro esperimenti, Guy Ropars e Albert le Floch hanno notato una differenza tra la disposizione dei coni tra gli occhi di persone dislessiche e non dislessiche. Nelle persone normali, il punto senza coni blu in un occhio (quello dominante) è di forma rotonda, mentre nell’altro è di forma irregolare. Invece, nelle persone dislessiche, entrambi gli occhi hanno lo stesso punto di forma rotonda: vale a dire che nessun occhio è dominante. “La mancanza di asimmetria (dovuta appunto alla presenza di un occhio dominante e uno più debole) potrebbe essere la causa biologica e anatomica della disabilità nella lettura e nell’ortografia”, spiegano gli autori.

Infatti, le persone dislessiche compiono i cosiddetti errori specchio durante la lettura, per esempio confondendo le lettere b e d. Per provare a risolvere il problema, i due scienziati hanno usato una lampada a Led, che lampeggiava talmente veloce da risultare invisibile all’occhio, per riuscire così annullare una delle immagini nel cervello dei partecipanti, mentre facevano esercizi di lettura. All’inizio, i partecipanti hanno pensato che si trattasse di “una lampada magica”, ha concluso Ropars, ma saranno necessari ulteriori test per confermare se la loro tecnica possa funzionare realmente.

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wired.it - 6 ore 13 min fa

Con la sua nuova linea, Fossil miniaturizza gli smartwatch mantenendo sempre la loro estetica ibrida, ma riducendone notevolmente la cassa. Pensati per il pubblico femminile, Q Neely e Q Jacqueline hanno una cassa che misura soli 36 millimetri: a vederli sembrano orologi analogici, ma in realtà a bordo hanno funzioni smart. Una volta connessi a uno smartphone Android o iOS, possono ricevere notifiche discrete e comunicarle attraverso vibrazioni o movimenti delle lancette, monitorare gli obiettivi di fitness come passi, calorie e ore di sonno e confrontare facilmente l’ora di diversi fusi orari.

Ci sono anche tre pulsanti fisici, che si possono personalizzare attraverso un menù a scelta rapida: possiamo per esempio usarli per attivare la fotocamera, gestire la riproduzione di file musicali o far squillare il telefono.

Già disponibili online sul sito di Fossil, Q Neely e Q Jacqueline hanno un prezzo che va da 179 a 199 euro.

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wired.it - 7 ore 12 min fa

checkmail

Esiste una minoranza trascurata di utenti che è esposta a un alto rischio di attacchi mirati online: per questo Google ha pensato a una versione “Fort Knox” della sua casella di posta. In occasione del Mese della Sicurezza Informatica poi, The Big G mette a disposizione una serie di strumenti per proteggere i propri account.

Tanto per cominciare, è in fase di rilascio una nuova versione del Controllo Sicurezza, che ora fornisce una guida personalizzata: il Security Checkup sarà creato su misura. Un segno di spunta verde indicherà se il profilo risulta ben protetto, mentre un punto esclamativo giallo o rosso vuole evidenziare che c’è almeno un punto da risolvere in termini di livelli di protezione (quanti passaggi di sicurezza sono attivati? Quali app accedono ai dati?).

Per quanto riguarda la navigazione, Google sta testando nuovi metodi di rilevazione del phishing su Chrome: “Navigazione Sicura ha aiutato a proteggere gli utenti Chrome da attacchi phishing per oltre 10 anni, e adesso
aiuta a proteggere più di 3 miliardi di dispositivi ogni giorno“, spiega l’azienda. Presto, quando inserite il vostro username e password di Google in un sito che si sospetta possa contenere del phishing, saranno aggiunte ulteriori protezioni per assicurarvi che l’account non sia compromesso. Queste protezioni entreranno in funzione anche se userete un browser differente.

È nei piani anche di estendere questa protezione preventiva a tutte le altre password che salvate su password manager in Chrome, e di consentire lo stesso ad altre app o browser che usano la tecnologia della Navigazione Sicura, come Safari, Firefox e Snapchat.

phishing

Come spiega in un post ufficiale, sarà attivato il programma Protezione Avanzata pensato per coloro che sono esposti a particolari rischi, come chi lavora in politica, giornalisti o attivisti, e altri soggetti più vulnerabili. Il sistema è pensato per essere una fortezza e non consentire eccezioni in termini di deroghe alla sicurezza (neanche per i proprietari dell’account).

Si gioca tutto sull’autenticazione a due fattori, ma questa volta, attraverso dispositivi fisici. La registrazione via desktop richiederà una chiave USB o piccoli dispositivi wireless per l’accesso da mobile. Protezione Avanzata si avvale dell’utilizzo dei Token di sicurezza per accedere al vostro account e bloccherà automaticamente qualsiasi tentativo di accesso effettuato senza l’utilizzo dei vostri Token di sicurezza, anche se qualcuno ha rubato la vostra password”: chi non li possiede, è perduto.

A servizi e applicazioni non ritenute attendibili sarà impedito di raggiungere automaticamente Gmail o Drive, mentre gli scanner per i malware di Google utilizzeranno un processo più accurato per mettere in quarantena e analizzare i documenti in arrivo.
advanced protection
Le chiavi Universal Second Factor (o chiavi U2F) rappresentano il cambiamento maggiore in termini di abitudini per l’utente, anche se probabilmente chi si ritiene un obiettivo sensibile già procede seguendo protocolli particolari. I dispositivi dovranno essere acquistati dai proprietari degli account (vanno dai 20 ai 25 dollari), e andranno bene tutti quelli approvati da FIDO, un gruppo che gestisce i protocolli di identità e di autenticazione.

Riconquistare l’accesso se si dimentica la password o, peggio, si perdono le chiavi, saranno necessari una serie di passaggi non da poco. “Un altro modo molto comune che utilizzano gli hacker per accedere ai vostri account –  spiega Google – è quello di far finta di essere i titolari dell’account e affermando di aver dimenticato i dati d’accesso. Verranno messi in atto ulteriori passaggi per aiutarvi a prevenire questo tipo di azioni durante il processo per il recupero dei dati –  comprese revisioni aggiuntive e la richiesta di maggiori informazioni in merito a come avete fatto a perdere i dati d’accesso”.  Per non perdere tempo in caso di necessità, e non rischiare di lasciare fuori i titolari reali dell’account, Protezione Avanzata chiederà registrare un ulteriore Token di Sicurezza di backup prima che possiate registrarvi.

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brand-news.it - 7 ore 53 min fa

Il mercato si sta affollando di player giganti e per i più piccoli l’opzione delivery da sola non è più sostenibile

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