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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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wired.it - 18 ore 48 min fa
 Mike Mozart/Flickr)(foto: Mike Mozart/Flickr)

Si prospettano tempi duri per la Johnson&Johnson. Il colosso farmaceutico statunitense è infatti stato condannato da una giuria della corte suprema della California a pagare un salatissimo risarcimento nei confronti di Eva Echeverria, sessantatreenne di Los Angeles malata di tumore alle ovaie allo stadio terminale causato – almeno secondo la giuria – dall’utilizzo del talco dell’azienda per la propria igiene intima. Non si tratta in effetti della prima condanna per la J&J legata al presunto effetto cancerogeno del suo borotalco, ma in questo caso la cifra del risarcimento è da record: 70 milioni di compensazione e ben 347 di danni punitivi, per un totale che raggiunge i 417 milioni di dollari.

Dal canto suo, l’azienda ha annunciato che ricorrerà in appello. Perché la sentenza di primo grado, che riconosce una responsabilità oggettiva alla Johnson&Johnson per non aver segnalato adeguatamente in etichetta i rischi legati all’utilizzo del talco, non sarebbe supportata da adeguate prove scientifiche. E a guardar bene, si tratta in effetti di un argomento estremamente scivoloso. Come ricordava lo scorso anno a Wired Andrea Genazzani – docente di ginecologia e ostetricia all’Università di Pisa e presidente della Società internazionale di endocrinologia ginecologica – la letteratura scientifica disponibile sul rapporto tra talco e tumore ovarico non fornisce risultati univoci, o definitivi.

E se l’Iarc – pensando però a tutti i possibili tipi di esposizione al talco – lo ha classificato tra le sostanze che potrebbero rappresentare un rischio per la salute umana, guardando nello specifico all’utilizzo cosmetico la stessa agenzia assicura che gli studi disponibili non sembrano indicare un legame tra le polveri moderne (molto più raffinate di quelle usate fino agli anni ‘70) e lo sviluppo di tumori femminili. Per molti esperti comunque servirebbero ulteriori verifiche per scongiurare possibili rischi, anche minimi.

Ed è probabilmente in questo solco che si inserisce il verdetto californiano, anche in luce della testimonianza fatta durante il processo da Eva Echeverria, in cui la donna ha assicurato che se sui prodotti della Johnson&Johnson fosse stato presente un avvertimento della potenziale pericolosità del talco (presenti su quelli di altre marche americane) ne avrebbe certamente sospeso l’utilizzo. La condanna comunque è la quarta consecutiva, e anche se è la più salata ricevuta fino a oggi (i risarcimenti delle precedenti ammontavano in totale a circa 300 milioni di dollari) non è la preoccupazione peggiore per l’azienda.

Tra denunce e class action sono migliaia i processi simili portati avanti nelle corti statali e federali degli Stati Uniti proprio in questi giorni. E di fronte al conto che potrebbe emergere da una simile mole di procedimenti penali (e possibili condanne) anche un colosso multinazionale come la Johnson&Johnson non dorme di certo sonni tranquilli.

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wired.it - 19 ore 29 min fa
 futurevintage.it)(Foto: futurevintage.it)

Il futuro è già vintage, la cultura pop e quella nerd si mischiano e sono in continua evoluzione. La dimostrazione avverrà a Padova l’8, il 9 e il 10 di settembre. Il Vintage Festival 2017, con la media partnership di Wired, giunge all’ottava edizione e mette al centro della scena fumetti, serie tv, cucina, ma anche tecnologia e cultura digitale, con i cambiamenti che hanno attraversato e soprattutto hanno portato nel nostro quotidiano dal 1980 a oggi, per approfondire, capire meglio e anche anticipare cosa ci riserverà il 2030.

Un fil rouge capace di unire Dylan Dog, ibernazione, tecnologia in senso ampio, scienza e realtà virtuale, con l’obiettivo di comprendere come queste hanno contribuito a forgiare la cultura popolare sempre più influenzata dalla cultura nerd. Il Festival è gratuito e gli eventi sono molteplici.

Una simbiosi che ha degli ambasciatori, gli ospiti che si alterneranno durante la tre giorni padovana, Ferruccio De Bortoli, Peter Gomez, Carlo Freccero, Milo Manara, Selvaggia Lucarelli, Cosmo, Salvatore Aranzulla e tanti altri, tra cui il fotografo Settimio Benedusi e lo chef Davide Oldani perché se l’occhio vuole la sua parte, il palato non è da meno.

Tanti workshop, a cominciare da quello dedicato allo storytelling e il modo in cui è cambiata l’arte di raccontare dagli anni ’80 a oggi.

 futurevintage.it / wired.it)(Foto: futurevintage.it / wired.it)

Ci sarà spazio anche per Il bello addormentato nello spazio, uno degli appuntamenti targati Wired e affidato alle voci di Matteo Cerri, ricercatore universitario e collaboratore dell’Agenzia spaziale europea (Esa), del giornalista Emilio Cozzi e di Saturnino, compositore musicista e produttore discografico. Qui l’elenco degli eventi Wired.

Non mancheranno le mostre, una delle quali dedicate a Vasco Rossi, i concerti, lo spazio vintage e appuntamenti per animare le notti.

 

 

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wired.it - 19 ore 35 min fa
Elon Musk(Foto: Justin Sullivan/Getty Images)

Sono 116 gli imprenditori che si occupano di robotica e di intelligenza artificiale che, riuniti a Melbourne per l’International joint conference on artificial intelligence (Ijcai), si sono rivolti all’Onu chiedendo di impegnarsi al fine di bloccare l’adozione, da parte degli eserciti, dei soldati robot. Un tema controverso e complesso, difficile da riassumere in una lettera, firmata anche dal fondatore di DeepMind (ora in orbita Google) Mustafa Suleyman, da Elon Musk e anche dall’italiano Alberto Rizzoli, 23enne che ha creato l’app per ipovedenti Aipoly.

L’effetto scatenante è il primo meeting di esperti governativi il quale, previsto l’altro ieri, è stato fatto slittare a data da stabilire. È anche a questi che si rivolgono i 116 firmatari della missiva, certi che la corsa agli armamenti di nuova generazione possa esporre i civili a rischi enormi e possa ampliare i raggi di azione dei conflitti, oltre a permettere l’instaurarsi di regimi. “Sono armi che despoti e terroristi possono usare contro popoli innocenti e che possono essere riprogrammate da hacker” .

Un futuro di guerre sempre più incalzanti e scatenate con maggiore disinvoltura. Una situazione vissuta con stress e preoccupazione dai 116 imprenditori, convinti che “una volta aperto il vaso di Pandora, sarà difficile richiuderlo” .

A fare paura è anche l’impiego dell’intelligenza artificiale nel campo bellico, una preoccupazione che Musk nutre da anni e che ha descritto come la più grande minaccia esistenziale. A tale proposito il Ceo di Tesla ha fondato OpenAi, no-profit che si impegna per lo sviluppo di un’intelligenza artificiale sicura.

Non è il primo appello lanciato da Elon Musk. A fine luglio del 2015, contando sull’appoggio di oltre mille esperti tra cui Stephen Hawking e il co-fondatore di Apple Steve Wozniak, aveva rivolto una missiva all’Onu per sensibilizzare sui rischi delle armi autonome. Un’accorata lettera che ha raccolto anche i favori di Noam Chomsky e di Demis Hassabis, oggi ricercatore a capo della divisione Ai di Google.

L’Onu, pure non essendosi pronunciata formalmente, ha risposto in via preliminare che l’idea di imporre limiti a questi tipi di armi è un’idea percorribile. Una riunione è prevista per novembre.

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wired.it - 20 ore 5 min fa

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La Brexit si profila meno pesante di quanto abbiano lasciato intendere i proclami e gli slogan del governo inglese. Al terzo round di negoziati per l’uscita dall’Unione europea, Londra ha specificato che desidera che il commercio con il continente “rimanga il più possibile armonioso e senza barriere”, come ha spiegato il segretario alle attività produttive, Greg Clark.

Ieri il Regno Unito ha presentato alla Ue due documenti sulle sue posizioni sulla Brexit. Il primo concerne la continuità del libero commercio tra le due sponde del canale della Manica, il secondo l’accesso a informazioni confidenziali. In entrambi il governo di Theresa May spunta le argomentazioni di un divorzio pesante e, al contrario, sottolinea gli interessi delle due parti a mantenere rapporti di buon vicinato. Parole che fanno il paio con l’intenzione di Downing Street di non imporre alcun visto per i viaggiatori europei in visita nel Regno Unito.

A più di un anno dal referendum che ha votato a favore dell’uscita di Londra dall’Unione europea, le minacce e i proclami fumantini del partito conservatore hanno perso vigore. Il governo inglese pare più che mai intenzionato a ottenere una separazione morbida, manovrato dalle alte sfere della finanza che temono gli effetti di una rottura violenta e lavorano sui fianchi per salvare i buoni affari tra le parti.

Gli ultimi documenti sono la cartina di tornasole di quest’opera di diplomazia. “L‘Europa esporta beni e servizi per un valore di 314 miliardi di euro nel Regno Unito, più di Brasile, Russia, India e Cina insieme – si legge nella nota del Segretariato di Stato deputato alla Brexit -, perciò nessuno ha l’interesse di arrivare a situazioni di rottura o di incertezza”. Analizzando i soli beni di consumo, rileva lo studio, “l’Europa ha esportato 127,9 miliardi di euro nel Regno Unito e ne ha importati 62,3 miliardi”. Inoltre, “i produttori del resto d’Europa fanno affidamento sulle aziende inglese nelle loro filiere e viceversa”.

Per questo i negoziatori inglesi chiedono che “i beni entrati sul mercato prima del giorno di uscita continuino a essere venduti in Inghilterra e Unione europea senza richieste o limiti aggiuntivi”. Inoltre propongono che non si duplichino norme di conformità e controllo sui prodotti dopo la separazione, che si semplifichi la tutela del consumatore e che non ci siano restrizioni nel campo dei servizi. “I servizi – scrivono i negoziatori – sono essenziali per la produzione di beni, per la loro vendita, distribuzione, consegna, operatività e riparazione”, perciò “crediamo che non ci debbano essere limiti alla fornitura di servizi”.

Gli inglesi, insomma, vogliono difendere tutti i vantaggi che hanno ottenuto dall’aver partecipato al mercato unico europeo per decenni. L’obiettivo è di “prevenire la burocrazia e l’inutile duplicazione di sforzi per le aziende, o ancora, forniture limitate di alcuni tipi di prodotti”. Anche nel trattamento di informazioni riservate, il Regno Unito si impegna a rispettare la confidenzialità del materiale di cui è venuto a conoscenza durante la permanenza nell’Unione.

La stessa apertura varrà per i viaggiatori. Niente visti è la linea politica di Downing Street, non ancora formalizzata in un documento, ma condivisa ai piani alti. Anche in questo caso il peso della City si fa sentire. Da quando è stata annunciata la Brexit, uno degli scenari su cui più si è ricamato è la fine della cittadella inglese della finanza, perché banche, fondi di investimento, assicurazioni sarebbero costrette a trasferirsi sul continente per accedere direttamente al mercato finanziario europeo.

Le stime circolate calcolano una perdita di 30mila posti di lavoro diretti tra i colletti bianchi della City e 75 miliardi di euro, ma nell’indotto si prospetta un buco di 230mila occupati. Alcune banche hanno già mosso le loro pedine e creato avamposti tra Parigi e Francoforte, rinforzando sedi distaccate già attive o aprendone di nuove. Nomi come Jp Morgan, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Deutsche Bank, Ubs, Hsbc e Barclays hanno pianificato traslochi da Londra.

Per questo la May punta a non imporre visti ai viaggiatori. Semplificherebbe soprattutto la vita ai manager e agli uomini d’affari, riuscendo a non spogliare la City della sua importanza per intero e a mantenere parte delle attività finanziarie, che rappresentano il 10% del prodotto interno lordo del Regno Unito. Per lo stesso motivo, i toni sul trattato di scambio con l’Europa sono concilianti. Dopo aver votato per la splendid isolation, Londra ha paura di ritrovarsi sola.

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wired.it - 21 ore 26 min fa

Lo scorso venerdì abbiamo assistito al debutto di The Defenders, la serie che ha raggruppato i vari supereroi delle produzioni Netflix. Ma questo particolare universo Marvel non si ferma, tanto che in una scena post-credit della serie collettiva è stato diffuso il primo teaser di The Punisher, prossimo titolo a rimpolpare le file delle avventure superoistiche della piattaforma di streaming.

Come si può vedere nell’anticipazione qui sopra, ritroviamo Jon Bernthal nel ruolo che era stato introdotto nella seconda stagione di Daredevil: quello cioè di Frank Castle, un ex militare che, a causa del trauma della guerra e di un’operazione polizia andata male, cerca vendetta assumendo l’identità del Punitore. La sinossi diffusa sulla serie in arrivo conferma che si continuerà su quella strada: “Dopo aver cercato vendetta sui responsabili della morte della moglie e del figlio, Frank Castle scopre una cospirazione radicata nelle profondità del sottobosco criminale di New York“, si legge. “Ora conosciuto in tutta la città come Punisher, dovrà scoprire la verità sulle ingiustizie che riguardano molti altri oltre alla sua famiglia“.

Nel cast di The Punisher vedremo il ritorno di Deborah Ann Woll nei panni di Karen Page, mentre Charlie Cox ha recentemente confermato in un’intervista che Daredevil non comparirà nello spin-off. Anche se per un qualche periodo era circolata la data del novembre 2017 come possibile debutto della serie, ancora non ci sono conferme ufficiali.

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wired.it - 21 ore 32 min fa

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Se ne parlava ormai da qualche anno: la rete americana Nbc aveva intenzione di riportare in vita la serie Xena – La principessa guerriera, tanto che di recente erano stati realizzati dei test per dare il via alla produzione. Sembra però che questi materiali non abbiano convinto del tutto il network che, dopo aver allontanato nei mesi scorsi lo sceneggiatore che doveva occuparsene, Javier Grillo-Marxuach, ha deciso di mettere definitivamente nel cassetto questo eventuale reboot.

Non se ne fa nulla per il momento. Abbiamo visto del materiale e non ci ha spinto a garantire l’intero reboot“, ha dichiarato a Hollywood Reporter Jennifer Salke, presidente di Nbc Entertainment. “Non bisogna però mai dire mai perché è un titolo ancora amatissimo, solo che la versione attuale non si farà“. Non è chiaro cosa non abbia convinto nel progetto del revival, che doveva avere due nuovi attrici nei panni che furono di Lucy Lawless-Xena e di Renee O’Connor-Olimpia e focalizzarsi maggiormente sul rapporto amoroso fra le due, lasciato solo come sottotesto nella serie originale anni Novanta.

Gli episodi sulla principessa guerriera erano andati in onda infatti fra il settembre 1995 e il giugno 2001, nati come uno spin-off dell’altra serie mitologica Hercules in cui Xena era comparsa brevemente, suscitando però l’attenzione del pubblico. Attenzione viva ancora oggi tanto che, appunto, la Nbc non si sente di escludere ulteriori ipotesi future: “Abbiamo solo bisogno di qualcuno che ci proponga un punto di vista preciso“, ha dichiarato Salke.

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wired.it - 21 ore 54 min fa

È da luglio che lo aspettavamo e ora Bixby è qui. Svelato in contemporanea con i Galaxy S8 e S8+, l’assistente vocale di Samsung si appresta a sbarcare anche sui dispositivi italiani portando con sé un insieme di servizi che andranno a potenziare i portabandiera coreani.

Lo sbarco fuori Usa e Corea, dove era già arrivato con gli smartphone, arriva in contemporanea con un altro dispositivo, il Note 8, che verrà presentato domani a New York. Insomma, il tasto fisico presente sugli ultimi nati coreani assume finalmente un senso anche se, diciamo, a metà. Bixby infatti arriva solo solo in lingua inglese, un bello scoglio per un assistente vocale visto che potrà essere usato solo da chi mastica bene la lingua d’Albione. Come sappiamo, per gli assistenti virtuali la pronuncia è fondamentale, spesso confondono le parole anche nella nostra lingua madre (Vero, Siri?) e il maccheronico gli va proprio stretto.

Comunque se vuoi provare l’ebbrezza di utilizzare l’ammazza-Siri basta seguire pochi, piccoli, passaggi. Prima di tutto devi munirti di S8 o S8+, poi premere il pulsante dedicato o andare nella Home di Bixby e infine seguire tutti i passaggi della configurazione. A questo punto attiva l’aiutante dicendo “Hi, Bixby”. Bene, ora vediamo cosa farci.

Bixby in realtà contiene in sé quattro funzioni. La prima e più importante è Bixby Voice (Parla), l’assistente vocale vero e proprio che risponde ai nostri comandi impartiti con linguaggio naturale. La seconda è Bixby Vision (Guarda), che offre davvero la sensazione di avere un assistente con sé. Basta inquadrare con la fotocamera un prodotto per scoprire come si chiama ed essere indirizzati al sito ufficiale o allo shop del produttore, un monumento per conoscerne la storia, un testo per avere la traduzione o un’immagine per cercarne di simili. In più, inquadrando un vino, Bixby ci racconterà di lui oltre a indicarci i prezzi, insomma, mai più senza.

C’è poi Bixby Reminder (Promemoria), che organizza la giornata in modo intelligente ricordandoci al momento giusto ciò che potremmo aver dimenticato, e infine Bixby Home, ovvero un centro di controllo dove troviamo meteo, appuntamenti, video di YouTube che potrebbero piacerci. Personalizzabile, vedrà le sue funzioni espanse con l’arrivo di altre app compatibili perché chiaramente Bixby non è autoreferenziale e opera anche tramite software di terze parti. A tal proposito è nato Bixby Labs, un laboratorio digitale pensato per integrare l’assistente fuori dal circuito Samsung. Al momento le app compatbili sono poche, ma le più importanti ci sono tutte, come Google Maps, Play Music, YouTube e Facebook. Per accedervi basta andare nella Bixby Home. E direi che così l’assistente è servito, anche se in inglese.

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wired.it - 23 ore 5 min fa

Estremo nell’estetica e nelle prestazioni. Non c’è altro modo per definire Omen X, portatile dedicato al gaming che porta la firma di HP e offre una possibilità mai vista prima su un laptop di serie: è… overcloccabile. All’esterno è esagerato come tutti i suoi compagni e segue l’estetica del fisso Omen X, un cubo da gaming che ci aveva stupito. Le linee nette di questo portatile ricordano quelle degli aerei stealth e basta alzare lo schermo da 17 pollici per entrare a bordo di un’astronave. I tasti colorati di rosso su uno sfondo nero antracite ricalcano il pannello comandi di un velivolo del futuro con i led della tastiera (ovviamente) meccanica che si accendono in ogni dove per guidare le dita al posto giusto.

Come dicevamo però, il bello di Omen X è all’interno. È il primo a supportare l’overclock, una pratica amatissima dai gamer ma che finora era riservata al mondo desktop. Chiedere di più ai componenti è necessario per scatenare la massima potenza possibile e qui lo si fa al volo, basta un cacciavite Phillips. Ci sarebbe in teoria un problema — la temperatura — ma a quanto pare Hp è riuscita a risolverlo e, per dimostrarlo, ha montato nel laptop scheda grafica GeForce GTX 1080 già overcloccata e processore Intel i7 sbloccato.

In vista delle modifiche, Omen X offre un accesso facile ai componenti, un vero invito a entrare e smanettare mentre sul fronte del raffreddamento troviamo un ingegnoso sistema composto da 4 heat pipes più i dissipatori ad alte prestazioni chiamati vapor chamber. Insieme dovrebbero tenere a bada componenti che dire di fascia alta è poco. Oltre alla scheda grafica di cui sopra, l’Omen X è dotato di processore Intel Core i7 Kaby Lake serie HQ o HK e memorie Ram Ddr4 fino a un massimo di 32 Gb e 2800 Mhz.

Manca qualcosa? Bé sì, le porte: ce n’è per tutti i gusti, con l’ethernet, l’ingresso SD, una usb 3.1 certificata Thunderbolt e due usb 3.0. Va da sé che l’Omen X vuole essere usato anche con display esterni ed ecco comparire una Mini DisplayPort e una Hdmi 2.0a che supportano fino a quattro monitor esterni.

Per le configurazioni si parte dal modello base con GTX 1070, display 1080p, 16GB of RAM e SSD da 256 GB o HDD da 1TB HDD a 1.999 dollari per arrivare al top di gamma con GTX 1080 e display 4K, 32GB of RAM e due SSD o HDD da 1Tb a 3.699 dollari. Su tutte poi c’è anche l’audio DTS con altoparlanti Bang & Olufsen anche se, a dirla tutta, per giocare non c’è niente di meglio delle cuffie. Per l’arrivo invece si parla di novembre.

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