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wired.it - 5 giorni 8 ore fa
La moneta dedicata a Hawking (Royal Mint)La moneta dedicata a Hawking (Royal Mint)

Il Regno Unito ha deciso di omaggiare Stephen Hawking, il grande astrofisico affetto da Sla e deceduto un anno fa, il 14 marzo 2018, con una moneta. La piccola sfera di metallo, del valore di 50 penny (60 centesimi di euro circa, al cambio attuale), è entrata in circolazione il 12 marzo e si distingue dalle altre monete britanniche perché su una delle sue facce sono rappresentati un’equazione e un buco nero, a rappresentare le grandi passioni del fisico. Edwina Ellis, la designer che si è occupata del progetto, ha detto: “Mi piace pensare che se l’avesse vista avrebbe riso di gusto”.

Non è la prima volta che il Regno Unito dedica una moneta a uno scienziato entrato nell’immaginario comune: in passato anche Isaac Newton e Charles Darwin hanno ricevuto lo stesso onore.

Chi è stato Stephen Hawking, a un anno dalla scomparsa
Hawking è stato uno dei più importanti cosmologi e fisici dell’età contemporanea. La sua fama, negli ambienti scientifici, è pari a quella di Albert Einstein e dei più grandi luminari della scienza. A lui si devono due importanti scoperte sui buchi neri e la teoria cosmologica sull’inizio senza confini dell’universo, lo stato di Hartle-Hawking.

Hawking era conosciuto anche per la forza con la quale ha affrontato la Sla, diagnosticatagli quando aveva 21 anni. La progressiva degenerazione della malattia non gli ha infatti impedito di partecipare a numerosi convegni ed eventi pubblici, di comparire in un episodio della sesta stagione di Star Trek, in uno spot della Jaguar e, più in generale. di diventare un’icona pop anche al di fuori dell’ambito accademico.

 

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wired.it - 5 giorni 9 ore fa
 Alex Edelman - Pool/Getty Images)Donald Trump (foto: Alex Edelman – Pool/Getty Images)

Non si sa ancora per quale motivo il Boeing 737 Max 8 della Ethiopian Airlines diretto a Nairobi sia precipitato sei minuti dopo il decollo. Il presidente americano Donald Trump, però, si è fatto un’idea: la colpa, a suo dire, è anche degli scienziati che costruiscono aerei troppo complessi.

Come sempre, The Donald ha espresso la sua opinione su Twitter. “Non bastano più i piloti, oramai per guidare un aereo servono gli ingegneri informatici del Mit (ndr. il Massachussets Institute of Boston, uno dei più importanti centri di ricerca al mondo). Lo vedo con tutti i prodotti. Si cerca sempre di fare meglio, di andare un passo oltre, quando spesso la versione vecchia e più semplice era molto meglio”, ha scritto.

Airplanes are becoming far too complex to fly. Pilots are no longer needed, but rather computer scientists from MIT. I see it all the time in many products. Always seeking to go one unnecessary step further, when often old and simpler is far better. Split second decisions are….

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 12 marzo 2019

In un altro tweet, ha poi aggiunto: “Bisogna prendere una decisione repentina, la complessità è un pericolo. Costa tanto e fa guadagnare poco. Non so voi ma io non voglio che il mio pilota sia Albert Einstein. Voglio dei professionisti che siano messi in grado di prendere il controllo dell’aereo in modo facile e veloce!”.

….needed, and the complexity creates danger. All of this for great cost yet very little gain. I don’t know about you, but I don’t want Albert Einstein to be my pilot. I want great flying professionals that are allowed to easily and quickly take control of a plane!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 12 marzo 2019

Le ultime sulla tragedia
Boeing, la compagnia americana che ha venduto l’aereo alla compagnia Ethiopian Airlines, ha annunciato che aggiornerà il software che misura l’angolo di incidenza. La decisione è frutto di una richiesta della Faa, l’agenzia federale americana per l’aviazione.

Nel frattempo, Norwegian Air si è aggiunta alla lista delle compagnie aeree che hanno deciso di non utilizzare più il Boeing 737 in attesa di ulteriori accertamenti. Rimarranno a terra anche i velivoli acquistati dall’Ethiopian Airlines, dall’indiana Jet Airways e dall’aviazione civile cinese, australiana e malesiana. Londra, invece, ha vietato l’ingresso dei Boeing 737 nel suo spazio aereo, così come Francia, Germania, e anche l’Italia: il nostro paese lascerà a terra tutti i modelli a partire dalle 21 del 12 marzo.

Sulla tragedia indaga, tra gli altri, anche la procura di Roma, con un procedimento coordinato dal procuratore Giuseppe Pignatone.

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wired.it - 5 giorni 9 ore fa

È finalmente arrivato il nuovo trailer ufficiale del film live-action tratto dal classico Disney Aladdin. E quello che si vede nell’anticipazione della pellicola diretta da Guy Ritchie potrebbe fugare i dubbi degli scorsi mesi su un adattamento che non sarebbe all’altezza dell’originale. Le perplessità più grandi riguardavano il Genio della lampada, a cui presta il volto Will Smith. La sua interpretazione qui sembra brillante e potrebbe non far rimpiangere troppo il mitico Robin Williams da cui prende il testimone.

Nella clip si intuisce che sarà rispettata la storia originale: il ladruncolo Aladdin (Mena Massoud), affiancato dalla fida scimmietta Abu, s’innamora a prima vista della principessa di Agrabah Jasmine (Naomi Scott), in cui si imbatte mentre fugge dalle guardie del re. Il perfido consigliere del sultano, lo stregone Jafar (Marwan Kenzari) lo salva però dalla prigione per affidargli il compito di recuperare la lampada magica che garantisce tre desideri. Aladdin però farà amicizia col Genio, il quale lo aiuterà a suo modo a diventare un principe per conquistare il cuore della ragazza.

Dal cartone animato originale tornano anche amatissime canzoni come Un amico come me e Il mondo è mio, quest’ultima cantata immancabilmente a cavallo del tappeto volante. Si aggiungono poi inseguimenti mozzafiato in puro stile Ritchie e coreografie pirotecniche che fondono atmosfere mediorientali e effetti magici. Il film sarà nelle sale italiane dal 22 maggio prossimo.

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wired.it - 5 giorni 10 ore fa
15213765848_34d8927b41_bNnenna Nwakanma, Policy Director della World Wide Web Foundation (Southbank Centre / Flickr CC / BY 2.0)

Nel 2019 si festeggia il 30esimo compleanno del world wide web e della sua invenzione. Tim Berners-Lee, l’allora informatico del Cern di Ginevra cui si deve la creazione del web, in una lettera aperta ha scritto come, ora che metà della popolazione mondiale è connessa, sia giunto il momento sì di “celebrare quanto siamo andati lontano”, ma anche “di cogliere l’opportunità di riflettere attorno a quanto lontano dobbiamo ancora andare”.

Per quanto sia facile, in Occidente e in genere nei Paesi più sviluppati, dare per scontata la presenza del web e la sua incidenza nelle nostre società connesse, il world wide web non può essere considerato ancora una certezza immutabile. Gli immensi benefici che questa tecnologia ha portato, in primis nel fare della rete un luogo popolato, sono preziosi e fondamentali ma, come tali, impongono una costante verifica della loro permanenza e un impegno continuativo per la difesa dei suoi principi fondativi, quelli che fanno sì che il web possa svolgere queste fondamentali funzioni di cittadinanza senza intoppi o interferenze.

Fondazione all’opera
Dal 2009, quando fu fondata da Berners-Lee stesso, la World wide web Foundation è una delle istituzioni più attive nella difesa del web, a cominciare dalla sua universalità, la sua apertura e la sua spinta per un accesso il più universale possibile: il mandato è “far avanzare il web aperto come un bene pubblico e un diritto universale”.

Nnenna Nwakanma è dal 2018 Policy director della World wide web Foundation, per conto della quale coordina diversi progetti, come l’Alliance for affordable internet e l’iniziativa Web we want, che si occupa della tutela dei diritti digitali più basilari. Secondo Nwakanma non è possibile sottovalutare l’impatto positivo che l’invenzione di Berners-Lee ha avuto e continua ad avere. “Il maggior traguardo raggiunto dal web è da cercare nel suo essere diventato la piattaforma per definizione per la democrazia. Sia che si tratti di connettere il governo con i cittadini o i cittadini tra di loro, il web è oggi la piattaforma per il coinvolgimento, la partecipazione e l’esercizio della democrazia”, spiega a Wired Nwakanma.

Questo avviene, prosegue, perché “il web amplifica le voci, dà eco ai cittadini che prima erano considerati distanti e dà alla popolazione globale l’opportunità di sostenere cause di solidarietà. Dal punto di vista di diritti universali, il web non è più un semplice strumento, ma un driver irrinunciabile per essi. Alla Web Foundation crediamo che la connessione a internet e l’accesso al web debbano essere considerati come diritti universali. Dove sarebbe il mondo senza e-learning, l’educazione online, i Mooc e le altre risorse per la formazione aperta, o i biglietti aerei elettronici, l’ecommerce e l’associazione e l’intrattenimento online?”.

I rischi per il web
Come ha fatto notare anche lo stesso Berners-Lee nella sua lettera, però, ci sono alcune forze negative e questioni aperte a mettere in discussione la compiutezza del progetto del web per come era stato immaginato. Per la policy director, questo è dovuto al fatto che il web, per le grandi potenzialità democratiche che offre, è inevitabilmente anche oggetto delle attenzioni dei poteri meno democratici, a fini coercitivi, censori o di weaponization.

Non a caso la ong Freedom House, che ogni anno pubblica il suo report sulla libertà della rete, ha denunciato continuativamente, negli ultimi otto anni, una disgregazione delle libertà fondamentali della rete. “Le opportunità intrinseche del web per tutte le sfere della vita contemporanea lo rendono inevitabilmente uno strumento di e per il potere”, commenta Nwakanma, e “i poteri tradizionali, e quelli meno democratici, sono messi in discussione dai cittadini che traggono beneficio dalle potenzialità del web. Per questo gli internet shutdown (le sconnessioni complessive di Internet da parte dei governi, nda), per esempio, sono in costante crescita, spesso proprio in occasione delle elezioni”.

In 1991, @timberners_lee invited others to work on the WWW project.

He is still inviting others to make the web stronger.

The Contract #ForTheWeb calls for governments, companies and citizens to commit to building a better web. #Web30

Try it! https://t.co/s9BU84rGJV pic.twitter.com/Vb6hPnN8hO

— Nnenna (@nnenna) 12 marzo 2019

I colossi della rete
Al centro del web, oggi, e questo è forse uno sviluppo che non era possibile prevedere ai suoi albori, vi è un numero limitato di aziende molto potenti, per lo più di base nella Silicon Valley, che determinano le dinamiche e gli assetti della rete come infrastruttura sociale. Negli ultimi anni Facebook in particolare non ha vissuto il momento migliore della sua storia ed è finito in varie occasioni al centro dello scrutinio pubblico e della politica per il suo ruolo in alcuni tra i maggiori scandali tecnologici recenti e per la sua, frequente, mancanza di trasparenza.

Ma il modello di questi colossi, basato sulla massiccia raccolta di dati personali, è l’assetto finale del web? È il suo destino produrre questo status quo? “La Silicon Valley può sembrare dominante in questo periodo, ma nel corso degli anni ho visto giganti nascere, occupare lo spazio digitale, e poi uscire di scena. Il ciclo di vita dei player dominanti può essere più corto di quello che siamo disposti ad ammettere”, commenta Nwakanma.

Quindici anni fa non avevamo Facebook e nei prossimi 15 chissà quali saranno i nuovi player a dominare il web – prosegue l’esperta -. Se il modello che utilizza la raccolta massiva di dati per monetizzarli può sembrare centrale oggi, i data breach e la generale sfiducia da parte degli utenti sono diventate questioni fondamentali nell’ecosistema. Auspico l’ideazione e l’innovazione di tecnologie che siano più rispettose della privacy e dei dati personali, tecnologie di cui i cittadini del web possano riporre fiducia”.

Progetto incompiuto
Ma anche l’evoluzione del web per diventare una rete realmente globale non è di certo ancora compiuta. In parte per via del predominio statunitense dovuto proprio al primato della Silicon Valley – per quanto ora affiancato dall’ascesa dei colossi cinesi -, in parte per via di numerose resistenze tecniche e politiche che ancora affliggono le infrastrutture della rete e l’accesso al web in diverse zone del mondo, a cominciare dalla varie forme di digital divide. Motivo per il quale serve un processo di de-occidentalizzazione del web, affinché assuma realmente le vesti di rete planetaria.

Occorre garantire un accesso significativo a internet, e a contenuti nelle lingue locali che siano rilevanti per le persone di culture non occidentali. Per questa ragione, l’accesso deve essere reso economicamente conveniente, così che una fetta più ampia di persone possa connettersi”, spiega Nwakanma, concentrandosi sui problemi infrastrutturali, “e occorrerà abbattere le barriere che impediscono ai non-occidentali di entrare nell’ecosistema digitale e di trarre beneficio dai dividendi dell’economia digitale”.

A questo proposito, la World wide web Foundation è stata firmataria di un Contratto per il web, volto a condensare in un documento gli impegni programmatici dei vari attori fondamentali del web contemporaneo. Obiettivo? Stilare una roadmap per costruire un web che serva realmente il progresso di tutta l’umanità diventando un bene comune.

Ma vi è ancora un aspetto su cui lavorare, secondo Nnenna Nwakanma ed è quello della media literacy. Come spiega, “è fondamentale costruire anche le competenze, la cui assenza sta limitando la capacità delle persone di raccogliere appieno le potenzialità offerte dal web. Parte del mio lavoro alla Web Foundation è far sì che questo avvenga su un piano quotidiano. Fra 5, 10, 15 o 20 anni, mi piacerebbe guardare al web e ed essere certa che tutti, ovunque, possano permettersi di essere cittadini della rete ed essere liberi e responsabili in questo ruolo. Per questo occorre assicurarci che i dividendi digitali servano gli interessi dell’umanità per il perseguimento del bene e del domani: quella era la visione iniziale, e ancora lo è”.

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wired.it - 5 giorni 13 ore fa
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian
Foto finaliste al concorso dello Smithsonian

Quello dello Smithsonian Magazine, la pubblicazione dell’omonima istituzione culturale con sede a Washington, è uno dei contest fotografici più celebri al mondo che ogni anno raccoglie decine di migliaia di scatti.

Anche quest’anno gli editor della rivisita ne hanno selezionati 60 in 6 categorieNatural World, People, The American Experience, Altered Images, Mobile e Travel. Fino al 29 marzo sarà possibile vedere tutte le foto sul sito ufficiale e votare quella che sarà eletta immagine più bella dai lettori. I vincitori per ciascuna sezione saranno invece annunciati il 2 aprile.

In attesa dell’indicazione, abbiamo selezionato nella nostra gallery qui in alto alcune di quelle che più ci hanno colpito.

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wired.it - 5 giorni 13 ore fa
 BENOIT TESSIER/AFP/Getty Images)Il presidente francese durante un incontro all’Eliseo (foto.: BENOIT TESSIER/AFP/Getty Images)

Luigi Di Maio è convinto di aver eliminato la povertà. Emmanuel Macron, invece, dice di volerla sradicare. Come? Con investimenti nel settore digitale e scolastico e con il reddito universale di attività, un sussidio simile al reddito di cittadinanza. Il presidente ha presentato questa misura a settembre e ne ha parlato durante il Grande dibattito nazionale, un ciclo di incontri pensato per favorire un dibattito pacifico coi cittadini e mettere fine alle proteste dei gilet gialli. Vediamo in cosa consiste.

Il reddito universale
Macron vuole garantire un reddito mensile a chi vive sotto la soglia di povertà. Il sussidio si chiama così perché, per come lo ha pensato il presidente francese, verrà percepito non appena sarà accertato che una persona è a rischio povertà: un operaio, per esempio, potrebbe prenderlo subito dopo aver perso il lavoro.

Contrariamente a quanto succede in Italia il reddito non prevede, nella sua forma attuale, lo stanziamento di ulteriori risorse economiche. Consisterebbe infatti nell’accorpamento di tre sussidi già esistenti: il Revenu de solidarité active, il reddito minimo garantito a chi non lavora e non ha più diritto ai sussidi di disoccupazione, l’Apl che viene erogato per pagare l’affitto e la Prime d’activité, un altro tipo di aiuto economico destinato alle persone che lavorano ma hanno un salario inferiore ai 1500 euro netti. Non è chiaro se nel reddito confluiranno anche gli assegni di invalidità e disabilità.

Il provvedimento dovrebbe essere emanato in concomitanza con una riforma dei Centri per l’impiego. Il presidente francese vorrebbe, in particolare, aumentare il personale all’interno dei servizi pubblici di inserimento sociale e formare i consiglieri. Anche in questo caso, come in quello italiano, ogni beneficiario dovrà iscriversi a un “percorso di inserimento” e potrà rifiutare al massimo due “ragionevoli” offerte professionali (per il reddito di cittadinanza italiano, le offerte sono invece tre).

I prossimi step
Secondo i media francesi, ad occuparsi del provvedimento saranno la sottosegretaria alla Solidarietà Christelle Doubs e il relatore del rapporto sulla riforma Fabrice Lenglart. I lavori, che coinvolgeranno anche la società civile, le commissioni legislative, gli enti locali e la Cassa Nazionale dei sussidi, dovrebbero partire già giovedì prossimo. Per una proposta di legge bisognerà invece aspettare la fine dell’anno. L’obiettivo principale, per ora, è fotografare la situazione e capire qual è la platea di persone potenzialmente interessate.

I numeri della povertà in Francia
Agi scrive che in Francia 9 milioni di persone – tra cui 3 milioni di bambini – vivono sotto la soglia di povertà. Si tratta del 14% circa della popolazione. Alcune di queste persone hanno un lavoro ma fanno sempre più fatica ad arrivare alla fine del mese. Per questo, in molti casi si sono unite ai gilet gialli, il movimento di protesta che ha dominato la cronaca europea degli ultimi mesi, nato per protestare contro l’aumento delle tasse sul carburante e che ora rivendica anche un maggior potere d’acquisto.

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wired.it - 5 giorni 13 ore fa
 Twitter)Il logo di Twttr (fonte: Twitter)

Twitter ha dato il via al beta test che permetterà, al ristretto gruppo di utenti selezionati, di provare la nuova applicazione del social network: Twttr, che prende il nome da quello originario della piattaforma. L’azienda intende sperimentare le nuove idee, di layout o di interazione tra utenti, al di fuori della rete pubblica di Twitter e ricevere feedback continui.

Come annunciato dall’amministratore delegato di Twitter, Jack Dorsey, Twttr si concentrerà sullo sviluppo dei progetti riguardanti le conversazioni tra gli utenti. La nuova app alleggerirà il news feed nascondendo le interazioni. Solamente in caso di interesse da parte dell’utente, i pulsanti di retweet, risposta o like compariranno una volta selezionato il tweet.

Le risposte avranno colori differenti e il layout dei tweet avrà una forma più arrotondata, che ricorda molto quella dei messaggi delle chat. La distinzione per colore dei retweet, delle risposte e dei tweet originali, sarà codificata in modo da rendere più facile seguire una conversazione. Così facendo un utente interessato a una lunga conversazione potrà seguirne lo svolgimento seguendo il “filo del discorso” identificato per colore.

Il beta test è iniziato per i soli utenti Apple, che negli scorsi mesi hanno inviato la propria candidatura al social. Un ristretto gruppo di beta tester ha ricevuto una mail che li avvisava della selezione e forniva il link per scaricare la app. “I beta tester devono essere consapevoli che quello che utilizzeranno è un work in progress” ha spiegato Sara Haider, direttrice della gestione dei prodotti di Twitter a Tech Crunch. C’è la possibilità che molte funzionalità presenti su Twitter possano essere disattivate o riattivate per testare il funzionamento del nuovo Twttr.

Our prototype app, twttr, launches to the first group of participants today. #LetsHaveAConvo about new features to build a better Twitter together.

— Twitter Support (@TwitterSupport) March 11, 2019

Le domande per diventare beta tester sono ancora aperte anche per gli utenti Android che, però, dovranno attendere qualche mese prima di poter accedere al test.

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wired.it - 5 giorni 14 ore fa

Lavoro dei sogni Svezia

Ci sono i lavori precari e sottopagati, che richiedono ore e ore d’impegno, di stress e di reperibilità assoluta a fronte di compensi tutt’altro che adeguati. E poi c’è quello che per molti – moltissimi – potrebbe essere il lavoro dei sogni: un contratto a tempo indeterminato, con ferie, malattie, pensione e via dicendo, per un totale di due minuti netti di impegno al giorno. E un compenso che dovrebbe aggirarsi intorno ai duemila euro al mese. La curiosa proposta, che dovrebbe andare a concretizzarsi nel 2025, arriva dalla Svezia e per la precisione dalla stazione di Korsvägen a Göteborg, attualmente in fase di costruzione.

Il compito del futuro assunto sarà infatti quello di aprire e chiudere la stazione ogni giorno, accendendo e spegnendo le luci dell’impianto agli orari prestabiliti. Per il resto del tempo, il dipendente sarà libero di dedicarsi a qualsiasi altro tipo di attività (a patto che non sia retribuita), all’interno o all’esterno della stazione. Insomma, tutto quello che vuole, persino tornare a casa a dormire, fare un salto in palestra, dedicarsi alla cura del giardino. O prendersi cura della stazione stessa.

L’idea andrà a costituire un esperimento sociale, battezzato Eternal Employment, e secondo quanto riportato dal portale Atlas Obscura è stata messa a punto dagli artisti Simon Goldin e Jakob Senneby utilizzando un budget di oltre 570mila euro ricevuto dalla Public Art Agency Sweden per decorare la stazione: invece di spendere i soldi in installazioni e affini, i due artisti hanno deciso di investirli in quella che diventerà la loro opera d’arte in divenire, ovvero la vita dell’impiegato. Ponendo al contempo le basi per un’importante riflessione sul futuro del mondo del lavoro.

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