In caricamento...

News

“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
Non solo news dal mondo Vittoria ma storie di branding, marketing e comunicazione online e offline.

wired.it - 6 giorni 1 ora fa
18 Novembre 2016 Mosca, Russia, una riunione con manager russi. Presenti Salvini e Savoini (foto: Stefano Cavicchi/Lapresse)

Dopo il processo per la Diciotti e le politiche migratorie, Matteo Salvini scappa ancora. Stavolta non dal rischio di un’autorizzazione a procedere per sequestro di persona e altre ipotesi di reato come lo scorso inverno ma da un confronto puramente – almeno per ora – politico. Il che, se possibile, è ancora peggio. Se nel primo caso, infatti, il vicepremier venne coperto dall’intero esecutivo, che in qualche maniera, condividendo la linea sulle migrazioni, giustificò il voto con cui il Senato bloccò a marzo il lavoro e le indagini del Tribunale dei ministri, stavolta non c’è nessuna protezione di quel genere. Sui pasticci con la Russia, e le trattative per finanziare la Lega tutte da provare in sede giudiziaria, Salvini è solo. E forse né lui né i suoi zelanti faccendieri putiniani hanno ben chiara la situazione in cui si sono infilati.

E no, non solo perché Luigi Di Maio sul punto sembra piuttosto duro (“Quando il Parlamento chiama – ha scritto su Facebook – il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione”): in fondo il capo politico dei 5 stelle ha dimostrato fin troppe volte la sua disponibilità ad ammorbidire le pretese e i presunti e superiori standard morali contro l’impresentabile alleato di governo pur di salvare l’esecutivo Frankenstein e soprattutto la sua claudicante leadership dell’ex movimento. Contestualmente il ministro dello Sviluppo economico ha infatti rilanciato la proposta di una commissione d’inchiesta sui finanziamenti ai partiti con cui, d’altronde, ha subito fornito una sponda all’alleato leghista ributtando nella mischia, nel pieno di un potenziale scandalo internazionale, il Pd. E ti pareva.

Non tanto, dunque, il rischio Di Maio. Sono due le questioni, semplici a dire il vero, che creano problemi a Salvini. La prima: l’evidenza che Gianluca Savoini, il “nazista” (come lo hanno definito alcuni ex colleghi della Padania) ex giornalista, portavoce e faccendiere, ponte fra la Lega e la Russia, abbia presenziato con un ruolo significativo a numerose missioni in Russia fino a incunearsi a eventi di assoluto livello come la cena offerta al presidente Vladimir Putin lo scorso 5 luglio a Roma. Che Salvini, all’inizio, lo abbia scaricato con un “non so cosa facesse” qualifica l’uomo, ancora prima che il politico. E racconta qualcosa agli italiani, anche ai più innamorati.

La seconda è che la questione rischia ora di allargarsi: Fabrizio Candoni, fondatore di Confindustria Russia, anche lui invitato all’hotel Metropol per il famigerato incontro del 18 ottobre scorso rivelato dall’Espresso e dagli audio di Buzzfeed, riferisce per esempio al Corriere della sera di aver sconsigliato a Salvini di partecipare. Ma anche che in quel tipo di incontri non può essere deciso alcunché: “Non si discute di affari al Metropol, che a Mosca è come l’Ikea. I russi non si siedono a negoziare di petrolio, viene discusso a livello di governi che chiamano in campo i loro champion. Si figuri se l’Eni si fa rappresentare da persone di quel livello, è impensabile” ha dichiarato Candoni. Peccato che non si tratti di “affari”: Salvini non è un industriale né un lobbista ma il ministro di una repubblica parlamentare e sul tavolo c’erano veri o millantati, lo chiarirà la magistratura per quanto potrà, finanziamenti internazionali al partito politico italiano di cui è segretario. E ieri il premier Giuseppe Conte aveva spiegato come, al famoso ricevimento a Villa Madama del 5 luglio, Savoini fosse stato invitato da Claudio D’Amico, consigliere del ministro dell’Interno per le “attività strategiche di rilievo internazionale”. Insomma, vedetevela voi, la presidenza del Consiglio non sa chi sia questo tizio.

Al netto degli sviluppi, il dato politico è dunque che Salvini si sottrae al confronto parlamentare. Ministri hanno giustamente riferimento in Parlamento negli anni per vicende di minore entità. Tacere, parlare d’altro, silenziare, spostare l’attenzione. E meno che mai presentarsi in Parlamento. Questa la linea delle ultime ore della Lega, convinta che le indagini per corruzione internazionale avviate dalla procura di Milano porteranno a un nulla di fatto (e in effetti gli elementi in mano sono scarsi, a quanto si sa al momento) e che dunque non valga la pena concedere una ribalta in aula. “Non vado in aula a parlare di fantasie – ha spiegato Salvini – parlo di vita reale e lascio che le indagini facciano il loro corso con la massima tranquillità”.

Gli italiani, che vengono sempre per primi secondo Salvini, avrebbero invece il diritto di sapere da chi sia davvero costituito il suo staff ed entourage allargato, di chi si circonda il garante della sicurezza nazionale, chi è esattamente questo Savoini, in che chiave e con quale autorità si è interfacciato a controparti vere o presunte, a nome del suo capo, e in generale chiarire i suoi rapporti con Mosca. Se non per rispetto dei suoi elettori e dei cittadini italiani, almeno per dignità personale e infine per strategia: se i 5 stelle ricominciano a sventolare la bandiera dell’onestà, certo un po’ sgualcita dopo i tanti casi di naso turato e altri fatti come quelli romani, contro l’alleato ormai compromesso, allora si possono davvero cominciare a programmare le elezioni per la prossima primavera.

The post Se Salvini si sottrae al Parlamento, delegittima i propri elettori appeared first on Wired.

wired.it - 6 giorni 1 ora fa
Lashana Lynch(foto: Getty Images)

Il prossimo film nella saga della spia britannica più famosa del cinema, rinominato temporaneamente Bond 25 (perché si tratta appunto della 25esima pellicola nella saga), ha avuto una storia piuttosto travagliata: la produzione infatti ha dovuto affrontare l’estenuante trattativa per avere ancora una volta Daniel Craig come protagonista, la sostituzione del regista Danny Boyle con Cary Fukunaga e le numerose riscritture della sceneggiatura, ora affidata a Phoebe Waller-Bridge (Fleabag, Killing Eve). Le riprese sono state ulteriormente rallentate da un infortunio alla caviglia dello stesso Craig e a un’esplosione sul set andata male. Ora però arrivano delle indiscrezioni destinate a cambiare in qualche modo la percezione del film stesso.

Secondo alcune voci riportate dal Daily Mail, infatti, nel prossimo film in nome in codice di solito associato a James Bond, ovvero 007, sarebbe passato nelle mani del personaggio interpretato da Lashana Lynch, attrice che abbiamo visto di recente in Captain Marvel. Ciò si spiegherebbe anche in base alle sinossi ufficiale del film, che dice: “James Bond ha lasciato il servizio attivo quando il suo amico Felix Leiter lo arruola per cercare uno scienziato scomparso“. L’ipotesi è quindi che, una volta andato in pensione Bond, il suo codice numerico sia stato passato a un altro agente dell’MI6, anche se non c’è alcuna conferma che sarà proprio Lynch a proseguire come nuova 007 nei prossimi film. Ciò però aggirerebbe le critiche secondo cui 007 non potrebbe mai essere di sesso femminile.

james bondLéa Seydoux, il regista Cary Fukunaga, Ana de Armas, Daniel Craig, Naomie Harris e Lashana Lynch alla presentazione di Bond 25 in Giamaica (foto: Getty Images)

È ancora presto per sapere come andranno effettivamente le cose e ovviamente il rumor è da prendere con le pinze, dato che non ci sono conferme ufficiali di nessun tipo. È però suggestivo che questa novità sia stata legata all’intervento di Waller-Bridge sulla sceneggiatura, che nella sua riscrittura ha già dichiarato di voler smussare le derive sessiste tipiche del personaggio nato dalla penna di Ian Fleming. Negli ultimi giorni altre indiscrezioni ancora volevano il ritorno nel cast anche di Christopher Waltz, che nell’ultimo capitolo, Spectre, interpretava il villain Blofeld, aggiungendosi al cattivo che sarà interpretato dal premio Oscar Rami Malek. Tutte le conferme arriveranno solo nell’aprile 2020, quando Bond 25 è previsto nella sale.

The post Nel prossimo film di James Bond 007 sarà una donna? appeared first on Wired.

brand-news.it - 6 giorni 2 ore fa

Julie Sweet succede a Pierre Nanterme alla guida di Accenture, prima chief executive officer donna a capo del colosso della consulenza.

L'articolo Julie Sweet è la nuova chief executive officer di Accenture proviene da Brand News.

brand-news.it - 6 giorni 2 ore fa

Nel 2018 il mercato è cresciuto solo dello 0,1% rispetto al +2,3% del 2017. Ma l’Osservatorio evidenzia anche segmenti che continuano ad espandersi e alcuni fenomeni emergenti

L'articolo Osservatorio Immagino: la staticità dell’offerta rallenta le vendite dei prodotti free from proviene da Brand News.

brand-news.it - 6 giorni 2 ore fa

La banca è main sponsor del tour estivo di Jovanotti che si snoda lungo 17 tappe Intesa Sanpaolo in veste di main sponsor affianca il Jova Beach Party avviato in questi giorni a Lignano Sabbiadoro e che proseguirà durante l’estate in 17 tappe per concludersi a Viareggio il prossimo 31 agosto. Personale riconoscibile della Banca...

L'articolo Intesa Sanpaolo in tour con il Jova Beach Party proviene da Brand News.

brand-news.it - 6 giorni 2 ore fa

Burger King cerca in ogni modo di dimostrare che i suoi hamburger sono grigliati sulla vera fiamma e in Norvegia l’ha fatto attraverso una tradizione locale

L'articolo Burger King ‘The Whopper Inferno’ grigliato sul falò più grande del mondo proviene da Brand News.

wired.it - 6 giorni 2 ore fa

Una action-cam che punta sul crowdfunding non è una novità ma sorprende se dietro al progetto c’è un colosso della fotografia come Canon, che è leader di mercato a livello globale davanti a Sony e Nikon. Eppure per il lancio della Ivy Rec il produttore giapponese ha scelto Indiegogo per attirare il pubblico giovanile e comprendere quanto interesse riuscirà a suscitare la piccola macchina a forma di moschettone.

Dotata di un sensore Cmos da 13 megapixel e in grado di filmare video a 1080p a 60 fps, la camera per le attività all’aperto conta su Bluetooth e wifi, oltre all’app CanonMini Cam per avere un’anteprima della foto sul display dello smartphone. Resistente agli urti, può scendere in acqua fino a 1 metro (per un massimo di 30 minuti, però) e conta su una manopola sul retro per gestire il menu e cambiare modalità di scatto.

Credit Canon

Al momento si tratta ancora di un prototipo, quindi potenzialmente differente rispetto al modello che arriverà sul mercato, ma Ivy Rec ha la specificità di poter essere fissata su diversi oggetti. Ora si può prenotare per 106 euro, scegliendo tra le colorazioni blu, verde e fucsia, e pazientando fino al prossimo autunno per le prime spedizioni.

The post Perché un big del tech punta sul crowdfunding per lanciare una action-cam? appeared first on Wired.

wired.it - 6 giorni 2 ore fa

Nobeiscom Marmar“, si legge sulle magliette della troupe impegnata sul set super blindato di Romulus, la nuova produzione originale Sky, a Cinecittà World: in una lingua prelatina creata appositamente per questi dialoghi significa “Che Marte sia con noi“. L’ambientazione è chiara: la nuova creatura di Matteo Rovere, che qui è showrunner e anche regista di alcuni episodi, riprende in qualche modo il concetto e l’ambientazione del suo eclatante film del 2018 Il primo re, in cui si ricostruivano in modo primitivo e viscerale i fatti precedenti alla fondazione di Roma, quindi prima del 753 a. C.

Non sarà però una riproposizione pedissequa della pellicola: “La serie nasce prima del film, quando con Filippo Gravino mi stavo avvicinando al mito fondativo di Roma, non hanno una parentela stretta. Volevo sfruttare in modo stimolante e nuovo l’orizzontalità degli episodi“, spiega Rovere, sottolineando come se nel film si raccontava il mito di Romolo e della nascita della città, qui invece  si esploreranno i fatti che hanno dato origine a quello stesso mito: “Ci sono i temi dell’arcaicità e della nascita di una comunità, ma anche un racconto molto ampio sulla costruzione del potere e di cosa c’è dietro a un momento che cambia la storia“. Ci saranno più dialoghi (in protolatino, appunto) e archi narrativi più ampli, in cui si fondono crescita, passione, violenza e magia.

A dirigere i dieci episodi oltre a Rovere ci saranno anche Michele Alhaique e Enrico Maria Artale: “Matteo ci ha coinvolti fin da subito per farci entrare nel suo immaginario, in modo da ottenere coerenza e compattezza del racconto“, sottolineano parlando anche di un casting molto lungo ed elaborato che ha portato alla scelta dei giovani protagonisti. Andrea Arcangeli (The Startup, Trust) sarà il principe Iemos, il quale verrà spodestato e dovrà trovare un modo per ritornare al potere; incrocerà il suo destino con quello di Ilia, una vestale interpretata da Marianna Fontana (Indivisibili, Capri-Revolution), e con quello di Wiros, uno schiavo guerriero a cui dà il volto Francesco Di Napoli (La paranza dei bambini). Tutti attori scelti per la loro dimestichezza quasi spontanea con una lingua ricostruita a tavolino e assolutamente poco familiare, ma a cui hanno dato corpo e interpretazione (in tv si potrà vedere tutto coi sottotitoli oppure doppiato in italiano).

(foto: Francesca Fago/Sky)

Sul set di Romulus si lavora duramente per portare a casa scene all’apparenza molto semplici, ma che movimentano in realtà un cast numeroso (fra gli altri anche Silvia Calderoni, Sergio Romano, Demetra Avincola, Massimiliano Rossi, Ivana Lotito, Gabriel Montesi e Vanessa Scalera), molte comparse e poi animali come cavalli e asini, il tutto sotto il sole cocente. Noi abbiamo assistito al fitto dialogo fra Arcangeli e colui che ne interpreta il gemello Enidos, Giovanni Buselli (Gomorra, L’amica geniale): quest’ultimo ha ricevuto un cattivo presagio, vuole fuggire, ma Iemos lo affronta con veemenza per timore di perderlo (“Siamo la mano destra e la mano sinistra“, detto sempre in protolatino). Sarà appunto uno dei momenti cruciali del primo episodio, ma l’attesa per vederlo in onda sarà ancora lunga: le riprese sono complesse ed è probabile che sarà diffusa solo a 2020 inoltrato.

La serie mette in campo in effetti grandi mezzi e una collaborazione produttiva che vede coinvolti, oltre a Sky, anche Cattleya, Groenlandia e la britannica Itv Studios, che ne curerà la distribuzione internazionale. “Dopo Sollima, Sorrentino e Ammanniti, ci confermiamo con Rovere la casa dei talenti. Romulus è un tipo di racconto visivo mai fatto in Italia e pensato anche per la sua apertura internazionale“, dice Nils Hartmann, responsabile dei prodotti originali Sky. “Da qualche settimana poi abbiamo fondato Sky Studios, supportati da Comcast, con l’idea di raddoppiare nei prossimi 5 anni gli investimenti sulle nostre produzioni locali e internazionali“. Gli dà man forte anche Riccardo Tozzi, fondatore e oggi presidente di Cattleya: “Il mondo è molto interessato alla serialità italiana, in questi anni c’è un vero e proprio boom tanto da sfiorare la piena occupazione di chi ci lavora. Anche Romulus sarà un grande racconto che contamina i linguaggi di serie e cinema, in seguito anche a una ricerca filologica molto precisa per non cadere nei cliché dei soliti peplum”.

romulusMatteo Rovere sul set (foto: Francesca Fago/Sky)

Che il progetto sia ambizioso e allo stesso tempo molto rigoroso nella ricostruzione storica lo si comprende anche parlando coi responsabili della parte tecnica. La costumista Valentina Taviani, infatti, mostra le tuniche grezze che vestono i soldati e il resto della popolazione, tinte a mano in loco e in vari colori per differenziare i popoli di Alba Longa, di Velia o di Gavi: “Abbiamo appurato che all’epoca il telaio esisteva, ma mancavano per esempio colori come il blu, quindi ci siamo orientati sul rosso, sull’ocra, sulle terre“. Tutto (tranne gli elmi) è costruito appositamente per questa produzione, anche i cardiophilax, pettorine di metallo portate dai soldati come protezione all’altezza del cuore e ricostruite con l’aiuto degli archeologi. Pure le abitazioni sono state edificate da zero, utilizzando paglia e argilla sulla base del modello delle capanne villanoviane, come spiega lo scenografo Tonino Zera, che parla di due mesi di costruzione e una ventina di strutture in totale, fra cui il tempio di Vesta che domina il set da un’altura.

La sensazione è che tutti, pur su basi storiche più o meno definite, abbiamo dovuto inventarsi un immaginario estetico che prima era stato di rado portato sullo schermo, abituati come siamo a vedere rappresentata l’antica Roma attraverso il filtro dell’epoca imperiale. “Mi sono fatto affascinare dal tema antico ma senza approcciarlo in modo ideologico“, ribadisce Rovere. “Il cinema e la tv devono fare proprio un racconto immaginifico che abbia l’ambizione di portare lo spettatore in un universo molto lontano da lui, e oggi lo possiamo fare anche senza timore di passare attraverso i generi di intrattenimento“.

The post Romulus, le prime foto e i primi dettagli dal set della serie italiana appeared first on Wired.