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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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brand-news.it - 1 giorno 17 ore fa

Dopo un primo tentativo nel 2016, ai tempi dello sbarco in borsa della piattaforma di B2B marketing engagement, Adobe è riuscita ad acquisire Marketo.

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brand-news.it - 1 giorno 17 ore fa

Integral Ad Science e Snapchat hanno ufficializzato l’offerta di soluzioni per la misurazione di viewability e ad fraud per acquisti video in-app.

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brand-news.it - 1 giorno 17 ore fa

Dmexco 2018 è stato focalizzato sulla necessità per l’industria dell’advertising di essere più consapevole dei bisogni degli utenti

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wired.it - 1 giorno 18 ore fa

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Sul mercato americano fervono i preparativi per Halloween, in arrivo alla fine del mese prossimo, e di conseguenza si moltiplicano le offerte riguardanti i costumi più originali. Ma in questo contesto non mancano gli scivoloni e il più recente, che ha fatto molto parlare durante il weekend negli Stati Uniti, riguarda dei travestimenti ispirati a The Handmaid’s Tale. Il sito di ecommerce Yandy, infatti, aveva messo in commercio dei sexy costumi chiamati (per ragioni di copyright) “Brave Maiden Costume“, ma chiaramente ispirati alla produzione Hulu tratta dal romanzo di Margaret Atwood.

Mentre è molto frequente che alcuni personaggi di film e serie celebri vengano reinterpretati in chiave ammiccante proprio per ricorrenze come Halloween o Carnevale, in molti hanno fatto notare come questa versione sia profondamente contraria al messaggio stesso lanciato dalla serie tv. Le tuniche rosse con i paraocchi bianchi non hanno nulla di sexy, anzi sono il simbolo che più di tutti ribadisce l’oppressione delle donne costrette a divenire nelle mani degli uomini dei semplici strumenti di riproduzione. Proprio un tipo di sfruttamento del corpo a cui si allude in questi costumi osé.

No, I can't put a stop to it..@MGM or @HandmaidsOnHulu might say something; but, after appearing at so many protests, the outfit is out of the box by now. Not sure this version will sell many, however. Who exactly would wear it, and on what occasions? Anyway the shoes are wrong. https://t.co/18HeMONM9t

— Margaret E. Atwood (@MargaretAtwood) September 21, 2018

Dopo qualche ora di accese polemiche sui social, è arrivato un comunicato della Yandy che si scusa per il malinteso: nonostante l’azienda da sempre ribadisca l’invito alle proprie clienti di “essere fiere del proprio corpo da utilizzare come strumento di affermazione“, non era sua intenzione diffondere un “simbolo dell’oppressione femminile” ma anzi di “proporre un costume che era stato al centro di manifestazioni di protesta nei mesi scorsi“. Il capo di abbigliamento è stato comunque ritirato dal mercato. Ma, prendendo atto di ciò,  la stessa Atwood allude all’edizione 2017 degli Emmy, in cui si sono viste delle ballerine di tip tap travestite proprio da ancella: non è la prima volta, insomma, che quel costume viene usato in maniera commerciale.

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wired.it - 1 giorno 18 ore fa

sky1Il colosso americano della tv via cavo Comcast, azienda che vale 84,5 miliardi di dollari di fatturato e con oltre 153mila dipendenti (dati del 2017) e maggiore operatore del settore negli Stati Uniti, si aggiudica l’asta per acquisire la maggioranza di Sky, la più grande compagnia di pay tv del Regno Unito e tra i più importanti gruppi tv d’Europa. Comcast ha vinto un’asta all’ultimo rilancio contro un altro colosso americano dei servizi tv come la 21st Century Fox, che oggi possiede già il 39% di Sky.

Dovrebbe essere la parte finale della competizione cominciata già nel 2016, quando il gruppo Fox del tycoon Rupert Murdoch ha deciso di proporre l’acquisizione del 61% di Sky che ancora non deteneva.

Con l’asta chiusa in questi giorni, invece, sarà Comcast ad aggiudicarsi la proprietà della maggioranza del gruppo britannico, mettendo sul piatto un’offerta di 17,28 sterline per azione, contro le 15,67 proposte dalla Fox. Si calcola che con questa acquisizione il valore di Sky salga ora a 29,7 miliardi di sterline, pari circa a 35,6 miliardi di dollari.

Ma per arrivare alla conclusione dell’affare bisogna attendere ancora l’ufficializzazione dei dettagli, e soprattutto serviranno due settimane per avere il verdetto da parte degli azionisti di Sky.

Il meccanismo dell’asta non è la regola nell’ambito di acquisizioni di società azionarie così importanti, ma in questo caso si è reso necessario per dare un esito alla dura competizione ingaggiata dai due contendenti. Sky è un’azienda strategica in un panorama del mercato tv come quello attuale, dove crescono potere e influenza dei colossi dello streaming, come Amazon e Netflix. Specie per i suoi 23 milioni di abbonati. In Italia produce 2,9 miliardi di fatturato e ha 5 milioni di abbonati. L’acquisizione aprirebbe alla Comcast la porta dell’Europa, dove Sky propone oggi un’offerta di 72 canali in hd e 190 canali tematici.

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wired.it - 1 giorno 19 ore fa

Valerio Massimo Manfredi è uno dei divulgatori culturali più noti al pubblico italiano. Usiamo il termine “divulgatore” perché attraverso di lui, la cultura, si è espressa a più livelli: Manfredi, professore e archeologo, ha scritto saggi storici, sceneggiature per cinema e televisione; come presentatore tv ha condotto programmi come Stargate – Linea di confine, ed è autore di romanzi che hanno raggiunto oltre 15 milioni di lettori. Le sue opere più note riguardano due grandi personaggi dell’antichità, Ulisse, con la saga Il mio nome è Nessuno, e Alessandro Magno, con la saga Aléxandros.

foto da Wikipediafoto da Wikipedia


Quinto comandamento
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il suo ultimo romanzo, edito da Mondadori, e di cui Manfredi parlerà al Wired Next fest di Firenze dove sarà ospite il 30 settembre, racconta sempre una vicenda calata nella storia e il cui protagonista è un personaggio che per certi versi possiamo considerare eroico, solo che la storia raccontata qui è più recente di quella di Alessandro e Ulisse, poiché riguarda gli anni Sessanta del secolo scorso, quel momento delicato che vide l’emancipazione del Congo dal colonialismo belga e, contemporaneamente, l’emergere di disordini e violenze in cui alla sete di potere si sono mescolate le rivendicazioni razziali. Per quanto riguarda il protagonista, si tratta di un padre saveriano inviato come missionario in Congo che sarà costretto a impugnare, oltre che la croce, il fucile, e ad affiancare alla fede la violenza necessaria a salvare se stesso e il prossimo. Egli viene a contatto con le tribù locali, ne conosce i codici sociali che, a tratti, si applicano con violenze terribili e il sacrificio umano, diventa amico di Louis, un padre che abbandona la fede per l’amore, e vive quasi in presa diretta eventi terribili come l’omicidio di Patrice Lumumba, primo ministro congolese per pochi mesi, prima di venire ucciso, fatto a pezzi e disciolto nell’acido.

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Il padre Marco Giraldi del romanzo, è un personaggio realmente esistente. Come specifica Manfredi stesso, nella “nota dell’autore”, si tratta di un uomo che ha davvero vissuto in Congo in uno dei momenti più tragici della storia di questo Paese e che si è trovato costretto a prendere decisioni che stridevano con il suo ruolo di uomo di fede (e di pace). In un momento in cui tutti fuggivano, egli è rimasto e, insieme ad altri compagni raccolti per strada, ha messo insieme un gruppo chiamato Quinto comandamento. Un nome che nel lettore non può non evocare dilemmi fondamentali: è giusto “non uccidere” anche quando si rischia di essere uccisi e combattere è il solo modo di difendere i nostri cari?

Padre Marco Giraldi è un uomo che incarna il quinto comandamento e le contraddizioni in cui può incorrere nel corso della storia umana, segnata dalla violenza e dalle guerre. È interessante notare come rispetto alle sue saghe precedenti, Manfredi attui un processo inverso: anziché pescare dal passato remoto un personaggio leggendario per rendercelo accessibile, ne racconta uno del nostro tempo, ignoto ma la cui biografia ha le connotazioni avventurose e anche mitiche di un Ulisse o un Alessandro. Il risultato è simile, ci regala una vicenda densa di avventura e di tematiche attuali fin da quando esiste l’uomo, dove politica e religione, individualismo e storia si incontrano e si scontrano. E ci lascia con una nota positiva: gli eroi e l’avventura non appartengono solo al passato, ma a ogni tempo.

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wired.it - 1 giorno 19 ore fa

E se il tuo pupazzo preferito dell’infanzia potesse animarsi e camminare da solo, come un robot? No, non è un film horror, ma una delle mille possibilità legate all’ultima invenzione di un gruppo di scienziati di Yale: un tessuto hi tech che, applicato su un corpo come una sorta di fascetta, o una seconda pelle, può indurlo a muoversi a comando.

Il sistema, descritto nel dettaglio su Science Robotics, funziona bene sugli oggetti morbidi, che comprime e deforma in punti selezionati e cioè quelli necessari a stimolare un preciso movimento. Le sue applicazioni vanno ben oltre ai giocattoli: pensiamo infatti a come potrebbe rivoluzionare il mondo del wearable o aiutare, per esempio, nella locomozione. Nel video, ecco da vicino di cosa si tratta.

(Science)

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wired.it - 1 giorno 20 ore fa
 Carlos Gil/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)(foto: Carlos Gil/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Le parole più chiare le ha dette un vescovo, Nunzio Galantino segretario della Cei, che ha spiegato come gli sembri strano “che si parli di immigrati all’interno del decreto sicurezza”. Questo perché, a suo avviso, inserire il tema “lì dentro significa giudicare già l’immigrato per una sua condizione” e considerarlo “già un pericolo pubblico per il suo essere immigrato e non per i comportamenti che può avere”. Questo è il primo punto caldo del decretone immigrazione-sicurezza al vaglio del Consiglio dei ministri di oggi fra diversi dubbi del Colle. E non solo.

Si tratta anche del punto essenziale che priva del carattere emergenziale il decreto voluto da Matteo Salvini: i decreti-legge servono appunto ad affrontare situazioni d’urgenza. In Italia non esiste “un’emergenza immigrazione” ma il provvedimento capitalizza mesi di avvelenamento e dunque sembrerebbe proprio averlo, quel carattere. Dopo molto tempo di battage quotidiano, di lavoro scalmanato nella criminalizzazione dell’immigrato in quanto tale, arriva il passaggio che chiude il conto e alza il livello dello scontro. Passa ai fatti: “la pacchia è finita”. E gran parte dell’opinione pubblica, c’è da scommetterci, non aspettava altro. Ve li ricordate, no, i taxi del Mediterraneo? Il desiderio, non solo leghista, è stato esaudito: “Bene che non ci siamo più ong nel Mediterraneo” ha detto nei giorni scorsi l’altro vicepremier Luigi Di Maio. Tutto si tiene.

Ma il carattere di emergenza verrà giustificato, per così dire, anzitutto con l’obiettivo di “rafforzare i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica, con particolare riferimento alla minaccia del terrorismo”. Poi con lo scopo di “scongiurare il ricorso strumentale alla domanda di protezione internazionale” (ma si tratta di un’emergenza?) e di “garantire l’effettività dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione” (non dipende da un decreto-legge ma dagli accordi fra stati) e infine di “adottare norme in materia di revoca dello status di protezione internazionale in conseguenza dell’accertamento della commissione di gravi reati” (di nuovo, non un’emergenza).

Fuori dalla strategia generale i punti più scivolosi sono tre:
1) la soppressione della protezione umanitaria;
2) la sospensione della domanda d’asilo e la revoca dello status di rifugiato quando si viene condannati per certi reati;
3) la revoca della cittadinanza “per gli stranieri considerati una minaccia per la sicurezza nazionale”.

Sono tre passaggi deboli e rischiosi in termini di tenuta democratica e costituzionale. Il primo, per esempio, riduce eccessivamente le fattispecie per cui si può ottenere il permesso di soggiorno pur non vedendosi accettata la richiesta d’asilo: rimangono solo gravi motivi sanitari, sfruttamento lavorativo, calamità naturali ed episodi di alto valore civico. Ma in questo modo si chiude il principale canale di “regolarizzazione” degli stranieri già ristretto dopo una circolare d’inizio luglio a prefetti e commissioni territoriali di valutazione.

La protezione umanitaria viene al momento attivata per quelle persone che non hanno diritto allo status di rifugiato o alla protezione sussidiaria ma si ritiene abbiano appunto comunque diritto a una forma di tutela in virtù di condizioni specifiche di fragilità o legate al Paese d’origine: per avere un’idea, l’anno scorso in Italia sono state presentate 130mila domande di protezione internazionale. Di queste il 52% è stato respinto. Quanto a quelle approvate, nel 25% dei casi si è trattato di protezione umanitaria, nell’8% dello status di rifugiato, per un altro 8% di protezione sussidiaria e il restante 7% altri tipi di protezione.

La domanda parte da un presupposto: queste persone, cioè quel 25% a cui veniva riconosciuta protezione umanitaria, arriveranno comunque nel nostro Paese. Ponendo che solo una piccola parte di essi possano trovare tutela nelle nuove, strettissime maglie, che fine faranno gli altri? Rimpatriati, rinchiusi nei centri di identificazione regionali o cosa? Non basta una legge per cancellare il dato di realtà.

Sugli altri punti, pare esserci stata una parziale limatura. All’inizio la bozza prevedeva che la revoca del permesso di rifugiato potesse avvenire anche solo per i denunciati per reati come la violenza sessuale, lo spaccio di droga, la violenza a pubblico ufficiale che si articola in resistenza e oltraggio. Adesso pare che a chiudere ogni pratica ed espellere preventivamente lo straniero occorrerà una condanna, anche in secondo grado. Un modo molto parziale di rispettare il principio della presunzione d’innocenza, sempre meglio del disegno iniziale che non avrebbe mai varcato la soglia del Quirinale. Ancora meno sensata è l’ipotesi di revocare la richiesta o lo status già accordato anche in caso di condanne dei parenti. La responsabilità penale è personale e da questo genere di passaggi esce chiaramente lo schema colpevolista di fondo.

Rimane infine un forte dubbio sul progetto di revocare la cittadinanzaagli stranieri considerati una minaccia per la sicurezza nazionale”. E di farlo in modo automatico. Peccato che anzitutto occorrerebbe analizzare caso per caso e poi che la cittadinanza non possa mai essere revocata per ragioni politiche. Si può revocare, secondo la legge n.91 del 1992, quando si accetta un impiego pubblico o una carica pubblica da uno Stato o un ente pubblico estero o un ente internazionale non partecipato dall’Italia, prestando servizio militare per uno Stato estero o durante uno stato di guerra in certi casi specifici.

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