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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
Non solo news dal mondo Vittoria ma storie di branding, marketing e comunicazione online e offline.

wired.it - 3 giorni 18 ore fa
 Nasa Goddard)(foto: NASA Goddard)

Una missione unica nel suo genere. Stiamo parlando della cinese Chang’e 4 che per la prima volta in assoluto è diretta verso la faccia sempre nascosta della Luna. E che partirà il 7 dicembre 2018 alle nostre 19:30 – orario che in Cina corrisponde alle 2:30 di mattina dell’8 dicembre. La missione è ai blocchi di partenza e prenderà il volo dal centro spaziale di Xichang, chiamato anche Base 27, in provincia di Sichuan, nella Cina sud-occidentale. Chang’e 4 è frutto di un aggiornamento della cinese Chang’e 3, che nel 2013 ha effettuato il primo allunaggio dall’ultima missione, la sovietica Luna 24 nel 1976.

Se tutto procede come previsto, dopo 27 giorni di viaggio, Chang’e 4 prevede l’arrivo di un lander e di un rover nel bacino Polo Sud-Aitken, un cratere meteoritico di grandissime dimensioni, circa 2500 km di diametro, invisibile dalla Terra, nella faccia della Luna perennemente nascosta al nostro pianeta. Precisamente, la missione arriverà nel cratere Von Kármán. Il bacino Polo Sud-Aitken è il maggiore cratere da impatto sulla Luna e fra i più vasti del Sistema solare, motivo per cui risulta essere un punto di grande interesse per ottenere informazioni sulla formazione della Luna e dei pianeti. Non si sa quanto questo bacino sia antico, tuttavia, secondo le analisi delle missioni Apollo della Nasa, la formazione della maggior parte dei crateri sulla Luna risale a circa 3,9 miliardi di anni fa. Oggi gli scienziati studieranno se anche questo enorme cratere si è formato in quel periodo, così da poter confermare i modelli precedenti.

In generale, gli obiettivi della missione sono descritti in uno studio appena pubblicato su Planetary and Space Science. In particolare, Chang’e 4 studierà la superficie e la sotto-superficie lunare, dunque la geologia della Luna e degli strati interni sottostanti, con un’analisi della composizione mineralogica e topografica. Particolarmente interessanti saranno gli studi radioastronomici, che rileveranno le onde radio emesse da processi fisici nello Spazio, in una regione, come quella del retro lunare, libera da interferenze (quali quelle della ionosfera terrestre, delle aurore e le radio-frequenze prodotte dall’uomo). La missione, inoltre, analizzerà il vento solare, ovvero il flusso di particelle cariche provenienti dal Sole. Mentre un altro esperimento testerà la possibilità di far crescere delle piante sul territorio lunare, nonostante la gravità ridotta: l’agenzia di stampa cinese Xinhua, infatti, riporta che la missione porterà a bordo dei semi di piante e uova del baco da seta, per provarne la coltivazione.

Nessuna missione ha mai raggiunto la parte nascosta della Luna. Dalla Terra vediamo sempre la stessa faccia, circa una metà della superficie del nostro satellite. Questo avviene perché il tempo impiegato dalla Luna a ruotare su stessa è uguale a quello con cui gira intorno alla Terra. Tale fenomeno fa sì che anche riuscire ad arrivare sulla parte oscura non sia semplice, dato che per inviare informazioni da e per la Luna risulterebbe necessario avere una ulteriore sonda per trasmettere le comunicazioni dal lander alla Terra e viceversa. Ma la Cina ha ovviato a questo problema, dato che lo scorso 21 maggio 2018 ha inviato il satellite Queqiao, il satellite relay che rappresenterà un ponte per il passaggio delle informazioni fra la Terra e il lander.

Ancora non è iniziato il countdown per Chang’e 4 e già sappiamo cosa farà la prossima missione cinese Chang’e 5, che riporterà sulla Terra campioni di circa 2 kg prelevati dalle rocce della Luna. Insomma, l’esplorazione di cosa c’è nella parte nascosta della Luna sta per iniziare. Il sogno degli astronomi, come spiega su The Guardian Tamela Maciel dello Uk National Space Centre a Leicester, è quello di porre un radiotelescopio sulla parte nascosta della Luna, dove le interferenze radio sono minimizzate: con questo strumento, spiega la scienziata, potremmo essere in grado di rilevare oggetti celesti lontani e antichi nell’Universo. E Chang’e 4 è il primo passo per arrivare a questo risultato.

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wired.it - 3 giorni 18 ore fa


Waymo

Un servizio simile a quello di Uber, Lyft e delle altre app per prenotare un taxi, certo, ma fornito attraverso una flotta di automobili a guida autonoma. L’annuncio era stato dato lo scorso anno nel corso del Web Summit di Lisbona: Alphabet, l’azienda di Google al lavoro sulla produzione di veicoli capaci di spostarsi nel traffico senza la necessità di un conducente, aveva dichiarato che entro la fine del 2018 avrebbe lanciato un’app con la quale sarebbe stato possibile prenotare uno dei taxi a guida autonoma targato Waymo. E così è stato, giusto sullo scadere del tempo.

Proprio in questi giorni, nella città di Chandler, in Arizona, le auto di Waymo, prenotabili direttamente attraverso l’app ufficiale del servizio, hanno iniziato a trasportare i propri passeggeri all’interno di un’area di circa 200 chilometri quadrati, permettendo loro di spostarsi a bordo di un veicolo a guida autonoma. Certo, nonostante i proclami di Alphabet, il tutto conserva ancora il carattere di un puro test, come evidenzia l’edizione statunitense di Wired. Le persone attualmente abilitate a usufruire del servizio sono ancora le stesse circa 400 che avevano già preso parte negli scorsi 18 mesi ai precedenti test di casa Google, sempre a Chandler. Con l’unica variante che ora – diversamente dal passato – sono autorizzate a parlare dell’esperienza, ed eventualmente a portare con sé conoscenti e amici a bordo delle auto.

Waymo app

Altro dettaglio da segnalare, la presenza a bordo delle diverse automobili Waymo di un pilota umano di back-up. Almeno in questa prima fase del servizio, infatti, Alphabet ha deciso di dotare i suoi veicoli autonomi di un guidatore, che dovrà costantemente monitorare il comportamento del mezzo e intervenire in caso di malfunzionamenti o comportamenti al di fuori di quanto previsto. Insomma, il lancio dei taxi a guida autonoma sembra ancora soltanto molto, molto parziale. Eppure, in qualche modo, sembra segnare ufficialmente l’inizio di quella che potrebbe diventare la nuova era dei trasporti su gomma.

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wired.it - 3 giorni 19 ore fa
L'idea di Jovanotti
Jovanotti presenta le cartoline di ogni tappa
Il render del progetto Jova Beach Party
Il render del progetto Jova Beach Party
Il render del progetto Jova Beach Party
Elaborazioni e collage
Elaborazioni e collage
Elaborazioni e collage
Elaborazioni e collage
Elaborazioni e collage
Elaborazioni e collage
Schizzi di Jovanotti
Schizzi di Jovanotti

Jovanotti non stai mai fermo. La sua mente vola sempre oltre e non teme di rischiare. Così, dopo un tour negli stadi e nei palazzetti che ormai per lui sono ordinaria amministrazione, si è inventato qualcosa di diverso. Un approccio totalmente dinamico e multiforme, oltre che multicolore. Partendo dai 50 anni dello sbarco sulla Luna e dall’anniversario (sempre dei 50 anni) del mitico festival musicale di Woodstock che avverranno la prossima estate, ha messo assieme queste fondamentali tappe dell’umanità e ha pensato di portare sulla sabbia delle spiagge italiane (immaginando la sabbia lunare) il Jova Beach Party. Non un semplice concerto, non un semplice dj set ma una vero e propria festa che occuperà per un giorno intero le spiagge libere italiane di tutta Italia (saranno 14 più una cima montana). Musica, spettacoli, cibo, installazioni, dj set, la possibilità di sposarsi, aree bambini e tanti ospiti. Una mega festa in spiaggia che avrà come capo villaggio Jovanotti. Il pensiero di come sarà strutturato è già ben impresso nella mente dell’artista toscano, come si può notare nei numerosi schizzi e render presentati.

Il progetto è davvero ambizioso e stringe un rapporto con le amministrazioni locali per un evento che catalizzerà l’attenzione con suoni e luci fino a notte fonda. Non può mancare il fine ecologico: ed è qui che subentra la partnership con il WWF per salvaguardare mari e spiagge dall’invasione della plastica e dare un forte segnale che leghi le realtà balneari italiane: da Albenga a Ladispoli, da Olbia a Praia a Mare. Dopo Lorenzo negli stadi e nei palazzetti, arriva Lorenzo nelle spiagge, per farle diventare il vero ombelico del mondo per un giorno.

Le tappe del Jova Beach Party:
6 luglio – Lignano Sabbiadoro (Spiaggia Bell’Italia)
10 luglio – Rimini (Spiaggia Rimini Terme)
13 luglio – Castel Volturno (Spiaggia Lido Fiore Flava Beach)
16 luglio – Ladispoli (Spiaggia di Torre Flavia)
20 luglio – Barletta (Lungomare Pietro Mennea)
23 luglio – Olbia (Banchina Isola Bianca Molo Bonaria)
27 luglio – Albenga (Lungomare Cristoforo Colombo)
30 luglio – Viareggio (Spiaggia del Muraglione)
3 agosto – Lido di Fermo (Lungomare Fermano)
7 agosto – Praia a Mare (Lungomare Area Dino Beach)
10 agosto – Roccella Jonica (Area Natura Village Lungomare Lato Nord)
17 agosto – Vasto (Lungomare Duca degli Abruzzi)
24 agosto – Plan de Corones (Cima 2.275m)

Al calendario si aggiungeranno 2 tappe, in Basilicata il 13 agosto e nell’area Nord-Adriatico il 20 agosto.

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mymarketing.net - 3 giorni 20 ore fa

I genitori si sentono in colpa per la quantità di tempo che trascorrono online in presenza dei loro figli, e i bambini rimproverano i più adulti di passare troppo tempo “incollati” allo schermo di uno smartphone. Questo è l’assunto principale che emerge dall’ultima ricerca di Norton by Symantec (NASDAQ: SYMC) secondo la quale quasi 3 persone intervistate su 4 (73% in EMEA, il 74% in Italia) pensano che i genitori stiano dando un cattivo esempio ai propri figli passando troppo tempo online, e 3 su 10 (il 36% a europeo, il 32% in Italia) addirittura ammettono di essere stati sgridati dai figli per il loro comportamento.

Questi dati sottolineano come le famiglie di oggi siano ancora alla ricerca di un giusto equilibrio rispetto al tempo e alle modalità adottate nell’utilizzo delle nuove tecnologie e di Internet, in un mondo sempre più fluido e connesso.

  1. Metodologia di ricerca
  2. I risultati principali della ricerca My First Mobile
  3. Utili o nocivi?
  4. Le mutevoli regole della genitorialità tradizionale nel mondo digitale
  5. Alcuni suggerimenti pratici

Metodologia di ricerca

Svolta su un campione di quasi 7.000 risposte ricevute da genitori di ambo i sessi provenienti da 10 paesi in Europa e Medio Oriente (area EMEA), con bambini di età compresa tra i cinque e i sedici anni, la ricerca My First Device di Norton offre approfondimenti e spunti di riflessione sulle sfide affrontate dalla prima generazione di genitori cosiddetti “digital-first”, ovvero quelli con i figli che non hanno mai conosciuto un mondo senza smartphone e tablet. Sulla base dei risultati emersi, i genitori di oggi si affacciano a nuovi scenari rispetto alla corretta educazione in un mondo sempre più digitale e connesso, che mette in discussione metodologie e approcci su diversi temi, tra i quali l’età giusta in cui il loro bambino dovrebbe essere esposto allo schermo di un dispositivo mobile, o quale sia l’età più giusta per dotare un bambino del suo primo device personale. La ricerca esamina anche le abitudini personali in ambito digitale, e quali sono i potenziali effetti, positivi o negativi, sui figli.

“Essere genitori oggi non è semplice”, afferma Ida Setti, Direttore Commerciale Sud Europa Norton. “Le vecchie sfide finalizzate a convincere i bambini a mangiare più verdura e ortaggi, andare a letto in orario e fare i compiti sono ancora lì, ma ci sono nuove problematiche legate alla tecnologia che i genitori devono affrontare. A differenza dei loro figli, la maggior parte dei genitori di oggi non è cresciuta con dispositivi connessi come smartphone e tablet, e ciò lascia loro alle prese con la creazione e l’applicazione di nuove regole legate alla fruizione di contenuti su schermo.”

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I risultati principali della ricerca My First Mobile

La ricerca Norton fa emergere anche che gli smartphone sono il passatempo preferito da parte dei bambini (il 58% di media in EMEA, addirittura il 71% in Italia), rispetto ai tablet (50% media EMEA, 60% Italia), i videogiochi (40% media EMEA, 55% Italia), la televisione (40% EMEA, 63% Italia), i dolci e le caramelle (38% media EMEA, 63% in Italia) e il cosiddetto “cibo spazzatura” (30% EMEA, 37% in Italia). Inoltre, risulta evidente che i bambini passano più tempo davanti allo schermo di uno smartphone che a giocare all’aperto (2h e 35m di media ogni giorno contro 1h e 58m in media passati all’aperto), con più di un quarto dei genitori che afferma che i loro figli trascorrono online più tempo di loro stessi.

I bambini britannici sono quelli che passano più tempo davanti ai dispositivi mobili, quasi tre ore al giorno, seguiti dai bambini svedesi (2h e 47m di media) con i bambini italiani a 2h e 24m minuti (ultimi in questa classifica insieme ai bambini polacchi e spagnoli).


Utili o nocivi?

La metà dei genitori ritiene che la tecnologia mobile e i dispositivi mobili possano aiutare i propri figli nei processi di problem solving e apprendimento (51% in area EMEA, 42% in Italia), per la creatività (48%) e una maggiore felicità a livello generale (45%), con quasi i tre quarti (72% in EMEA, il 76% in Italia) che afferma che il fatto di avere cura di un dispositivo mobile personale, insegna ai bambini ad avere maggiore responsabilità in generale.

D’altro canto, gli stessi genitori sono preoccupati riguardo al potenziale impatto negativo dell’uso dei device: più della metà dei genitori (52% in area EMEA, il 54% in Italia) afferma che il tempo trascorso sullo schermo di un dispositivo mobile influisce negativamente sulla qualità del sonno dei propri figli. I genitori si preoccupano anche degli effetti dannosi che i dispositivi hanno sui livelli di energia corporea (42%), le capacità relazionali in ambito sociale (40%), e addirittura sulla salute mentale (37%).

E queste preoccupazioni sono legate anche all’età nella quale i bambini ricevono il primo dispositivo personale. Dalla ricerca Norton emerge che, nella media dei paesi EMEA, i bambini ricevono il primo device mobile personale a 9 anni, mentre in Italia a 10; al contempo, i genitori nella media EMEA pensano che l’età giusta sia 10 anni, in Italia i genitori sono convinti invece che sia ad 11 anni. Per citare il pensiero di uno dei padri dell’innovazione tecnologica, Bill Gates afferma che non esiste un’età specifica più idonea per affidare un device personale ad un bambino, ma lui personalmente regalerebbe uno smartphone al proprio figlio non prima dei 14 anni.

La maggior parte dei genitori cerca di far rispettare le regole relative alla fruizione dei contenuti digitali, ma ammettono anche che potrebbero essere loro stessi il peggior nemico, poiché sentono di non riuscire a creare buoni esempi per i loro figli. Un genitore su due (56%) afferma di trascorrere troppo tempo online e quasi la metà (49% in area EMEA, il 43% in Italia) si sente in colpa per il tempo trascorso a navigare sul web. Addirittura, un terzo dei genitori (36%) ammette che i propri figli li rimproverano per aver trascorso troppo tempo online o in orari inappropriati, e più della metà (57% nella media EMEA, 63% in Italia) sono preoccupati di dare un cattivo esempio ai bambini.

“I genitori, da un lato, intuiscono chiaramente i vantaggi potenziali offerti dai dispositivi mobili per i loro figli, dall’altro vogliono anche applicare procedure sane in relazione al tempo trascorso su schermo, perché si rendono anche conto degli effetti negativi che smartphone e tablet possono avere sul sonno e sulla salute mentale”, aggiunge Ida Setti. “Dovremmo essere consapevoli di quanto tempo trascorriamo online e affrontare il problema dell’eccessivo tempo che passiamo su uno schermo, e in questo senso i genitori dovrebbero possibilmente dare il buon esempio. Abbiamo scoperto che il 56% dei genitori ha già fissato orari o giorni specifici “senza tecnologia” in casa, momenti nei quali tutti sono tenuti ad essere lontani da ogni tipo di device digitale. E queste nuove abitudini offrono una grande opportunità per prendere meglio in considerazione il livello della nostra dipendenza dai dispositivi”.


Le mutevoli regole della genitorialità tradizionale nel mondo digitale

Di sicuro i genitori di oggi hanno bisogno di più supporto quando si tratta di impostare controlli e restrizioni, con quasi la metà (48% in area EMEA, il 49% in Italia) degli intervistati che afferma di voler fissare limiti maggiori e avere più influenza sui figli nell’utilizzo dei dispositivi connessi, ma molti non sanno come farlo, mentre il 64% dei genitori coinvolti nella ricerca in area EMEA (addirittura l’80% degli italiani) sentono l’esigenza di avere più consulenza e supporto, ed essere meglio indirizzati nel proteggere i loro figli online. Allo stesso tempo 1 genitore su 10 ammette di non aver stabilito alcuna regola per l’utilizzo dei dispositivi, affermando che i propri figli sono così esperti di tecnologia che sarebbero in grado di aggirare le regole.

È interessante notare che la ricerca ha anche rilevato un livello maggiore di severità tra i genitori più giovani (75%) e i genitori di bambini più piccoli (74%), rispetto ai genitori più anziani (59%) e quelli con bambini più grandi (53%). Oltre la metà dei genitori intervistati (59% in area EMEA, il 55% in Italia) consente al proprio figlio di andare online da solo nelle proprie camere da letto e oltre un terzo (35%) ammette che questa abitudine è valida anche per i bambini di età compresa tra i cinque e i sette anni.


Alcuni suggerimenti pratici

In base ai risultati della ricerca My First Device e l’esigenza espressa da molti genitori di avere maggiori indicazioni utili per comprendere i migliori usi e costumi relativi all’utilizzo dei dispositivi mobile da parte dei propri figli, Norton ha sviluppato una lista di suggerimenti pratici per aiutare tutti i genitori a districarsi al meglio nella gestione dei device:

  1. Stabilire regole e linee guida chiare da applicare in casa: queste possono includere l’impostazione di limiti per l’orario di utilizzo degli schermi, il tipo di contenuto al quale un bambino può accedere online, o il tono e il linguaggio appropriato da utilizzare in rete. Queste regole dovrebbero variare in base all’età, alla maturità e al livello di comprensione dei rischi che i bambini potrebbero incontrare online;
  2. Invitare i bambini ad accedere alla rete in spazi comuni: si tratta di trovare il giusto equilibrio per non far sentire i figli troppo controllati, e che non hanno bisogno di nascondersi per navigare in rete. Ciò aiuterà i genitori a rilassare la mente su quello che i figli stanno facendo in quel momento, e sapranno che possono venire da loro se sono confusi, spaventati o preoccupati da qualcosa che hanno visto o letto in rete.
  3. Stimolare e mantenere un costante e libero dialogo con i bambini in relazione alle esperienze vissute sulla rete, inclusi i casi in cui è possibile pensare a fenomeni di cyberbullismo. Per questo, può essere di aiuto consultare il sito dedicato di Norton Cyber Safety for Kids.
  4. Incoraggiare i bambini a pensare prima di cliccare: nel momento in cui visitano un sito online di video, o se ricevono un link da fonte ignota in un’email o mentre navigano sul web, è bene ricordare ai propri figli di non cliccare sui link, perché potrebbero essere portati su un sito di contenuti inappropriati. Cliccare su link relativi a fonti sconosciute, è la strada più semplice per farsi attaccare da virus o rivelare inconsapevolmente dati personali e informazioni di valore.
  5. Verificare contenuti potenzialmente dannosi: dai siti web alle app, ai giochi e alle community online, i figli hanno accesso a molti contenuti che possono influenzarli sia positivamente che negativamente. L’utilizzo di strumenti intelligenti per la sicurezza della famiglia online, nonché le impostazioni di sicurezza integrate nei browser, possono aiutare l’intero nucleo familiare a stare al sicuro.
  6. Discutere sempre sui rischi legati alla pubblicazione e condivisione di informazioni private, video e foto, specialmente sui social media.
  7. Diventare un modello positivo. I bambini imitano facilmente i comportamenti dei genitori, quindi è giusto educare attraverso l’esempio.
  8. Utilizzare un buon software di sicurezza, come Norton Security, per proteggere bambini e dispositivi da siti Web potenzialmente dannosi, virus, tentativi di phishing e altre minacce online progettate per rubare informazioni personali e finanziarie.

L'articolo I bambini preferiscono lo smartphone a videogiochi, TV e caramelle proviene da MyMarketing.net.

wired.it - 3 giorni 20 ore fa
Audi etron
Audi etron
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Audi etron
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Audi etron
Audi etron
Audi etron
Audi etron

Adu Dhabi – La casa dei quattro cerchi fa il suo esordio nei veicoli elettrici di serie. Il suv Audi e-tron a trazione integrale vanta due propulsori a batteria per un totale di 408 CV e uno spunto che non fa rimpiangere i modelli con motore termico grazie uno scatto da 0 a 100 km/h in 5,7 secondi. A stupire sono anche la velocità massima di 200 km/h, l’autonomia dichiarata di 400 Km (batteria da 95 kWh), e la compatibilità con le colonnine da 150 kW per la ricarica ultraveloce in grado d’assicurare in mezzora il 70-80% della disponibilità totale.

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Il feeling al volante è quello di una classica vettura della casa tedesca, senza compromessi in termini di fluidità o piacere di guida dettati dalla presenza dell’elettrico. In prevalenza il suv utilizza la trazione posteriore, un aspetto che durante le accelerazioni contribuisce ad una sensazione di maggiore reattività. Sette invece le modalità di marcia disponibili tra cui Sport e Offroad.

Il consumo della batteria è elevato solo in autostrada, in città e sul terreno misto il comportamento è lineare ed è notevole la capacità di ricarica in discesa e durante la frenata. Il modello e-tron decide in base al diverso tipo di situazione se decelerare mediante i motori elettrici, i freni meccanici o la combinazione dei due.

Il recupero dell’energia avviene anche quando è rilasciato l’acceleratore, il passaggio dalla frenata elettrica (utilizzata nella maggior parte dei casi) a quella idraulica tradizionale (impiegata nelle emergenze) è fluido e senza stacchi. Nella prova su sterrato, in particolare noi ci siamo cimentati nel deserto degli Emirati Arabi, la vettura riesce a dare il meglio di sé anche grazie ai sistemi d’assistenza alla guida, slittando solo in parte anche sulla sabbia, senza perdere la traiettoria e rimanendo incastrata solo in parecchi centimetri di sabbia.

Come accade con i veicoli elettrici, l’aerodinamica è ispirata alla massima efficienza per ottimizzare la carica delle batterie, ma è facilmente riconoscibile il design della casa, un’impronta che in ambito suv in Italia continua a riscuotere molto successo in diverse fasce di pubblico: giovani, famiglie e appassionati di motori.

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Per ottenere il miglior coefficiente aerodinamico possibile (Cx di 0,27) Audi ha utilizzato parecchie soluzioni tech: specchietti esterni virtuali, prese d’aria regolabili con canali per il raffreddamento dei freni anteriori, sospensioni pneumatiche adattive con assetto variabile in funzione della velocità, cerchi in lega 19 pollici con aerodinamica ottimizzati, pneumatici 255/55 della ridotta resistenza al rotolamento e un sottoscocca con piastra in alluminio specifica per la protezione della batteria ad alta tensione.

La scelta di optare per delle telecamere (opzionali) al posto degli specchietti e offrire all’interno dei piccoli monitor, in continuità con il cruscotto digitale e l’ampio display touch, è innovativa e coraggiosa. Dal punto di vista pratico però è necessario durante la guida abituarsi a nuovi movimenti della testa a scapito di quelli costruiti con gli anni con gli specchietti tradizionali, un’impresa non facile.

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Noi durante la prova nell’indisciplinato traffico di Abu Dhabi, in alcuni casi abbiamo avuto qualche problema con questi specchietti, ma crediamo che più che altro sia una questione di abitudine e che questo tipo d’applicazione possa veramente diventare il futuro. È necessario anche posizionare attentamente il sedile per fare in modo che con la classica posizione delle mani sul volante alle “dieci e dieci” il braccio non copra il video della telecamera dello specchietto.

La capacità di catturare immagini perfette anche in condizioni di scarsa visibilità e la possibilità (in futuro) di veicolare tramite questo display sostitutivo dello specchietto anche segnali di pericolo, sono invece a nostro parere dei segnali incoraggianti e delle potenzialità enormi per il futuro.

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Notevole lo spazio all’interno dell’abitacolo, ma soprattutto nel bagagliaio (660 litri di capacità di carico complessiva), un aspetto che rende questo suv la vettura ideale per famiglie o per chi di solito si muove con un carico ingombrante, come per esempio una bicicletta o un passeggino.

L’offerta Ready for e-tron nata dalla collaborazione con Enel X è pensata per facilitare il passaggio (solitamente drammatico per l’automobilista italiano) alla mobilità elettrica. Il pacchetto è un’opzione a listino gratuita ed include un sopralluogo domestico, la consulenza per l’aumento della potenza elettrica dell’impianto di casa, la predisposizione del sistema di ricarica e dell’accesso alla rete pubblica Enel X, oltre a un bonus gratuito di 3.300 kW d’energia in due anni.

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In prevendita da gennaio, il suv e-tron avrà un prezzo di 83.930 euro che, considerato l’attuale panorama delle colonnine di ricarica in Italia, ne fa un’auto non proprio abbordabile. Riguardo all’utilizzo però, senza entrare nei soliti discorsi sui massimi sistemi della mobilità elettrica fatti più volte, prevediamo che la situazione possa cambiare a breve perché ormai su questo fronte sono tanti gli attori che si muovono anche nella nostro Penisola. Nel complesso Audi è riuscita a realizzare con il suv e-tron un’auto elettrica per tutta la famiglia, divertente da guidare, adatta al fuoristrada e alle situazioni limite, con tutte le caratteristiche richieste del segmento premium, dal design alla tecnologia, passando per stile e prestazioni.

 

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wired.it - 3 giorni 20 ore fa
 Chesnot/Getty Images)(Foto: Chesnot/Getty Images)

Un’esercitazione sulla pubblicazione degli annunci pubblicitari si è trasformata in un costoso affare per Google. Nei giorni scorsi un dipendente dell’azienda ha erroneamente mandato online per 45 minuti un semplice rettangolo giallo al posto delle vere inserzioni che erano state commissionate al gigante di Mountain View.

Mentre stava imparando a gestire il servizio di acquisto e programmazione delle inserzioni, il giovane non si sarebbe reso conto di non essere più in ambiente di test ma in quello di mercato, e ha realmente piazzato ordini di inserzioni a prezzi dieci volte superiori rispetto a quelli di mercato, occupandoli con un rettangolo vuoto.

Secondo quanto riporta il Financial Times, l’incidente potrebbe costare a Google quasi 10 milioni di dollari, da pagare a quanti avrebbero acquistato quell’annuncio fasullo pubblicato negli Stati Uniti e in Australia nella giornata di ieri. “Onoreremo i pagamenti agli editori per qualsiasi annuncio acquistato e stiamo lavorando duramente per mettere in atto misure di salvaguardia per garantire che ciò non accada di nuovo”, ha dichiarato un portavoce di Google.

Non si sa quale sarà la sorte del povero impiegato, ma di certo non ha scelto proprio il modo migliore di mettersi in mostra all’interno di una delle compagnie più importanti al mondo.

Ma quello di Google non è certo il primo caso di “errori” costati cari. Il 25 novembre scorso, per esempio, un bancomat di Bank of America nella contea di Harris, in Texas, ha iniziato a erogare banconote da 100 dollari anziché da 10 a causa di un errore di programmazione. Un affare per chi ha deciso di prelevare quel giorno, ma un po’ meno per la banca.

Più in generale, però, tra gli errori aziendali più costosi ci sono quelli che riguardano le strategie di comunicazione. Persino da parte dei vertici stessi dell’azienda. Tra quelli recenti si potrebbe citare il caso del tweet incriminato con cui Elon Musk annunciava ai suoi followers il delisting di Tesla dalla borsa americana. In quel caso forse non si può parlare di errore, ma senza dubbio Musk non prevedeva che quei 120 caratteri gli sarebbero costati 40 milioni di multa da parte delle autorità.

Sempre in ambito di comunicazione, è di poche settimane fa il caso della maison Dolce&Gabbana che ha quasi portato a un incidente diplomatico con la Cina per via di uno spot in cui una ragazza cinese prova con difficoltà a mangiare alcuni piatti tipici italiani con le bacchette. Il brand è stato accusato di razzismo e le autorità cinesi hanno imposto il blocco delle vendite dei prodotti a marchio Dolce&Gabbana sui principali siti di ecommerce del Paese. Di certo il boicottaggio dei loro prodotti in un mercato come quello cinese non ha giovato alla compagnia.

Anche i social network sono stati protagonisti di alcune mosse aziendali non proprio da manuale. Risale al 2012 il caso di Ferrovie dello Stato, ad esempio, che dopo molte lamentele da parte dei viaggiatori ha deciso di invitare alcuni blogger a pubblicare le loro reazioni dopo una giornata trascorsa sui treni. La società lanciò così l’hashtag #meetFs, che in poco tempo raccolse moltissimi messaggi che accusavano la società di fornire un servizi quantomeno problematici. In questo caso forse la società di trasporti avrebbe potuto prevederlo.

Stessa sorte è toccata a McDonald’s, che con l’hashtag #McDStories voleva raccontare le esperienze vissute dai clienti nei loro ristoranti e promuovere contenuti video su ingredienti e preparazione dei famosi panini, e si è invece ritrovato inondato da messaggi di insulti e di critiche.

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wired.it - 3 giorni 20 ore fa

L’ultima stagione di Game of Thrones continua ad avvicinarsi. E così Hbo ha appena diffuso il teaser ufficiale dell’ottava e conclusiva stagione. L’appuntamento è fissato per aprile 2019, ma il breve video non rivela molto di più rispetto a quanto già sappiamo. Le immagini infatti raccontano lo scontro tra ghiaccio e fuoco, rappresentato sulla mappa che Daenerys e Stannis hanno consultato a Dragonstone, con le grandi casate rimaste prese nel mezzo: il lupo degli Stark e il drago dei Targaryen cristallizzati dal ghiaccio degli Estranei, il leone dei Lannister incendiato dal fuoco dei draghi.

Nulla di nuovo rispetto al precedente teaser, dove si faceva un riassunto degli snodi più significativi che avevano portato all’attuale status quo delle vicende dei Sette Regni. Non ci resta che dire: la primavera sta arrivando.

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wired.it - 3 giorni 21 ore fa
Cristiano Ronaldo (LaPresse)Cristiano Ronaldo (LaPresse)

Nel 2018, in Italia, il tweet che in assoluto ha ricevuto più like e ricondivisioni è stato quello di Cristiano Ronaldo in occasione della presentazione del calciatore come nuova stella della Juventus.

Forza Juve! #FinoAllaFine pic.twitter.com/bBZ5VWdEWX

— Cristiano Ronaldo (@Cristiano) 16 luglio 2018

Il post ha guadagnato il primato su Twitter grazie al forte seguito della superstar del calcio e al legame con il passaggio di Cr7 alla Juventus, uno dei momenti più acclamati nel mondo calcistico globale.

In generale è quello di YouTube il profilo più citato su Twitter in Italia nel 2018. Non sorprende poiché è risaputo che molti utenti abbiano collegato il profilo di Twitter a quello della piattaforma di condivisione video. Ogni volta che si mette un “mi piace” su YouTube automaticamente Twitter crea un tweet sul proprio profilo che dice “mi è piaciuto il video…”, citando in automatico il sito della galassia Google. Una funzione che spiega il picco.

Al secondo posto il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini: 28.500 tweet, 928mila follower, numeri costruiti da un team di comunicazione che gestisce i social e fa capo alla figura di Luca Morisi. Al terzo posto gli One Direction. Nel complesso la top ten è affollata di politica: vi rientrano anche i profili di Luigi Di Maio, Matteo Renzi e del Pd.

top10 profili Twitter citati in italia. top10 profili Twitter citati in Italia.

Andando più nel dettaglio di queste top 10 notiamo come nella categoria sport le prime tre posizioni siano occupate dalle squadre con più seguito ossia Juventus, Inter e Milan. Il quarto posto se lo aggiudica Maurizio Pistocchi, noto giornalista sportivo più attivo sul social dei cinguettii di Cristiano Ronaldo.

Per la politica i nomi di Salvini e Di Maio alle prime posizioni sono il frutto della loro forte presenza sui social. In classifica prendono posto anche il deputato della Lega Claudio Borghi, l’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda e l’economista Antonio Rinaldi, molto attivi sui social e spesso citati nei tweet degli utenti.

Nella top 10 dell’intrattenimento spiccano ben due profili legati alla boyband coreana Bts. È loro il profilo più seguito dell’anno a livello globale su Twitter. Hanno battuto anche star come Lady Gaga e Ariana Grande. La band k-pop ha spopolato a livello mondiale tanto da entrare nei trend topic anche qui in Italia, sia con l’hashtag dedicato sia col profilo ufficiale e con quello della fan-base italiana.

Per gli hashtag più twittati il discorso è simile a quello dei profili per quanto riguarda la seconda e terza posizione. Infatti troviamo #salvini al secondo posto e al terzo #directioners. Al primo posto svetta #amici17, a dimostarazione di quanto la fan-base del programma sia parecchio attiva sul social.

top 10 hashtag twittati in Italia

A livello mondiale i primi due hashtag più diffusi sono di servizio: #nowplaying seguito da #newprofilepic. Sono usati più o meno da tutti gli utenti per avvisare i propri contatti delle loro azioni quotidiane. Risultano quindi usati frequentemente da un numero elevato di persone. È il terzo posto a stupire: #bbb18 è l’hashtag di riferimento per la versione brasiliana del Grande fratello.

Twitter ha registrato un record di cinguetii il 25 febbraio in occasione della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali. Altro dato interessante è relativo alla condivisione delle gif sul social network. Fino ad oggi ne sono stati condivisi più di 500 milioni con una media di 1,6 milioni al giorno, quindi circa 100 al minuto.

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