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wired.it - 5 ore 51 min fa
Un match della Bundesliga tedesca (foto: Friso Gentsch/picture alliance via Getty Images)

di Daniela De Lorenzo

Durante le scorse settimane le finali di Champions League e di Europa League hanno portato circa 132000 tifosi a occupare i posti del Wanda Metropolitano a Madrid e dello stadio Olimpico di Baku, quasi tutti in trasferta dalla Gran Bretagna. I fan del Liverpool e del Chelsea hanno potuto esultare anche grazie alla diretta tv, dove la Champions ha registrato – solo in Italia – 5 milioni di spettatori e televisioni accese.

E più recentemente, stiamo vivendo le giornate dei Mondiali femminili, in cui il calcio delle ragazze azzurre sta suscitando una sempre maggiore attenzione del pubblico.

Il 42,7 % della popolazione mondiale si interessa al calcio: gli ultimi Mondiali di calcio – maschile – sono stati visti da oltre 3,5 miliardi di persone. Ma tra le statistiche e percentuali raccolte non è ancora stato stabilito con precisione l’impatto ambientale sull’ecosistema locale e globale di questo sport. Una valutazione standardizzata dell’impatto dello sport sull’ambiente è difficile da poter determinare per via dei diversi fattori e criteri che possono variare da evento a evento, e anche perché spesso i dati relativi all’impatto ambientale non vengono raccolti.

Uno degli approcci più comunemente utilizzati per definire l’impatto ambientale di qualcosa è l’analisi della sua impronta ecologica (ecological footprint): essa stabilisce un’area speculativa del mondo che sarebbe necessario reintegrare per sopperire all’energia totale e alle risorse consumate dal dato evento (o individuo). Nel caso dei mega-eventi calcistici, quest’energia riguarda tutte quelle attività che avvengono nel suo perimetro, dall’erogazione di bibite, al check dei biglietti, al riscaldamento, all’illuminazione. Uno dei pochi esempi di questo calcolo nel mondo del calcio risale alla  finale della lega britannica del 2004 al Millennium Stadium di Cardiff, che in termini di impronta ecologica consumò circa 3000 acri di terra.

Le linee guida internazionali

Già nel 2013 la Fifa aveva sviluppato delle direttive – i Green Goals – per l’organizzazione e la pianificazione di eventi sportivi più verdi. Più recentemente, lo scorso aprile il Comitato olimpico internazionale (Ioc) ha condiviso le nuove linee guida per pratiche di approvvigionamento più sostenibili. Patrick Gasser, direttore della Responsabilità sociale alla Uefa, constatata la crisi ambientale in cui ci troviamo attualmente, ha affermato che l’organizzazione del calcio europeo deve tentare di “fare leva sull’ottica della sostenibilità attraverso le 55 associazioni nazionali”.

Nei processi di valutazione delle candidature per l’organizzazione di eventi sportivi dell’Uefa, già da qualche anno vigono dei criteri di sostenibilità per favorire la messa in atto di eventi con il più basso impatto ambientale possibile. Tuttavia, questi criteri non risultano determinanti: per i mondiali femminili in corso, anzi, l’Italia era stato l’unico paese a proporre un Mondiale a impatto zero, ma la Uefa ha comunque deciso di premiare la candidatura della Francia.

Come spesso accade, inoltre, in assenza di meccanismi di applicazione giuridicamente vincolanti, i progressi in qualsiasi ambito in questo settore sono fortemente rallentati e lasciati al volere dei singoli. Tuttavia, come affermato da Michelle Lemaitre, direttrice della Sostenibilità della Ioc, le considerazioni di natura ambientale non sono più soltanto un’opzione, ma l’unico modo per crescere economicamente.

A misura di stadio

Non è necessario pensare a eventi sportivi di grande portata: la lotta al cambiamento climatico può infatti essere fatta di stadio in stadio, portando vantaggi – appunto – anche economici. La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa si occupa di indagare i processi di smaltimento dei rifiuti e di utilizzo energetico di sette impianti in Europa, attraverso il progetto Tackle promosso dalla Commissione europea. Tra gli obbiettivi, vi è il miglioramento della gestione ambientale degli incontri di calcio.

La raccolta dati ha portato a interessanti scoperte a riguardo dei consumi e sprechi negli stadi italiani: tra gli altri, i ricercatori si sono interessati dello Stadio Ferraris di Genova, dell’Olimpico di Roma e del Mapei di Sassuolo. Tiberio Daddi, assistente dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna e coordinatore del progetto, è riuscito a tracciarne i consumi: all’anno uno stadio consuma 8 milioni di chilowattora di elettricità (l’equivalente dell’uso energetico di 2500 famiglie) e 100mila metri quadri di acqua. È stato inoltre stimato che in media, una partita di calcio in Europa, genera 0,8 kg di rifiuti per spettatore. Tenendo conto di tutte le partite organizzate dalle associazioni calcistiche nazionali europee, la produzione complessiva di rifiuti è stimata in 750mila tonnellate all’anno.

Gli sprechi riguardano anche il cibo: si parla tra i 1000 e 1500 pasti che vengono preparati e gettati per ogni partita professionistica. Un efficientamento energetico e delle politiche di circolarità economica possono diminuire nettamente i costi legati all’approvvigionamento di risorse, nonché gli sprechi.

In Italia al momento, stadi che ospitano partite della serie B e club associati alla Lega B si stanno dedicando alla riqualificazione energetica delle infrastrutture attraverso il programma B Futura, che si occupa dell’ammodernamento delle strutture in un’ottica più green. Si discute da tempo il futuro dello Stadio della As Roma, e di altri stadi pronti ad essere costruiti nei prossimi anni in diverse città italiane. È bene ricordare, dunque, che per essere stadi di nuova generazione e al passo coi tempi dovranno esserlo innanzitutto in un’ottica ambientale: sarà cioè essenziale che includano sistemi smart per la riduzione del consumo energetico, utilizzando di energia alternativa, design bioclimatico e sistemi di mobilità elettrica.

Fare squadra

La Figc sta promuovendo il progetto Tackle, e ha fatto sapere di un forte interesse da parte di molte squadre e strutture sul territorio italiano. “Cinque anni fa il problema principale era l’accessibilità allo stadio, nell’ultimo periodo è stata la questione dell’inclusione sociale e la lotta alla xenofobia; adesso il mondo del calcio ha iniziato a comprendere il valore di includere la questione ambientale tra le sue priorità” dice Cristina Blasetti, nel team della Responsabilità sociale e sviluppo dell’organismo che governa il calcio italiano.

Come gli stadi, anche le stesse squadre possono decidere di adottare delle politiche interne più eco-sostenibili, anche e soprattutto per sensibilizzare il loro bacino d’utenza. Il calcio è uno dei più grandi opinion maker della società, e i calciatori e le squadre hanno un vasto potere di influenza sui loro tifosi: tra le azioni più recenti in tal senso c’è quella del Cagliari calcio, che ha lanciato un’iniziativa per bandire la plastica durante le sue partite, per far percepire l’impatto sul territorio locale. Di fatto, nel mondo del calcio i tifosi sono dei giocatori chiave da far scendere in campo.

Tifosi di smog

Nel 2016 la Juventus era stata l’unica squadra a effettuare una valutazione del ciclo di vita di una partita di calcio (analisi Lca). In questo caso era emerso che la mobilità dei propri tifosi era uno delle principali cause di inquinamento, se non il più grande driver dell’impronta ecologica di un evento sportivo.

Le scelte di viaggio dei visitatori e tifosi, che sia in trasferta o in casa, spesso necessitano l’utilizzo di mezzi di trasporto ad alto impatto ambientale. Allo stesso tempo, non si hanno molti incentivi o possibilità di poter utilizzare mezzi pubblici o pullman che utilizzano energie alternative o meno inquinanti. Lo studio di Tackle ha messo in conto anche questo, misurando la consapevolezza ambientale dei tifosi. “Abbiamo cercato di compiere analisi dei comportamenti attraverso dei questionari, chiedendo ai tifosi soprattutto cosa pensassero della questione della mobilità” continua Tiberio Daddi. “Dobbiamo capire cosa può sensibilizzarli: se lo sia usare dei testimonial, se aggiungere dei messaggi sui biglietti, o quant’altro”.

Politiche da politici

Tra i punti evidenziati da Daddi, c’è la necessità di implementare cambiamenti a 360 gradi attraverso il poco discusso Green Procurement, ovvero quelle regolamentazioni giuridiche incluse negli statuti delle organizzazioni per l’acquisto di prodotti, servizi e opere che contribuiscono a proteggere l’ambiente. Un problema evidenziato infatti è la catena di acquisti che gli stadi e squadre devono effettuare, appaltati a fornitori esterni che spesso non sono abituati a fornire alternative verdi. Se questi criteri fossero inclusi negli statuti e gare di appalto, i fornitori potrebbero fare in modo di garantire dei servizi più eco-compatibili, perché – come menzionato dalla project manager dello Stadio di Stoccolma, Annica Skanderbeck – ogni parte interessata e fornitore ha le sue priorità e i suoi interessi economici.

Un altro punto chiave, soprattutto in Italia, è la necessità di coinvolgere e dialogare con le amministrazioni locali soprattutto per quanto riguarda l’appena citata questione legata alla mobilità cittadina. La maggior parte degli stadi in Italia non è infatti operata dai club, ma dalle amministrazioni, che a ogni cambio di valzer elettorale hanno il potere di abrogare o portare avanti politiche più verdi sulla città, sui cittadini e anche sugli stadi.

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brand-news.it - 11 ore 59 min fa

Il metro di valutazione di giurie e presidenti ha premiato con i Grand Prix per le tre categorie Craft – Film, Industry e Digital – rispettivamente i lavori del New York Times (Final Cut e Droga 5), Nike (Momentum Worldwide) e Carlings (Virtue Copenhagen).

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wired.it - 18 ore 52 min fa
twtin peaks

Sono moltissimi i luoghi e i simboli rimasti nella memoria dei fan di Twin Peaks. La mitica serie tv degli anni Novanta, creata da David Lynch, ha lasciato il segno grazie al suo immaginario misterioso e allucinato: dal Great Northern Hotel dove alloggiava l’agente dell’Fbi Dale Cooper al Double R Diner dove gustare la crostata di ciliegie e una “dannata tazza di buon caffè“, o ancora la Loggia nera coi suoi tendaggi rossi e i pavimenti optical. Ma c’è un altro luogo in particolare che, seppur in qualche modo secondario, ha segnato i destini della serie e che in questi giorni torna alla ribalta della cronaca.

Stiamo parlando della scuola superiore della città, ovvero il luogo in cui la maggior parte dei personaggi più giovani viene a sapere della morte di Laura Palmer, avvenimento che dà il via a tutta la vicenda. A ospitare le telecamere della serie è stato all’epoca il liceo di Mount Si a Snoqualmie nello stato di Washington. Ora però l’edificio scolastico ha chiuso i battenti: le aule sono state infatti definitivamente abbandonate lo scorso 14 giugno e le operazioni di demolizione inizieranno in via ufficiale il prossimo 5 luglio.

The location for Twin Peaks high school closes today. Demolition begins soon. So grateful to have spent time here over the years — and over the moon that I got to access some out-of-reach places thanks to the generous @grrlskout. Rest In Peace, red lockers. See you in my dreams. pic.twitter.com/D9clijGpg0

— Courtenay Stallings (@CourtenayCal) June 14, 2019

Today is the last day of #TwinPeaks High School. It’s doors will shut soon and demolition begins July 5th. Here are a few pictures taken during its final hours by @grrlskout. Thank you for sharing, this high school will live on forever in our memories. So will Norma and Ed. pic.twitter.com/eY4UqUmUrr

— Aaron Cohen (@ImoveCar) June 14, 2019

In questi giorni i fan si stanno riversando nella scuola per scattare le ultime fotografie: come si può vedere i corridoi, le aule e gli armadietti sono rimasti praticamente identici a come li aveva ritratti Lynch in Twin Peaks. Inoltre nei bagni si può ancora vedere il cuore che incornicia i nomi di Ed e Norma, una delle coppie più sentimentali nella storia della serie. E con la demolizione della Twin Peaks High giunge a conclusione anche un’intera epoca, che si era tentato di recuperare con la stagione revival trasmessa nel 2017.

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brand-news.it - 19 ore 36 min fa

In occasione della Pride Parade, M&C Saatchi ha creato una linea di farmaci ad alto tasso di provocazione. Lesbotan, Gayspirina, Bisexicillina, Trans Effect, Queerenol, Intersexen: questi i nomi delle 6 medicine che verranno distribuite durante la parata. Il vero contenuto delle confezioni? Delle ottime caramelle, ma, soprattutto, un messaggio importante: l’unica malattia da curare davvero...

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wired.it - 20 ore 5 min fa
5G (Getty Images)5G (Getty Images)

“Prima di Huawei, non c’era mai stata una tale discussione sui temi della sicurezza informatica in Europa, noi l’abbiamo catalizzata”. Per Mika Lauhde, vice presidente per la sicurezza informatica di Huawei in Europa, la diffidenza nei confronti del colosso cinese è anche un’opportunità di confronto, in un percorso volto al rafforzamento delle infrastrutture per le telecomunicazioni. O almeno questo è il messaggio che è stato fatto passare durante un incontro nella sede dell’azienda a Bruxelles, dove è stato presentato alla stampa il primo Libro bianco di Huawei sulle reti 5G.

In realtà il rapporto in questione non è nuovo, ed è in circolazione da marzo. Ma ripetere giova, soprattutto quando l’occasione serve anche a presentare un canale YouTube rivolto ai bambini, oltre al nuovo sito web esclusivamente pensato per l’Europa. La strada per Osaka – questo il nome dell’evento trasmesso in streaming su Twitter – è comunque lastricata di buone intenzioni, e punta ad abbattere la diffidenza europea verso le tecnologie asiatiche, a lungo alimentata dagli Stati Uniti.

Non è strano che il colosso cinese faccia la corte al Vecchio Continente, soprattutto nel momento in cui la sua credibilità viene continuamente messa in discussione da Washington. Meno di un giorno fa, l’ambasciatore statunitense alla Commissione Europea, Gordon Sondland, ha dichiarato in un’intervista a Euractive: “L’America non può stringere legami forti su sicurezza, intelligence e tecnologia, con l’Europa, a meno che l’Ue non tagli i legami con il gigante tecnologico cinese Huawei e abbracci ‘l’industria occidentale delle telecomunicazioni’”. Una posizione assolutamente chiara, e in linea con la politica di boicottaggio delle tecnologie asiatiche da parte dell’amministrazione Trump, da anni impegnata a denunciarne il collegamento con il governo di Pechino.

https://twitter.com/HuaweiEU/status/1140935196440715264

Ma indirettamente, Lauhde risponde proprio a quanti accusano l’azienda di voler controllare le reti 5G per poterle in qualche modo spiare: “Non siamo noi a gestire la rete ma gli operatori, che ne mantengono il controllo”, e prosegue: “I nostri tecnici non sono all’interno: noi forniamo componenti e apparecchi tecnologici e siamo lì se serve aiutare per l’implementazione. Nessuno è in grado di utilizzare questi strumenti per acquisire informazioni, che venga dall’est o dall’ovest”. Così ogni accusa è respinta al mittente, i cui allarmi sono giudicati più come uno strumento di condizionamento commerciale, “assolutamente normale nel contesto di una corsa tecnologica”.

Ma ad avere la peggio finora è stata proprio Huawei, che prevede di perdere 30 miliardi di dollari di entrate nei prossimi due anni a causa della messa al bando imposta dal governo nordamericano. “Ci sono sempre stati problemi in questo ambito, e sempre ne avremo. Personalmente sono deluso del fatto che, per la prima volta, privacy e cybersecurity siano state utilizzate come strumenti di una disputa commerciale”, precisa Lauhde. “Ma saremo in grado di compensare queste perdite, che non possiamo negare di aver subito, facendo uno sforzo maggiore con l’esportazione dei processori e la realizzazione di un nuovo sistema operativo”, e conclude: “Siamo stati colpiti dai danni collaterali di una disputa tra Stati Uniti e Cina, ma non l’abbiamo iniziata noi, e di certo non saremo noi a chiuderla”.

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wired.it - 1 giorno 2 ore fa
Controlla destinatario foto WhatsApp(Foto: Smartdroid)

Inviare una foto al contatto sbagliato su WhatsApp è una delle più classiche figuracce in cui tutti, prima o dopo, siamo incappati. Se per gattini e panorami poco importa, il risultato può diventare imbarazzante se non catastrofico con immagini che dovevano rimanere private e che invece, ahi noi, sono state mandate a un parente stretto o addirittura al nostro capo.

Spesso si prende coscienza dell’errore quando è troppo tardi per cancellare l’invio e il destinatario ha già ben visualizzato (e magari inoltrato a tutta la rubrica). Di certo l’interfaccia di WhatsApp non aiuta in questo dato che il nome non è visibile, ma solo la miniatura della foto profilo. Spesso la connessione non perfetta aiuta a bloccare sul nascere un cataclisma social, ma non si è sempre così fortunati.

Come anticipato dal sito tedesco Smartdroid sembra che in fase di test su alcune versioni di WhatsApp Beta ci sia un sostanziale cambiamento che fa approdare sull’app una doppia conferma per evitare di sbagliare destinatario.

Come funziona? Quando si fa tap sulla graffetta e appare la maschera della foto scelta che si può modificare, ritagliare, ruotare, addobbare con scritte ed emoji, si può notare una barra sul lato inferiore dell’interfaccia che mette in bella mostra il nome del contatto al quale si sta inviando un’immagine.

Un’informazione che sembra di poco conto e che invece può diventare salvifica. Non è ancora sicuro che questo cambiamento possa diventare ufficiale visto che molte funzioni presenti sulle versioni beta poi non vengono confermate nel rilascio ufficiale ma c’è da credere che in questo caso WhatsApp lo considererà per l’aggiornamento.

Nell’attesa, non resta che prestare più attenzione e nel caso si incappasse in un errore si può sempre annullare tempestivamente l’invio con un tap prolungato sulla foto scegliendo poi l’icona del cestino in alto e sulla scelta Elimina per tutti (si ha tempo un’ora).

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wired.it - 1 giorno 2 ore fa
Hot Wheels idFonte: hotwheels.mattel.com

Anche i giochi di un tempo vengono influenzati dalle innovazioni tecnologiche di ultima generazione e chi avrebbe mai pensato che i tradizionali modellini delle automobili potessero diventare smart e in grado di sincronizzarsi con i dispositivi iOS e Android? Oggi tutto questo è possibile e per la gioia degli appassionati di modellismo e in particolare per i collezionisti delle macchinine Hot Wheels, Mattel – azienda statunitense tra le più importanti al mondo nel settore dei giocattoli  – ha pensato di lanciare sul mercato Hot Wheels id.

È stato sufficiente installare un tag Nfc sui modellini per consentire a tutti i fan di archiviare la propria collezione in un garage virtuale che prende luogo nell’app ufficiale già disponibile per iPhone e iPad, ma che da Luglio potrebbe arrivare anche nei dispositivi Android.

Grazie a questo chip posizionato sul lato inferiore delle macchine, basterà avvicinare il veicolo allo smartphone per inserirlo nella collezione e leggere una serie di dati correlati tra cui la velocità, gare vinte e prestazioni. In contemporanea, arrivano sul mercato due importanti novità per gli amanti del genere.

La prima si chiama Race Portal ed è dedicato a coloro che già possiedono una pista Hot Wheels. Si tratta di un sistema di gioco che funge da “checkpoint” consentendo di contare i giri e misurare la velocità delle due automobili fornite in dotazione e di tutti gli altri veicoli compatibili con la tecnologia ID: per questo motivo, può essere collegato a qualsiasi pista del brand acquistata in passato.

Per coloro che non hanno mai avuto un circuito Hot Wheels, c’è invece Smart Track: un kit completo che include una pista e due veicoli, permettendo di divertirsi sin da subito in corse spericolate e, grazie al wireless, di scansionare i modellini compatibili riportando le informazioni nell’app dedicata in tempo reale.

Pista Smart Track Hot Wheels idPista Smart Track Hot Wheels id – Fonte: Apple.com

Tutte queste novità sono già pronte all’acquisto nel territorio italiano ma per il momento non si troveranno nei negozi di giocattoli, tantomeno su Amazon poiché Mattel ha pensato di concedere la vendita esclusiva ad Apple le distribuisce nei suoi store fisici e sul sito ufficiale. Riguardo i prezzi, la pista Smart Track è in vendita a 189,95 euro, Race Portal a 54,95 euro e le macchinine da corsa Hot Wheels ID a 7,95 euro cadauna.

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