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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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wired.it - 19 ore 29 min fa

Lo scacchiere geopolitico mondiale è in continua evoluzione, e con il cambiamento degli assetti politici si modificano anche i nomi degli Stati e le bandiere. Abbiamo raccolto, tra i tantissimi Stati costituiti negli ultimi secoli, 50 Paesi extra-europei che oggi non esistono più, ma di cui abbiamo conservata la bandiera.

In questo giro del mondo virtuale ci sono Paesi indipendenti che furono riconosciuti dalla comunità internazionale, mentre altri hanno avuto una esistenza solo di fatto, senza mai essere considerati legalmente come degli Stati a sé. Per questo motivo non tutte le bandiere hanno caratteristiche univoche, ma alcune esistono in più versioni leggermente diverse.

Una parte di queste bandiere è ancora oggi utilizzata, non per rappresentare uno Stato vero e proprio ma per simboleggiare movimenti secessionisti e indipendentisti, oppure come stemmi regionali quando c’è stata aggregazione di Paesi più piccoli.

Tutti gli Stati citati nella gallery hanno smesso di esistere meno di due secoli fa: alcuni hanno avuto una storia di appena qualche mese, mentre in certi caso vantano una tradizione plurisecolare. Ci sono bandiere che hanno anticipato quelle odierne, e alcune sono davvero singolari: ad esempio, vi siete mai imbattuti nella bandiera del Sultanato di Maguindanao?

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wired.it - 19 ore 40 min fa
 flickr.com)(Foto: flickr.com)

A inizio 2016, secondo fonti vicine a entrambe le aziende e raccolte da Business Insider International, Google ha messo sul piatto 30 miliardi di dollari per acquisire Snapchat, prodotto di punta di quella azienda che a settembre dello stesso anno avrebbe cambiato nome in Snap Inc. e che sei mesi dopo, a marzo del 2017, sarebbe stata quotata al New York Stock Exchange (Nyse). Ancora prima, siamo nel 2013 ovvero 2 anni dopo l’avvento di Snapchat, Google aveva già provato a mettere nel carrello della spesa la startup di Evan Spiegel, questa volta offrendo 4 miliardi di dollari.

A maggio del 2016, quindi poco dopo il naufragio della trattativa da 30 miliardi di dollari, Snapchat ha chiuso un ennesimo finanziamento che ne ha portato il valore di mercato a 20 miliardi e, per quanto BigG abbia cercato di mantenere un profilo basso, vi ha partecipato tramite CapitalG, il fondo venture che appartiene all’orbita di Alphabet.

Al netto della partecipazione di Google nel round di investimento, sia BigG sia il Ceo di Snap Inc., negano di avere intavolato trattative anche se, conclude Business Insider International, Google avrebbe lasciato l’assegno di 30 miliardi di dollari in bella vista sulla scrivania di Spiegel fino a quando questo non ha scelto di percorre la strada dell’Ipo.

Spiegel ha rifiutato, sempre nel 2013, i 3 miliardi offerti da Zuckerberg. Secondo voci di corridoio mai definitivamente confermate anche la cinese Tencent Holdings avrebbe messo sul piatto una grossa cifra: 4 miliardi di dollari per comprare Snapchat. Sia Tencent sia Alibaba hanno partecipato ai round di finanziamento della startup, la prima con 60 milioni di dollari, la seconda con 200 milioni.

Arriviamo al presente, un momento critico per Snap Inc., dopo due semestrali pessime l’azienda vale 15,94 miliardi, meno della metà dei 33 miliardi di capitalizzazione del giorno dell’Ipo e il titolo è scambiato a 13,35 dollari, il 45% in meno dei 24,48 dollari del primo giorno di contrattazioni. Difficoltà che erano facilmente prevedibili, come avevamo scritto, e che fanno di Snap Inc. un’azienda debole dal punto di vista finanziario, senza intaccare il grande potenziale innovativo.

Rete sociale
Google ha sempre voluto una rete sociale, ne sono prova Google Plus e i quasi dimenticati Google Buzz e Orkut. Una voglia che è sempre rimasta tale e che occorre soddisfare, perché gli inserzionisti non disdegnano i social e perché i video, soprattutto grazie all’impegno di Zuckerberg per farli proliferare anche su Facebook, non sono più dominio incontrastato di YouTube.

Video
I video ricoprono un’importanza sempre più strategica sia per fare crescere e consolidare la base utenti, sia per catalizzare le potenzialità di storytelling degli inserzionisti. A BigG fanno gola i 175 milioni di utenti attivi giornalieri di Snapchat e Snap Inc. in questo momento non può ignorare Google Plus, piattaforma che per i piani alti di Mountain View è tutt’altro che morta e sulla quale il gruppo californiano continua a investire.

A dimostrarlo è il restyling a cui è stata sottoposta a inizio 2017. Consolidare le due esperienze, con un ponte a due corsie che le unisca a YouTube, potrebbe essere un modo per limitare lo strapotere di Facebook.

Pubblicità online
Il mercato della pubblicità online ha un valore di 229,25 miliardi di dollari e una previsione di fatturato pari 225,48 miliardi nel 2020, una cifra che fa gola a tanti e che al momento vede Snapchat occuparne circa l1,8%. Segnale chiaro che, da sola, l’applicazione di Spiegel non può essere il terzo che gode nella lotta tra Facebook e Google.

Monetizzazione
Sia Snapchat sia YouTube sono alle prese con la questione monetizzazione, le cui rispettive potenzialità non sono mai state sfruttate appieno. Immaginare uno scenario in cui le funzioni di Snapchat vengano introdotte nei prodotti di Google con un motore di ricerca per le Storie e una sincronizzazione tra queste e appositi canali YouTube, sarebbe una spinta alle entrate e al tempo di permanenza online degli utenti.

Cloud
Infine Snap Inc. utilizza l’architettura cloud di Google, un impegno che ha un peso economico (400 milioni di dollari l’anno) e uno funzionale: pure essendo elastica, la nuvola di BigG può porre un freno alle necessità di espansione di Snapchat che, di fatto, potrebbe virare su una struttura proprietaria non appena i conti dovessero permetterlo. Snap Inc. è uno dei clienti più importanti di BigG, perderlo sarebbe un danno al prestigio più che al portafogli.

Il presidente del consiglio di amministrazione di Alphabet, Eric Schmidt stravede per Spiegel e per Snap Inc., un amore né segreto né fresco, risale infatti al 2012 quando la startup stava muovendo i primi passi ma il grosso limite è la voglia di indipendenza di Spiegel. Un Ceo sicuro di sé e pronto ad affrontare le sfide del mercato. Convincerlo a cedere ai richiami delle sirene di Mountain View appare difficile.

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wired.it - 2 giorni 12 ore fa
 Diesel)(Foto: Diesel)

Si era mostrata brevemente al Baselworld di questo inizio 2017, ma ora è pronta per arrivare sul mercato: è la linea di smartwatch Diesel On Full Fuard, prodotta da Fossil e dotata di quadranti touchscreen tondi, Android Wear a bordo e di un design che riflette in pieno lo spirito indomito del marchio.

Cinque i modelli a disposizione, tutti basati su una cassa in acciaio in grado di resistere a brevi immersioni in acqua e, all’interno, su un processore Qualcomm Snapdragon 2100 pensato appositamente per i wearable e sul sistema operativo Google nella sua ultima versione. Gli smartwatch si collegano non solo agli smartphone Android ma anche ai corrispettivi iOS per ricevere le dovute notifiche grazie al modulo bluetooth 4.1 integrato; nei paesi supportati inoltre, L’orologio potrà essere utilizzato per richiamare l’attenzione dell’assistente digitale Google Assistant (da noi ancora la funzionalità non è disponibile, ma potrebbe diventarlo entro la fine dell’anno). Non mancano un sistema di filtraggio delle notifiche che lascia passare solo gli avvisi desiderati nei momenti desiderati, nè la possibilità di personalizzare i cronografi tramite quadranti virtuali e cinturini esclusivi. La batteria si ricarica senza fili e mantiene i wearable in autonomia fino a 24 ore.

Non sono ancora chiari prezzi e disponibilità degli smartwatch, ma possiamo immaginare che sul finire dell’estate saranno pronti da acquistare.

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wired.it - 2 giorni 14 ore fa
 Ap/LaPresse)(Foto: Ap/LaPresse)

Giovedì pomeriggio, verso le 17, un furgone bianco si è scagliato contro la folla su la Rambla, arteria di Barcellona molto frequentata. Nella notte tra giovedì e venerdì cinque attentatori hanno investito alcune persone a Cambrils.

Sono morte 14 persone: nel primo attentato le vittime sono 13, nel secondo una. I feriti sono 126, 120 dei quali a Barcellona e 6 a Cambrils, secondo gli ultimi bilanci ufficiali.

#ProteccioCivil Balance afectados por ataques terroristas #Barcelona #Cambrils pic.twitter.com/FX1IXVkIEl

— EmergènciesCatalunya (@emergenciescat) 18 agosto 2017

A Barcellona sono ricoverate 50 persone, di cui 12 in condizioni critiche mentre a Cambrils 4, una in condizioni gravi.

50 hospitalised in #Barcelona
12 critical
24 major injuries
11 minor inj.
3 light inj.

4 in #Cambrils
1 major inj
2 minor inj
1 light inj

— EmergènciesCatalunya (@emergenciescat) 19 agosto 2017

Tra le vittime ci sono anche 3 cittadini italiani: Bruno Gulotta, 35enne di Legnano (Milano), Luca Russo, 25enne di Bassano del Grappa (Vicenza) e Carmen Lopardo, 80enne residente in Argentina. El País ha contato 35 nazionalità diverse tra le vittime e i feriti.

Le autorità spagnole confermano che gli attentati di Barcellona e Cambrils sono collegati, l’azione terroristica era stata organizzata e gli attentatori avevano base in una casa ad Alcanar mentre alcuni terroristi risiedevano a Ripoll.

L’Isis ha rivendicato entrambi gli attacchi, chiamando “soldati dello Stato islamico” gli assassini.

Gli attentati dovevano avere un portata maggiore nei piani dei criminali ma, l’esplosione della base ad Alcanar in cui gli attentatori stavano preparando bombole di gas da caricare a bordo dei furgoni con i quali si sono poi scagliati sulla folla, li ha obbligati a rivedere le proprie intenzioni. La polizia spagnola ha ricostruito le intenzioni dei terroristi, decisi a fare esplodere i furgoni in tre punti: la Sagrada Familia, la Rambla e un terzo luogo, si suppone, vicino al porto.

I cinque attentatori di Cambrils sono stati uccisi ma sono state rivelate solo le identità di tre di loro: Moussa Oukabir, 17 anni, Said Aallaa, 19 anni, e Mohamed Hychami di 24 anni. Si era ipotizzato che fosse Moussa Oukabir a guidare il furgone a Barcellona ma l’autista è ancora ricercato, El País scrive che potrebbe trattarsi del 22enne Younes Abouyaaqoub.

Le persone arrestate, per ora, sono quattro: Driss Oukabir, 28 anni, Sahal El Karib, 34 anni e Mohamed Aallaa, 27 anni. Il quarto terrorista arrestato sarebbe quello rimasto ferito nell’esplosione della casa-base di Alcanar e la sua identità non è confermata. Tre sono marocchini, uno è spagnolo e nessuno ha precedenti per terrorismo.

La cellula terroristica non può ancora considerarsi smantellata – ha affermato il ministro degli Interni catalano, Joaquin Forn – finché non sarà determinata la sorte di tutti i componenti.

Le autorità spagnole hanno effettuato delle detonazioni controllate ad Alcanar e hanno chiesto di non diffondere informazioni che non provengono da fonti ufficiali per evitare il dilagare di falsi allarmi.

A Milano, intanto, sono state rafforzate le barriere anti-auto in vari punti della città come il Duomo, la Galleria e Corso Vittorio Emanuele. Intensificati i controlli anche a Roma.

 

 

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wired.it - 3 giorni 8 ore fa

Un conto è un incontro di lotta o di arti marziali, con delle regole, un ring e un vincitore decretato da un arbitro. Un conto è una rissa. Ai fini cinematografici la differenza è immensa, perché il primo ha una narrazione interna, è un confronto epico, la seconda è pura esibizione di dinamismo, velocità, abilità e creatività. La rissa può avvenire ovunque e con qualsiasi strumento, mettere a confronto qualsiasi stile e con qualsiasi esito.

Atomica bionda, in sala da questa settimana, è il perfetto esempio. David Leitch dopo aver importato in America le principali novità in termini di fight design dall’oriente con John Wick, le applica ad una storia presa da una graphic novel. A Berlino alla fine degli anni ‘80 il muro sta per cadere e le spie si affrettano a prepararsi per quello che verrà dopo. In particolare un agente nella parte Est ha creato un suo regno e pare agire per sé. La protagonista è stata inviata a sistemare le cose.

Charlize Theron si è allenata duramente e i risultati si vedono. Tuttavia le risse migliori che il cinema ricordi in una maniera o nell’altra sono quasi sempre interpretate da atleti e non da attori. Una delle classifiche più meticolosamente preparate della storia di Wired.

10. La promessa dell’assassino
Sauna, un uomo nudo, gli altri vestiti, un coltello e un quantitativo di efferatezza incalcolabile. Qui non è tanto la coreografia, la rapidità o la creatività a contare ma come Cronenberg riesca a far valere ogni singolo colpo, come renda il dolore e la fatica necessari per ogni mossa e come ognuna di queste abbia conseguenze devastanti, l’esatto opposto delle arti marziali all’orientale.

9. Old Boy
Passata alla storia più che altro per essere realizzata in un unico pianosequenza e con un’inquadratura curiosissima, è sicuramente una delle risse più inventive ma a parte questo riesce a rendere una caratteristica fondamentale di qualsiasi vera rissa al cinema: la tenacia. Il fatto che per trionfare non sia necessaria solo la violenza e la forza ma soprattutto la resistenza.

8. Un uomo tranquillo
Per decenni è stata la scazzottata più lunga della storia del cinema, poi è stata superata dallo strapotere asiatico. Tuttavia la storia irlandese di John Ford continua a detenere la medaglia della più accorata e spensierata tra le risse che durano più di cinque minuti. L’unica in cui, in mezzo, i due contendenti si fanno una bevuta con uno spirito stupendo.

7. The Transporter
Non è un artista marziale Jason Statham ma è un atleta e si vede. Nel film che lo ha imposto come action hero di nuova generazione ha diversi assolo, quello tra gli autobus però si differenzia da tutti per complessità e varietà. Rissa di gruppo tecnica e veloce, piena di idee e con una capacità di movimento da parte di Statham che è una gioia per gli occhi. Una volta tanto è anche montata e inquadrata bene.

6. I trafficanti della notte
Wrestling anni ‘40, botte come non siamo abituati a vedere ma una fisicità esplosiva. Il grandissimo Stanislaus Zbyszko era una vero wrestler, preso qui da Jules Dassin per interpretarne uno in una scena che non risparmia niente. C’è la forza bruta, la resistenza ai colpi di un’arte marziale che sembra non prevedere la schivata e una maniera di montare il respiro, il fiatone e le prese che mette fatica solo a guardarlo. La rissa, quella vera, autentica, senza tecnica ma piena di rabbia.

5. Essi vivono
Anche qui la durata esasperante e quasi comica ha avuto un gran merito nel far entrare la scena nella memoria collettiva, sebbene la partecipazione di un vero wrestler e la maniera (di nuovo) in cui è gestita la fatica e la tenacia, da un certo punto in poi cambino la percezione dei colpi. Questa è una rissa che comincia come qualsiasi scazzottata del cinema americano e lentamente diventa qualcos’altro. I colpi inizialmente non fanno male ma alla fine sono mazzate durissime.

4. The Bourne Ultimatum
Qui il montaggio è tutto. Rapidità, esecuzione, arti marziali e qualche stunt godibilissimo fanno da condimento ma è la maniera in cui Greengrass gira e monta, mantenendo sia la velocità che la comprensibilità, a fare di questa sequenza un esempio quasi perfetto di cosa possa essere oggi una rissa in un film americano. Non potendo usare veri atleti Greengrass rinuncia ai piani lunghi e le inquadrature distanti optando per quello che non si dovrebbe mai fare: inquadrature ravvicinate e tanti stacchi. Nelle sue mani però diventa poesia e crea l’illusione di rapidità e capacità di eseguire mosse complesse.

3. The Protector
Tony Jaa è sensazionale. Ha le sue mosse caratteristiche (su tutte la ginocchiata) e una sua capacità di interpretare la rissa unica. In The Protector cambia ogni standard optando per un gran piano sequenza con steadycam su per le scale di un ristorante. Di piano in piano.

In più ha anche la grande idea di non inquadrare proprio tutti i confronti, ma lasciare che qualcuno avvenga dietro una parete o fuori dalla visuale della videocamera, lasciando intravedere solo gli esiti. In particolare è possibile apprezzare la dedizione al lavoro degli stunt orientali e la loro capacità di prendere seriamente i colpi.

2. Drunken Master 2
Difficilissimo prendere una sola rissa da tutta la filmografia di Jackie Chan. Da solo avrebbe potuto riempire questa classifica con 10 confronti tutti diversi tra loro. Quello in Drunken Master 2 è però uno dei più tecnici, dei più rapidi e in cui anche l’avversario è alla sua altezza. Mettendo per un attimo da parte la commedia, qui Jackie Chan è ai massimi livelli tra oggetti di scena, trovate, calci, effetti sonori e quella sua solita capacità di combinare l’inventivo con il funzionale.

1. The Raid: Redemption
Il film che ha cambiato tutto e al cui standard ogni altro film d’azione si è dovuto adeguare. Lo stesso Atomica bionda prende da qui la sua maniera di inquadrare e coreografare le risse. Non solo un’esasperazione tecnica elevatissima e un ritmo inconfondibile in ogni scena, ma anche l’idea che la videocamera non sia esterna alla rissa, che possa prendere parte alle coreografie e muoversi con i personaggi. Ci sono molti esempi diversi nel film, ma questo confronto finale due contro uno (due fratelli da poco riuniti contro l’unica persona che si frappone tra loro e la libertà) è uno showcase di capacità atletiche, ritmo e fantasia nell’utilizzo della colonna audio (sia la maniera in cui è dosata la musica, sia quella in cui urla e ansimare aiutano la comprensione).

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wired.it - 3 giorni 8 ore fa
eclissi_solare_totale(Foto: David Loh/EyeEm/Getty Images)

Lunedì 21 agosto chi sarà negli Stati Uniti potrà assistere dal vivo allo spettacolo di un’eclissi totale di Sole. Per chi non ha organizzato un viaggio ad hoc nel nord America, abbiamo raccolto qui le informazioni più rilevanti per arrivare preparati all’appuntamento. E per potersi godere comunque lo spettacolo.

1. Che cosa accade nello Spazio?
Un’eclissi totale di Sole si verifica quando, dal punto di vista di un osservatore sulla Terra, la Luna oscura completamente il disco solare. Questo fenomeno, che in media si verifica una volta ogni anno e mezzo, richiede un perfetto allineamento, tra Terra, Luna e Sole, con la Luna nel mezzo. Inoltre, per una questione di prospettiva, in questo caso il Sole e la Luna ci appariranno esattamente della stessa dimensione: il nostro satellite naturale è 400 volte più piccolo del Sole, ma è anche 400 volte più vicino. Quando la Luna oscura solo parzialmente il disco solare, invece, si parla di eclissi parziale. Le eclissi solo parziali sono un fenomeno molto più frequente che, complessivamente, sulla Terra si verifica da un minimo di due a un massimo di cinque volte l’anno.

2. Vivere un’eclissi: dove e cosa guardare
Durante un’eclissi di Sole, la nostra stella non è l’unica cosa da osservare. L’improvvisa mancanza dell’illuminazione solare causa un repentino calo della temperatura, tanto che in estate si può avere un’improvvisa escursione termica anche di 10°C, e provoca di solito l’avvio di una lieve brezza. Nella fase che segue e precede l’oscuramento totale, le ombre proiettate sul suolo cambiano aspetto e i contorni diventano più definiti, mostrando dettagli (per esempio nell’ombra dei capelli) che normalmente non possiamo osservare. All’orizzonte, poi, si può osservare il cono d’ombra della Luna che avanza sul terreno, simile all’effetto di una nube in movimento, ma molto più scuro. Approfittando dell’oscurità data dall’eclissi totale, poi, è possibile vedere anche durante il giorno il cielo stellato, e i più abili potranno tentare di scorgere Venere e sopratutto Mercurio, di solito quasi invisibile perché troppo vicino al Sole. Gli animali, sorpresi dall’oscurità improvvisa, a volte si agitano e altre volte si comportano come se fosse arrivata la notte: gli uccelli smettono di cantare, e negli allevamenti il bestiame si adagia per il riposo notturno, creando un’atmosfera surreale.

3. L’interesse scientifico: il Sole e non solo
Un’eclissi totale di Sole è una rara occasione per studiare la corona solare e la cromosfera, ossia il sottile strato dell’atmosfera solare che ha uno spessore di appena 2mila chilometri. Si tratta, per gli scienziati, di un’occasione da non perdere: anche solo uno 0,01% di superficie solare non coperta dalla Luna, infatti, renderebbe impossibili osservazioni accurate. Contemporaneamente, gli scienziati utilizzeranno l’ombra proiettata sulla Terra per rivelare nuovi dettagli della superficie lunare, e con un esperimento di citizen science tenteranno di portare a termine il più preciso monitoraggio della temperatura al suolo mai realizzato durante un’eclissi.

L’eclissi solare totale genera a Terra un fenomeno non del tutto compreso noto come bande d’ombra (shadow bands), in cui al suolo si alternano striature di luce e di buio. L’effetto, che precede di qualche istante la totalità dell’eclissi e dura al massimo qualche decina di secondi, è visibile solo nei luoghi in cui il terreno è perfettamente liscio e di colore chiaro e uniforme, come ad esempio per le distese di neve o le aree coperte di sabbia. La comparsa delle bande è a oggi imprevedibile, e la spiegazione parziale del fenomeno fornita dagli scienziati è che le bande compaiano a causa dell’atmosfera turbolenta della Terra, che può distorcere la luce proveniente da una sorgente piccola e lontana come l’ultimo pezzetto di Sole non ancora oscurato dalla Luna.

4. I tempi dell’eclissi
Complessivamente, da costa a costa, negli Stati Uniti l’eclissi totale durerà poco più di un’ora e mezza. In una singola località però l’oscuramento completo durerà al massimo 2 minuti e 40 secondi, con il cono d’ombra della Luna che si sposterà da Ovest verso Est a una velocità di circa 43 chilometri al minuto. L’inizio del fenomeno negli Stati Uniti sarà all’ora di colazione, quando in Italia gli orologi segneranno le 18:04, ma la fase totale dell’eclissi comincerà alle 19:17 e il culmine dell’eclissi sarà tra le 20:30 e le 21:00 del 21 agosto. L’apice del fenomeno, per la precisione, sarà alle 20:47 ora italiana.

5. I luoghi migliori per l’osservazione
L’eclissi totale di Sole interesserà il nord America e in particolare toccherà 14 Stati: Oregon, Idaho, Wyoming, Nebraska, Kansas, Missouri, Illinois, Kentucky, Tennessee, Georgia, Nord Carolina, Sud Carolina, Montana e Capo Verde. Il titolo di best eclipse site, il miglior punto di osservazione in assoluto, è stato vinto dalla cittadina di Casper, nel Wyoming. La larghezza della fascia, corrispondente alle aree interessate da eclissi totale, ha una larghezza di circa 110 chilometri.

eclissi_1

La durata dell’eclissi è maggiore più ci si avvicina al percorso indicato nella mappa, che corrisponde alla traccia seguita dal cono d’ombra. Nel resto degli Stati Uniti si osserverà un’eclissi parziale, così come in molte altre aree del globo. Per quanto riguarda l’Europa, solo in Irlanda e nella parte settentrionale del Regno Unito si avrà un minimo oscuramento del disco solare (appena del 4%), mentre in Italia l’evento non sarà affatto visibile direttamente.

6. Come ci si prepara a osservare un’eclissi dal vivo
Per chi dovesse assistere all’eclissi direttamente negli Stati Uniti, il consiglio principale è di procurarsi un apposito vetrino oscurante o un paio di occhiali protettivi (che non sono i normali occhiali estivi) per poter volgere lo sguardo verso il Sole senza danneggiare gli occhi. Anche eventuali strumenti di osservazione come i telescopi devono essere equipaggiati con apposite lenti, per proteggere sia lo strumento stesso sia gli occhi di chi lo utilizza. Inoltre, sarebbe bene portare con sé qualche indumento extra, perché non di rado si sente in bisogno di coprirsi durante la fase culmine del fenomeno. L’altro suggerimento che rimbalza più o meno ovunque è di non lasciarsi distrarre da strumenti di registrazione, smartphone o altri gadget, ma di godersi semplicemente lo spettacolo.

7. Come vedere l’eclissi dall’Italia (online)
Come già detto, sfortunatamente l’eclissi non sarà visibile nemmeno parzialmente dell’Italia. La Nasa fornisce però una diretta streaming all’interno di un sito dedicato all’evento, garantendo una copertura completa del fenomeno. In alternativa, lo spettacolo potrà essere seguito in diretta anche sul sito Slooh.com, oppure tramite l’apposita app creata dall’Exploratorium di San Francisco. Senza dover pensare alla logistica e agli strumenti di osservazione, le uniche preoccupazioni dovrebbero essere una buona connessione Internet e sperare in soddisfacenti condizioni meteorologiche. I fronti nuvolosi sono la principale minaccia alla buona visione dell’evento, e infatti negli Stati Uniti molti siti forniscono aggiornamenti continui sulle aree potenzialmente interessate da maltempo, per suggerire a turisti e scienziati le migliori località di osservazione.

8. L’eclissi più seguita della storia
12 milioni di cittadini statunitensi vivono all’interno della fascia interessata dall’eclissi totale, e altri 25 milioni possono raggiungere agevolmente l’area in auto. Al di là dei tantissimi spettatori che assisteranno all’eclissi via Internet, si stima che la densità di popolazione raddoppierà nel giorno dell’eclissi in tutta l’area interessata dal fenomeno, dando origine a uno dei giorni più trafficati della storia degli Stati Uniti. Oltre al web, negli Stati Uniti sono moltissimi i canali televisivi che offrono la copertura dell’evento, che ormai da settimane occupa le pagine di scienza di tutti i principali giornali.

9. Il business dell’eclissi
Gli hotel dell’area dell’eclissi sono al completo da mesi, tanto che è impossibile – per chi si è mosso in ritardo – pensare di pernottare in prossimità dell’area nella notte precedente l’evento (negli Stati Uniti l’eclissi è al mattino, dalle 9:00 in poi). Il grande successo di pubblico ha diverse spiegazioni: anzitutto è molto raro che un fenomeno astronomico del genere attraversi un territorio così ampio e densamente popolato, ma la grande attenzione mediatica è merito soprattutto della Nasa, che ormai da mesi continua a fornire informazioni e aggiornamenti sull’evento. Tantissimi anche i viaggi organizzati e i watch parties, che rispetto alle iniziative individuali possono garantire buone condizioni di osservazione e l’accesso a tutti i servizi, dal cibo agli alberghi. Superfluo sottolineare come i prezzi siano saliti alle stelle.

10. Le eclissi che verranno
La prossima eclissi di Sole parzialmente visibile dall’Europa sarà il 21 giugno 2020. Tuttavia sarà un’eclissi anulare e non totale, e inoltre il fenomeno sarà osservabile soprattutto in Egitto, Etiopia, India e Cina, mentre in Italia l’oscuramento del Sole sarà a malapena percepibile e lambirà solo le regioni meridionali. Il 10 giugno 2021, il 25 ottobre 2022 e il 29 marzo 2025 ci saranno altre eclissi visibili dall’Europa, ma sempre poco osservabili dall’Italia. Dovremmo insomma attendere fino al 12 agosto 2026, quando un’eclissi totale investirà l’Islanda e il nord della Spagna, e anche in tutta Italia ci sarà un oscuramento del Sole nelle ore precedenti il tramonto fino al 95%.

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wired.it - 3 giorni 8 ore fa
Le hostess di EtihadLe hostess di Etihad

I conti non tornano più. E i manager di Etihad lo hanno messo nero su bianco qualche giorno fa, quando hanno rifiutato di prestare altro denaro alla partecipata Airberlin, la seconda compagnia aerea della Germania che all’inizio della settimana ha dichiarato bancarotta. “Ad aprile di quest’anno Etihad ha fornito 250 milioni di fondi aggiuntivi”, si legge nella nota della società di Abu Dhabi, dal 2012 primo azionista del gruppo tedesco. Ora, però, “Etihad non può più offrire finanziamenti che aumenterebbero ulteriormente la nostra esposizione finanziaria”.

Solo qualche mese prima ad Abu Dhabi hanno aperto il dossier Alitalia. Altra partecipata, altra crisi. I commissari del governo, Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, hanno da poco avviato la fase di raccolta delle offerte vincolanti, che si concluderà il 2 ottobre. Nel complesso l’anno scorso Alitalia e Airberlin sono costate 800 milioni di dollari al fatturato di Etihad, che ha chiuso il 2016 con una perdita netta di 1,87 miliardi di dollari su 8,36 miliardi di ricavi. Quando i conti sono stati presentati alla comunità finanziaria, il presidente della compagnia, Mohammed Mubarak Fadhel al Mazrouei, ha annunciato “una revisione strategica complessiva”.

I primi risultati si sono visti nelle scorse ore. Al crac di Airberlin Etihad ha risposto chiudendo i rubinetti del credito. E ora la compagnia tedesca cerca un compratore. Lufthansa si sarebbe già fatta avanti, facendo un’offerta per 90 aerei della controllata Niki e altri due gruppi sarebbero in lizza. L’obiettivo è di chiudere la partita il prima possibile, già a settembre.

In poche settimane, in Europa Etihad si ritrova con due controllate alla mercé del mercato. La coincidenza gioca a favore di chi vuol comprare. Con un azionista di maggioranza intenzionato a chiudere un capitolo negativo, due governi preoccupati dai costi dei prestiti di garanzia e oltre 19mila lavoratori coinvolti, tra la crisi di Alitalia e quella di Airberlin, il prossimo autunno non sarà propizio per offerte generose.

La compagnia italiana e quella tedesca sono le due urgenze in cima all’agenda dei vertici di Abu Dhabi, ma anche le altre società della galassia emiratina sono sotto osservazione. La riduzione delle rotte di Air Seychelles sull’arcipelago indiano ha suscitato le preoccupazione dell’ex ministro del Turismo. Anche Air Serbia ha ridotto i suoi profitti nel 2016 e si profilano licenziamenti all’orizzonte. L’intera strategia di espansione voluta dall’ex amministratore delegato di Etihad, James Hogan, ha le ore contate. All’inizio di luglio gli emirati si sono disfatti di un’altra partecipazione europea, nella svizzera Darwin Airlines, acquistata nel 2014.

Etihad non è l’unica compagnia a essere entrata nella fase di revisione. Anche Emirates ha chiuso il 2016 in una fase di turbolenza. I profitti sono scesi del 70% in un anno, a quota 670 milioni di dollari. Secondo i dirigenti è l’effetto combinato dell’incertezza del voto sulla Brexit e della paura di viaggiare a causa dei ripetuti attentati.

I dati dell’International air transport association (Iata), la federazione che riunisce l’80% dei vettori, indicano che nel 2016 il traffico in Medioriente ha registrato la più alta crescita al mondo per il quinto anno di fila. I profitti per passeggero al chilometro (l’indice di misura del traffico di viaggiatori sui velivoli) sono cresciuti dell’11,8% in un anno, ma dato che la capacità degli aerei supera del 13,7% la domanda, i velivoli viaggiano pieni per due terzi. Questo buco inizia a farsi sentire sui conti, visto che mercati meno brillanti nell’attirare nuovi passeggeri, come Europa e Nord America, hanno però tassi di riempimento dei velivoli più alti. L’eccesso di offerta e la concorrenza spietata delle low cost hanno messo all’angolo anche le compagnie di lusso, costrette a ripensare la propria strategia.

Singapore Airlines ha costituito una squadra che deve indicare la nuova strada per la compagnia. La società asiatica è considerata una delle migliori al mondo e il servizio a bordo è invidiabile. Tuttavia l’anno scorso ha chiuso con un calo dell’utile netto dell’8,5%. “L’intensa competizione continua a esercitare pressione sui rendimenti in mezzo alle pressioni persistenti dei costi”, ammette il management. Con il saliscendi del prezzo petrolio, quest’anno le compagnie non potranno contare sul fattore di un prezzo vantaggioso del carburante per rimpolpare i conti. Così, per anticipare le prossime sfide, Singapore Airlines si sta sottoponendo all’analisi di un team che valuterà il network (di cui fanno parte Silkair e Sia Cargo), la flotta, servizi e prodotti per “posizionare meglio il gruppo in un ottica di crescita sostenibile a lungo termine”.

Nell’ultimo incontro gli analisti la compagnia asiatica ha precisato di voler crescere nel segmento dei viaggi di lusso, ma ha anche riconosciuto che il numero di passeggeri è in calo e per quest’anno prevede di perderne un ulteriore 3,8%.

Cathay Pacific sta fronteggiando gli stessi problemi: meno passeggeri, carburante in ripresa e concorrenza più agguerrita. E come i vicini di Singapore, la compagnia di Hong Kong vorrebbe consolidare il mercato dei viaggiatori di lusso, ma nel frattempo, il 16 agosto, ha dovuto comunicare di aver chiuso il primo semestre dell’anno in perdita: un buco di 319 milioni di dollari. Tra le cause c’è la necessità di offrire biglietti a prezzi più abbordabili, anche per la business class. Il rendimento per passeggero è tornato a livelli del 2009, perdendo quasi 20 centesimi di margine sul piccolo di 69 cents raggiunto nel 2013.

La prima risposta delle compagnie è aumentare il numero di rotte, puntando soprattutto al lungo raggio, che è più redditizio. Nelle presentazioni agli analisti è un fiorire di nuove destinazioni e di collaborazioni con altre compagnie, per operare codesharing e partnership. Il convitato di pietra a questi incontri sono le compagnie low cost. Norwegian Airlines ha spezzato l’incantesimo che legava i voli a basso costo alle rotte brevi e inaugurato il collegamento con New York. Ryanair, dove aver colonizzato i cieli d’Europa, si prepara ad aggredire i voli transoceanici attraverso un’alleanza con Air Europa. E la stessa Singapore Airlines ha stretto un patto con Scoot, compagnia low cost che sta replicando in Asia il modello di Norwegian.

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wired.it - 3 giorni 8 ore fa

Tra il 1966 e il 1968 Batman divenne incredibilmente popolare grazie all’indimenticabile serie tv con Adam West, a metà strada tra humor grossolano e adorabili trovate kitsch. Tale successo si rivelò un arma a doppio taglio: il detective di Gotham City, figura oscura e tormentata, divenne quasi universalmente identificato con un simpatico e innocuo scavezzacollo in maschera.

In realtà, non si può dare tutta la colpa ad Adam West: già da diversi anni le avventure a fumetti di Batman avevano preso una piega improbabile e le vendite ne avevano risentito a tal punto che la Dc Comics stava pensando di uccidere il personaggio e chiuderne la serie. Il povero Bruce Wayne riuscì così a trascinarsi zoppicante per tutti gli anni ’70, un decennio durante il quale diversi scrittori (primo fra tutti Dennis O’Neil) cercarono invano di allontanarsi dall’immagine della serie tv. E poi venne Frank Miller, un giovane e ambizioso artista che aveva una visione ben precisa di Batman, più vicina al vigilante spietato delle origini che non al supereroe kids-friendly ammorbidito dai decenni di autocensura e adesione al codice della Comics Code Authority.

The Dark Knight Returns (Il ritorno del Cavaliere oscuro in italiano, edito da Lion, 20,95 euro) di Miller non è solo una eccezionale storia di azione e rinascita, ma è anche e prima di tutto un meta-fumetto: il suo Batman è invecchiato e impotente, così come lo era stato il personaggio negli anni precedenti. Il mondo in cui vive è uno specchio distorto degli Usa dell’epoca. E Superman diviene un simbolo dell’adesione insensata alla maschera ottimistica del puro eroe americano, complice inconsapevole di una politica corrotta e lassista.

Libro nuovo DK

Il Cavaliere oscuro di Miller è una vera pietra miliare nella storia di Batman, talmente importante da averne definito l’immaginario per gli anni a venire, tra film, fumetti e cartoni animati. Se non l’avete ancora fatto, vi resta ancora qualche settimana estiva per recuperare e divorare la raccolta in volume unico edita in Italia da Rw Lion. E se vi servisse un’esortazione ulteriore, vi diamo 10 buone ragioni per (ri)leggerlo nella gallery in alto.

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