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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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wired.it - 4 giorni 5 ore fa

 NASA's Goddard Space Flight Center. Rappresentazione artistica di Tess, che cercherà piccoli pianeti orbitanti intorno a stelle vicine) (Foto: NASA’s Goddard Space Flight Center. Rappresentazione artistica di Tess, che cercherà piccoli pianeti orbitanti intorno a stelle vicine)

È pronto. Sta per partire. Stiamo parlando del satellite Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite), che verrà lanciato il 16 aprile nello spazio di Cape Canaveral Air Force Station, in Florida. Ideato dalla Nasa e sviluppato dal Mit, il satellite studierà più di 500mila stelle brillantissime, alla ricerca di esopianeti che orbitano intorno a questi astri e che si nascondono nelle pieghe della loro brillantezza. Tess, infatti, cercherà i punti meno luminosi nelle stelle, avvallamenti della luce, che potrebbero essere la spia della presenza di esopianeti orbitanti.

Il satellite, inserito su un razzo Falcon 9, verrà sparato nei cieli dalla Florida alle 18:32, la nostra mezzanotte e mezza (che sfora già nel 17 Aprile) e sarà possibile seguire la diretta sulla Nasa Tv. La missione durerà due anni e potrà trovare circa 3mila esopianeti, secondo le previsioni, di cui circa 500 delle dimensioni della Terra. In un primo tempo – le prime due settimane – Tess si avvicinerà alla Luna, mentre in seguito ritornerà un po’ indietro verso la Terra, mantenendosi a circa 107mila chilometri di distanza al di sopra della superficie terrestre.

Per cercare gli esopianeti, Tess andrà a caccia di brillantezza. La luce proveniente dalle stelle, infatti, fornisce informazioni importanti: quando vi è un oggetto (un pianeta) frapposto fra l’osservatore – in questo caso Tess – e la stella, la luce dell’astro arriva al satellite in maniera filtrata. Da questa differente luminosità è possibile accorgersi della presenza di un “estraneo”. Ma non è tutto: ciascun gas assorbe luce con una determinata lunghezza d’onda: sfruttando questo dato fisico, sarà possibile ricostruire la presenza di specifici gas e dunque l’atmosfera di questi esopianeti. C’è anche la possibilità che rientrino nella cosiddetta “zona abitabile”, la distanza a cui devono trovarsi dei pianeti per essere potenzialmente in grado di ospitare delle forme vita.

Per individuare questi pianeti, Tess è dotata di molti “occhi”, che saranno sempre attivi per due anni. Le sue telecamere, infatti, monitoreranno 24 ore su 24 i cieli dell’emisfero sud, nel primo anno della missione, e quelli dell’emisfero nord nel secondo anno. Come? Dividendo il cielo in 13 strisce, ad ognuna delle quali viene dedicato un periodo di osservazione di 27 giorni. Ogni due minuti vengono scattate foto: tutti queste immagini, come dei francobolli, servono a massimizzare la possibilità di rilevare il passaggio di un pianeta orbitante intorno a una stella, mentre “fotografie” più complete del cielo vengono scattate ogni 30 minuti.

“Le immagini raccolte ogni due minuti forniscono una rappresentazione simile a un film di come si muove la luce al passaggio del pianeta intorno alla stella”, ha spiegato Natalia Guerrero, deputy manager del Tess Object of Interest “mentre nelle immagini ogni 30 minuti, le persone sono entusiasmate nel poter vedere supernove, asteroidi o qualcosa che equivale alle onde gravitazionali”.

Tess è il successore di Kepler, lanciato dalla Nasa nel 2009 e che ora ha terminato la missione: questo satellite ha permesso di scoprire circa 3.600 esopianeti. Un record che potrebbe essere ripetuto da Tess, che è in grado di monitorare stelle che sono da 30 a 100 volte più brillanti di quelle studiate da Kepler: così le osservazioni sono anche più facili.

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wired.it - 4 giorni 5 ore fa

patenteSono tante le riflessioni che si nascondono sotto la progressiva scomparsa della patente di guida dall’orizzonte dell’emancipazione giovanile. Inquadrata fino a qualche anno fa come un passaggio essenziale, uno degli elementi di ingresso nell’età adulta insieme agli esami di maturità, la patente di guida (e con lei, evidentemente, l’automobile) sta ormai perdendo quel ruolo. I numeri del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti raccolti da Facile.it e rilanciate da un servizio del Giornale dicono che nel 2016 i giovani fra i 18 e i 19 anni che hanno preso la patente sono stati 287.551, l’8,4% in meno rispetto al 2012.

L’elemento chiave è appunto lo spostamento nel tempo: alla fine il titolo di guida di una vettura si conseguirà, certo. Ma senza le ansie e le corse di prima. La media è infatti di 21,2 anni.Senza tutti quei significati che le venivano attribuiti, tanto che chi veniva bocciato o tardava a prenderla veniva stigmatizzato per la pigrizia o l’incapacità. Perché in fondo l’adolescenza, lo dice pure un recente studio del Royal Children’s Hospital australiano pubblicato su The Lancet Child & Adolescent Health, può ormai protrarsi almeno fino ai 24 anni. E dunque i traguardi di prima sfumano, si rimescolano con altri, diventano secondari. Arriveranno, magari. Ma il sogno della macchina a 18 anni non è più così potente. E senz’altro influiscono in questo ragionamento le reti di car sharing e la sensazione che, in fondo, anno più anno meno un veicolo a portata sotto casa lo troveremo sempre. Anche se non è il nostro.

Pure dagli Stati Uniti arrivano numeri simili. Quelli dell’American Automobile Association, l’Aci americana che ha scoperto che il 44% dei neomaggiorenni non ha una vettura e il 39% usa forme di trasporto alternative. Per chi ha la patente toccano appunto la condivisione, per chi non ce l’ha altri sistemi, dalla bici al trasporto pubblico. L’inchiesta punta il dito su diversi elementi, come i costi della scuola guida che, secondo Quattroruote, possono arrivare a un migliaio di euro fra guide e oneri vari. Poi l’auto stessa, che è ormai un fardello in termini di spese, dal bollo all’assicurazione (salatissima nei territori più complessi) fino alla manutenzione.

Tutto vero. Ma troppo semplice. I punti sembrano tuttavia altri. E prendono di petto concetti in realtà molto legati al digitale. Patente e automobile erano sinonimi di connessione: con le persone, con i luoghi, con la scoperta. Erano il lasciapassare per l’autonomia e, appunto, una prima prova di emancipazione. Non che oggi non lo siano – occorre anche respingere le semplificazioni: non tutta l’Italia è Milano, Roma o Torino, non ovunque certe soluzioni funzionano o addirittura esistono – ma le scelte si sono arricchite sia sotto il profilo concreto che psicologico.

Il vero strumento che oggi ci connette è lo smartphone: dopo aver risucchiato decine di dispositivi che prima popolavano la nostra vita (dalla fotocamera al navigatore) ha dato vita a un doppio fenomeno che sta rimodulando anche categorie molto lontane dall’ambito di prima espansione, dall’urbanistica alla mobilità non solo contingente (stasera mi serve un’auto) ma anche strategica (voglio vivere in un certo modo, spendendo certe cifre e muovendomi in questa maniera).

Da una parte ha arricchito quelle soluzioni alternative di cui si parlava, si pensi alle app per la mobilità in ogni sua declinazione, dal bike sharing a Uber passando per i taxi. Non è un caso che i colossi automobilistici, specialmente quelli che propongono modelli più economici, stiano di fatto trasformando le vetture in grossi smartphone pieni di attraenti soluzioni hi-tech: si parla molto meno di potenza e più di intrattenimento, poco di prestazioni e più di consumi.

Dall’altra lo smartphone, con le piattaforme a cui dà accesso ma anche come oggetto, incarna esso stesso la dimensione del collegamento con gli altri: se le piazze reali si sono sovrapposte a quelle virtuali è anche perché categorie come conoscenza, intimità, prossimità sono cambiate. E non hanno più bisogno – almeno, non sempre – di un’automobile che accorci distanze già tagliate. Semmai di un volo low cost, saltando senza problemi l’urgenza del feticcio di prossimità su quattro ruote.

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mymarketing.net - 4 giorni 5 ore fa

TripAdvisor ha annunciato oggi i risultati dello studio Path to Purchase condotta da ComScore che fornisce un’analisi approfondita di come i consumatori ricercano e prenotano i loro viaggi online e l’impatto che i contenuti di TripAdvisor hanno su queste decisioni. Lo studio, condotto da comScore in 12 mercati di viaggio nel mondo e che analizza l’attività di più di 325 siti di transazioni online, mostra che TripAdvisor ha raggiunto il 60% di tutti i viaggiatori (e il 77% dei viaggiatori italiani) che hanno cercato e infine prenotato viaggi online nel primo e secondo trimestre 2017 in 12 principali mercati turistici nel mondo.

“I risultati dello studio Path to Purchase mostrano che in media i viaggiatori ricercano i loro viaggi per un mese o più e che, durante questo periodo, l’influenza di TripAdvisor sulle decisioni di prenotazione di hotel e voli dei consumatori è fortissima” ha commentato Martin Verdon-Roe, vice president of product & marketing, hotels. “Questo dà ai business di viaggio una finestra temporale importante di opportunità per coinvolgere i viaggiatori su TripAdvisor in una fase di alta influenzabilità, specialmente attraverso i nostri prodotti adv, metasearch e Business Advantage”.

 

  1. TripAdvisor, il sito numero 1 pre-acquisto
  2. Le ricerche di viaggio iniziano in modo generico
  3. Come i brand possono influenzare le decisioni di prenotazione dei viaggi
  4. Gli utenti TripAdvisor sono più coinvolti degli utenti non-TripAdvisor

 

 


TripAdvisor, il sito numero 1 pre-acquisto

Lo studio ha determinato che TripAdvisor è il sito e la app più visitato nel mondo dai consumatori prima di prenotare nei principali mercati turistici inclusi nello studio. Ogni mese centinaia di milioni di viaggiatori vanno su TripAdvisor per leggere le recensioni, controllare le foto e comparare i prezzi per essere certi di prenotare la vacanza giusta per loro. Dopo TripAdvisor, i siti più visitati prima della transazione sono Booking.com, Trivago, Hotels.com ed Expedia.

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Lo studio inoltre mostra che l’influenza indiscussa di TripAdvisor sulle decisioni di acquisto di viaggi dei consumatori è trasversale, a prescindere dalla prenotazione finale, che avvenga su un sito di hotel, di linea aerea o di agenzie di viaggi online (OTA).

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Le ricerche di viaggio iniziano in modo generico

Lo studio ha evidenziato che i viaggiatori non hanno in mente una destinazione precisa o anche un hotel o una linea aerea o una OTA specifica da cui acquistare il loro viaggio quando iniziano le ricerche e sono sempre più a proprio agio a cominciare le ricerche di viaggio senza un brand o una destinazione in mente.

Mentre i viaggiatori possono fare molte ricerche online durante la fase di ispirazione e pianificazione del viaggio, guardando alla primissima ricerca che fanno lo studio ha mostrato che: il 73% di tutte le ricerche a livello mondiale nel 2017 erano generiche, senza menzione di brand o destinazioni; e il 77% di tutte le prime ricerche di viaggio a livello italiano nel 2017 erano generiche, senza menzione di brand o destinazioni.

 


Gli utenti TripAdvisor sono più coinvolti degli utenti non-TripAdvisor

Gli acquirenti di viaggio che usano TripAdvisor in una qualche fase della loro ricerca di viaggio sono notevolmente più attivi (su tutti i siti) durante l’intero processo di acquisto rispetto agli acquirenti che non utilizzano TripAdvisor.

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Come i brand possono influenzare le decisioni di prenotazione dei viaggi

In un mercato sempre più competitivo, hotel, linee aeree e aziende turistiche sono alla ricerca di nuovi modi per coinvolgere i viaggiatori, differenziarsi e aumentare le conversioni. Lo scorso anno TripAdvisor ha annunciato una serie di nuove opportunità a pagamento per aiutare i business di viaggio a fare proprio questo. Sviluppati per andare incontro alle esigenze specifiche di alloggi e ristoranti, i nuovi prodotti permettono a chi li sottoscrive di mostrare le proprie strutture su TripAdvisor, con accesso a strumenti leader del settore che li aiutano a sfruttare l’effetto network dato dalla collaborazione con il sito di viaggi più grande del mondo.

Business Advantage è un’evoluzione del noto Profilo Aziendale che permette agli alloggi di impattare sulle decisioni di prenotazione, differenziarsi dai competitor e misurare e rinforzare la loro reputazione online grazie a strumenti e pannelli di analisi all’avanguardia. Gli abbonati possono scegliere tra due livelli di accesso, Privilegiato e Standard, pensati per fornire ai proprietari soluzioni su misura che vadano incontro alle loro necessità individuali.

Per i ristoranti, la loro pagina su TripAdvisor sta velocemente diventando una finestra sul mondo. Premium è stato sviluppato per essere un modo economicamente vantaggioso di mostrare un ristorante ai potenziali clienti aiutandolo a distinguersi grazie a funzionalità come Recensione Preferita, 3 ottimi motivi per cui i clienti amano il ristorante e la Stoyboard multimediale.

Di recente il gruppo ha inoltre lanciato Inserzioni Sponsorizzate, una nuova soluzione adv che permette agli alloggi e ai ristoranti di catturare l’attenzione dei viaggiatori e portare traffico targettizzato di qualità alla loro struttura pubblicizzandosi tramite posizionamenti ad alta visibilità sul sito – chiaramente segnalati come sponsorizzazioni – in cima ai risultati di ricerca degli utenti.

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wired.it - 4 giorni 5 ore fa
Liridi(Foto: Nasa)

Scegliete una notte serena, un luogo lontano dalla città e da fonti luminose troppo intense. Munitevi di sacco a pelo e di pazienza e sdraiatevi a osservare il cielo: dal 16 al 25 aprile tornano le Liridi, le stelle cadenti più antiche mai osservate. Il picco? La notte tra il 21 e il 22 aprile, dopo il tramonto della luna e prima dell’alba.

Le Liridi
Le Liridi, così chiamate perché sembrano provenire dalla costellazione della Lira, sono la pioggia di meteore più antica mai osservata: la prima segnalazione nella storia risale a circa 2700 anni fa, nel 687 a.C in Cina. La loro origine, però, venne scoperta molto tempo dopo, per la precisione nel 1867, quando l’astronomo Gottfried Galle dimostrò il collegamento tra questo spettacolare fenomeno e la cometa G1 Thatcher.

Ogni aprile infatti la Terra attraversa la scia di detriti che la cometa G1 Thatcher lascia al suo passaggio. Polveri che precipitano sulla Terra e che entrando nell’atmosfera prendono fuoco, ed ecco quella caratteristica scia luminosa nel cielo notturno.

A dire il vero le Liridi sono un fenomeno relativamente moderato: secondo la Nasa si possono osservare dalle 10 alle 20 meteore l’ora in condizioni ottimali (notti molto buie, senza luna). Non proprio una pioggia di fuoco insomma, ma ogni 60 anni si verificano delle eccezioni: oltre 100 meteore all’ora in Virginia nel 1803, in Grecia nel 1922, in Giappone nel 1945 e negli Stati Uniti nel 1982. La prossima tempesta di Liridi è attesa per il 2042.

Quando e come osservarle
Quest’anno la Terra si troverà alla minima distanza dalla scia di detriti di G1 Thatcher nelle notte tra il 21 e il 22 aprile e la Nasa prevede che si potranno osservare dalle 15 alle 20 meteore l’ora, meteo permettendo.

Lo spettacolo sarà migliore per gli appassionati che si troveranno nell’emisfero settentrionale, ma il consiglio è comunque quello di aspettare il tramonto della luna e attendere sdraiati, naso all’insù, coi piedi rivolti verso Est.

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wired.it - 4 giorni 6 ore fa
Ispettore GadgetQuesto messaggio si autodistruggerà fra 5… 4…

Ci sono novità interessanti nel futuro prossimo di Gmail. La piattaforma di posta più usata al mondo è alla vigilia di un cambio di look radicale anticipato nei giorni scorsi da alcune voci di corridoio, eppure, secondo ulteriori e ancora più recenti indiscrezioni, quello esteriore non sarà l’unico aspetto a uscire stravolto dalle modifiche che gli ingegneri Google hanno in mente. Lo ha rivelato Techcrunch, che riporta come su Gmail potremo tra poche settimane essere in grado di scambiarci messaggi effimeri, con timer per l’autodistruzione incluso, in modo molto simile a quanto avviene su Snapchat.

In inglese la nuova funzionalità pare si chiamerà Confidential mode e sarà una sorta di contenitore protetto all’interno del quale sarà possibile inviarsi messaggi speciali. Le missive in viaggio su questo canale avranno una vera e propria data di scadenza impostabile a piacimento, oltre la quale non saranno più visibili, scaricabili né stampabili. Non solo: le normali operazioni di copia e incolla al loro interno saranno impossibili, e per la loro visione si potrà richiedere un codice di accesso sms che il destinatario riceverà sullo smartphone.

La novità renderà molto più interessante il servizio di posta di Google, ma è ancora presto per candidarla a soluzione ideale per le comunicazioni sicure. Come fa notare da subito TechCrunch, ci sono ancora due aspetti poco chiari di questo Confidential mode: il primo è l’eventuale funzionamento al di fuori della cerchia di utenti Gmail, del quale non si ha conferma; il secondo è l’impiego o meno della crittografia end-to-end per i messaggi, che sarebbe l’unica soluzione efficace per impedire veramente a chiunque di accedere al contenuto delle missive in ogni circostanza.

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wired.it - 4 giorni 7 ore fa
 Bloomberg)(Foto: Bloomberg)

Salvare i giocattoli che fanno felici i bambini di tutto il mondo. È arrivata un’offerta per l’acquisizione dei negozi Toys’R’Us di Stati Uniti e in Canada. Il gigante dei giochi è finito in bancarotta lo scorso settembre. Prova a risollevarne le sorti Isaac Larian, l’amministratore delegato e fondatore di Bratz Mga Entertainment. Ovvero l’azienda che realizza le Bratz, le famose bambole che fanno impazzire le bambine e hanno riscosso negli anni un successo globale.

Il loro produttore miliardario ha messo sul piatto 890 milioni di dollari per i negozi Toys’R’Us. Nello specifico 675 milioni per rilevare gli store negli Stati Uniti. E 215 milioni per quelli canadesi, ha dichiarato in una nota Mga.
Che ha anche reso noto che i fondi per acquistare i negozi arriveranno dalle casse di Larian, da altri investitori e dai finanziamenti da parte delle banche.

Toys’R’Us ha presentato istanza di fallimento a settembre di fronte alla forte concorrenza dei rivenditori online. È stato il più grande e noto rivenditore di giocattoli degli Stati Uniti. Il mese scorso ha svelato che per uscire dalla bancarotta avrebbe cercato di mantenere posizioni più redditizie in Europa e in Asia. Mentre cerca di liquidare le operazioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito. “Ogni giorno che passa, il valore di Toys’R’Us diminuisce e più persone perdono il lavoro. Ho fatto la mia parte e ora tocca all’altra parte accettare questa offerta“, ha riferito il numero uno della casa delle Bratz.

Larian ha anche guidato uno sforzo di crowdfunding attraverso GoFundMe. Obiettivo: rastrellare un miliardo di dollari per acquistare l’iconico rivenditore di giocattoli. La campagna ha raccolto finora 200 milioni. Non avendo ottenuto il successo sperato, ha spinto l’imprenditore a fare ricorso ai propri fondi, oltre a quelli di altri investitori. Intanto l’avvocato di Toys’R’Us ha fatto sapere di aver ricevuto offerte multiple di oltre 1 miliardo di dollari per l’85% delle attività asiatiche.

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mymarketing.net - 4 giorni 7 ore fa

Quale migliore occasione di Winitaly per capire le abitudini dei wine-lover italiani? È stato proprio in quest’occasione che Tannico, dopo la ricerca sui trend del mercato online presentata l’anno scorso sempre a Vinitaly, ha svelato i risultati di una ricerca che sposta l’attenzione sulle principali differenze degli appassionati, delineando un profilo accurato che apre gli occhi su nuove e sorprendenti evidenze.

I millennial sono ancora innamorati del Dom Pérignon, come emerso lo scorso anno o si sono spostati su altro? Qual è la bollicina preferita dagli emiliani? Il Barolo è ancora di moda? Il Prosecco è apprezzato solo dai low spender? Qual è la denominazione preferita dai pensionati? Le risposte a tutte queste domande sono nella ricerca realizzata attraverso Tannico Intelligence, il servizio di market analysis che l’enoteca online leader in Italia fornisce gratuitamente ai propri fornitori e ai consorzi. L’attendibilità dei dati si basa su un panel composto da oltre 85.000 clienti che hanno acquistato vini su Tannico; osservando i risultati dei dati raccolti, non mancano le sorprese.

 

I profili

 

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wired.it - 4 giorni 7 ore fa
 LaPresse)(Foto: LaPresse)

In Norvegia i riparatori di iPhone indipendenti potrebbero da oggi avere una vita più facile rispetto al passato. Lo ha stabilito una sentenza che ha appena dato ragione a Henrik Huseby, un proprietario di un negozio accusato da Apple di effettuare riparazioni di iPhone non autorizzate utilizzando componenti in violazione del trademark della casa di Cupertino: le sue attività non costituiscono un illecito. La notizia l’ha riportata Motherboard, che segue l’andamento della vicenda dal suo inizio, ovvero un anno fa.

Huseby da tempo importa schermi e altre componenti dal mercato cinese per poi utilizzarle per rimettere in sesto gli iPhone danneggiati che i suoi clienti portano in negozio. L’anno scorso però le sue attività hanno subito una battuta d’arresto: alcuni funzionari doganali locali hanno sequestrato un quantitativo ingente di schermi sostitutivi per iPhone 6 e 6S allertando Apple, la quale per evitare azioni legali aveva chiesto a Huseby di distruggere gli schermi e di porre fine all’attività di riparazione.

Il riparatore ha preferito portare il caso in tribunale, dove i giudici hanno emesso il loro verdetto in queste ore: la legge non vieta l’importazione di display da produttori asiatici che siano al 100% compatibili e del tutto comparabili con gli schermi adottati dalla stessa Apple, a patto che il logo della società non sia applicato al prodotto. Quello del trademark era in effetti uno dei punti al centro delle accuse di Apple: da sempre la casa di Cupertino fa applicare sui propri display il disegno della mela morsicata, ma Huseby — che come molti altri produttori non ha altra scelta che utilizzare componenti riassemblati  a partire da veri iPhone — non è interessato a sfruttare questo aspetto del prodotto e fa rimuovere il logo a posteriori per evitare guai legali.

La sentenza norvegese non stabilisce un precedente legislativo valido negli altri paesi dove opera Apple, ma contribuisce a un dibattito secolare nel mondo dell’elettronica di consumo: quello sul diritto o meno a riparare o far riparare in modo indipendente i dispositivi acquistati, senza doversi necessariamente affidare all’azienda produttrice o alla sua rete di partner.

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