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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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brand-news.it - 6 giorni 9 ore fa

Banca Santander nella nuova campagna trova un modo per raccontare la sua responsabilità e approccio umano nella gestione dei soldi e nella relazione con i clienti.

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brand-news.it - 6 giorni 9 ore fa

Benedetto Levi, 29 anni, entra nel gruppo Iliad come amministratore delegato di Iliad Italia S.p.A., la controllata del gruppo francese Iliad che opera in Italia nel campo della telefonia mobile. Con sede a Milano, Levi avrà la responsabilità di sviluppare l’operatore di telefonia mobile di cui è previsto il lancio prossimo in Italia. Levi ha...

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brand-news.it - 6 giorni 9 ore fa

Punta sulla tenerezza la nuova campagna del cioccolato Cadbury, con una bimba che per fare un regalo alla sua mamma non esita a sacrificare i suoi piccoli ‘tesori’.

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brand-news.it - 6 giorni 9 ore fa

La casa di produzione The Family annuncia un nuovo regista nel roster: Adriano Falconi. “Siamo felici di dare il benvenuto a Adriano – commenta Stefano Quaglia, Partner & Executive Producer di The Family -. La sua reel spazia da film di auto allo storytelling più intimo ed emozionale. Il suo trademark è la sempre presente...

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wired.it - 6 giorni 9 ore fa

frank miller

Nella miniserie a fumetti del 1998 ma anche nell’adattamento cinematografico che ne trassero nel 2006, il personaggio di Serse I era una delle figure più appassionanti concepite dall’artista Frank Miller. Ora, dopo lunghi anni di attesa, arriverà il sequel di 300 e sarà proprio incentrato sullo spietato e semidivino imperatore di Persia che fu respinto nella battaglia delle Termopili da uno sparuto drappello di coraggiosi guerrieri spartani.

Si chiamerà infatti Xerxes: The Fall of the House of Darius and the Rise of Alexander la nuova opera di Miller che andrà a coprire le vicende storiche che seguirono le celebri guerre greco-persiane, dalle sconfitte di Serse fino all’affermarsi dei suoi discendenti, che dovettero però arrendersi alla forza conquistatrice di Alessandro Magno (a quanto sembra, però, nel fumetto la cronologia sarà alterata facendo in modo che Serse si scontri direttamente con il Macedone, nonostante i quasi due secoli che separano la loro uscita).

Si tratterà anche questa volta di una miniserie grafica, composta da cinque capitoli che usciranno a partire dal 4 aprile presso l’editore americano Dark Horse, comprensiva anche di uno speciale formato da collezione. L’originale 300, ideato da Frank Miller sulla base dei racconti dello storico Erodoto e della sua passione per il film del 1962 L’eroe di Sparta (The 300 Spartans), vinse tre Eisner Award, lodato per lo stile con cui metteva sulla pagina uno scontro fra civiltà (despotismo persiano contro democrazia greca) nonostante le varie inesattezze storiche che accompagnavano la descrizione dei fatti.

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wired.it - 6 giorni 9 ore fa

berlusconi1State tranquilli. Siamo nel pieno della campagna elettorale – a dire il vero è ormai un clima permanente cui siamo condannati – e del Paese non si parlerà per niente. Dei problemi reali, ovviamente, che quasi mai coincidono con le sparate elettorali. Ciò che ascolteremo, infatti, e che stiamo già ascoltando – dalla folle crociata per la “razza bianca” di tale Attilio Fontana al balletto sui vaccini di Luigi Di Maio fino al canone Rai di Matteo Renzi o all’università gratuita di Pietro Grasso – non è materia da programma elettorale. È – o almeno vorrebbe essere, visto che al momento fra incerti e astenuti si supera abbondantemente il 50% degli elettori – un tentativo, estremo e disperato, di ritagliare il campo. O quel che ne rimane. Di disegnare la dinamica che, da molte settimane prima del voto fino all’urna, porta un gruppo di elettori a riconoscersi non in certi punti programmatici, non in certi valori ma in un faccione e nelle sue esternazioni.

Contraltare di questo meccanismo, ancora più duro in quelle forze “sconosciute” che devono perimetrare il proprio spazio (vedi Liberi e uguali) o combattono una gara interna alla propria coalizione (Forza Italia e Lega), è la pletora di nomi inseriti nei simboli delle liste che troveremo sulle schede elettorali il 4 marzo. Da Berlusconi a Grasso, da Salvini a Bonino fino al caso pachidermico di Fratelli d’Italia con una gigantesca Giorgia Meloni nel cerchio. Non mancano all’appello neanche Beatrice Lorenzin e Stefano Parisi. Sono appunto la prova che non occorrerà confrontarsi sui programmi e sulle soluzioni fattibili, concrete, che un grande Paese come l’Italia potrebbe affrontare. Nel pieno inganno elettorale, si chiede un’adesione di pancia alla figura di un leader più o meno carismatico. Le uscite di questi giorni servono a questo: a creare l’accoppiata fra quel cognome e alcuni slogan essenziali. Tanto basterà per schierare le (poche) truppe che si presenteranno ai seggi.

Il caso di domenica scorsa di Berlusconi, che è tornato a premere sull’acceleratore della sicurezza, è lampante. “In Italia ogni 20 secondi accade un reato. Ogni minuto si verifica un reato di strada – ha detto a Domenica Live di Barbara D’Urso, parlando al suo popolo – ogni 2 minuti un furto in appartamenti. Ogni 3 minuti un furto di automobile o motociclo. Ogni 4 minuti un furto in un negozio o in un supermercato. E addirittura ogni 2 giorni 3 rapine in banca di cui i giornali non danno nemmeno più notizia perché è diventata un’abitudine”. La realtà, oltre le legittime esperienze personali su cui evidentemente non si discute, è un’altra: come molte analisi hanno verificato, in particolare tramite i dati del ministero dell’Interno, a quanto pare quando c’era lui si commettevano più reati. Nel 2011, suo ultimo anno a Palazzo Chigi, ne erano stati commessi 2,7 milioni contro i 2,4 del 2016. Prendiamo i furti: nel 2016 sono stati 1.346.630, con una flessione in pratica dell’8% rispetto all’anno precedente, quando si fermarono a 1.463.527. Scendono quelli in abitazione, quelli con strappo e con destrezza. Oltre a quelli nei negozi e nelle auto in sosta.

Non importa ovviamente quale sia la realtà. L’imperativo di questi giorni degli staff è scaricare ogni responsabilità, disegnando un’Italia a proprio uso e consumo politico senza alcun rispetto per dati, coerenza, dignità. Un contesto che, partendo da elementi minimali, possa adattarsi ai propri slogan programmatici. Alle ridicole bombe che saremo condannati a schivare ogni giorno per il prossimo mese e mezzo.

L’altro dividendo assai utile di un dibattito che non ha più nulla di democratico ma appare una corsa al rialzo (e al riarmo propagandistico), serve a fornire popolarità agli sconosciuti. È proprio il caso di Attilio Fontana, candidato del centrodestra alla regione Lombardia: difficile che alla Commissione Europea sapessero chi fosse fino alla settimana scorsa. Grazie alla sua uscita da Ku Klux Klan del varesotto è divenuto automaticamente, nel giro di pochi giorni, una testolina in più nel penoso calcio balilla della politica nazionale. Come se non bastasse, imparando da un maestro come Donald Trump, non si è scusato né è tornato sui propri passi: “Ho detto fin dall’inizio che ho usato un’espressione inopportuna, ma il problema deve essere affrontato” ha ribadito. “Dovrebbero cambiare anche la Costituzione perché è la prima a dire che esistono razze”. La conosciamo bene questa tecnica, l’abbiamo vista alla prova (vincente) nel 2016: spostare l’asticella sempre più in là, tacciando chi chiede decoro e rispetto di politicamente corretto, salvo poi iniettare se stessi, e i folli temi che si cavalca, nell’agenda politica.

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wired.it - 6 giorni 9 ore fa

boh
Gli italiani non conoscono abbastanza le complesse funzioni svolte dal cervello e, forse anche per questo motivo, lo allenano poco, pensando che il riposo e la lettura siano sufficienti per evitare il decadimento cognitivo. Come rivela un sondaggio promosso in occasione della terza edizione di Brainzone, realizzato da Swg, solo il 24% degli intervistati allena la mente con l’enigmistica o il sudoku e una percentuale ancora più bassa si reca al museo o al teatro, luoghi stimolanti per la mente (8%).

Una fascia di popolazione che risolve con più continuità quesiti enigmistici e che legge esiste, ma si tratta degli over 55, a dimostrazione che il tema dell’invecchiamento cognitivo è poco sentito da giovani e adulti, per motivi principalmente anagrafici ma anche di abitudini. Le priorità sono altre, se in percentuale il fitness batte il brain training 60 a 37, ma è una visione che rischia di non pagare sul lungo tempo.

Per chi desidera migliorare il brain power, c’è la possibilità di farlo online, quindi senza sconnettersi, con Brain Power, una palestra virtuale per tenere sempre in esercizio le proprie funzionalità. Una iniziativa che nasce nell’ambito di Brainzone, promossa da Novartis per sensibilizzare il pubblico sulle patologie neurologiche e sull’importanza della manutenzione del cervello. Tre sono le aree per fare esercizio: Train your brain, sviluppata in collaborazione con Wired, offre giochi ed esercizi di logica per la stimolazione cerebrale. Per chi punta su tecniche di rilassamento per controllare lo stress, che non aiuta il cervello, c’è la sezione Relax your Brain. Infine, sezione Feed your Brain, con tante informazioni e ricette pensate per una dieta mirata a migliorare e preservare le prestazioni del cervello. Anche l’alimentazione conta ma solo il 43% del campione intervistato lo valuta come un fattore che influisce sulle capacità cognitive.

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wired.it - 6 giorni 9 ore fa

prostituzione-case-chiuse

Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, in un post su Facebook ha proposto di “regolamentare e tassare la prostituzione come nei paesi civili, riaprendo le case chiuse”: un’affermazione che merita di essere sottoposta a fact check.

L’idea ha senso? E qual è la situazione in Italia o nel resto d’Europa? La prima cosa da sottolineare è che nel nostro paese la prostituzione in sé non è reato. Lo sono piuttosto, in base alla legge Merlin del 1958, attività come il favoreggiamento o lo sfruttamento della stessa da parte di persone terze, così come appunto anche le case chiuse.

Detto questo, le migliori stime oggi disponibili indicano che la spesa complessiva degli italiani in questo campo si aggira da anni intorno ai 4 miliardi di euro: poco meno di un terzo del mercato totale della droga, per fare un confronto.

Come spiega l’Istat, da cui arrivano queste statistiche, “la disponibilità di diversi studi e informazioni sul fenomeno consente di assumere che in Italia sussista una significativa produzione interna del servizio, che si ipotizza essere offerto prevalentemente da residenti (indipendentemente dalla nazionalità italiana o straniera)”.

Per arrivare a stimare le dimensioni del fenomeno, “la metodologia di misurazione poggia sulla stima preliminare del numero di prostitute (distinte per tipologia del servizio: in strada, appartamento e night club), e dalla attribuzione a esse di un numero di prestazioni giornaliere e di un numero di giornate lavorate. L’elaborazione di queste informazioni consente di determinare il numero complessivo delle prestazioni offerte sul mercato interno. Il valore del servizio offerto è determinato utilizzando i prezzi praticati in base alla tipologia del servizio”.

I prezzi richiesti per le diverse prestazioni, d’altronde, sono stati raccolti dal Codacons, che ha effettuato un’indagine campionaria a Milano, Roma e Napoli. C’è da augurarsi che gli autori materiali della ricerca sul campo abbiano ben chiarito a fornitrici e fornitori di tali servizi la ragione – puramente scientifica – delle loro dettagliate domande.

A un mercato di tali dimensioni non corrisponde affatto un’attività investigativa, poliziesca o giudiziaria significativa. Le leggi in proposito non vengono tirate in ballo quasi mai, tanto che denunce per sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione son rarissime: in effetti diffuse tanto quanto quelle per omicidio o mafia.

Sono pochi anche i detenuti e le detenute condannati per istigazione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione. Si tratta di appena qualche centinaio in tutta Italia nel 2016, su una popolazione carceraria complessiva di circa 138mila persone. Di questi, la fetta più ampia è costituita da detenuti per reati legati alla droga, circa un terzo dei quali stranieri, seguiti da rapine, furti, ricettazione e lesioni.

In sostanza, nonostante l’ampiezza del fenomeno è come se le leggi in materia non esistessero.

Se i politici fanno promesse elettorali, è perché a torto o a ragione si aspettano di ricavarne voti alle urne. Ma cosa ne pensano davvero gli italiani? Purtroppo di sondaggi d’opinione sul tema non ne sono stati realizzati molti, soprattutto negli ultimi anni. L’ultimo che è stato possibile reperire risale al 2014, condotto dalla società Ferrari Nasi & Associati.

In generale, l’opinione pubblica sembra nettamente in accordo con il depenalizzare del fenomeno. Il favore maggiore ha riscosso l’affermazione secondo cui “le prostitute dovrebbero pagare le tasse come tutti”, seguita dall’idea che col riaprire le case chiuse ci sarebbe più sicurezza igienica per le prostitute e i loro clienti.

Appare di nuovo ampiamente accolta, anche se leggermente meno, la frase secondo cui la prostituzione libera e controllata dallo Stato toglierebbe risorse alla malavita. Più controversa – ma che comunque ha trovato due italiani su tre almeno abbastanza d’accordo – l’idea secondo cui ognuno deve essere libero di scegliere come vivere la propria vita, anche prostituendosi.

Dal punto di vista legale, rispetto agli altri paesi europei l’Italia rappresenta più la norma che l’eccezione. A parte in Russia, come nel nostro caso in nessuna delle grandi nazioni del continente la prostituzione è vietata. Ne esistono però diverse che hanno adottato un approccio differente, cercando – in varie gradazioni – di riportare il fenomeno sotto il controllo dello Stato invece di fare finta di nulla.

Una via di mezzo fra proibizionismo e legalizzazione è quella di Spagna e Austria dove, pur con qualche contorsione legale nel caso del paese iberico, sono in sostanza consentite le case chiuse ma non il favoreggiamento. All’altro lato dello spettro troviamo invece Germania, Grecia e Olanda, in cui questa attività è legale in molti suoi aspetti purché, s’intende, tutte le parti in causa siano adulte e consenzienti.

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