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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
Non solo news dal mondo Vittoria ma storie di branding, marketing e comunicazione online e offline.

brand-news.it - 8 ore 33 min fa

Il gruppo guidato in Italia dall’a.d. Andrea Castellari ha presentato ieri il nuovo canale free to air che partirà il 22 ottobre. Vigorsol, Coca Cola e Nintendo partner del lancio. Ogilvy firma la campagna Viacom Italia rafforza l’offerta con il lancio di Spike, nuovo canale free to air che punta a intercettare un pubblico 25-54...

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brand-news.it - 8 ore 34 min fa

E’ un’idea di Mirjam De Brujin, appena laureata alla Eindhoven Design Academy, il concept brand Twenty.

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brand-news.it - 8 ore 42 min fa

Il brand di assorbenti Bodyform/Libresse lancia la sfida agli stereotipi che perdurano nei discorsi e nella percezione del ciclo mestruale

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brand-news.it - 8 ore 46 min fa

Con la nuova strategia  digitale Lines vuole posizionarsi come  il brand sempre all’ascolto delle donne Lines ha scelto Publicis Italy come agenzia creativa per l’ideazione e la realizzazione del nuovo sito istituzionale www.lines.it e della strategia digital a supporto. L’esigenza del marchio di rivedere la sua presenza sul digital nasce dalla volontà di posizionarsi come...

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brand-news.it - 8 ore 59 min fa

Nuovi nomi di spicco nel parco registi, nuove produzioni importanti e una serie di premi e riconoscimenti: la casa di produzione milanese The Box Films sta vivendo un secondo semestre del 2017 con il vento in poppa e, tra l’altro, a metà novembre sarà anche presente con un proprio stand presso la Libreria Feltrinelli di...

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wired.it - 9 ore 2 min fa

startup1Sinba è (anzi, era) un’app saltacode, per pagare nei negozi fisici evitando la fila e rivoluzionare l’esperienza d’acquisto, mescolando strumenti digitali al classico shopping. Una bella idea, forse un po’ arzigogolata, in ogni caso per qualche anno se n’è parlato spesso e bene nel giro delle startup. Un paio di anni fa i fondatori Andrea Visconti e Alessandro Bava hanno anche vinto un bel finanziamento su Shark Tank, il talent-reality per startup su Italia1. Peccato che le cose non siano andate come i due speravano – fra l’altro, i 250mila euro promessi da quel programma non sono mai arrivati – e la srl ha chiuso. Visconti ha deciso di raccontare quel fallimento in modo delicato e originale, portando un po’ d’approccio americano nell’asfissiante contesto italico: il vero fallimento sarebbe stato non partire.

Voglio andare dritto al punto: purtroppo la Sinba srl chiude – spiega Visconti in un breve video che sta facendo il giro del web – avendo due bimbi piccoli ho pensato: come potrei spiegare una cosa così difficile e dolorosa?”. Soluzione: il giovane imprenditore decide di scrivere e disegnare una fiaba. La storia racconta del ragazzino Desi che sogna di diventare capitano di una nave e solcare i mari. Impresa in cui coinvolge l’amico Gioi. L’obiettivo è trasportare uno scrigno magico dall’altra parte del mondo.

Le varie tappe che i due amici affrontano ricalcano le difficoltà che deve aver incontrato la loro giovane società innovativa: i sovrani che incontrano e che rifiutano di elargire provviste alla ciurma, o spariscono dopo essersi sperticati in mille lodi, sono evidentemente i finanziatori tiepidi o i fondi mai arrivati a destinazione, come quelli del talent show.

C’è poi un’eccezione, il buon Re Riccardo, che si fida di loro e che forse corrisponde a qualche finanziatore che ha creduto in Sinba: evidentemente, tornando ai fatti reali, Riccardo Donadon di H Farm, che ha messo 100mila euro sulla startup. Tuttavia neanche il suo aiuto basta a sostenere l’impresa dei marinai e affrontare le tempeste che scuotono la nave di Desi e Gioi: l’approdo è nell’isola di Feil (evidentemente “fail”, fallimento) dove l’equipaggio salva la vita ma si risveglia in una terra desolata, con la nave distrutta e senza alcuna possibilità di concludere la traversata. A Pragma, l’unica donna del gruppo, la sentenza: “Capitano, abbiamo fallito”.

Successo significa che una determinata cosa è successa – chiude il capitano Desi alias Visconti nella fiaba – il successo di un viaggio, dunque, è renderlo reale, farlo accadere. Domattina all’alba ricostruirò la nave e partirò per un nuovo viaggio”. Nel 2014, quando Sinba si aggiudicò Shark Tank, Visconti aveva appena 24 anni, si era appena sposato e stava aspettando il suo secondo figlio. Sinba è stata dunque per lui come un terzo figlio. Eppure, dietro alla scelta di raccontare ai bambini che fine ha fatto il lavoro del papà, sembra esserci anche la volontà di proporre una narrazione diversa dei percorsi individuali e professionali.

Insomma, le cose possono andare in un modo o nell’altro, l’importante però è averci provato con un’idea che, fra l’altro, si era dimostrata azzeccata (basti pensare alle numerose tecnologie per pagare nei negozi con lo smartphone e comunque in modo diverso dal classico contante, da Satispay a Apple Pay). Una scelta coraggiosa, che sfida il bullismo imprenditoriale della vittoria a ogni costo, che reinventa la categoria del fallimento. Anzi, come dice il comandante nella favola, quella del “successo”.

Rimane comunque in bocca un sapore un po’ particolare: che in fondo non fosse essenziale condividere quella storia pensata per i più piccoli, “per insegnargli – spiega Visconti a Wiredche si può anche perdere, l’importante è capire cosa si è sbagliato per fare meglio in futuro“. Che potesse cioè rimanere intima: perché trasformarla in un pezzo di contro narrazione? “Abbiamo pensato che metterci la faccia, anche nel momento difficile, e provare a dire la nostra sul fallimento fosse più bello – dice Visconti – far parlare di noi solo quando le cose vanno bene è facile ma a volte si può cadere, e provare a togliere un po’ la patina di tabù che c’è sul fallimento forse serve di più che tessere solo le lodi di chi fa bene. La realtà è sempre positiva anche nel fallimento, anche quando va contro quello che avevamo in mente; bisogna capire cosa le circostanze ci chiedono attraverso il fallimento per trasformarlo in successo“.

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wired.it - 9 ore 10 min fa

Ho sempre pensato che la cosa più paurosa di IT fosse la sua dimensione, lo spazio occupato dal volume era pari a quello dei tomi universitari, delle enciclopedie. L’istintiva repulsione che poteva ispirare non era legata a un clown spaziale mutaforma assassino, ma all’istinto dello studente o del ragazzo che vede nei libri giganteschi qualcosa di inaffrontabile, soprattutto se ti piace leggere ovunque.

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Chi superava questo preconcetto ne doveva poi scavalcare un secondo, l’idea che Stephen King fosse uno scrittore horror votato al semplice spavento e all’orrore. Questo è forse vero per alcune sue opere, ma la sconfinata prosa di King varia dai racconti di formazione al fantastico, passando per storie di orrore, alcolismo, violenza, paura e riscatto, fino ad arrivare a quello che è un vero e proprio racconto epico con la saga de La torre nera.

E così come King è molte cose, IT ne è altrettante e cambia continuamente forma, proprio come Pennywise. C’è senza dubbio l’orrore di un mostro in agguato che è in fondo metafora di tutte quelle paure che non riusciamo ad affrontare da piccoli e che ci influenzano anche nell’età adulta. La paura di non essere accettati, di affrontare un sopruso, di sciogliere i legami con familiari invadenti, di superare le dicerie sul nostro conto, di affrontare qualcosa con serietà, senza battute. IT è il bullo che non denunci per paura di non essere creduto, il simbolo del distacco fra il mondo dei ragazzi e quello degli adulti.

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La genialità di King sta nell’usare questo mostro come strumento per raccontarci la crescita di un gruppo di ragazzi che potevamo tranquillamente essere noi e il loro ritorno ai fantasmi del passato una volta adulti. Perché se da ragazzino balbettavi, eri grasso, sfigato o ritenuta “una poco di buono” questa cosa ti resta dentro, anche se la tua vita adulta si realizza dentro di te ci sarà sempre un ragazzino che veniva spinto nei corridoi della scuola.

Perché King non si limita a parlare di ciò che il mostro fa e di come i ragazzi lo conoscono e lo affrontano, ma parla soprattutto di come diventano amici, in quelle che sono probabilmente le parti più belle e intense del romanzo, assieme a quei momenti di riflessione sulla crescita e su come sia un processo continuo ma di cui ti rendi conto quando ormai hai varcato quella soglia invisibile che separa il bambino dall’adulto. La famigerata “fatina dell’età”.

IT è un libro che andrebbe letto in due momenti della propria vita: da ragazzi e da adulti, proprio come i protagonisti vivono la storia. E se magari da ragazzi lo spavento per la minaccia di Pennywise e reale e tutto ciò che fa da contorno può sembrare quasi noioso, da adulti improvvisamente tutto acquista un senso differente, come un giocattolo che da piccoli ci diverte e da grandi diventa un simulacro di periodi più spensierati che conserviamo gelosamente.

Tutto ciò è reso possibile soprattutto grazie allo stile di Stephen King, uno dei pochi scrittori in grado di gestire periodo e divagazioni enormi senza mai annoiare il lettore. Uno dei suoi trucchetti preferiti è concentrarsi su un dettaglio, una persona, una situazione, descrivendone con minuzia di particolari ogni possibile sfumatura, in attesa che un evento catastrofico spazzi via tutto. Tutto ciò che moltiplicato all’ennesima potenza in IT, visto che un romanzo interamente basato su dicotomie: bambini e adulti, perdenti e bulli, sopra e sotto, passato e presente, bene e male. Questo gli permette di giocare tantissimo con i sentimenti e la vita dei protagonisti per poi inserire un elemento di disturbo: un padre violento, un palloncino rosso, una casa in Neibolt Street che è la fonte di ogni nefandezza.

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Si è molto discusso sul valore di Stephen King come scrittore e di solito il modo in cui viene trattato è un buon esempio per capire come percepisci la cultura pop che ti circonda. Il suo essere scrittore prolifico, amato dal cinema e da milioni di lettori lo ha marchiato come una sorta di paria per tutta quella fascia di critici che percepisce la cultura solo come sforzo elitario e possibilmente criptico. Se intrattieni le masse non sei élite, se non sei élite non sei degno di essere considerato un artista e la tua non è cultura.

La principale obiezione a un Nobel per King è che non è uno scrittore, è un’industria, nonostante il suo passato di droga e alcolismo la sua immagina non collima con lo scrittore solo e tormentato che mette i suoi demoni su carta, nonostante per molti anni della sua vita non abbia fatto altro.

Per fortuna questo approccio è stato ormai in parte superato, parecchi anni fa, con l’abbattimento delle principali barriere tra cultura alta e cultura bassa. Se Umberto Eco ama Batman e Dylan Dog forse qualche domanda chi snobba King dovrebbe farsela. Tuttavia il dibattito è ancora acceso perché il Re è senza dubbio una figura ambigua. Da una parte ha una prosa senza dubbio molto semplice, ridondante, astuta, che non lascia quasi mai niente di non detto, ma anzi, ci illustra per filo e per segno cosa pensano tutti. Per lui l’antico adagio “Mostra, non raccontare” di sicuro non si applica. La sua logorrea è per certi versi parte della sua grandezza, perché la sua voglia di descrivere ogni singolo sentimento dei protagonisti è il grimaldello con cui apre l’animo umano. Per lui ogni minimalismo è condanna.

Chi non lo vuole al Nobel sostiene che in fondo King non ha inventato niente, sa raccontare tutto, ma non apre nuovi scorci nell’animo umano, non dice niente che in fondo non sapessimo già. Dall’altra parte c’è chi sconfessa questa obiezione, sostenendo che nelle suo opere si trovano passaggi bellissimi proprio sul meglio e il peggio che possiamo dare nel corso della nostra vita e che oltretutto le sue opere hanno avvicinato alla letteratura un sacco di ragazzi e di persone che non leggono libri che di solito vincono il Nobel. Non è forse questo un merito, non è forse degno di nota?

Forse nelle opere di King, che è innanzitutto un intrattenitore, non c’è lo stesso intento palese di uno scrittore “alto” che si mette sulle sudate carte per raccontarci i tormenti dell’animo umano, ma non è forse IT un trattato sul crescere? Non è Shining una forte metafora dell’alcolismo? Forse King è veramente più industria che arte, ma è un’industria che marcia nella direzione giusta. Ha veramente senso stabilire se King sia un artista o un artigiano? Forse soltanto se ci sentiamo colpevoli nel leggere un libro che non abbia una copertina curata da Adelphi o se siamo così insicuri da leggere libri intelligenti per sentirci intelligenti.

Ovviamente, come decine di ottimi scrittori che il Nobel non l’hanno mai vinto nonostante il loro valore indiscusso, non ha assolutamente bisogno di alcuna statuetta né che arrivi un critico letterario a definirlo ufficialmente uno scrittore di opere d’arte, anche perché la critica è tutto tranne che una scienza esatta, ma un riconoscimento di questo tipo vorrebbe dire gettare un ponte fra due mondi che non si parlano molto volentieri.

Vorrebbe dire riconoscere alla cultura popolare la capacità di creare mondi, idee e sensazioni in grado di resistere al tempo. E in effetti, se c’è uno che può farcela a farsi leggere anche fra cento anni, forse quello è proprio Stephen King. Chi se ne frega delle etichette.

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mymarketing.net - 9 ore 13 min fa

Manca poco al periodo più importante dell’anno per il mondo ecommerce. Se un tempo il “mese di fuoco” era quasi esclusivamente dicembre e le sue settimane pre-natalizie, da un paio d’anni a questa mai sottovalutare novembre. Black Friday e Cyber Monday hanno rivolzionato anche in Italia il modo di fare commercio elettronico, stabilendo un trend tutto nuovo di acquisti e spese e dando un nuovo concetto a “eventi digitali”. La Cyber Week è ormai stabilmente (e da diversi anni) il driver principale per il mercato americano. A partire dal 2015, ha acquistato importanza fondamentale anche qui in Europa.

 

In questo senso Black-Friday.sale, piattaforma online del gruppo Global Savings Group, ha voluto fornire a tutti gli operatori del settore 4 consigli per prepararsi al meglio alla Cyber Week 2017. Perché, nonostante i due giorni siano ancora lontani nel tempo (il Black Friday quest’anno è il 24 nocembre, il Cyber Monday il 27 novembre), ottobre è il mese giusto per iniziare a prepararsi.

 

 

  1. Creare un piano di marketing ad hoc per il Black Friday
  2. Analizzare e usare i dati a disposizione per creare una strategia di prezzo
  3. Magazzino e spedizioni
  4. Creare un team dedicato al Black Friday

 

Creare​ ​un​ ​piano​ ​di​ ​marketing​ ​ad​ ​hoc​ ​per​ ​il​ ​Black​ ​Friday

L’ultimo quarto dell’anno non è solitamente il periodo ottimale per apportare cambiamenti in un’organizzazione. Cambiando aspetti organizzativi il rischio potrebbe infatti essere quello di andare a intaccare le vendite in maniera negativa. Fondamentale quindi prevedere piani di marketing specifici per Black Friday e Natale, che aiuteranno a perseguire e centrare gli obiettivi nel periodo precedente e a ridosso degli eventi, attraverso la messa a punto di calendari, con date e azioni specifiche, dall’inserimento di banner sul sito, alle campagne promozionali via mail, continuando con altre azioni di marketing.

Un buon suggerimento è inoltre quello di mettersi in cerca di possibili siti a cui affiliarsi​, come le piattaforme di couponing, in modo da aumentare il traffico sul proprio e-commerce; lo scorso anno infatti, metà degli acquisti online durante il Black Friday sono stati effettuati attraverso siti di codici sconto.

 

Analizzare​ ​e​ ​usare​ ​i​ ​dati​ ​a​ ​disposizione​ ​per​ ​creare​ ​una​ ​strategia​ ​di​ ​prezzo

Trattandosi di vendite online è facile tracciare i profili dei visitatori e le vendite, sfruttando i dati in maniera efficiente ed estraendo tutti i cookies che vengono raccolti; facendosi quindi guidare dal proprio consumatore online tipo attraverso le varie pagine che visita, le interazioni che effettua, verificando se è un nuovo cliente o uno abituale, da quale dispositivo naviga e molto altro si potrà giungere alla creazione di una strategia di prezzo appropriata per il Black Friday, perchè nonostante gli enormi sconti previsti (su Amazon in media sfiorano il 70%), l’obiettivo finale di un negozio online è comunque quello di registrare un guadagno.

 

​Magazzino​ ​e​ ​spedizioni

Una delle cose più spiacevoli che può succedere come azienda è di esaurire le scorte di magazzino durante i principale periodo di vendite dell’anno; i consumatori per poter comprare devono avere la possibilità di trovare quello che cercano, quindi meglio assicurarsi un adeguato volume di scorte per il periodo che va da Black Friday fino a gennaio, sia in termini di quantità che di gamma di prodotti.

 

Creare​ ​un​ ​team​ ​dedicato​ ​al​ ​Black​ ​Friday

Una delle cose da considerare è quella di creare un team speciale dedicato al Black Friday. Ogni azienda ha una propria capacità massima di ordini che è in grado di processare, quindi è opportuno mettere insieme un team delle dimensioni ottimali rispetto alla capacità dell’impresa, e comunicarlo con sufficiente anticipo a tutti coloro che verranno coinvolti; è bene tenere presente inoltre come solitamente durante questo periodo le giornate di lavoro potrebbero essere piuttosto lunghe e intense, con vendite che iniziano dalla mezzanotte del venerdì e continuano in tutto il periodo successivo fino a Natale; una mossa intelligente è quella quindi di mostrare apprezzamento per il duro lavoro e la dedizione del team coinvolto, che sarà in questo modo stimolato a offrire un servizio migliore ai clienti finali.

 

Inoltre: più del 76% di coloro che navigano in rete lo fanno tramite smartphone, mai sottovalutare quindi l’importanza di ottimizzare l’esperienza sul proprio sito anche in base al dispositivo utilizzato. Inoltre è auspicabile considerare azioni utili all’abbassamento del tasso di abbandono al momento dell’acquisto, come ad esempio prevedere il maggior numero di opzioni di pagamento disponibili, o offrire ai consumatori ulteriori sconti last minute tramite coupon esclusivi.

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