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wired.it - 1 giorno 21 ore fa
 Fairfax Media/Getty Images)Jack Dorsey, patron di Twitter (Foto: Fairfax Media/Getty Images)

Da tempo circola la voce del possibile arrivo del pulsante “modifica” per i tweet. Jack Dorsey, amministratore delegato di Twitter, ha più volte precisato che il suo team è ancora al lavoro su questa funzionalità poiché avrebbe potuto essere usata per compiere abusi e atti di cyberbullismo.

Durante un evento tenutosi il 14 febbraio a San Francisco, Dorsey ha affermato che Twitter sta pensando di sostituire l’opzione di modifica con una che aggiunga una sorta di chiarimento o annotazione sotto i tweet già pubblicati.

Negli ultimi anni si sono registrati diversi episodi di alcuni personaggi famosi che hanno perso il loro ingaggio a causa di vecchi post scritti su Twitter. È il caso del regista di Guardians of the Galaxy James Gunn, licenziato dai Marvel’s Studios a seguito di alcuni tweet offensivi risalenti al 2008, oppure di Kevin Hart che ha perso la conduzione degli oscar 2019 per colpa di alcuni tweet omofobi.

Non esiste un modo credibile per tornare indietro e chiarire o persino avere una conversazione per mostrare l’apprendimento e la transizione da allora”, ha spiegato Dorsey. E ha precisato che i suoi team di programmatori stanno pensando di costruire una funzionalità che risolva questo problema.

Al momento, per chiarire un tweet già pubblicato, occorre eseguire un retweet di un proprio post commentandolo di seguito. Questo chiarimento però rimane slegato dal tweet originale, che magari è già diventato virale, limitandone così la visibilità. Con la funzionalità la nota o il commento verrebbero allegati al tweet già pubblico e virale in modo da essere leggibile a tutti.

Dorsey ha spiegato: “Immaginate ora che il tweet originale non abbia avuto il tipo di coinvolgimento che speravate. Per far chiarezza non vi servirebbe retwittare il tweet originale. Così facendo (si riferisce alla nuova opzione che aggiunge una nota al tweet, ndr) mostrereste solo i chiarimenti, sareste in grado di retwittare il chiarimento che quindi porterebbe sempre con sé quel contesto al quale è allegato”.

Questo è un approccio. Non sto dicendo che lo avvieremo, ma quelli descritti sono i tipi di problemi a cui dobbiamo cercare di rispondere”, ha poi concluso.

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wired.it - 1 giorno 21 ore fa
cyborg(foto: Getty Images)

Far fare a un animale ciò che si vuole. Non con un classico addestramento all’obbedienza, ma trasferendo il proprio volere nel suo cervello e vederlo tradursi in movimento. Fantascienza? Non più. In un articolo da poco pubblicato sulle pagine della rivista Scientific Reports, un team di ricercatori cinesi ha creato dei ratti cyborg che possono essere controllati dal pensiero di un essere umano. Wireless. Uno sviluppo niente affatto incredibile, a detta di esperti internazionali. Sia la tecnologia dei cyborg sia quella delle interfacce cervello-macchina (e viceversa, macchina-cervello) esistevano già. I cinesi, in sostanza, le hanno abbinate. Riuscendoci (pare) straordinariamente bene.

Un’interfaccia cervello-cervello
Detto così potrebbe ancora sembrare irrealistico, ma a pensarci un attimo il salto fatto dai ricercatori cinesi non è poi così lungo. Basta vedere le protesi di ultima generazione, quelle che possono essere controllate dalla mente di chi le utilizzerà per sostituire un arto che non c’è più e che allo stesso tempo possono restituire al cervello dell’utente sensazioni tattili. Il team della Zhejiang University ha in fin dei conti applicato questa tecnologia tra cervelli diversi: uno umano e uno animale, passando per un computer.

In pratica i ricercatori hanno raccolto attraverso un elettroencefalogramma i comandi di movimento di un essere umano, i cui pensieri sono stati convertiti da un computer in istruzioni per essere trasmessi wireless a uno stimolatore con elettrodi impiantato su alcuni ratti. E i ratti cyborg hanno eseguito gli ordini quasi alla perfezione.

Manipolazione mentale wireless
“Con questa interfaccia i nostri manipolatori sono stati in grado di controllare i ratti cyborg e completare in modo fluido il percorso attraverso i labirinti”, scrivono i ricercatori lasciando forse trasparire un certo compiacimento per la precisione e la velocità nella trasmissione dei segnali (essenziale per bypassare la coscienza dell’animale).

I controllori umani erano attaccati alla macchina in modo non invasivo e riuscivano a trasmettere all’animale i comandi per girare a destra o a sinistra solo pensando al movimento del braccio corrispondente. Per far avanzare il ratto cyborg, invece, sbattevano le palpebre. Ci è voluto un po’ di addestramento, spiegano gli scienziati, ma alla fine si è realizzata “una tacita intesa tra l’essere umano e il ratto cyborg”.

Uso improprio
Inquietante? Forse un po’, ma secondo i maggiori esperti del settore che hanno revisionato la ricerca non c’è un reale pericolo che qualcuno controlli le nostre azioni telepaticamente. Per manipolare le persone e far fare loro, in un certo senso, ciò che si vuole, esistono già modi efficaci senza dovergli impiantare degli elettrodi in testa (dice qualcosa Cambridge Analytica?). Il pericolo di un uso improprio è ormai insito in molte delle più moderne tecnologie, ma quanti vantaggi potremmo trarne? Liberate l’immaginazione.

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wired.it - 1 giorno 21 ore fa

Bisogna ammetterlo con franchezza: nonostante alcuni successi come Wonder Woman e il recente Aquaman, l’universo cinematografico legato alla Dc Comics ha vissuto in questi ultimi anni diverse défaillance. Una delle difficoltà maggiori si è riscontrata nel personaggio di Batman interpretato, forse senza troppa convinzione, da Ben Affleck: dopo svariati tira e molla (e qualche rehab), l’attore ha dichiarato nelle scorse settimane di rinunciare alla parte ufficialmente. E in queste ore ha specificato anche il motivo.

Ospite del late show di Jimmy Fallon, infatti, Affleck ha dato una spiegazione sulla sua scelta: “Ho provato a dirigerne una versione io stesso e ho lavorato con un ottimo sceneggiatore [Geoff Johns, ndr] ma non siamo arrivati a un risultato“, ha dichiarato l’attore per poi aggiungere: “Non riuscivo ad azzeccarlo“. Da qui la decisione di lasciare andare del tutto il Cavaliere oscuro: “Era il momento di lasciarlo andare, ora ci sono ottime persone a lavorarci“, ha concluso riferendosi al nuovo regista Matt Reeves.

Toccherà quindi proprio a Reeves portare a termine il film The Batman, con una sceneggiatura del tutto nuova e che probabilmente si concentrerà su un giovane Uomo pipistrello in una detective story dai toni noir. Affleck dunque ha ribadito “Non sono Batman“, prima di accettare come ricordo un mantello con la scritta “Batfleck” e il numero 12, ovvero quello della maglia del campione di football Tom Brady, di cui è grande fan.

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wired.it - 1 giorno 21 ore fa
Lyons Place, ecco come sarà il primo edificio londinese pensato per ricevere le consegne dei droni. Il progetto di Farrells
Lyons Place, ecco come sarà il primo edificio londinese pensato per ricevere le consegne dei droni. Il progetto di Farrells
Lyons Place, ecco come sarà il primo edificio londinese pensato per ricevere le consegne dei droni. Il progetto di Farrells
Lyons Place, ecco come sarà il primo edificio londinese pensato per ricevere le consegne dei droni. Il progetto di Farrells
Lyons Place, ecco come sarà il primo edificio londinese pensato per ricevere le consegne dei droni. Il progetto di Farrells
Lyons Place, il cantiere a Londra (Foto: Farrells)

Le consegne a domicilio operate da droni volanti potrebbero sembrare ancora molto lontane dal diventare realtà. Ma il nuovo complesso architettonico di Lyons Place, attualmente in costruzione nella zona occidentale di Londra, ha deciso di guardare speranzoso verso il futuro e bruciare i tempi: progettato dallo studio di architettura Farrells e sviluppato da Almacantar, sarà il primo palazzo della metropoli inglese ad essere munito di una piccola pista di atterraggio pensata appositamente per i corrieri di domani.

Oltre alle 76 unità abitative che comporranno il complesso residenziale, infatti, il Lyons Place sarà dotato di una piattaforma collocata sul tetto del suo edificio principale, messa a punto in collaborazione con la compagnia specializzata in infrastrutture per droni Skyports. Questo, insomma, permetterà ai residenti di ricevere le proprie consegne direttamente dal cielo: secondo gli architetti di Farrells – intervistati dal portale Dezeen – si tratta di un progetto che sarà presto preso come esempio per lo sviluppo delle nuove architetture urbane, con l’obiettivo di promuovere le nuove possibilità di connessione offerte dalla tecnologia.

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brand-news.it - 1 giorno 21 ore fa

Sorgenia conferma RED Robiglio & Dematteis per la creatività e TM Media come centro media mentre ha internalizzato le attività di comunicazione digitale, finora gestite da Alkemy

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wired.it - 1 giorno 21 ore fa
La sede di Amazon a Seattle, WashingtonLa sede di Amazon a Seattle, Washington

Amazon non si sente la benvenuta a New York e quindi non aprirà più il suo nuovo quartier generale nella Grande Mela. Il gigante dell’ecommerce ha infatti annunciato che rinuncerà al piano di costruire una parte della sua nuova sede a Long Island City (nel Queens), per via dell’opposizione di alcuni politici delle amministrazioni locali che contestano duramente la promessa di incentivi statali pari a 2,8 miliardi di dollari in favore della compagnia.

L’azienda si è detta dispiaciuta di aver dovuto prendere questa decisione, dato che, come si legge sul sito, oltre il 70% dei cittadini avrebbe appoggiato la scelta di New York, anche guardando ai benefici economici che avrebbe portato. Secondo l’agenzia Reuters, il piano avrebbe creato quasi 25mila nuovi posti di lavoro in un’area deve Amazon impiega già oltre 5mila lavoratori tra Brooklyn, Manhattan e Staten Island.

Ma la contestazione da parte dei deputati locali è scattata soprattutto perché gli incentivi promessi dal sindaco di New York Bill De Blasio e dal governatore dello Stato Andrew Cuomo erano considerati non necessari viste le ingenti possibilità economiche dell’azienda. Inoltre, fin da subito, contro gli incentivi erano montate anche le proteste da parte di associazioni di cittadini che si opponevano alla “gentrificazione” che il colosso avrebbe portato nella zona, al momento tra le più accessibili della città per quanto riguarda gli affitti delle case.

Secondo la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, eletta a New York e tra gli oppositori al piano di Amazon, il ripensamento segna una vittoria da parte dei comitati cittadini, che all’epoca delle trattative non erano stati interpellati. Dall’altra parte, il sindaco De Blasio si dice invece molto dispiaciuto del fatto che la compagnia di Jeff Bezos non abbia voluto portare avanti il progetto, provando a dialogare con le parti in campo.

Intanto il gigante americano, che ha perso in borsa l’1% in seguito alla decisione, fa sapere di non essere intenzionato a riaprire un’asta tra le città per la costruzione della sua nuova sede, e afferma di volersi concentrare sul progetto già in programma di aprire l’altra parte del nuovo quartier generale in Virginia, alle porte di Washington Dc.

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wired.it - 1 giorno 21 ore fa

Puntuale come un orologio svizzero, anche questo mese si è riacceso il dibattito sulla legalizzazione della prostituzione in Italia. Un pilastro programmatico della Lega, che nel corso degli anni ha ribadito la necessità di regolarizzare il fenomeno per assestare un colpo alla criminalità organizzata e garantire nuovi introiti fiscali allo Stato. “Sarà una delle prime leggi che proporremo quando saremo al governo, per allinearci a tutti i paesi civili”, tuonava Salvini durante un comizio nel 2017. Dopo nove mesi di esecutivo giallo-verde, non si è vista alcuna legge in proposito. Ma qualcosa si sta muovendo.

prostituzione960

Lo scorso 7 febbraio, il senatore leghista Gianfranco Rufa ha presentato un disegno di legge volto alla riapertura delle cosiddette case chiuse, “un gesto di civiltà nei confronti delle prostitute che si trovano per strada, per il decoro e l’immagine delle stesse strade”. Pochi giorni dopo, al Consiglio regionale del Veneto è arrivato un progetto di legge leghista volto alla creazione di appositi albi di iscrizione, registrati nei comuni, con l’identità di chi pratica la prostituzione. L’obiettivo è renderle lavoratrici autonome, con l’obbligo di avere una partita Iva, emettere fattura e pagare le spese sanitarie, previdenziali e fiscali. Proposte di questo tipo mirano a superare la legge Merlin del 1958, con cui si poneva fine alla regolarizzazione delle prostituzione in Italia e si chiudevano le case chiuse.

La regolarizzazione della prostituzione è considerata dalla Lega la via migliore per ripulire un settore basato sulla sfruttamento e la tratta di essere umani. In realtà, il modo in cui sta affrontando la questione rischia di portarci indietro di decenni. Al di là della debolezza di un discorso che sembra poggiare più sulla necessità di dare decoro alle strade italiane che non a difendere i diritti delle lavoratrici, quello che più lascia perplessi è l’idea della creazione di un albo comunale che non sarebbe poi altro che un meccanismo di schedatura di massa. Negli anni Cinquanta, le case chiuse erano luoghi solo apparentemente sani, dietro alle cui mura si nascondeva una realtà fatto di sfruttamento e violazioni dei diritti umani. “Prigioni, istituzioni disciplinari dove i diritti e le libertà individuali erano sospesi”, ha spiegato Giorgia Serughetti, ricercatrice dell’Università di Milano-Bicocca, “A parte i ritmi e le condizioni di lavoro, molto faticose, le prostitute erano schedate, sottoposte a controlli sanitari obbligatori, recluse nei sanatori se portatrici di malattie veneree”.

L’esaltazione leghista delle case chiuse dell’epoca dimentica questi particolari e l’idea di combattere gli abusi di oggi istituendo nuovi centri di sfruttamento e iper-controllo sulla persona appare poco sensato. Non è un caso che anche il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, organizzazione italiana che difende i diritti di queste persone, sia contrario alla riapertura di centri di questi tipo.
La creazione di case per prostitute in Italia nasconde poi altro. Migliaia di lavoratrici di strada oggi sono irregolari, ragazze disperate senza uno straccio di documento e imbrigliate nel giro della tratta per guadagnare pochi euro. In queste condizioni, non avrebbero modo di entrare nei circuiti legali e le alternative sarebbero due: continuare a operare clandestinamente o uscire allo scoperto, con tutte le conseguenze del caso in termini di rimpatri ed espulsioni post-decreto sicurezza Salvini. Più che una battaglia a difesa dei diritti della persona, quella della Lega sulla prostituzione appare quindi una crociata per il decoro del paese che dimentica le vulnerabilità di queste lavoratrici.

I racket sono impermeabili alle proposte di legalizzazione. Quello della prostituzione è un fenomeno di marginalità e sfruttamento. Ed è lì che bisogna intervenire”, ha sottolineato Stefano Fraccaro, capogruppo Pd nel Veneto, davanti alla recente proposta del collega leghista. In effetti, regolarizzare il fenomeno potrebbe sì avere conseguenze positive quanto meno su una parte di chi pratica il mestiere, quelle che lo fanno per scelta. Ma questo non prenderebbe in considerazione in modo concreto il disagio e le condizioni di marginalità in cui gran parte delle prostitute si trovano, quelle che svolgono questa attività sotto costrizione e ricattate dalle mafie. In assenza di un corollario di normative a tutela della persona, quella leghista rischia così di trasformarsi nella solita misura che fa distinzione tra persone di serie A e persone di serie B.

Le prostitute ospitate in tv da Giletti o in radio da Cruciani, che guadagnano migliaia di euro al mese e pregano di poter pagare le tasse, costituiscono solo una piccola tessera del puzzle. Dietro di esse, c’è un mondo di sfruttamento, costrizione e irregolarità che non può essere risolto in modo semplicistico spostando le prostitute come pedine dalla strada a un appartamento.

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brand-news.it - 1 giorno 21 ore fa

La leggenda dell’advertising ha scritto una lettera “Think different” / “Impossible is nothing” / “Dogs rule” sono alcuni dei claim noti in tutto il mondo che sono nati dalla mente di Lee Clow, creativo visionario, che ha toccato il cuore dei consumatori di tutto il mondo e rivitalizzato brand con campagne pubblicitarie iconiche, e oggi...

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