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wired.it - 1 giorno 19 ore fa

Jeep Renegade

Fiat Chrysler Automobiles nel mirino dei cinesi? Da una settimana si rincorrono le voci su un interesse delle case automobilistiche del Dragone a inglobare pezzi di Fca o l’intera compagnia e il titolo del gruppo guidato da Sergio Marchionne vola in Borsa. Nelle ultime ore si è aggiunto un tassello in più. Il sito statunitense Automotive News, specializzato nel settore dei motori, dichiara di aver ricevuto una mail dal presidente del gruppo cinese Great Wall Motor, Weng Fengying, in cui afferma di essere interessata ad acquistare Jeep e in contatto con Fca. Per l’ufficio di corrispondenza della Reuters a Pechino, Great Wall, settimo produttore di auto in Cina per grandezza, potrebbe proporre un’acquisizione dell’intero gruppo del Lingotto.

Fca ha smentito l’offerta in un comunicato ufficiale. L’azienda dichiara “di non essere stata approcciata da Great Wall Motors riguardo al brand Jeep o ad altre questioni relative al suo business” e di essere concentrata sul piano industriale 2014-2018. Ai cinesi Jeep interessa per scalare le classifiche dei produttori di suv e migliorare la propria posizione a livello globale. L’anno scorso sono stati venduti 1,4 milioni di Jeep, una ogni tre fuori dagli Stati Uniti. Nonostante i manager si siano dichiarati fiduciosi di poter raccogliere fondi a sufficienza per proporre un’offerta vantaggiosa, Great Wall genera meno entrate di Fca, mentre la capitalizzazione delle due società è all’incirca la stessa. Inoltre il governo statunitense non lascerebbe mano libera a un’incursione dei cinesi su uno storico marchio a stelle e strisce.

Invece di spingere Fca nelle braccia di un corteggiatore orientale, il dichiarato interesse di Great Wall potrebbe accelerare un consolidamento del gruppo proprio negli Stati Uniti. Nonostante alle voci di proposte dalla Cina il Lingotto abbia risposto prima con un “no comment” e poi con una smentita, il titolo ha beneficiato in Borsa di una risalita che segna un +8% rispetto all’andamento dell’ultimo mese. La casa automobilistica torna sotto i riflettori. Insieme a un dossier caro a Sergio Marchionne: la fusione di Fca con General Motors.

L’amministratore delegato di Fiat Chrysler ha ricevuto solo porte in faccia dalla numero uno di Gm, Mary Barra, e dopo vari tentativi di abbordaggio nel 2015, l’offerta di nozze è tornata nel cassetto. Oggi l’aria che tira negli Stati Uniti è favorevole al matrimonio tra campioni nazionali. Trump ha costruito la sua campagna elettorale sul rafforzamento dell’industria a stelle e strisce, ma finora ha combinato poco e niente, smantellando solo le nuovi leggi sull’ambiente che i costruttori di auto avrebbero dovuto rispettare. I capi azienda non lo stanno a sentire e gli investimenti in Messico, additato come la causa dell’emorragia di nuovi posti di lavoro negli Usa, non accennano a calare.

Anzi, nei primi sei mesi dell’anno la produzione di automobili in Messico è cresciuta del 16%, mentre negli Stati Uniti è calata del 5%. Le stesse Fca e Gm stanno producendo nuovi modelli proprio negli stabilimenti in America centrale e anche se a parole gli stanziamenti negli Usa cresceranno, la fortuna del Messico non si ossida. Per questo motivo l’acquisto di Jeep da parte dei cinesi sarebbe uno smacco che Trump non potrebbe permettersi. In quest’ottica, riprende quota l’opzione General Motors, che troverebbe alla Casa Bianca orecchie più disponibili ad ascoltare questo progetto che durante l’amministrazione Obama. Per Marchionne la fusione potrebbe essere una buona exit strategy nel 2019, anno in cui lascerà i vertici di Fca, come ha confermato il presidente John Elkann ad aprile.

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wired.it - 1 giorno 20 ore fa

sense8-xhamster

Ormai tutti conoscono il triste destino della serie Sense8: apprezzata da un numeroso e agguerrito stuolo di fan, ma troppo costosa e poco strategica, la serie delle sorelle Wachowski è stata cancellata da Netflix nei mesi scorsi dopo due stagioni. A forza di petizioni online e proteste molto riprese dai media e dalle associazioni lgbt, la piattaforma di streaming ha concesso uno speciale conclusivo per terminare le vicende in modo appropriato. Ora però giunge una proposta inaspettata.

Il sito porno xHamster, famoso aggregatore di video per adulti, si è infatti offerto di produrre una terza stagione, forte del proprio enorme traffico quotidiano (“più visitatori al giorno di New York Times, Espn e Daily Mail”) e collegandosi alle numerose scene ad alto tasso erotico presenti negli episodi. “Siamo grandi ammiratori della serie, così come molti dei nostri fan“, hanno fatto sapere in un comunicato. “Non si tratta solo di cambiare network, ma anche di come la serie viene trasmessa e prodotta. Potrebbe aprire nuove possibilità narrative essere ospitati in una piattaforma che non è sessuofobica“.

Oltre a una provocazione e a una buona occasione di immagine, la proposta del sito per adulti, che sarà con tutta probabilità scartata, è comunque un modo per dimostrare l’apertura verso la rappresentazione e l’accettazione della diversità, uno dei temi forti della stessa Sense8: “xHamster ha fatto molto per i diritti dell’espressione sessuale e delle sessualità non convenzionali“, fanno sapere dal sito. “Oltre a permettere a miliardi di persone di connettersi con le varie declinazioni di sesso e genere, sensibilizziamo il nostro pubblico contro le leggi anti-lgbt negli Stati Uniti e nel mondo, per l’educazione sessuale nelle scuole e per i diritti dei professionisti del sesso“. Un’altra dimostrazione, insomma, di come la serie delle Wachowski abbiamo smosso un certo tipo di mentalità e di attenzione verso certi temi.

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wired.it - 1 giorno 21 ore fa

Prima fa il duro con una lista di divieti inviolabili: “Niente fotografie, niente video, niente domande su film che non sia quello che è venuto a promuovere, niente domande di politica”, poi arriva ed è amabilissimo, fa battute e ironie, dà risposte acute e leggere e intanto regala qualche imitazione. Kevin Spacey è a Roma per Baby Driver, che da noi esce il 7 settembre, anche se in realtà la sua presenza nella capitale è dovuta alle riprese di due film biografici, prima All The Money In The World di Ridley Scott, sul rapimento del nipote di John Paul Getty (allora uomo più ricco del mondo) avvenuto a Roma nel 1973, e poi Gore, il biopic su Gore Vidal. Ma tanto di tutto questo con lui non si può parlare.

La testa e il corpo dietro Frank Underwood riceve la stampa in uno dei migliori di Roma, situato su un monte da cui si vede tutta la città e sede del ristorante più prestigioso della capitale (e tra i più ricercati d’Italia). Tutto insomma sembra fatto per incutere timore.

Spacey negli ultimi anni sembra esistere per House of Cards, tanto che tre anni fa, parlando con l’Hollywood Reporter, aveva affermato di essere arrivato a un punto della carriera in cui non intendeva più interpretare “il fratello di qualcuno” e aveva aggiunto “o mi offrono una parte di rilievo in un film di qualcuno come Martin Scorsese, o vaffanculo”. Di certo da quel momento ha interpretato un boss terribile in Come ammazzare il capo 2, uno spietato Ceo che finisce nel corpo di un gatto (a cui dava la voce), Nixon in Elvis & Nixon e ora il basista delle rapine in Baby Driver (non il protagonista della storia). Ha rivisto quella sua affermazione o considera Edgar Wright al pari di Scorsese? “Prima di tutto lasciami contestualizzare quella risposta nella giusta categoria. In quel momento della mia carriera per andare avanti dovevo smettere di interpretare certe parti. Ora invece sono molto interessato a ricostruire la mia carriera al cinema, che avevo messo da parte per la tv e per fare teatro a Londra“, racconta Spacey. “Dunque adesso ti dico che sono interessato a parti significative per il racconto del film. Ovviamente amo Edgar Wright e i suoi film, li trovo intelligenti, divertenti e l’uso della musica è fantastico. Ma soprattutto hai visto che ruolo ho? È un ruolo Michael Cain, come potevo dire di no? Hi, I’m Michael Cain [dice imitando benissimo l’accento cockney dell’attore inglese, ndr]. Inoltre ti posso assicurare che comunque, se mi chiamasse Martin Scorsese non lo manderei a fanculo”.

spaceybabydriver

Fatto sta che ha scelto in maniera particolare che ruoli interpretare o no?

“Non credere che io stia seduto e scelga dei ruoli da un mucchio, la verità è che posso recitare solo le parti che mi vengono offerte e ti posso dire che non me ne vengono offerte molte. Il range in cui scegliere è davvero limitato purtroppo. A ogni modo sono aperto a tutto, nulla mi spaventa, tranne la stupidità. I soli ruoli che non voglio interpretare sono quelli scritti male”.

Di certo il suo cuore batte per i cattivi. In Baby Driver il suo personaggio sta a metà strada tra un buono e un cattivo, ed è la cosa più buona in cui l’abbiamo visto da tanto tempo a questa parte…

“Ti assicuro che io non giudico i personaggi che interpreto, quello lo fate voi. Io non penso se sono buoni o cattivi, perché il mio lavoro non è giudicarli ma interpretarli. Considera che cattivo non è qualcosa che puoi recitare, puoi recitare solo ciò che la gente dice o fa. Ma ammetto che negli ultimi anni, diciamo da I Soprano in poi, il pubblico si è reinnamorato dei personaggi complessi, machiavellici, insomma gli antieroi”.

Lei oggi è un modello per molti attori…

[Scoppia a ridere così fragorosamente da interrompere tutto, ndr]

“No no ti prego, vai avanti, vai avanti!”.

…ma immagino che a sua volta abbia avuto dei modelli?

“Le mie fortune sono state due: aver avuto una madre che mi ha introdotto fin da piccolo al cinema e a tantissimi grandi attori che sono diventati i miei modelli: Henry Fonda, Katherine Hepburn, Spencer Tracy, Jimmy Stewart, Betty Davis…; e poi aver conosciuto Jack Lemmon quando ero molto giovane, ci ho girato 4 film insieme [tre dimenticabili e un capolavoro indiscutibile: Americani ndr], mi ha influenzato tantissimo e mi ha insegnato che quando interpreti un protagonista non stai solo facendo il protagonista, ma sei anche un conducente, un leader e visto che mi sento molto un uomo della compagnia sento anche che la mia responsabilità è condurre il gioco”.

È vero che Edgar Wright per Baby Driver vi ha fatto recitare con la musica nelle orecchie?

“È vero! Già nella sceneggiatura c’erano scritte tutte le tracce musicali del film e quindi l’ho potuta leggere ascoltandole. Ma in alcune scene specifiche Edgar ci ha messo un auricolare nell’orecchio perché voleva che proprio fisicamente, andassimo al ritmo della canzone. Era proprio: ‘One, two, three, four‘ e via!”.

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Baby Driver è pieno della musica preferita di Edgar Wright, invece qual’è quella che sente Kevin Spacey?

“Stevie Wonder, i Beatles, i Supertramp, il Marvin Gaye di Let’s get it on. Ma se mi sento giù basta mettere Ella Ftizgerald e passa tutto”.

Lei ha fatto molto doppiaggio e lavora benissimo con la voce. Ha conosciuto il suo doppiatore italiano?

“No. Chi altro doppia oltre me?”

Jim Carrey.

“Guarda una volta ero a un party al festival di Berlino e un uomo mi si è avvicinato tutto eccitato di conoscermi. Mi fa ‘Io sono te!!‘, io cerco di ringraziarlo e sbolognarlo ma lui insiste ‘Sono proprio te!! Faccio la tua voce in tutti i film in Germania. E faccio anche Robert De Niro e Sean Connery‘ allora gli rispondo ‘Quindi se io facessi un film con Robert De Niro e Sean Connery tu rimarresti senza lavoro?‘. Questo per dire che non ho conosciuto Roberto Pedicini, ma cercherò di non fare mai un film con Jim Carrey”.

Esistono i ruoli difficili?

“No, recitare è un piacere, una gioia. Per mantenermi devo fingere, è fantastico. L’unica frase che spiega bene come la vedo viene da un monologo che recitai a teatro, la pronunciava un uomo che, dopo una vita passata a coltivare patate lavorando la terra con le mani, aveva mollato tutto per fare l’avvocato. Ecco lui dice che dal momento in cui ha intrapreso quella seconda carriera non ha più lavorato un giorno in vita sua”.

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wired.it - 1 giorno 22 ore fa

Massimo simbolo dei figli dei fiori e della libertà senza compromessi, ora il Volkswagen Bulli diventa anche amico della natura grazie a I.D. Buzz, una versione elettrica nuova di zecca. Se il nome Bulli non ti dice nulla basta che rimandi alla mente agli anni ’60. Gli hippie stanno conquistando larga pare del panorama culturale, hanno i capelli lunghi, la chitarra, fanno feste sfrenate e gioiose e per la mobilità usano un monovolume dall’aria spartana ma simpatica, con davanti due fanali circolari e un grande cerchio con inscritte le lettere V e W. Ecco, è quello il Bulli.

Noto anche con il nome di Transporter o con il codice T seguito da un numero, il Bulli, come i tedeschi lo chiamano affettuosamente, è nato nel lontano 1949 e ora si appresta ad affrontare una nuova rivoluzione culturale: Volkswagen, infatti, ha annunciato che ne farà una versione elettrica ultratecnologica— anche se ci sarà da aspettare parecchio prima di vederlo in strada: almeno quattro anni.

Il van degli hippie 2.0 sarà lontanissimo da quello che ricordiamo con tanto affetto. Lo stile, dice Volkswagen, è retrò, ma in realtà a guardarlo sembra venuto dal futuro. Le linee sono arrotondate, futuristiche, ben lontane dalla rude estetica del modello del passato. Dell’antenato conserva giusto il muso a V, l’aspetto monolitico, robusto, e senza dubbio lo spirito di libertà che comunica. Lo spazio interno dopotutto abbonda, parliamo pur sempre di una vettura lunga 4.942 mm, larga 1.976 mm e alta 1.963 mm, perfetta quindi per lunghe scampagnate.

In più — e qui è la maggiore differenza — I. D. Buzz ha un apparato tecnologico da brivido. Prima di tutto ecco i due propulsori elettrici, uno sull’asse anteriore e uno sul posteriore così da garantire un 4×4 che gli consentirà di affrontare ogni terreno. La potenza totale è di 275 kW, vale a dire 370 Cv, abbastanza per farlo andare da 0 a 100 chilometri orari in 5 secondi. Roba che l’avvicina più a una supercar che a un quieto van da hippie. Ottima anche l’autonomia visto che secondo i primi dati dovrebbe raggiungere i 600 chilometri con tempi di ricarica ridottissimi: bastano 30 minuti per arrivare all’80% di carica.

Per non farsi mancare nulla ecco anche la guida autonoma, il simbolo della libertà del presente. Grazie a un complesso di scanner, sensori e telecamere, l’I.D. Pilot guiderà il van in piena autonomia avvalendosi anche dei dati in tempo reale sul traffico per scegliere la rotta migliore.

A rendere più piacevole il viaggio pensano tante accortezze tecnologiche che sembrano uscite più da Minority Report che da Woodstock. Il volante si ritrae automaticamente per permettere al sedile di ruotare di 180 gradi e formare un salottino, per entrare basta avere in tasca un transponder, una sorta di carta di identità digitale che memorizza la regolazione dei sedili, le stazioni musicali preferite e la climatizzazione ideale di ogni utente. Entri e trovi subito il setup giusto per te.

A questo aggiungiamo gli specchietti retrovisori sostituiti da display, l’ampio tablet posto in mezzo alla plancia, l’head-up display che offre le informazioni di guida proiettandole sul parabrezza così da non dover distrarre gli occhi dalla strada. Insomma, gli hippie sono cambiati e con loro cambia anche la mobilità.

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wired.it - 1 giorno 23 ore fa
eclissi_solare_totale(Foto: David Loh/EyeEm/Getty Images)

Ci siamo. È finalmente arrivato il 21 agosto: il giorno dell’evento astronomico dell’anno. Proprio oggi infatti avverrà un’eclissi totale di Sole: dalle 18.:04 italiane la Luna si frapporrà tra il Sole e la Terra, coprendo interamente il disco solare e proiettando sulla superficie del nostro pianeta un cono d’ombra largo un centinaio di chilometri tale da rendere visibile il cielo stellato in pieno giorno. Abbiamo parlato di ora italiana, ma il fenomeno non sarà visibile dal nostro Paese se non attraverso foto e streaming.

L’Italia infatti non verrà interessata in alcun modo dal fenomeno: la nostra penisola si trova per questa volta fuori dal cono d’ombra che la Luna proietterà sulla Terra. Saremo troppo lontani anche dal cono di penombra, pertanto non potremo assistere dal vivo nemmeno a un parziale oscuramento della nostra stella. Solo le zone del mondo all’interno del cono d’ombra potranno apprezzare pienamente il fenomeno.

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Gli abitanti di Oregon, Idaho, Wyoming, Nebraska, Missouri, Kansas, Kentucky, Tennessee e South Carolina dunque faranno colazione in un’atmosfera ben diversa dal solito. L’ombra della Luna infatti investirà prevalentemente le aree Nord-orientali del Pacifico, il Nord e Centro America.

In Europa solo Irlanda e Scozia saranno marginalmente interessate, con un oscuramento del disco solare pari al 4%.

Da una costa all’altra degli Stati Uniti l’eclissi durerà circa un’ora e mezza, ma in ogni singola località toccata l’oscuramento sarà davvero totale solo per 2 minuti e 40 secondi al massimo.

Se non possiamo metterci col naso all’insù muniti delle dovute protezioni (mai osservare un’eclissi senza filtri adatti!) e guardare la Luna oscurare il Sole, internet ci viene in aiuto. Chi fosse interessato potrà assistere alla diretta streaming della Nasa, che per l’occasione ha allestito un sito dedicato all’evento in cui si possono trovare le risposte a qualsiasi domanda possa sorgere: dalla spiegazione del fenomeno alle informazioni sulla sicurezza, dal punto migliore di osservazione (per la cronaca si tratta di Casper, una cittadina in Wyoming) ai progetti di citizen science per partecipare alla raccolta di immagini e dati sull’evento, per sentirci tutti un po’ scienziati.

 

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wired.it - 2 giorni 13 min fa
 Ap/LaPresse)(Foto: Ap/LaPresse)

Gli investigatori hanno dato un nome e un volto all’autista del furgone che ha causato 13 vittime nell’attentato a Barcellona. Si tratta di Younès Abou Yaaqoub, come reso noto dal ministro dell’Interno catalano Joaquim Forn i Chiariello, annunciando che le ricerche del giovane marocchino sono state estese a tutta l’Europa. Per indurre il giovane a consegnarsi ha preso parola anche la madre Hannou Ghanimi, la quale ha detto ai giornalisti di preferire un figlio in prigione piuttosto che morto.

Gráfico: los miembros de la célula https://t.co/WXJ0ac7sIr Interior confirma que Younes Abouyaaqoub conducía la furgoneta de La Rambla

— EL PAÍS (@el_pais) 21 agosto 2017

La notizia secondo cui il 22enne Younès Abou Yaaqoub abbia già raggiunto la Francia viene però messa in forse, secondo il capo dei Mossos d’Esquadra (forze di polizia catalane) Josep Lluis Trapero: si tratta di una possibilità e non di una certezza.

La figura chiave degli attentati a Barcellona, secondo gli inquirenti, a Cambrils è l’imam Abdelbaki Es Satty, nato a Tangeri e poi trasferitosi a Ripoll. A lui è stata addebitata la responsabilità di avere indottrinato gli attentatori. Già noto alle autorità e uscito dal carcere nel 2012 dopo avere scontato una pena per traffico di stupefacenti, come ha ricostruito il quotidiano El Mundo.

Durante la detenzione avrebbe stretto amicizia con Rachid Aglif, uno dei partecipanti dell’attentato di Madrid dell’11 marzo 2004, durante il quale sono morte 191 persone.

L’imam, attualmente ricercato, vive nella città di Ripoll, la stessa in cui sono scattate le manette per tre dei terroristi che hanno colpito Barcellona e, fino al 2016, sarebbe vissuto a Vilvoorde, piccolo centro belga diventato una delle basi europee del jihadismo.

Figura controversa che, secondo i media spagnoli e francesi, potrebbe non avere nulla a che fare con la radicalizzazione degli attentatori tant’è che, secondo il quotidiano El País, gli esperti di terrorismo non lo hanno mai accostato a movimenti estremi dell’islamismo catalano.

Dopo diversi giorni gli attentati spagnoli hanno ancora molti interrogativi senza risposta. Atti di terrorismo che hanno richiesto una certa organizzazione ma non una grossa quantità di quattrini, di solito una delle piste seguite dagli inquirenti per serrare le fila delle indagini.

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wired.it - 2 giorni 19 min fa

Tra i tablet più chiacchierati di quest’anno ci sono sicuramente il Galaxy Tab S3 di Samsung e il Mediapad M3 Lite di Huawei nelle loro versioni da 9,7 e 10,1 pollici. Entrambi sono considerati ancora oggi tra le migliori tavolette in circolazione, ma il primo è un prodotto di fascia alta pensato per lavorare e creare contenuti, viene venduto con un pennino incluso nel prezzo e tra gli accessori opzionali dispone di una cover con tastiera dedicata alla produttività; il secondo è invece più abbordabile e riservato allo svago, la visione di film e serie tv e la navigazione web. La differenza tra i loro prezzi fa immaginare differenze di un certo livello, che nell’utilizzo quotidiano però potrebbero rivelarsi non così profonde.

Che le tavolette siano diverse si capisce già dal fatto che Galaxy Tab S3 ha un display in formato 4:3, mentre il tablet di Huawei dispone uno schermo in 16:9 pensato per i contenuti multimediali. Non è solo nella forma però che le due tavolette differiscono: quella coreana è basata su un design ardito e accattivante: sul suo telaio in metallo si innestano due lastre in vetro che rendono il gadget bello da vedere anche da spento. L’alternativa cinese punta su una più sobria e classica soluzione in metallo e plastica, forse meno appariscente ma più pratica. Mediapad, in effetti, si utilizza più tranquillamente rispetto all’avversario, dà la sensazione di essere più resistente ed è senz’altro meno scivoloso; la sua cornice laterale poi dà modo al pollice di contribuire alla presa senza finire per sbaglio sul touch screen. Tab S3 di di contro si mostra più elegante: è sottile come nessuno e, lato maneggevolezza, si presta a un uso in verticale che sull’alternativa Huawei è scomodo.

Dove Tab S3 stacca nettamente Mediapad M3 Lite è però nella qualità del display, che nel caso del gruppo coreano è una pannello da 1536 x 2048 pixel realizzato con tecnologia AMOLED. Lo schermo supporta lo standard HDR e mostra colori saturi, neri impenetrabili, contrasti intensi e definizione con pochi rivali in ambito tablet: perfetto per visualizzare contenuti ricchi di testo e grafica vettoriale, si scontra però con la limitazione del formato 4:3, che rende non proprio ideale la visione di film, serie TV e in generale di qualunque video. Lo schermo scelto da Huawei si difende comunque bene: con la sua risoluzione Full HD è più che sufficiente a chiunque non pretenda definizioni estreme da giochi e video, mentre i valori di luminosità, contrasti, definizione e saturazione, pur non arrivando ai livelli fatti registrare da Tab S3, permettono di godersi tutti i contenuti multimediali con il dovuto coinvolgimento.

A Mediapad viene in aiuto anche un sistema audio di ottima qualità, leggermente superiore per ricchezza e volume del sonoro rispetto a quello adoperato su Tab S3. Qui l’approccio scelto da Samsung e Huawei — quattro altoparlanti stereo firmati rispettivamente AKG e Harman Kardon — è simile, ed entrambe le case fanno un ottimo lavoro nel far suonare più che dignitosamente oggetti non proprio pensati per offrire un’esperienza acustica di alto livello; la casa cinese però porta a casa un risultato di poco migliore e posiziona i suoi altoparlanti sugli spigoli più lunghi della scocca, in modo che restino scoperti anche quando il tablet viene retto con le mani.

Coi due tablet non si possono fare esattamente le stesse cose. Tab S3 monta un processore più potente (lo Snapdragon 820 contro il 435 di Mediapad) che lo rende in grado di aprire le app più in fretta e di giostrarle al meglio quando c’è da passare da una all’altra; il multitasking non è un problema neanche quando le finestre sono affiancate e le app in esecuzione sono toste. La tavoletta Huawei d’altro canto si dimostra comunque capace di muovere con fluidità la maggior parte dei software più utilizzati, anche se sui siti web più densi di contenuti e all’interno delle app che richiedono più risorse cede il passo all’avversaria coreana, mostrando rallentamenti occasionali e perdendo qua e là qualche fotogramma.

Lato extra, l’evidente arma in più di Samsung resta comunque la S-Pen inclusa nella confezione. Lo stilo digitale riconosce 4096 livelli di pressione, è preciso e si lascia utilizzare con piacere anche solo per navigare tra un’app e l’altra, reggendo la leggerissima tavoletta con una sola mano. Resta difficile però considerare l’accessorio come un motivo sufficiente per scegliere il tablet senza essere creativi o stenografi accaniti: il riconoscimento della scrittura funziona bene e in generale l’app per la gestione degli appunti scritti a mano si rivela utile e ben fatta, ma interagire in questo modo con la tavoletta richiede comunque uno sforzo da appassionati o professionisti.

Le caratteristiche secondarie dei due tablet infine sono più o meno equivalenti; solo modulo Bluetooth e fotocamere sono significativamente più evoluti in Tab S3, mentre la quantità di memoria espandibile è identica (32 GB), la connettività cellulare è presente su entrambi i modelli e il sistema operativo è sempre Android 7.0. Per quest’ultimo, Samsung ha scelto un grado minore di personalizzazione e ha provvisto il sistema operativo di una serie di app per trarre vantaggio della penna inclusa, mentre l’interfaccia scelta da Huawei si discosta maggiormente dal modo di intendere icone e menu adottato da Google.

Nell’utilizzo quotidiano in realtà non è automatico finire su Galaxy Tab S3 per creare contenuti né privilegiare Mediapad per fruirne: si tratta però di due esperienze diverse. Mediapad offre quella più rilassata: lasciarlo in giro crea meno patemi d’animo rispetto all’avversario ed è un prodotto ideale per godersi ogni tipo di intrattenimento, per la navigazione, le email e i social network. Le sue limitazioni tecniche sono superate in un balzo da Tab S3, un tablet fenomenale sotto più punti di vista (display e prestazioni su tutti), che fa venire voglia di usarlo anche senza avere niente di realmente utile da fare ma che però è anche un prodotto più delicato; se a questo aggiungiamo che il pennino non ha un alloggiamento riservato e che per trasformare la tavoletta in una vera macchina da produttività serve acquistare la cover con tastiera venduta separatamente, ecco che il miglior tablet Android in circolazione non è necessariamente il più pratico.

Su un’eventuale preferenza poi non può che influire il prezzo dei due aggeggi, che di listino costano 369 e 799 euro. A queste condizioni Tab S3 resta un prodotto da consigliare esclusivamente a chi ha esigenze specifiche o a chi vuole sotto mano il meglio del meglio in un prodotto leggero e da poter tenere nella borsa senza neanche sentirne il peso, mentre gli altri possono tranquillamente risparmiare qualche centinaio di euro e buttarsi su Mediapad, consci del fatto che nella stesura di brevi documenti, nella gestione delle email e in altri di piccola produttività non darà comunque problemi. Fortunatamente le ultime offerte online rendono la tavoletta coreana più abbordabile di quanto non lo fosse al momento del lancio e la competizione con l’avversaria cinese decisamente più interessante.

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wired.it - 2 giorni 25 min fa

In occasione dell’inizio della Gamescom 2017 Microsoft ha mostrato per la prima volta la Xbox One X Project Scorpio Edition, una versione della sua prossima console dedicata a chi sceglierà di acquistarla al lancio. Questa edizione sarà messa in commercio in un numero limitato di esemplari e volendo potete già prenotarla su Amazon. Dunque, se volete far parte della “prima ondata”, farete bene a muovervi in fretta, anche se al momento la disponibilità è a intermittenza.

Rispetto alla versione standard, Xbox One X Scorpio Edition mostra la scritta “Project Scorpio” sul controller e su un lato della console. La superficie della parte superiore non è liscia, ma mostra una motivo che ricorda la fibra di carbonio, la confezione è differente e incluso c’è un supporto per posizionarla verticalmente.

Sia per la versione normale che per la Scoprio Edition l’arrivo è previsto per il 7 novembre 2017.

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