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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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wired.it - 3 giorni 1 ora fa

In occasione della 69esima edizione del festival della canzone italiana di Sanremo, abbiamo intervistato all’interno di Casa Siae alcuni artisti che hanno partecipato al Festival. Ci siamo fatti raccontare come immaginano il futuro della musica da più punti di vista che lo influenzano in un’epoca in continua evoluzione dove tecnologia e social la modificano in continuazione.

I primi ospiti sono gli Ex-Otago, band partita dall’indie pop più ibrido arrivando a mescolare pop e palpitanzioni elettroniche. Il loro nuovo album si intitola Corochinato in uscita il prossimo 8 febbraio per Garrincha Dischi e Inri.

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wired.it - 3 giorni 12 ore fa
 Claudia Pajewski)(Foto: Claudia Pajewski)

La seconda serata della 69esima edizione del Festival di Sanremo è stata una boccata d’aria non solo per gli ascolti in crescita, ma soprattutto per alcuni momenti di intrattenimento che hanno coinvolto il pubblico.

Potrete seguire il festival dalle 20,45 su Rai1 o sul sito di RaiPlay in diretta streaming. Gli ospiti annunciati per stasera sono: Antonello Venditti, Alessandra Amoroso, Raf e Umberto Tozzi, Fabio Rovazzi (che ricompone idealmente la coppia dei presentatori di Sanremo Giovani con Pippo Baudo), Serena RossiOrnella Vanoni e il comico Paolo Cevoli. Dodici artisti anche per stasera, quindi, che completerà le due esibizioni a disposizione di ogni cantante in concorso, prima della giornata di domani dedicata ai duetti.

Ecco l’ordine di uscita:

Mahmood – Soldi

Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood

Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte

 

Ultimo  I tuoi particolari

Irama – La ragazzo con il cuore di latta

Patty Pravo con Briga – Un po’ come la vita

 

Simone Cristicchi – Abbi cura di me

Boomdabash – Per un milione

Motta – Dov’è l’Italia

Zen Circus – L’amore è una dittatura 

Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce

 

 

 

 

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brand-news.it - 3 giorni 14 ore fa

A dirigere la nuova società di corporate relation sarà il ceo Pierangelo Fabiano SG Company entra nel mondo delle relazioni pubbliche e istituzionali con la neo costituita Core. A dirigere la nuova sigla con il ruolo di ceo il socio Pierangelo Fabiano, classe 1985, già presidente di Agol e fondatore del mensile di economia, fucina...

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wired.it - 3 giorni 14 ore fa

Tesla ha aperto il suo store ufficiale su Amazon. Sull’e-commerce più importante del globo da qualche ora è possibile acquistare modellini in scala 1:18 delle vetture elettriche ideate dall’imprenditore di origine sudafricana Elon Musk, felpe e tazze con il logo Tesla, cover per iPhone 8 e iPhone X e snapback con il nome dell’azienda ricamato in fronte in versione nera o grigia. E non saranno gli unici prodotti che Tesla inserirà nel suo nuovo store. Il brand ha deciso di aprire un vero e proprio negozio d’abbigliamento e accessori sulla piattaforma che, seppur in altri campi, rispecchia la propria filosofia.

Gadget con il logo Tesla venduti su Amazon USA

I gadget Tesla sono venduti a prezzi concorrenziali, (le cover partono da 35 dollari, la tazza viene venduta a 25 dollari, mentre felpa e modellini possono essere acquistati rispettivamente a 75 e a 250 dollari) così da poter attrarre anche un target di persone non strettamente legate al marchio automobilistico, ma semplicemente interessate alla vision di Elon Musk e alle sue trovate, più e meno pubblicitarie. Come quella volta che lanciò nello spazio una Tesla Roadster, per fare un esempio celeberrimo. In questo caso però il progetto sembra più concreto, e la volontà di Elon Musk quella di entrare sempre di più nella quotidianità delle persone attraverso gadget e oggettistica.

18 di Tesla

Elon Musk, fondatore e amministratore delegato di Tesla, e Jeff Bezos, fondatore di Amazon, hanno sicuramente punti in comune. Da una parte il brand che sta provando a cambiare la mobilità mondiale, dall’altra il più grande e-commerce del mondo, nonché una delle aziende che in questi ultimi anni sta cercando di esplorare nuovi mercati e frontiere tecnologiche (Kindle, Prime Video, Audible, Echo).

Lo store dedicato ai prodotti Tesla in questo momento è attivo solo nel mercato statunitense, ma ben presto il binomio Tesla-Amazon arriverà anche in Europa e di conseguenza anche in Italia, così da accontentare sin da subito curiosi e appassionati del brand.

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brand-news.it - 3 giorni 14 ore fa

La lieve perdita di 0.4 punti di share è  la perfetta sintesi tra un calo di ascolti del 6% e quello, quasi analogo, del bacino televisivo (-5%) La seconda serata del Festival di Sanremo ha registrato 9.1 milioni di telespettatori pari al 47,3% di share. In linea con le aspettative, ha subito una flessione fisiologica...

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wired.it - 3 giorni 14 ore fa

In queste settimane ha fatto molto parlare di sé un documentario diffuso su Netflix e intitolato Fyre: racconta l’incredibile storia del Fyre Festival, l’evento musicale organizzato (o meglio disorganizzato) dal rapper Ja Rule e da tale Billy McFarland, rivelatosi un patologico frodatore. Centinaia di persone sono state ingannate pensando di comprare costosissimi biglietti per un festival ultra-lusso alle Bahamas, ritrovandosi però in un’isola deserta fra tende della protezione civile e disservizi vari. La vicenda, tragica di per sé, ha scatenato diversi meme online e ora è arrivato un divertente video che coinvolge il film culto Jurassic Park.

Jurassic Fraud è infatti il mash-up realizzato dal sito specializzato Nerdist in cui si reimmagina il trailer della pellicola di Steven Spielberg come la promessa di un viaggio in un’isola esotica abitata da dinosauri. L’esperienza unica promessa nella clip si rivela però altrettanto deludente quando messa a confronto con la realtà dei fatti. Nel video compaiono gli attori del film cult come Richard Attenborough e Jeff Goldblum, ma anche uno dei testimoni del documentario Fyre: Andy King, uno dei responsabili dell’organizzazione del festival, è divenuto virale nelle scorse settimane col soprannome di Andy “Blowjob” King, per ragioni che si intuiscono anche dal video qui sopra.

McFarland è attualmente in prigione, dove sta scontando sei anni di reclusione per aver truffato altre persone dopo il caso del Fyre. Ma la notorietà che il documentario in streaming ha dato alla vicenda, e anche l’ironia che ha generato sul web, hanno nel frattempo originato delle campagne di crowdfuding online che cercano di risarcire i ristoratori e i lavoratori delle Bahamas che, coinvolti a loro insaputa nell’organizzazione fraudolenta, hanno perso mesi e mesi di introiti.

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wired.it - 3 giorni 15 ore fa

 sturti via Getty Images)(foto: sturti via Getty Images)

Un gruppo di scienziati australiani ha pubblicato un documento che chiede il ritiro di più di 400 studi clinici in cui vengono svolti trapianti d’organi. Queste ricerche non rispettano gli standard etici, dato che non indicano la provenienza degli organi e il consenso all’espianto. Il timore degli scienziati è che questi organi siano stati prelevati da prigionieri cinesi giustiziati. La richiesta è stata pubblicata, in uno studio su Bmj Open, dai ricercatori guidati da Wendy Rogers, docente di etica clinica alla Macquarie University a Sidney.

Il problema dell’abuso di trapianti in Cina è già sentito da diversi anni e la International Coalition to End Transplant Abuse in China (Etac), che include avvocati, medici professionisti, eticisti e accademici, si occupa di porre fine a questo fenomeno. Nel 2016 la coalizione ha pubblicato un’indagine in cui svela come i numeri ufficiali dei trapianti non corrispondano a quelli effettivi registrati dagli ospedali: secondo il governo cinese ci sono circa 10mila trapianti l’anno, mentre i dati ospedalieri riportano una cifra che va dai 60 ai 100mila.

Gli autori concludono che la maggior parte di questi organi proviene dai “prigionieri di coscienza“, un termine coniato da Amnesty International per indicare persone che vengono imprigionate sulla base di caratteristiche personali, come etnia, orientamento sessuale e religione, e non per aver commesso reati. Questi trapianti, dunque, sono associati all’uccisione di innocenti, come rimarca l’Etac. Nel 2015 la Cina si è impegnata a fermare questo tipo di pratica anche se, come sottolinea il Guardian in un articolo, non ci sono leggi per vietarla.

Il gruppo di ricercatori australiani è ritornato sul tema con un’indagine approfondita che revisiona le pubblicazioni scientifiche basate su trapianti d’organo in Cina dall’inizio del 2000 all’aprile 2017. Gli autori intendevano capire se le ricerche pubblicate – basate su persone trapiantate cinesi – seguissero gli standard etici che impongono l’esclusione di ricerche che si riferiscono a materiali biologici provenienti da prigionieri; che non hanno ricevuto l’approvazione da parte di un comitato etico, e che non contengono un consenso dei donatori. Gli autori australiani hanno analizzato in tutto 445 studi con più di 85mila trapianti.

Stando ai risultati, su 445 studi totali, ben 412 (il 92%) non indicano se gli organi siano stati prelevati da prigionieri o meno e 439 (il 99%) non riportano se i donatori hanno fornito il consenso all’espianto. Mentre 324 studi (il 73%) ha ricevuto un’approvazione da parte del comitato Irb. Questi dati richiamano l’attenzione su un’ampia fetta di ricerca non etica, scrivono gli autori australiani, che la comunità scientifica non è riuscita ad eliminare.

Nel 2006 la The Transplantation Society (Tts) la Società mondiale dei trapianti, ha pubblicato le linee guida, che includono il divieto dell’uso di organi da prigionieri, aggiungono gli autori. Questa strategia ha avuto un effetto parziale in Cina, almeno rispetto a questo problema. I processi di controllo etico dei comitati, infatti, si legge su Bmj Open, si concentrano soprattutto sulla protezione dei partecipanti alle ricerche, che ricevono gli organi, e meno sui donatori e sulla provenienza.

“Il nostro studio ha identificato l’estensione di questo problema insieme a determinati paper che contengono affermazioni che si può dimostrare che sono false rispetto alla provenienza degli organi, si legge nelle conclusioni del paper australiano. “C’è stata una significativa mancanza di controllo e un insuccesso nell’aderire a standard etici da parte di revisori, redattori e editori delle riviste. I ricercatori e i medici che usano questi testi di ricerca rischiano la complicità accettando in maniera implicita i metodi con cui in Cina ci si è procurati gli organi”.

Per questa ragione, i ricercatori chiedono il ritiro di oltre 400 studi che non rispettano questi standard etici.

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brand-news.it - 3 giorni 15 ore fa

Seconda puntata della ricerca sviluppata dalla Unit Research & Insight di GroupM sulla 69° edizione del Festival di Sanremo La ricerca sviluppata dalla Unit Research & Insight di GroupM sulla 69° edizione del Festival di Sanremo arriva alla sua seconda tappa. Dopo aver sondato l’interesse della popolazione di guardare il Festival e le motivazioni che...

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