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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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brand-news.it - 1 giorno 3 ore fa

Lo sostiene l’Industry Pulse di Integral Ad Science che ha ascoltato oltre 900 professionisti, in aziende e agenzie, riguardo allo scenario 2019

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brand-news.it - 1 giorno 3 ore fa

Prende il via giovedì la nuova iniziativa di marketing del retailer di streetwear e sneaker AW Lab, contest e campagna finalizzati a coinvolgere i fan sul tema della musica.

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brand-news.it - 1 giorno 3 ore fa

Stando all’analisi di eMarketer, i ricavi sono aumentati del 30% in media per utente, anche se il tempo trascorso sul social in USA nel 2018 ammontava a solo il 6,5% del totale fruizione media digitali.

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brand-news.it - 1 giorno 3 ore fa

Il primo highlight della ricerca Z Factor di Havas Media sui comportamenti mediali della Generazione Z è dedicato al rapporto con la tv

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brand-news.it - 1 giorno 3 ore fa

In vista dell’espansione in Europa, la startup di car hailing Chauffeur-Privé cambia nome in Kapten e lancia una campagna

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brand-news.it - 1 giorno 3 ore fa

Childish Gambino trionfa ai Grammy e sbarca sugli smartphone Google Pixel in versione Playmoji.

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wired.it - 1 giorno 3 ore fa
Luigi Di Maio navigator(foto: Antonio Masiello/Getty Images)

L’unico vincolo per accedere alla selezione per diventare navigator – la figura attorno a cui si articola molto del funzionamento del reddito di cittadinanza – è la laurea. Bisognerà essere dottori in legge, economia, scienze politiche, sociologia, psicologia o scienze della formazione per potersi sedere al quizzettone a risposta multipla che servirà a selezionare i tutor che accompagneranno i beneficiari del sussidio verso un nuovo impiego. Le domande riguarderanno la cultura generale e serviranno a scremare a dovere i tanti pretendenti: a candidarsi potrebbero essere 100mila persone, i posti a disposizione sono appena 6mila. L’offerta è di due anni di contratto a tempo determinato, per ora, con l’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro (Anpal) a 1.700 euro netti al mese. Non pochi, di questi tempi.

Quella che ancora manca è una data per il concorsone. La pubblicazione del bando vero e proprio, spiega una autorevole fonte dell’Anpal, è “subordinata” alla raggiunta intesa tra governo e regioni, che però continuano a bisticciare sul ruolo dei futuri navigator. Un nuovo incontro informale tra le parti è in agenda oggi, 12 febbraio, a Roma; se le cose dovessero procedere come l’esecutivo spera, l’intesa potrebbe essere poi presto ratificata dalla conferenza stato-regioni in via ufficiale.

A turbare la serenità degli enti locali è il rapporto tra i navigator, che dipenderanno dall’Anpal e dal governo, e i centri per l’impiego, che sono gestiti direttamente dalle stesse regioni: “È un tema organizzativo: cosa fanno questi navigator, da chi prendono ordini?”, è la domanda che gira tra le giunte di tutta Italia e che frena la pubblicazione del bando da parte dell’Anpal. Senza il via libera delle regioni i navigator resteranno in naftalina: il rischio, come ha sottolineato ieri il Corriere della Sera, è che l’Anpal possa essere accusata di danno erariale se dovesse procedere senza il via libera dei governatori.

Difficile che accada, anche perché Luigi Di Maio cerca l’accordo tra le parti ed è convinto che possa arrivare nel giro di qualche ora. Il sogno, confessato dal papà accademico del reddito di cittadinanza, Pasquale Tridico, è raggiungere il traguardo entro fine settimana, il 15 febbraio, e partire subito con la selezione dei navigator in modo tale da poter avere tra le mani una macchina perfettamente funzionante il 26 maggio, giorno delle elezioni europee.

“Noi vogliamo che il reddito di cittadinanza vada al più presto alle famiglie” – ha spiegato nei giorni scorsi Cristina Grieco, assessore al Lavoro della Toscana – “ma su questo tema c’è un po’ di confusione e non siamo noi ad aver fatto casino: abbiamo detto da subito che rispetto all’organizzazione dei servizi per il lavoro e alle politiche attive non siamo disposti ad accettare pasticci o soluzioni improvvisate, con diversi aspetti di incostituzionalità”, ha ricordato l’assessore che coordina i colleghi di tutta Italia.

E oltre al piano organizzativo, in prospettiva i pasticci rischiano di travolgere direttamente i fragili conti delle regioni. I governatori, è stato ricostruito da più parti, temono che dopo il primo biennio di rodaggio a carico dell’Anpal Servizi il costo dei 6mila navigator possa piombare tutto sulle loro spalle. Il decreto legge che fissa i paletti per il reddito di cittadinanza, infatti, mette a disposizione dell’Agenzia per le politiche attive 200 milioni di euro per i navigator nel 2019 e alza il plafond a 250 milioni nel 2020. Dall’anno successivo il crollo: nel 2021 vengono messi a disposizione dell’Anpal Servizi appena 50 milioni di euro, evidentemente una cifra non sufficiente a sostenere la spesa per il plotone di laureati al servizio di chi cerca riscatto con il sussidio pubblico. Se non paga Roma, ragionano i governatori delle regioni, ciò che manca dovrà mettercelo qualcun altro. Che però vorrebbe saperlo prima di partire, magari leggendo chiaramente tutto nero su bianco. 

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wired.it - 1 giorno 5 ore fa
Darwin Awards(Foto: Getty Images)

Il 12 febbraio è il Darwin Day, l’occasione per ricordare e celebrare il contributo del naturalista Charles Darwin alla nostra comprensione del mondo. La ricorrenza cade nell’anniversario della sua nascita nel 1809 e per celebrarla sono diversi gli eventi organizzati in Italia e in giro per il mondo. Negli anni anche Wired si è unito all’evento, ricordando il padre dell’Origine delle specie in modi diversi: dagli errori che facciamo sulla sua teoria dell’evoluzione, alle cose che Darwin in realtànon ha mai detto, alle bufale più diffuse tra i creazionisti. Quest’anno, continuando il filone, l’idea è quella di partecipare alla ricorrenza ricordano le leggende metropolitane legate all’evoluzione e mettendo insieme una piccola lista di concetti utilizzati per spiegare l’evoluzione per selezione naturale agli scettici per eccellenza, storicamente contrapposti alla tesi di Darwin e del collega Alfred Russel Wallace, i creazionisti. Per farlo abbiamo chiesto aiuto a Telmo Pievani, evoluzionista e filosofo della scienza all’università di Padova.

Non esiste un’unica forma di creazionismo
Doverosa premessa. Non esiste un unico filone di creazionisti: accanto a coloro che negano l’evoluzione delle specie in toto, e considerano l’esistenza degli esseri viventi azione diretta di un’entità divina avvenuta secondo dettami e tempi descritti nei testi sacri, esistono alcune forme più sfumate di creazionismo, storicamente più recenti, che ammettono una visione meno radicale. Sono quelle forme che contemplano l’evoluzione come processo indiretto di creazione e accettano l’idea di selezione naturale, pur sostenendo dietro tutto questo una finalità, un progetto ideato da un’entità superiore, un progettista intelligente. “Un tipo di creazionismo che – racconta Pievani – negli anni ha fatto progressivamente dei passi indietro, fino a trincerarsi in quella che è una posizione innocua ai fini del dibattito scientifico, perché interessa un piano filosofico e religioso più che scientifico. Parallelamente negli ultimi anni abbiamo assistito anche al risorgere (non in Italia) di posizioni creazioniste fondamentaliste tra le fila religiose di protestanti e islamici per esempio, anche grazie alla rete. E sono queste le più insidiose perché di fatto raccontano menzogne e inquinano il dibattito”.

Queste posizioni sono pericolose per la teoria dell’evoluzione, perché “abbiamo a che fare con una delle conquiste più grandi non solo della scienza ma di tutta la conoscenza umana. Negarla, ignorarla, significa ignorare e non capire in che modo abbiamo interagito e interagiamo con gli ecosistemi, non comprendere il posto dell’essere umano all’interno della natura”.

Come parlare allora a chi si trincera su queste posizioni? Quali le strategie e gli esempi che potrebbero arricchire il dibattito? “Nei confronti delle posizioni creazioniste abbiamo osservato dinamiche molto simili a quelle degli antivax e allo stesso modo un atteggiamento che bolli queste posizioni come antiscientifiche, basate sull’ignoranza non serve”, commenta Pievani, alcuni sostenitori di queste correnti sono colti ma rimangono confinati nel loro confirmation bias. L’obiettivo di queste discussioni non deve essere il convincimento di chi si trova su posizioni diametralmente opposte: dobbiamo rivolgerci alla platea, a chi ascolta, prendere parte al dibattito con disponibilità e mostrando le evidenze inoppugnabili, portando la discussione su un piano metodologico condiviso di scetticismo razionale, con argomentazioni pacate”. E di cosa si potrebbe parlare di fronte a questa platea?

Non ci sono solo i fossili: la biologia molecolare parla
L’evoluzione delle specie per selezione naturale è oggi il modello migliore che abbiamo per spiegare la grande varietà di esseri viventi che osserviamo nell’albero della biodiversità, corroborata tanto da evidenze fossili che genetiche: “Oggi non abbiamo solo le prove a livello macroscopico ma anche le corrispondenze a livello microscopico e ben oltre, nei geni”, ricorda Pievani, “l’analisi del dna ci permette di identificare i geni associati a determinati cambiamenti, e possiamo anche datare l’insorgenza della mutazioni”. Le basi su cui lavora la selezione naturale.

Prima del dna potevamo solo procedere per analisi e comparazioni morfologiche, osservando la distribuzione geografica degli esseri viventi, la sequenzialità delle prove fossili, con aumento graduale del livello di complessità, la somiglianza di alcune strutture tra specie completamente diverse ma che vivono nello stesso ambiente, le similitudini nello sviluppo embrionale (un pesce e un essere umano sono praticamente indistinguibili nei primi stadi di sviluppo). E ancora, le somiglianze a livello molecolare. Nei primissimi istanti di sviluppo si accendono nei geni, in specie molto distanti tra loro come un moscerino e l’essere umano, che sono simili nella loro sequenza: anche in questo caso come spiegare tutto questo se non con la loro origine da un antenato comune? La storia dell’evoluzione delle specie è una storia di famiglia, confermata non solo dalle similitudini anatomiche ma anche da quelle, scoperte solo in tempi più recenti, scritte a livello molecolare.

L’imperfezione come prova
L’appendice, il dente del giudizio, il coccige. Si chiamano organi vestigiali, strutture che hanno perso la loro funzione o non funzionano più come passato e sono la prova dellimperfezione dell’evoluzione, del compromesso che caratterizza l’evoluzione darwiniana, riprende Pievani. “Questi organi al contrario raccontano una storia: la doppia curva della nostra colonna vertebrale racconta la storia dell’evoluzione del bipedismo, di quando ci siamo alzati e spostato tutto il peso del corpo sugli arti inferiori, rimaneggiando l’anatomia del corpo. Il coccige, la parte finale della colonna vertebrale, è quel che rimane di un’antica coda che era presente nei nostri antenati, per esempio”.

Ma di esempi di imperfezione ce ne sono anche altri, perché tutto quello che ha funzionato nel corso dell’evoluzione non si è sviluppato in un’ottica di perfezione appunto, ma è arrivato con un costo, continua Pievani:“È tipico dell’evoluzione darwiniana: gli organismi selezionati per avere successo in determinato ambiente lo hanno a un costo, con dei compromessi. Nella nostra specie per esempio, il vantaggio della posizione eretta, della visione a lungo raggio, dell’avere le mani libere per raccogliere frutti, maneggiare strumenti e accudire la prole, di apparire anche più intimidatori dalla loro alta posizione, è arrivato al costo di non rari mal di schiena: possiamo fare tutto quanto di cui sopra, ma distribuire tutto il peso su due arti anziché quattro, beh, non è la stessa cosa.

Un mix di vecchio e nuovo
Parallelamente a un’evoluzione per compromessi, le prove oggi a sostegno per la tesi di Darwin si potrebbero rintracciare anche nel patchwork di strutture vecchie e nuove che coesistono nelle specie moderne. Uno degli esempi più classici riguarda anche il cervello, l’organo forse che più di tutti viene citato come esempio di macchina perfetta, meravigliosa: “Il nostro cervello ha la conformazione tipica di un processo evolutivo perché mescola parti vecchie con nuove: strutture come l’amigdala e il cervelletto su cui si sono innescate altre di più recente evoluzione come la neocorteccia”, ricorda Pievani, quale ingegnere, creando qualcosa ex novo, avrebbe mescolato così parti vecchie e nuove?”. L’evoluzione non lavora ex novo, ma preserva ciò che funziona, mantenendo ciò che conferisce un vantaggio, con dei costi, di nuovo, sempre: così, nel caso del nostro grande cervello, accanto alla grande e rapida capacità di elaborazione, memoria e apprendimento e pensiero astratto, come scotto abbiamo dovuto pagare l’enorme dispendio energetico richiesto da una macchina così complessa e il dolore e le difficoltà associate al parto.

La resistenza agli antibiotici
A volte però non è necessario andare a cercare le prove delle teorie darwiniane indietro nel tempo, né nascoste dentro la scatola cranica o nel dna. È sufficiente girare per un ospedale. “Il problema della resistenza gli antibiotici è un esempio classico di selezione naturale – ricorda Pievani gli antibiotici usati per debellare un’infezione di fatto possono selezionare i ceppi che hanno una mutazione per resistere al farmaco. In presenza di antibiotici la mutazione dà un vantaggio”. Un fenomeno naturale, ma che può essere accelerato da alcuni fattori, quali l’utilizzo improprio ed eccessivo degli antibiotici.

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