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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
Non solo news dal mondo Vittoria ma storie di branding, marketing e comunicazione online e offline.

wired.it - 2 giorni 2 ore fa

Un’idea diversa di città, una stampante 3D e tanti, tantissimi rifiuti. Sono questi gli elementi principali della storia che vi stiamo per raccontare. Quella di Print Your City, il progetto lanciato dallo studio di design olandese The New Raw — in collaborazione con Aectual e con il supporto della TU Delft e dell’AEB — per trasformare i rifiuti che produciamo in arredi urbani.

 The New Raw )(Foto: The New Raw )

Panchine, per la precisione. La prima è stata realizzata ad Amsterdam: si chiama XXX ed è stata stampata usando solo plastica riciclata. Del resto, la materia prima non manca: il 25% dei rifiuti presenti nelle nostre città sono costituiti da plastica.

Il materiale è stato così triturato, lavato e dato in pasto alle stampanti 3D: per XXX sono stati sufficienti “solo” 53kg di plastica riciclata. Ovvero, la quantità media prodotta ogni anno da una coppia che vive nella città olandese.

 The New Raw )(Foto: The New Raw )

Dando una seconda vita alla plastica con la XXX Bench, i designer di The New Raw hanno voluto soprattutto lanciare un messaggio: ecco cosa si può fare considerando i rifiuti come una risorsa e non un problema, in un’ottica di economia circolare.

Con i suoi 50 kg di peso, 150 cm di lunghezza e 80 di larghezza, la panca è stata disegnata per ospitare da 2 a 4 persone. Ma attenzione: per stare in equilibrio c’è bisogno dell’impegno di tutti. La panchina infatti funziona come una sorta di sedia a dondolo: è necessario il movimento coordinato dei suoi utilizzatori per spingere o fermarsi.

Un esempio concreto di come sia necessario lavorare insieme, comunicare e condividere le proprie esperienze per migliorare l’ambiente che ci circonda.

“Le città rappresentano un terreno adatto per applicazioni con plastica riciclata di grandi dimensioni e di lunga durata”, si legge sul sito dell’azienda. “In questo campo, la tecnologia della stampa 3D consente di chiudere il ciclo della plastica con un breve percorso di riciclo e un processo di produzione a rifiuti zero, oltre a combinare riparazione modulare e personalizzazione”.

Con Print Your City infatti, i cittadini sono invitati non solo a partecipare alla raccolta dei rifiuti, ma anche a contribuire al processo di progettazione. E, dopo XXX, è già in programma lo sviluppo di nuovi elementi per fermate degli autobus, parchi giochi e cestini dell’immmondizia. State pensando a cosa vorreste costruire nel vostro quartiere?

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wired.it - 2 giorni 2 ore fa
solferino(foto: Getty)

Sono passati più di due anni, ormai, da quando il gruppo Mondadori ha acquisito dal gruppo Rizzoli Corriere della Sera (Rcs) tutto il suo comparto librario assieme a marchi storici come Rizzoli e Fabbri. Quell’acquisizione epocale ha avuto parecchie conseguenze negli assetti delle società editoriali italiane e ancora ne sta avendo. È delle ultime ore, infatti, l’annuncio che Rcs Mediagroup tornerà ad occuparsi del mercato librario, lanciando a maggio prossimo un nuovo marchio editoriale chiamato Solferino, dal nome della storica via milanese in cui ha la sua sede il Corriere.

A credere fortemente nel progetto, che verrà lanciato appena prima del prossimo Salone del Libro di Torino, è Urbano Cairo, recente azionista di maggioranza di Rcs Mediagroup e già a capo di Cairo Communications e Cairo Editore. “Temo di aver ripetuto fino alla noia che Rcs Libri non andava venduta, anzi svenduta. E non è la sola penalizzazione che questa azienda di raro valore ha subìto negli anni“, ha ribadito l’editore sottolineando l’importanza anche simbolica di questa ripartenza. L’idea è quella di puntare fin da subito su narrativa, saggistica e varia di qualità ma a costi contenuti, lavorando in particolare ma non solo alla sinergia con le firme del Corriere, del suo inserto cultura La Lettura e con La7, tv di proprietà sempre di Cairo: “Vogliamo diventare il punto di riferimento naturale della classe dirigente, di tutti gli amanti della cultura e della sperimentazione“.

A guidare la nuova casa editrice sarà Alessandro Bompieri, già amministratore delegato di Rcs Libri dal 2010 al 2013, che annuncia accordi con Messaggerie Italiane per quanto riguarda la distribuzione e con la Pde di Feltrinelli per la promozione. Quella di Solferino, dunque, è l’ennesima novità innescata dalla fusione Mondadori-Rizzoli nel panorama editoriale italiano: in precedenza avevamo assistito alla nascita de La nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi, reduce dalla Bompiani (quest’ultima poi passata a Giunti); o anche alla ritrovata indipendenza di marchi di pregio come Adelphi e Marsilio.

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wired.it - 2 giorni 16 ore fa

Net neutrality, neutralità rete, Trump, Usa, www.wired.it, Giuditta Mosca

La Federal Communication Commission (Fcc) ha approvato un nuovo regolamento che, di fatto, sposta la sorveglianza degli internet provider dalla Fcc stessa alla Federal Trade Commission (Ftc), l’agenzia governativa che si occupa di commercio e concorrenza. L’Internet Freedom Order, il regolamento proposto dal presidente della Fcc, Ajit Varadaraj Pai, è un pilastro che spinge verso la soffitta la net neutrality.

Net neutrality, Federal Communications Commission, internet, Ajit Pai, neutralità rete, Trump, Usa, www.wired.it, Giuditta MoscaNella foto il presidente della Fcc e i quattro commissari che hanno votato sulla net neutrality. Da sinistra Brendan Carr (repubblicano), Mignon Clyburn (democratica), Ajit Pai (repubblicano), Michael O’Rielly (repubblicano) e Jessica Rosenworcel (democratica)

I provider possono ora decidere di dare priorità sul web ad alcuni servizi a danno di altri, con il dovere di renderne edotti gli utenti, affinché possano scegliere in base alle proprie necessità. Questa, nella forma, la deregolamentazione della neutralità della rete che, nella sostanza, è qualcosa di più complesso della priorità che i provider possono dare o non dare a determinati servizi.

Un risultato che non sorprende perché la neutralità della rete, voluta dall’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, non è storicamente mai piaciuta ai repubblicani. Ajit Pai è un uomo che il presidente Donald Trump ha messo ai vertici della Fcc a fine gennaio del 2017, una manciata di giorni dopo il suo insediamento alla Casa Bianca.

Sono stati spesi fiumi di inchiostro per spiegare le mille sfaccettature e conseguenze di una rete non neutrale con corsie preferenziali su cui transita chi ha un maggiore potere di acquisto ma, anche in questo caso, ci si limita alle potenzialità commerciali della rete, senza tenere conto di ciò che il web rappresenta per l’inclusione sociale, i diritti umani, la formazione e finanche lo svago.

Per spiegare l’aspetto commerciale ed economico si può citare Google che, con ogni probabilità, non sarebbe il gigante che è se fosse nato in un regime in cui i concorrenti, pagando, avrebbero potuto ottenere traffico più veloce verso i propri siti. Sul fronte dei diritti sociali invece si può citare l’esempio delle Primavere arabe, organizzate e gestite mediante il web, che non avrebbero avuto luogo (o avrebbero subito altri destini) se le risorse usate fossero state oscurate o penalizzate.

Lawrence Lessig, giurista americano e fondatore dello Stanford Center for Internet e Society, sostiene che la democrazia e la neutralità della rete siedono su concetti molti simili, sull’altro versante Ken Engelhart, dell’azienda di consulenza strategica StrategyCorp, è convinto che non ci saranno conseguenze catastrofiche né per le aziende né per gli utenti finali.

La sensibilizzazione al tema della neutralità della rete è iniziata nel 2009, passando anche per il portafogli, proponendo al pubblico una campagna in cui sono indicati i prezzi maggiorati dei servizi web se vigesse una differenziazione del traffico internet.

Aula evacuata
Pochi minuti prima delle 19 (ora italiana) la polizia ha interrotto la riunione della Fcc, facendo evacuare tutti i membri. Una pausa di qualche minuto durante la quale le forze dell’ordine hanno setacciato il locale, prima che il plenum ricominciasse. Una precauzione, probabilmente in seguito a una segnalazione di pericolo imminente che si è rilevata infondata ma che spiega bene quanto la questione sia vissuta con coinvolgimento dalle associazioni che si battono per la neutralità della rete. Una tensione che si è avvertita anche nei giorni precedenti alla votazione.

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I tumulti della vigilia
La campagna online Break The Internet, organizzata dal movimento Battle for the Net, ha chiesto agli americani di subissare sia la Fcc sia le aziende che sostengono il regolamento che permette le priorità in rete con tutti gli strumenti a loro disposizione, tramite tutti i canali possibili, pubblicando anche i link agli account sociali di tutti i membri del Congresso americano che, stando al movimento, non hanno fatto il possibile per scongiurare la minaccia di un’internet a più velocità.

Net neutrality, neutralità rete, Trump, Usa, www.wired.it, Giuditta Mosca

Una resistenza non solo online, con diverse proteste anche in strada che si sono susseguite durante gli ultimi mesi. Il tema dell’abolizione della net neutrality non è affatto nuovo, già nel 2014 alcuni grandi nomi del web, tra cui Netflix, Reddit, Tumblr, Mozilla, Etsy e altri ancora, avevano rallentato i propri siti, per mostrare agli utenti un potenziale effetto di una prioritizzazione del traffico web.

A fine del 2014 l’allora presidente americano Obama aveva già risposto con un secco No a chi chiedeva una gestione del web subordinata all’esborso degli utenti.

Contacting Congress to save #NetNeutrality just got easier:

Text “BATTLE” to 384-387
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Retweet!

— Fight for the Future (@fightfortheftr) 14 dicembre 2017

Cosa ne pensano gli americani
Il quotidiano americano Politico ha lanciato un sondaggio per comprendere quale opinione avessero gli americani della neutralità della rete, in base alle proprie ideologie politiche. Il risultato dimostra che tra i cittadini spiccano i difensori della neutralità, a prescindere dall’affiliazione partitica. Il 52% dei cittadini è risultato a favore della net neutrality, contro il 18% dei detrattori. Il 29%, invece, non ha un’opinione chiara in merito.

E ora?
I gruppi in difesa della neo abrogata net neutrality stanno valutando le opzioni legali e potrebbero rivolgersi al Congresso, con una petizione, per ribaltare il voto della Fcc.

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brand-news.it - 2 giorni 19 ore fa

Alessandro Sabini, Chief Creative Officer McCann Worldgroup Italia, racconta come il sense of humor sia stato l'arma vincente di un piccolo brand con un piccolo budget

L'articolo Alessandro Sabini. Quando a rendere grande una campagna non è il budget ma il sense of humor sembra essere il primo su Brand News.

wired.it - 2 giorni 20 ore fa
L'Europa vuole promuovere il wifi gratis nei ComuniL’Europa vuole promuovere il wifi gratis nei Comuni

A febbraio del 2018 la Commissione europea lancerà la prima gara del programma comunitario per il wi-fi pubblico gratis nei comuni. Come ha potuto appurare Wired da fonti vicine al progetto, all’inizio del prossimo anno il piano da 120 milioni di euro, denominato Wifi4Eu, assegnerà le risorse alle prime mille comunità del vecchio continente. Ciascuna riceverà un voucher da 15mila euro, con il quale sostenere le spese di installazione delle apparecchiature tecniche per garantire connessioni di buona qualità e senza costi a tutti i cittadini europei in luoghi pubblici. Da ospedali a biblioteche, da uffici municipali a piazze e parchi.

Bruxelles conta di finanziare entro il 2020 tra seimila e ottomila comuni nei 27 stati membri e raggiungere l’obiettivo di 40-50 milioni di connessioni al giorno. La percentuale di risorse e il tetto massimo di voucher che ciascun paese europeo potrà assorbire sono in discussione proprio in questi giorni, anche se il principio che guiderà l’assegnazione è che chi prima arriva, meglio alloggia. Quindi i progetti che bruceranno sul tempo i concorrenti avranno maggiori possibilità di essere finanziati.

L’obiettivo della Commissione è di uniformare il servizio di wi-fi pubblico gratuito nei diversi territori. Oggi ci sono notevoli differenze tra i paesi non solo sulla copertura delle reti civiche senza fili, ma anche sulle regole di accesso e la qualità delle connessioni. Inoltre alcuni stati hanno imposto regole sul wi-fi pubblico che per Bruxelles limitano il servizio. La Spagna, per esempio, sette anni fa ha approvato una legge che impone una velocità massima di 256 kilobit al secondo per il wi-fi pubblico. La Commissione, al contrario, punta a connessioni a 30 megabit.

Con il programma Wifi4Eu l’Europa si impegna a coprire il 100% delle spese di installazione, mentre i comuni e gli enti locali dovranno occuparsi di stipulare i contratti con gli operatori telefonici. Le autorità nazionali, invece, si dovranno occupare di sgombrare la strada dagli ostacoli normativi, come nel caso della legge spagnola. Il voucher non dura in eterno. Un comune ha tempo un anno e mezzo per spenderlo, altrimenti perderà le risorse. Dopo tre anni dall’installazione, la Ue farà un’indagine per verificare che l’hotspot sia stato acceso e calcolare quante persone l’abbiano utilizzato. Dopo il primo test di febbraio, i bandi si succederanno con una cadenza di due all’anno fino al 2020.

Bruxelles ha già effettuato una ricognizione delle reti di wifi pubblico gratis già presenti in Europa, per prediligere le comunità che sono ancora a secco. Tuttavia è conditio sine qua non che i territori si dotino di connessioni a banda ultralarga. Chi si candida dovrà assicurare che la fibra arriverà a stretto giro, se già non è presente.

Insieme agli hotspot la Commissione realizzerà un’applicazione per connettersi uguale in tutta Europa. Quando un cittadino si sarà registrato, potrà accedere al wifi comunitario in tutti gli stati membri utilizzando le stesse credenziali. In Italia Wifi4Eu ha siglato un accordo con Wifi Italia, l’applicazione nazionale per collegarsi agli hotspot pubblici a livello nazionale, voluta dal ministero dello Sviluppo economico (Mise). Il Mise dovrebbe quindi promuovere il progetto comunitario in Italia, benché finora la app abbia deluso gli utenti. Di recente il ministero ha siglato accordi con Assoporti, che rappresenta i porti nazionali, e Property managers Italia, associazione di gestori immobiliari, per diffondere Wifi Italia anche nel turismo. La app dovrebbe fungere anche da strumento per censire i flussi turistici nelle località del Belpaese e promuovere politiche di valorizzazione delle destinazioni nazionali.

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wired.it - 2 giorni 20 ore fa

Fino a qualche anno fa l’ecologismo era una nicchia circoscritta, mentre ora le evidenze scientifiche dei cambiamenti climatici e gli effetti tangibili sull’ambiente hanno fatto crescere la consapevolezza che occorre cambiare passo, a partire dalle abitudini di consumo individuale e dalle politiche aziendali. Da qui si è partiti questa mattina nell’ultimo dei quattro eventi organizzati da Wired e da Ipsos per il lancio del numero invernale del magazine dedicato al mondo nel 2018.

Giovedì 14 dicembre, nella sala della Microsoft House di viale Pasubio a Milano, si è parlato di attenzione alla tutela del patrimonio di risorse naturali, di gestione delle fonti energetiche rinnovabili e non, così come di nuove forme di mobilità sostenibile. Oggi a una nicchia del 10-15% di consumatori che si comporta in modo davvero ecologico si aggiunge un 50% della popolazione che si dichiara aperto e interessato ai temi della sostenibilità. Abbiamo dunque una maggioranza di persone che concepiscono un prodotto sostenibile anzitutto come migliore, oltre che realizzato da un’azienda eticamente meritevole.

“Almeno a livello di dichiarazioni”, ha raccontato il ricercatore Ipsos Andrea Alemanno, “una volta superata la crisi economica le persone pensano a consumare sempre meglio e sono mediamente disposte a pagare di più per un prodotto che sia sostenibile e dunque responsabile. Tuttavia esistono dei punti oscuri, come la convinzione diffusa che solo una minoranza delle aziende abbia un comportamento effettivamente sostenibile e la difficoltà per un consumatore di comprendere attraverso indicatori certi e semplici quali aziende abbiano il comportamento più virtuoso”.

Un esempio emblematico di questo nuovo paradigma di attenzione alla sostenibilità è il caso della mobilità. Come ha raccontato Enrico Billi, ricercatore Ipsos, “si è innescato un circolo virtuoso in cui le aziende hanno deciso di cavalcare la trasformazione odierna, spinta dall’attenzione all’ambiente. Possiamo individuare 4 linee di sviluppo ben definite: la connettività, la guida autonoma, il car sharing e l’elettrificazione. Ciascuna di queste vie d’azione può portare grandi benefici, tanto ambientali quanto sociali, in quanto il motore a scoppio e il traffico urbano sono percepiti (giustamente) come le cause principali dell’inquinamento, sia atmosferico sia acustico”.

“Un dato emblematico”, ha continuato Billi, “è che solo il 2% degli adulti è soddisfatto dell’automobile così com’è, mentre la quasi totalità della popolazione per qualche motivo ha delle preoccupazioni. E questo, come ha concluso Alemanno, porta con sé una serie di note di ottimismo: “oggi registriamo una innegabile tendenza a raggiungere una maggior efficienza, tanto nella mobilità quanto nei consumi in generale, e inoltre c’è una propensione verso alla personalizzazione, intesa non tanto come individualismo ma come una tendenza ad agire in prima persona per la riduzione degli sprechi.

Il tema della mobilità è incluso, dal punto di vista energetico, in un discorso più ampio che riguarda l’impiego del petrolio e in generale dei combustibili fossili. Ugo Bardi dell’università di Firenze ha raccontato che “quando si parla di risorse minerarie spesso si usa il cosiddetto modello della torta: ‘quando hai mangiato la torta, la torta non c’è più’. Tuttavia questo modello, che applicato al petrolio significherebbe che oggi abbiamo ancora una torta da 40mila miliardi di barili, può essere ingannevole perché è troppo semplice. Ma che cosa si dimentica? “In un modello più realistico bisogna tenere conto di tutti i flussi economici, che comprendono ad esempio i costi di estrazione. I quali dipendono a loro volta dalla geologia, che è il frutto di processi durati intere ere geologiche e che non possono essere modificabili in base alla volontà politica.

“Di conseguenza”, ha continuato Bardi, “anche se per il petrolio la torta è ancora molto grande, abbiamo già mangiato le ciliegine e tra un po’ dovremo attaccarci alla crosta. Sulle risorse minerarie poi grava la questione ambientale: un diamante è per sempre non solo nel senso che è durevole, ma anche che una volta estratto non si riformerà. Questo ci insegna che se oggi siamo in una situazione di enorme produzione, non è detto che in futuro potremo continuare con i ritmi attuali. Potremmo sintetizzare queste dinamiche nella frase, attribuita a Seneca, che ‘l’incremento è graduale, ma la rovina è precipitosa’, poiché quando una risorsa termina il declino è così rapido che somiglia a un collasso”.

Sempre parlando di risorse, un caso con caratteristiche differenti è quello della carta. Intervenendo sul palco intervistato dal direttore di Wired Federico Ferrazza, Carlo Montalbetti del consorzio Comieco ha spiegato che “una foresta è come una miniera, ma con la differenza che si può rigenerare in tempi molto più rapidi. Al di là dei problemi di danneggiamento degli habitat naturale, indubbiamente collegati all’abbattimento delle foreste, la carta rappresenta anche un esempio concreto di reincarnazione. Un foglio di carta di giornale, ad esempio, una volta riciclato può trasformarsi in un sacchetto, in un tubo, in una scatola o addirittura può essere usato in combinazione con le bioplastiche per realizzare contenitori per le consegne a domicilio del cibo, tornando dunque a nuova vita”.

Anche se meno chiacchierato, esiste un altro tema legato alla carta e al suo rapporto con il digitale, che va al di là delle questioni di tutela dell’ambiente e riciclo. “Il problema della permanenza della carta si lega a questioni che coinvolgono la democrazia, come il passaggio dalle schede elettorali tradizionali al voto elettronico, e ad aspetti culturali profondi, come l’accesso all’informazione”. E Montalbetti ha continuato: “I giornali di carta stanno a quelli online come un ristorante sta un fast food, ossia cambia la modalità con cui ci rapportiamo al prodotto e il tipo di consumo e fruizione. Per questo mi piace parlare di un movimento slow book, che non vale solo nell’editoria giornalistica ma soprattutto nelle scuole, dove i dati dicono che nella prima fase dell’apprendimento è fondamentale incentivare la lettura su carta.

L’ultimo relatore della mattinata è stato Guido Saracco, direttore del centro per le tecnologie future sostenibili dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Il punto di partenza sono state le conseguenze socio-economiche del cambiamento climatico: “l’uragano Katrina è costato 60 miliardi di dollari, e le compagnie assicurative per prime si sono accorte che eventi naturali come siccità, desertificazione ed eventi atmosferici estremi constano tantissimo, molto più dei terremoti. Basta pensare che in Siria la siccità ha provocato lo spostamento delle persone verso le città, che ha determinato con un effetto a catena una guerra civile, l’emigrazione verso l’Europa e dunque alcuni dei problemi che la nostra politica oggi si trova ad affrontare”.

Se oggi le energie rinnovabili sono in crescita soprattutto in Cina, e si trovano in una situazione di stallo nei Paesi occidentali, per rispettare gli accordi di Parigi sul clima occorre trovare nuove soluzioni. “Dobbiamo arrivare all’abbattimento del 90% dell’anidride carbonica atmosferica entro il 2050″, ha spiegato Saracco, “e nel nostro centro di ricerca stiamo cercando di capire come sfruttare questa sostanza di scarto come materia prima. Ad esempio, stiamo studiando come impiegare l’anidride carbonica dei cementifici (che da soli contribuiscono per il 5% alle emissioni totali) per creare additivi da aggiungere agli stessi cementi. L’aggressione dei consumi di anidride carbonica prevede poi ovviamente una serie di altre strategie più ampie, come gli incentivi all’elettrificazione e la creazione di piccoli sistemi produttivi in grado di riciclare l’anidride carbonica generata”.

L’evento di oggi, organizzato da Wired e Ipsos, è stato anche l’occasione per parlare di ingegneria metabolica, gioielli, mercato dell’auto elettrica e certificazioni ambientali. Nel video qui di seguito trovate l’evento completo, mentre a questi link invece ci sono i racconti del primo, del secondo  e del terzo evento, dedicati rispettivamente al futuro dei media, ai trend tecnologici e alle novità nel mondo del lavoro e del business.

Wired Trends 2018
Featuring Ipsos
Forward Partner: Fastweb;
Partner Media: Sky Italia;
Talent Partner: Adecco;
Sustainability Partner: Comieco;
Bleisure Partner: Meliá Hotels International;
Thanks to Microsoft, Nespresso;
Partner Tecnico: Cionet

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brand-news.it - 2 giorni 20 ore fa

Disney rafforza la sua posizione nel cinema, nell’entertainment e nella portata televisiva grazie a Sky e Fox Networks, oltre che nello streaming per competere con Netflix e Amazon

L'articolo Disney compra 21st Century Fox per 54,2 miliardi di dollari. Murdoch tiene le news, sport e broadcast sembra essere il primo su Brand News.

wired.it - 2 giorni 21 ore fa

Al cinema sono tornate nel 2014 e poi due anni dopo con dei nuovi film live-action prodotti da Michael Bay: ma se le Tartarughe Ninja sono una saga ancora popolarissima fra il pubblico di tutte le età il merito è sicuramente della serie animata che, debuttando 30 anni fa proprio in questo periodo, sancì definitivamente il loro successo. Create nel 1984 da Kevin Eastman e Peter Laird nei fumetti della Mirage Studios, le Tartarughe vennero adattate in un cartone animato i cui primi cinque episodi furono trasmessi negli Stati Uniti proprio nel dicembre 1987.

L’obiettivo era quello, come spesso accadeva all’epoca, di commercializzare una linea di giocattoli. Ma il loro fumetto aveva un riscontro troppo di nicchia per essere appetibile su scala commerciale, quindi si tentò la via dell’animazione, introducendo molti caratteri comici e passioni in cui i ragazzini potessero identificarsi, come la pizza o lo skateboard. L’obiettivo fu ben presto centrato, con spin-off, merchandising, vhs e accordi commerciali che fioccarono fin da subito. Ecco alcune delle caratteristiche che contribuiscono a renderla una serie animata memorabile.

1. Cambiò molti dettagli rispetto al fumettogiphy-1

Nella loro prima incarnazione fumettistica, le Tartarughe erano nate come parodia dei titoli più in voga all’epoca, come Daredevil, New Mutants e Ronin: da qui le ambientazioni cupe, il senso elevato di drammaticità e i personaggi piuttosto spigolosi. Puntando a un target commerciale, la serie animata dovette modificare radicalmente l’approccio, introducendo molte innovazioni che però alla fine entrarono nel canone ufficiale della saga. Ogni protagonista, per esempio, viene caratterizzato dalla maschera di un colore e da una particolare arma, mentre nel fumetto avevano genericamente una benda rossa: Leonardo ha la maschera blu e le katana; Donatello viola e il bastone; Raffaello rossa e i pugnali sai; Michelangelo – caratterizzato anche come il più burlone dei quattro – arancione e i nunchaku.

Furono modificati anche alcuni dettagli della storia originale: Yoshi è il capo del Clan del Piede ma viene scalzato dal malvagio Shredder ed esiliato a New York; se nel fumetto e in altre versioni è il suo topo domestico a diventare il maestro Splinter, in questo cartone è lo stesso Yoshi a mutarsi. Inoltre questa è l’unica incarnazione in cui la mutazione fa diventare le Tartarughe subito adolescenti, mentre in altre storie il loro dogi li cresce e allena fin da piccoli. In questa serie la dispersione dell’agente mutante è opera dello stesso Shredder, nel tentativo di eliminare definitivamente Splinter.

2. Ebbe un successo enormelandscape-1488552316-tmnt

Per misurare il riscontro senza precedenti che ebbe la serie animata delle Tartarughe Ninja, basti pensare che andò in onda per ben dieci stagioni, arrivando quindi fino al 1996: una durata assolutamente inedita per i cartoni del mattino americani, che di solito si attestavano sulle due o tre stagioni. Ma la serie riuscì a rendere talmente popolari i personaggi da consentire lo sbarco al cinema nel 1990 con la versione live-action Tartarughe Ninja alla riscossa (e poi con i successivi due sequel).

Il cartone animato contribuì all’ottimo risultato del film (tuttora la pellicola indipendente più di successo al mondo), ma ne fu anche in qualche modo a sua volta vivificato: alcune delle stagioni dei primi anni Novanta, infatti, iniziarono a contenere scene dal vivo, riprese dal film. Discorso diverso, invece, per le stagioni finali: dall’ottavo ciclo di episodi, infatti, iniziò la cosiddetta epoca Red Sky, per via del colore rosso dato al cielo per aggiungere drammaticità; si recuperarono alcuni elementi più cupi del fumetto originario e si ridusse di molto la comicità, nel tentativo di conquistare un pubblico ormai evoluto. Ma la serie aveva ormai di per sé fatto il suo corso.

3. Fu parecchio censurata

Se da noi e in altri paesi europei come Francia, Spagna e Bulgaria il cartone animato fu doppiato e mandato in onda senza problemi, altrove la sua trasmissione fu un po’ più problematica. A partire dal suo debutto nel Regno Unito, infatti, il titolo della serie passò da Teenage Mutant Ninja Turtles a Teenage Mutant Hero Turtles, eliminando poi anche nei dialoghi tutti i riferimenti ai ninja, considerati un modello troppo violento per i giovani spettatori. Molte scene di lotta furono ridotte e in particolare furono rimossi tutti i momenti in cui Michelangelo usa i suoi nunchaku, rimpiazzati con altri spezzoni (in realtà di episodi più avanti nelle stagioni) in cui la stessa tartaruga utilizza un rampino.

La versione edulcorata delle Tartarughe fu mostrata così in molti altri paesi europei, in particolare quelli che mostravano il doppiaggio britannico semplicemente aggiungendovi dei sottotitoli (come Belgio, Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia).

4. Aveva dei rivali

Il successo senza pari della serie animata delle Tartarughe Ninja contribuì parecchio a cambiare il panorama della programmazione per bambini degli anni Novanta, soprattutto imponendo due elementi distintivi ripresi da molte produzioni successive che tentarono di riprodurne il successo: l’utilizzo di animali antropomorfi e il riferimento a scenari adulti. In Biker Mice from Mars, per esempio, protagonisti sono dei topi umanizzati provenienti da Marte, che fanno i meccanici, cavalcano moto e combattono i malvagi Plutarchiani. Negli Street Sharks e nel loro spin-off Extreme Dinosaurs, ad avere fattezze antropomorfe sono rispettivamente squali e dinosauri.

Ma se queste erano imitazioni, ci fu anche un tentativo di creare una serie che potesse rivaleggiare con il suo successo. Stiamo parlando dei Battletoads, ovvero dei rospi alieni e anch’essi umanizzati come guerrieri, che sono i protagonisti di una serie di videogame nati proprio per rispondere al successo delle Tartarughe (sono citati anche nel recente trailer di Ready Player One). Arrivarono anche in televisione, con uno speciale animato di mezz’ora nel 1992, ma non ebbero un riscontro tale da diventare una serie vera e propria, tanto che quell’unico episodio non giunse nemmeno mai in Italia.

5. Potrebbe ritornare in tvgiphy

Dopo la serie animata degli anni Novanta e i tre film, fra il 1997 e il 1998 le Tartarughe furono protagoniste anche delle serie live-action Ninja Turtle: The Next Mutation, in cui fra le altre cose fu introdotta la prima protagonista femmina, Venus. Ci vollero poi una decina d’anni prima che le Tartarughe tornassero in voga, dopo che Nickelodeon ne acquisì i diritti dalla Mirage: dal 2003 furono prodotte due diverse serie animate, l’ultima delle quali, realizzata in 3d, si è conclusa nel novembre 2017.

È stato già annunciato, però, che è in produzione una nuova serie animata, intitolata Rise of the Teenage Mutant Ninja Turtles, che dovrebbe tornare all’animazione 2d e riscoprire un po’ dello spirito della serie originaria, abbandonato negli ultimi decenni per un approccio più moderno e adolescenziale. Anche se sarà difficile invertire la mutazione intercorsa in questi anni.

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