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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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wired.it - 1 giorno 5 ore fa
Game Boy
Luke Skywalker da collezione
Orologio da polso matematico
Accutime Harry Potter Deathly Hollows Logo Strap Spinner Watch
BB-8 con proiettore
Lego Quartz Plastic Casual Watch
Pac-Man Logo Black Square Wrist Watch
ThinkGeek Steampunk-Styled Tesla Analog Watch
Star Trek Original Retro Analogue Command Watch
Albert Einstein Relativity Science Unisex Analog Watch

Il gioiello più bello da regalare alla propria dolce metà è quello che ricorda la cosa più preziosa che si possiede: il tempo. Stiamo parlando dell’orologio, di cui esistono tante declinazioni funny e altamente nerd. Per San Valentino potrete così sbizzarrirvi tra orologi per amanti di videogame, come quello che sul cinturino mostra il faccione giallo di Pac-Man o quello il cui quadrante riproduce fedelmente in 3d il Game-Boy.

Anche i fan di saghe fantascientifiche formato cinema o tv avranno pane per i propri denti, nonché orologi per i propri polsi: da quelli dedicati all’epopea di Star Wars a quelli che omaggiano Star Trek, avrete l’imbarazzo della scelta.
E dall’imbarazzo della scelta all’imbarazzo nell’indossarli il passo è breve, come potrà testimoniare chi riceverà per San Valentino il ThinkGeek Steampunk-Styled Tesla Analog Watch. Se cercavate qualcosa di discreto, elegante e poco ingombrante, sappiate è l’esatto contrario. Ma questo gioiellino che riproduce valvole e bobine del grande scienziato Nikola Tesla vi incoronerà re se non proprio di stile in generale almeno di stile nerd.

Abbiamo selezionato per voi i 10 orologi da polso più originali e nerd da regalare a San Valentino. Sfogliate la gallery in alto per scoprirli tutti.

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wired.it - 1 giorno 5 ore fa
Magnificent interiors of the shopping arcade Galleria Vittorio Emanuele II in Piazza del Duomo in Milan, at twilight. Milan, ItalyLa Galleria Vittorio Emanuele a Milano. (foto: Getty Images)

Ferve il dibattito sul nuovo sistema cosiddetto di autonomia differenziata per le regioni: una rivoluzione che, salvo imprevisti, sarà finalizzata con un accordo tra il premier Giuseppe Conte e rappresentanti delle amministrazioni regionali italiane il 15 gennaio. Secondo diversi esperti la riforma rischia di rappresentare, di fatto, una vera e propria secessione della parte più ricca del paese a discapito soprattutto del Sud, con effetti potenzialmente devastanti per i servizi pubblici e la sanità nazionale.

Ma andiamo con ordine. Il nuovo regime prevede che ulteriori materie legislative rispetto alle attuali (tra le aggiunte si annoverano sanità, istruzione e tutela dell’ambiente) vengano date in gestione esclusiva alle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, sottraendole a quella congiunta dello Stato.

Il 15 febbraio è prevista la presentazione a Roma dell’intesa sull’autonomia per queste tre regioni. Il contenuto della stessa potrà determinare anche il destino delle altre regioni a statuto ordinario, al momento impegnate in tavoli tematici aperti con diversi ministeri, nella speranza di un maggiore coinvolgimento nel processo devolutivo. Altrimenti – annuncia la Campania – ci sarà ricorso alla Corte Costituzionale. Quel che è certo è che il tempo stringe.

Un iter iniziato due anni fa
Nell’autunno del 2017 si sono tenute due consultazioni referendarie regionali, in Lombardia e in Veneto, per conoscere il parere degli elettori sulla possibilità di attribuire ulteriori forme e condizioni di autonomia al proprio ente territoriale: ha votato meno del 50 per cento degli aventi diritto, ma con oltre il 90 per cento di approvazione la proposta è passata in entrambe le regini. Successivamente i consigli regionali delle regioni interessate (a cui si è unita anche l’Emilia-Romagna, senza passare per un referendum) hanno approvato, a larghissima maggioranza, risoluzioni che conferiscono ai governatori il mandato di trattare con lo stato.

Infine, dopo mesi di trattative, il 28 febbraio 2018 i presidenti di regione Roberto Maroni, Luca Zaia e Stefano Bonacina firmano col sottosegretario Gianclaudio Bressa un accordo preliminare. Questa settimana l’accordo verrà definito una volta per tutte, in attesa di essere approvato definitivamente dal parlamento.

La secessione dei ricchi
Tra i principali critici della riforma c’è l’economista Gianfranco Viesti, che ha dedicato all’importante riforma dell’amministrazione italiana un breve saggio presso la casa editrice Laterza, Verso la secessione dei ricchi?, scaricabile gratuitamente.

Le osservazioni di Viesti si concentrano sull’obiettivo fondamentale dell’iniziativa messa in atto dalle tre regioni del Nord, vale a dire quello di “ottenere, sotto forma di quote di gettito dei tributi che vengono trattenute, risorse pubbliche maggiori rispetto a quelle oggi spese dallo stato a loro favore“. Dal punto di vista concreto, secondo Viesti, attribuire maggiori risorse a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna non significa altro che ridurre i finanziamenti alle altre regioni, attribuendo un ulteriore vantaggio economico al Nord, a prescindere da ogni considerazione circa il divario che già separa questi territori dal Sud, particolarmente disastrato dopo la crisi.

Dal punto di vista concettuale, Viesti mette in discussione la nozione di residui fiscali, adoperata nel progetto di riforma federalista. Con l’espressione si fa riferimento al risultato ottenuto “sottraendo dalla spesa pubblica che ha luogo in un territorio l’ammontare del gettito fiscale generato dai contribuenti residenti sullo stesso territorio“. In pratica, se il risultato è negativo, allora la popolazione di quella regione riceverà in spesa pubblica meno di quanto versa in imposte.

Ma soprattutto, secondo Viesti, aggregare i cittadini sulla base della loro appartenenza territoriale è, oltre che giuridicamente sbagliato, ideologicamente arbitrario: a beneficiare della spesa pubblica e a pagare le imposte non sono infatti i territori regionali, ma i singoli cittadini, sulla base della loro condizione di benessere o di bisogno, indipendentemente da dove sono nati o risiedono.

Un piano diabolico?
La sensazione è che, mentre la nuova Lega di Salvini chiedeva e otteneva i voti al centro-sud per andare al governo, la vecchia Lega Nord continuava a concentrarsi sull’obiettivo dell’autonomia territoriale. Tutto questo non è avvenuto in un quadro di tensioni interne al partito, bensì in una manovra coordinata e perfettamente oliata.

La secessione de facto era, del resto, già nel contratto di governo, fortemente voluto dalla Lega, il cui peso politico sta “esplodendo” negli ultimi sondaggi e con il passaggio dell’esperienza di governo (tutto a svantaggio dei Cinque stelle e di Forza Italia). Per i critici, il risultato di tale riforma sarà che le regioni che hanno più risorse ne otterranno ancora di più, e le otterranno prima che si decida a livello nazionale cosa serva fare per quelle che invece hanno di meno.

La protesta dei medici
Nel frattempo, il Sindacato Medici Italiani (Smi) ha lanciato una petizione  (indirizzata, tra gli altri, al premier Giuseppe Conte e al ministro della Salute, Giulia Grillo) chiedendo il rinvio del voto parlamentare sull’autonomia.  L’iniziativa, ideata da medici di famiglia e dai pediatri, dagli specialisti ambulatoriali, da quelli dell’emergenza territoriale, dalle ex guardie mediche e dalla dirigenza sanitari, punta ad “assicurare il carattere di universalità all’assistenza medica e sanitaria in tutta Italia” e a fare in modo che il regionalismo differenziato “non rappresenti la pietra tombale del Ssn“.

L’allarme del sindacato riguarda la possibilità per le regioni interessate di rimuovere i vincoli di spesa relativi alle politiche di gestione del personale dipendente convenzionato o accreditato: “Avranno mano libera in materia di accesso alle scuole nazionali di specializzazione e potranno stipulare specifici accordi con le università presenti sul territorio regionale. Potranno, inoltre, redigere contratti a tempo determinato di specializzazione lavoro per medici, alternativi al percorso delle scuole nazionali di specializzazione”.

In questo modo, avvertono i medici, il Servizio sanitario nazionale potrebbe abbandonare il suo carattere omogeneo e trasformarsi in una somma di servizi sanitari regionali.

La Lega delle origini e il ritorno agli anni Novanta
In fondo, la riforma federalista ha tutto l’aspetto di un richiamo al progetto primario della Lega, quello che il partito di Umberto Bossi sviluppò una volta superato l’ingresso nel mainstream politico all’inizio degli anni Novanta: la necessità di un’Italia, piuttosto che di un’Europa, a due velocità. 

L’euro al Sud non se lo meritano“, diceva l’allora segretario lombardo della Lega Nord, Matteo Salvini, nel 2012. La Lombardia e il Nord l’euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un’altra moneta. L’euro non se lo può permettere“. La proposta era stata già anticipata dal segretario leghista Roberto Maroni nelle settimane precedenti, facendo riferimento a un articolo del Financial Times che ipotizzava una mappa continentale divisa in due aeree con monete diverse.

Ancora prima, questa visione federalista era condivisa anche da parte del centrosinistra. Nel 1999, i Democratici di sinistra tentavano di premiare Umberto Bossi per aver scelto la strada della “civilizzazione“, deponendo la metafora dei fucili e i tank a San Marco. Pietro Folena, il numero due di Botteghe Oscure, aveva iniziato a parlare di federalismo a due velocità, ed anche citato esplicitamente il modello Catalogna: il centrosinistra al governo offriva, cioè, la sponda di un autonomia solida, alla spagnola.

Era Silvio Berlusconi, più che la Lega, a venire visto come un pericolo per la democrazia, un destabilizzatore. La Lega sembrava il partito più integrabile in un sistema di valori condivisi, dopo anni di camicie verdi e identità padana. Il popolo delle partite Iva – il tessuto di capitalismo di massa che fa la ricchezza del Nord – dopo essersi chiuso impaurito di fronte al mercato globale, in quegli anni provava a capire come avrebbe potuto starci. 

A che modello rifarsi? Il sistema tedesco? Un’illusione. Era stato concepito per un sistema ordinato, un paese omogeneo come la Repubblica federale: “Gli stessi tedeschi, dopo lo shock della riunificazione, si pongono il problema della sua flessibilizzazione“, spiegava Folena. “Il federalismo in Italia non può che essere asimmetrico, a velocità variabile. Alla Padania occorre dare risposte diverse e in tempi diversi da quelle che cerca il Sud, e una flessibilità che ha i suoi modelli negli Usa, dove un federalismo forte si adatta alle esigenze locali“. 

Sarebbe stata una svolta, già allora. Al Sud non ne erano entusiasti, e poi Bossi sarebbe ritornato con Berlusconi e non se ne fece nulla. Ma un punto era già chiaro: la questione meridionale non poteva essere più risolta con un semplice trasferimento di risorse dal Nord, mediato da Roma.

Vent’anni più tardi, il sogno leghista sembra a un passo dal divenire realtà. E non più per gentile concessione del centrosinistra, ma grazie al nuovo alleato di governo – il Movimento 5 stelle – che quel centrosinistra, al Sud, lo ha praticamente sovrastato.

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wired.it - 1 giorno 5 ore fa

Comprare Followers InstagramDai ragazzini alle aziende, passando per hipster, modelle, calciatori, tutti usano Instagram, il social network del momento. Chiunque lo utilizzi, dopo una prima fase di sperimentazione, può avere il desiderio di far crescere l’account e, spesso, il traffico organico non basta più. Tolti i metodi poco ortodossi a disposizione (dai bot per i like, al vero e proprio acquisto di follower), provare a sponsorizzare i propri post con la piattaforma può essere la strategia più efficace e sostenibile in termini di costi.

A differenza del semplice utilizzo, il mondo delle pubblicità su Instagram all’inizio non è intuitivo, soprattutto per chi si accosta a questo tipo di pubblicità per lavoro o per terze parti e per chi, più in generale, non ha mai avuto a che fare con Facebook Ads. In questa guida in otto punti abbiamo posto i paletti per fare la necessaria chiarezza per un primo utilizzo.

1. Le premesse
Instagram
è diventato una sorta di “gallina dalle uova d’oro” per Mark Zuckerberg e la sua azienda. Le modifiche su questa piattaforma e soprattutto sulla pubblicità si sono susseguite nell’ultimo anno e mezzo per provare a migliorare il sistema e farlo andare incontro alle esigenze commerciali degli utenti. Quanto spiegato di seguito quindi può variare leggermente nel corso del tempo, anche se nella sostanza il procedimento spiegato rimane identico.

Altra doverosa premessa riguarda la pubblicità sui social network: segue logiche diverse da quella tradizionale. La piattaforma deve approvare il post sponsorizzato e può decidere di rifiutarlo se non segue le normative pubblicitarie. Il funzionamento si basa su un sistema d’aste, per cui prezzo, rendimento e conversione, ovvero il tipo d’azione che siete intenzionati a ottenere dal destinatario dell’annuncio, possono variare nel tempo. In generale per far funzionare bene il post sponsorizzato deve essere il più possibile simile a quelli presenti sul social media in un contesto organico e quanto mai distante da un cartellone o dalla classica pagina pubblicitaria cartacea.

2. Il profilo business
Per accedere alla sponsorizzazione di un post Instagram è necessario che l’account sia di tipo Instagram business, una tipologia interessante perché permette anche d’ottenere le statistiche del profilo, altrimenti non accessibili. Come faccio a ottenere un profilo business? Niente panico, il passaggio a business è gratuito e accessibile a tutti. È necessario però collegare l’utenza Instagram a una pagina Facebook. Se non ne possedete una, dovrete crearla e poi associarla a Instagram. Se già avete la pagina, dalle impostazioni scegliete la voce passa a un profilo aziendale. La pubblicità su Instagram è considerata uno dei possibili output della pubblicità tramite Facebook Ads.

 Instagram)Inserzioni su Instagram (fonte: Instagram)

3. Formati e layout
Prima di procedere è bene sapere in che modo e in che formati è possibile sponsorizzare su Instagram. Il più classico è la foto. L’immagine deve essere il più possibile naturale e spontanea per attivare l’attenzione. La seconda modalità è quella delle inserzioni video, con durata massima di 60 secondi.

Le inserzioni con carosello consistono in una raccolta di foto e video da sfogliare. Hanno notevole visibilità i contenuti destinati alle Stories. Infine, le inserzioni con raccolta comprendono più post realizzati su Instagram e sono l’ideale per dare visibilità a dei prodotti che si è intenzionati a vendere.

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4. Strumenti di gestione
Occorre anche approfondire la modalità di gestione delle inserzioni: tramite l’app da mobile, con gestione inserzioni, con business manager o tramite dei partner (ovvero rivolgendosi ad aziende che fanno questo specifico lavoro al vostro posto). Altamente consigliata all’inizio e pensata per chi è convinto di non fare grande utilizzo dello strumento è la pubblicità tramite app, che consiste nel “pompare” sul sistema un singolo post. Basta andare sull’account, tramite l’icona a forma d’omino, scegliere il post da sponsorizzare e fare clic su Metti in evidenza.

Il sistema permette di selezionare la destinazione, ovvero dove si è interessati a far confluire il proprio pubblico. Le opzioni sono: il profilo, il proprio sito, uno store on-line o un messaggio diretto. È anche necessario definire un pubblico, ma considerata le specificità della sponsorizzazione da app ( semplicità e comodità) consigliamo l’opzione con cui il sistema definisce in automatico il pubblico. Il passo successivo è dedicato al budget giornaliero e alla durata della sponsorizzazione. Ultimo ostacolo per poi procedere all’agognata pubblicazione è l’impostazione della modalità di pagamento (carta di credito, di debito o PayPal).

Gestione delle inserzioni su Instagram (Instagram)Gestione delle inserzioni su Instagram (Instagram)

5. Gestione delle inserzioni
Un’altra via è l’utilizzo del tool di gestione inserzioni, meglio conosciuto come Ads manager. È lo stesso per la pubblicità su Facebook. Ads è più strutturato rispetto al metodo visto prima e permette di gestire anche delle campagne. Per utilizzarlo è necessario un account pubblicitario di Facebook.

L’account pubblicitario è diverso da un account personale, una pagina o dai gruppi. Se non avete un account pubblicitario, dovete crearne uno quando accedete la prima volta a gestione inserzioni inserendo anche le relative opzioni di pagamento.

6. Ads Manager
Scegliete la voce inserzioni che vedete nella pagina principale in una delle linguette in alto. Da qui su fate clic su crea e selezionate quindi l’opzione creazione guidata. Per prima cosa è necessario definire l’obiettivo della vostra sponsorizzazione: notorietà del brand, copertura, traffico, conversione, messaggi. Decidete voi, l’importante è che sappiate che il mondo delle sponsorizzazioni sulle piattaforme di Facebook è vasto e senza una strategia e obiettivi precisi è facilissimo perdersi o spendere male i propri soldi.

Per quanto riguarda Instagram, gli obiettivi si dividono in tre aree: notorietà, ovvero aumentare la visibilità per la propria azienda, l’esempio classico è la copertura; considerazione, far conoscere meglio se stessi ed i propri prodotti, di solito con l’indirizzamento del traffico verso il sito web o tramite dei video; conversione, ovvero spingere l’utente a un’azione.

7. Scegliere il pubblico
La schermata successiva è fondamentale perché permette di definire il proprio pubblico per età, sesso, posizione, interessi. Attenzione a utilizzare bene questa parte: Ads è efficace perché permette di stabilire con estrema precisione il destinatario dell’inserzione.

In questa sezione trovate la sezione posizionamenti: qui potete dire al sistema a quale tipo di output siete interessati. Nel caso specifico: Instagram. Fate clic su modifica posizionamenti e poco sotto scegliete Instagram. Avete poi la possibilità d’optare per il classico feed o per le Stories. Definite quindi il budget e la programmazione nel tempo. Dopo aver avviato l’inserzione, da Ads Manager saràpiù facile monitorare nei dettagli l’andamento di una o più sponsorizzazioni.

Scegliere il pubblico su Instagram (Instagram)Scegliere il pubblico su Instagram (Instagram)

8. Business manager
Business manager è lo strumento più complesso e potente. Vale la pena usarlo solo se avete una delle specifiche necessità: per esempio, se ad accedere alla pubblicità su Facebook sono più persone in azienda di dipartimenti diversi e con diversi ruoli, oppure quando oltre all’azienda è necessario che a queste funzioni acceda anche un’agenzia di pubblicità o comunicazione. Questo perché consente gestire diversi ruoli e le relative gerarchie.

business manager

Il consiglio è di non utilizzare un singolo account di Business manager per tutti i clienti di cui gestite le pagine, ma di crearne uno ad hoc per ognuno. La pagina Facebook associata a un business manager chiuderà l’accesso ad alcune funzioni, perciò è bene ponderare se valga la pena farvi ricorso.

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wired.it - 1 giorno 17 ore fa

Non c’è via di fuga“, si legge a lettere cubitali nel primo trailer della nuova serie originale Sky, Catch-22. La produzione, realizzata insieme a Hulu e Paramount Television, è un progetto che vede George Clooney coinvolto nelle vesti di regista, produttore e anche interprete. Assieme a lui nel cast una serie di attori di prestigio come Kyle Chandler, Christopher Abbott, Hugh Laurie e Giancarlo Giannini. La vicenda, girata interamente in Italia, è tratta dal romanzo antimilitarista di Joseph Heller, uscito nel 1961 ed edito anche in Italia col titolo Comma 22, che era già divenuto un film nel 1970 a firma di Mike Nichols.

La storia racconta di un gruppo di piloti dell‘aviazione americana bloccati sull’isola di Pianosa durante la seconda guerra mondiale: loro il compito di avventurarsi in pericolosissime spedizioni a bordo di cacciabombardieri, il cui pericolo di morte aumenta tanto più escono in missione. Da qui il cosiddetto paradosso del Comma 22 (“Chi è pazzo chiede di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi è chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo“): ne esce così una raffigurazione paradossale delle operazioni belliche, che si respira anche dalle situazioni surreali che si vedono nella clip.

I sei episodi di Catch-22, che saranno diretti anche da Grant Heslov e Ellen Kuras, su una sceneggiatura di Luke Davies e David Michod, arriveranno in Italia su Sky Atlantic a partire dal prossimo maggio.

 

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brand-news.it - 1 giorno 18 ore fa

Il Motul FIM Superbike World Championship 2019 si aprirà ufficialmente il prossimo 22 febbraio e sarà visibile in chiaro anche su TV8 Il Motul FIM Superbike World Championship 2019 arriva su Sky Sport. Nel triennio 2019-2021, sarà infatti Sky Sport MotoGP l’unico canale a trasmettere in diretta tutti i Round delle 3 classi in pista....

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wired.it - 1 giorno 20 ore fa

Questa 69esima edizione del festival della canzone italiana di Sanremo, ce la ricorderemo soprattutto per la varietà di nuova musica proposta sul palco e per un vincitore inaspettato, Mahmood, all’anagrafe Alessandro Mahmoud, nato a Milano nel 1992 da mamma sarda e papà egiziano. Il suo brano Soldi, è un mix di trap, r&b, soul e influenze arabeggianti, o come riassume lui, Marocco pop. La canzone è stata prodotta assieme a due dei migliori produttori in circolazione: Dario Faini conosciuto anche come Dardust (che ha lavorato coi nomi più importanti del pop italiano) e Charlie Charles, che in orbita trap e urban è il nome più caldo da circa tre anni a questa parte. Il testo della canzone Soldi di Mahmood ruota attorno alla figura del padre che se ne è andato e non è più tornato. Il brano sarà contenuto nell’album Gioventù Bruciata, in uscita il primo marzo per Island Records.

Abbiamo intervistato all’interno di Casa Siae alcuni artisti che hanno partecipato al Festival di Sanremo. Ci siamo fatti raccontare come immaginano il futuro della musica da più punti di vista che lo influenzano in un’epoca in continua evoluzione, dove tecnologia e social si modificano costantemente.

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wired.it - 1 giorno 20 ore fa
 Google)(Foto: Google)

Ad oggi quasi tutti gli smartphone di fascia media e alta godono ormai della possibilità di proteggere i dati contenuti al loro interno con sistemi di crittografia — ovvero di rendere le informazioni illeggibili a chiunque non sappia il codice di accesso impostabile alla prima accensione dei dispositivi. Questo grado di sicurezza richiede una capacità di calcolo che non è a disposizione di tutti i telefoni, motivo per cui i gadget Android di fascia più bassa al momento sono tagliati fuori dalla possibilità di proteggere al meglio i dati dei proprietari. Le cose potrebbero cambiare a breve però: in questi giorni Google ha infatti svelato di essere al lavoro su Adiantum, un sistema di crittografia più efficiente di quello impiegato sugli smartphone attuali, che renderà possibile la crittografia completa dei dati anche sui dispositivi meno potenti.

Adiantum si presenta come un approccio nuovo alla crittografia dei dispositivi, che utilizza strumenti e sistemi già esistenti ma riadattandoli affinché funzionino in modo efficiente su tutti i dispositivi smart che non dispongono a bordo di chip specializzati in questo tipo di operazioni; non solo smartphone con chip datati o economici dunque, ma anche smartwatch e altri gadget. Il sistema adottato dalla casa di Mountain View promette prestazioni fino a cinque volte migliori rispetto a quelle garantite dagli algoritmi AES-256 normalmente utilizzati su Android, il che dovrebbe rendere possibile adoperarlo sui telefoni e tablet più abbordabili senza incidere sulle loro prestazioni.

Se le cose dovessero andare come sperato da Google (nei prossimi mesi il sistema verrà inevitabilmente sottoposto ai test di tutti i tecnici informatici che vorranno metterlo alla prova) Adiantum potrebbe mettersi a disposizione dei produttori di smartphone e gadget Android a partire dalla prossima versione del sistema operativo. In tal caso i prodotti con chip che già supportano gli attuali sistemi di crittografia continuerebbero comunque a lavorare con quelli, mentre i produttori di gadget privi delle componenti necessarie avrebbero una scelta: adottare Adiantum oppure rimanere privi di opzioni crittografiche — che anche prossimamente rimarranno facoltative.

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brand-news.it - 1 giorno 20 ore fa

Santagata mantiene la carica di vice direttore generale dell’area Periodici Italia A partire da oggi Andrea Santagata assume la carica di chief innovation officer del Gruppo Mondadori. La creazione di questo nuovo ruolo a diretto riporto dell’amministratore delegato Ernesto Mauri – spiega una nota – nasce dalla forte volontà del Gruppo di investire ulteriormente nello...

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