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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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wired.it - 1 settimana 6 ore fa
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (fonte: Alessandra Benedetti – Corbis/Corbis via Getty Images)

Questa volta è ufficiale, o quasi: l’autoproclamato governo del cambiamento è in crisi. Alle 20 di ieri, 8 agosto, il leader della Lega Matteo Salvini ha diffuso una nota dicendo che non c’è più una maggioranza e bisogna restituire “velocemente la parola agli elettori”. Circa tre ore più tardi, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha confermato la volontà di Salvini nel corso di una conferenza stampa in cui ha spiegato – con una certa appena celata durezza nelle sue parole – che il suo vicepremier vuole “capitalizzare” l’alto consenso politico “di cui gode attualmente”. Conte ha poi attaccato Salvini dicendo che quello attuale non è un “esecutivo dei no”, così come lo aveva descritto il ministro, bensì avrebbe sempre “lavorato molto e parlato poco”, anche perché “non era in spiaggia”.

Luigi Di Maio, facendo appello al “senso di responsabilità” (votare a ottobre costringerebbe allo scatto dell’aumento Iva, a suo dire) ha chiesto a Salvini di rimandare la caduta a dopo l’approvazione del disegno di legge costituzionale che ridurrebbe il numero dei parlamentari. L’ultimo passaggio in parlamento è previsto per il 9 settembre.

Cosa succede ora, da prassi

Lega e Movimento 5 stelle si sono scontrati più volte da quando il governo è entrato in carica il 1° giugno 2018. Il rapporto però appare essersi incrinato definitivamente il 7 agosto, quando il parlamento ha bocciato, anche coi voti della Lega, la mozione anti-Tav presentata dal Movimento 5 stelle.

Ufficialmente il governo non è ancora caduto. Affinché ciò accada, Conte dovrebbe dimettersi, rimettendo nelle mani del Capo dello stato il suo mandato – come a quanto è trapelato gli avrebbe chiesto di fare Salvini – o parlamentizzare la crisi, come invece ha duramente contro-proposto lo stesso Conte. Dato che di fatto sembra aver vinto questa seconda possibilità, il presidente del consiglio dovrebbe andrà in parlamento (presumibilmente i prossimi 20 e 21 agosto, secondo quanto si sta dicendo) per controllare di avere ancora la fiducia del parlamento – o, in caso contrario, sottoporsi a un voto di sfiducia. In caso di approvazione parlamentare della sfiducia, il governo sarà dimissionario.

I tempi, comunque, per il momento rimangono aleatori. Il presidente del Consiglio Conte nella sua conferenza stampa di ieri ha specificato che non spetta al leader della Lega “decidere i tempi di una crisi politica nella quale intervengono ben altri attori istituzionali”. A giocare un ruolo fondamentale in questa fase sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Capo dello stato dovrà infatti decidere quando convocare le Camere per il passaggio parlamentare, e soprattutto in che direzione muoversi dopo.

Ci sono varie opzioni sul tavolo: Mattarella potrebbe aprire la fase delle consultazioni per verificare se c’è una nuova maggioranza (che al momento appare difficile), affidare il governo a un esecutivo tecnico oppure indire nuove elezioni. In quest’ultimo caso, il governo potrebbe restare in carica solo per i cosiddetti affari correnti – ovvero per ottemperare agli obblighi economici e finanziari del paese, tra cui approvare la manovra – e gli italiani andrebbero di nuovo a votare in autunno (il 13 o il 27 ottobre, probabilmente).

Se passasse la linea Di Maio – ovvero se il governo resistesse in carica almeno fino al 9 settembre, approvando in ultima lettura il disegno di legge costituzionale per il taglio dei parlamentari – non si potrebbe andare alle urne prima della prossima primavera. Se un disegno costituzionale viene approvato a maggioranza assoluta, una parte del parlamento – o cinque regioni – possono infatti chiedere entro tre mesi che la riforma venga confermata con un referendum costituzionale, che può essere indetto nei successivi tre mesi. E se i cittadini dovessero dare il loro benestare, ci sarebbe bisogno di una nuova legge elettorale.

Il periodo compreso da oggi a novembre è comunque complicato ,per una serie di scadenze importanti. Il 26 agosto scade il termine per presentare il candidato italiano a commissario dell’Unione europea; il 12 settembre arriva in parlamento la nota di variazione del Documento di economia e finanza; entro il 15 ottobre il governo deve trasmettere a Bruxelles il documento programmatico di bilancio e il 27 ottobre scade il termine per l’approvazione della manovra 2020.

Il bilancio di 14 mesi di governo

I due alleati di governo escono dal governo Conte in condizioni molto diverse. Matteo Salvini, che aveva iniziato questa esperienza di governo con un 17% dei consensi, li ha più che raddoppiati ed è considerato il probabile prossimo presidente del Consiglio. Durante un comizio a Pescara, in Abruzzo, Salvini si è candidato ufficialmente a questo ruolo e ha annunciato di voler correre da solo. Secondo gli ultimi sondaggi, gode del 36% dei consensi: se il risultato venisse confermato alle urne e la legge elettorale non cambiasse, gli basterebbe allearsi con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni per avere la maggioranza.

Più incerto è il futuro di Luigi Di Maio. In questi mesi è stato accusato più volte di aver tradito le istanze del Movimento 5 stelle, permettendo alla Lega di riconquistare terreno. In un anno, i consensi del M5s si sono praticamente dimezzati. Il reddito di cittadinanza è diventato realtà ma non si capisce ancora bene quale sarà il destino dei navigator, né se riuscirà a risolvere il problema della disoccupazione. L’Ilva di Taranto, che il Movimento aveva promesso di riconvertire, è ancora un dossier in attesa di soluzione; la Tav si farà e lo stesso vale per il Tap, il gasdotto che dovrebbe portare gas naturale in Italia, che Alessandro Di Battista aveva promesso di bloccare in meno di due settimane.

Anche il Partito democratico si prepara a una nuova sfida. È notizia delle ultime che ore che il leader Nicola Zingaretti ha chiesto al senatore ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi di collaborare e aiutare il partito a vincere. Zingaretti ha anche parlato durante la trasmissione In Onda su La7 di un nuovo fronte democratico. Non ha però spiegato chi ne farebbe parte oltre ai dem.

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wired.it - 1 settimana 9 ore fa
Un’immagine della Quadrofoil Q2s in movimento

I mezzi di trasporto elettrici, in acqua, rappresentano ancora una nicchia. Tuttavia, con l’elettrificazione che sta progressivamente investendo il mondo dell’auto, anche il settore nautico sta godendo di questo cambio di paradigma, con diverse aziende che hanno deciso di puntare su mezzi di propulsione alternativa. Tra queste possiamo menzionare una compagnia slovena che ha deciso di puntare tutto su una gamma di moto elettriche con caratteristiche tecniche molto interessanti.

Si chiama Quadrofoil, ed è un’azienda, fondata nel 2011, che ha deciso di specializzarsi nella realizzazione di moto d’acqua che hanno alcune peculiarità di un aliscafo. Dopo un lungo e faticoso processo di progettazione e di successiva produzione, oggi l’azienda sta regolarmente consegnando il suo prodotto ai clienti.

Quadrofoil Q2, questo il nome della moto d’acqua biposto, ha una forma affilata come una spada e basta osservarla per avere la sensazione di velocità. L’azienda, per la progettazione, afferma di essersi ispirata ai trimarani, agli aerei caccia e alle auto da corsa; il risultato è un’imbarcazione stabile con buone prestazioni idrodinamiche e aerodinamiche.

https://www.youtube.com/watch?v=5q0xP-9d_us

Il team di ingegneri ha puntato molto sull’esperienza utente, ed il risultato è quello di una moto che ha un raggio di sterzata di circa 7 metri, che, stando a quando dichiarato dall’azienda, la rende “divertente come un go-kart“. La lunghezza della moto è di 3 metri, la larghezza 2,6 e il peso 335 kg. Il carico totale consentito è di 170 kg, ovvero 75 kg per passeggero, più i 20 kg per i bagagli.

In questa immagine è possibile notare i foil (le lamine) laterali

Il motore della Q2, nella versione più potente, viene alimentato da due batterie agli ioni di litio da 5,2 kWh; la ricarica richiede da tre a quattro ore e fornisce 80 km di autonomia. Grazie a un sistema di gestione delle batterie, che, utilizzando algoritmi, monitora continuamente l’utilizzo del mezzo, l’erogazione della potenza viene ottimizzata.

Sono due le versioni disponibili a listino; il modello base Q2a, che presenta il motore elettrico da 3,7 kW e una singola batteria da 5,2 kWh, ed il modello top di gamma Q2s, che pesa 335 kg e ha un motore da 5,5 kW e due pacchi batterie da 5,2 kWh. Alla Q2s sono sufficienti poco più di 5 metri per “volare” fino a toccare i 21 nodi (40 km/h).

Una delle peculiarità più interessanti del Quadfoil è il sistema elettrico di sollevamento dei quattro foil della moto, controllabile attraverso un pulsante. Questa funzione è utile in acque poco profonde, oltre a essere terribilmente cool perché di fatto la rende quasi una moto d’acqua volante. I foil sono appendici in grado di produrre una spinta verticale e far sollevare quasi del tutto la moto dall’acqua; in questo modo si riduce drasticamente la superficie a contatto dell’acqua e quindi la resistenza idrodinamica, con conseguente notevole aumento della velocità.

L’abitacolo è di fascia alta, con tutte le funzioni di base facilmente raggiungibili e un volante ispirato alla Formula 1 con display touchscreen a colori. I sedili sono progettati per il comfort e la visibilità; quello del passeggero è posizionato dietro a quello del pilota. I prezzi? Servono 34.980 euro per la versione prestazionale Q2s e 27.279 euro per quella più blanda Q2a. A entrambi bisogna aggiungere l’Iva.

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wired.it - 1 settimana 10 ore fa

In questi anni siamo letteralmente sommersi dalla serie tv. L’epoca d’oro della produzione seriale si traduce in una quantità esorbitante di titoli che inondano i canali televisivi e e le piattaforme di streaming. Stare dietro a questi ritmi non è affatto facile, ma può essere che l’estate, fra vacanze e momenti di relax, sia il momento ideale per recuperare quelle serie che per un motivo o per l’altro sono state lasciate indietro. Se ancora però non riuscite a fare una scelta ecco alcuni titoli che vale assolutamente la pena riprendere.

1. Chernobyl http://www.youtube.com/watch?v=s9APLXM9Ei8

Il tema non è di quelli leggeri ed estivi, ma Chernobyl è davvero una delle produzioni più entusiasmanti di questa prima parte dell’anno. La miniserie Sky-Hbo racconta infatti i drammatici fatti dell’esplosione del reattore nella centrale nucleare nell’aprile 1986 ma soprattutto le conseguenze di quella tragedia, che si intreccia non solo a subdoli giochi di potere e di omertà ma anche all’orribile destino di morte e malattia toccato a moltissime persone che vivevano nell’area o sono state costrette a operarvi.

Lo showrunner Craig Mazin ha studiato con grande attenzione per puntare a un realismo molto puntuale ed efficace, e ha deciso di concentrarsi su tre figure che facciano da catalizzatori della storia: due realmente esistiti, l’esperto nucleare Valery Legasov e il funzionario dello stato Boris Shcherbina, e la fisica Ulana Khomyuk, creata per fare da motore allo svelamento dello scandalo. Gli attori che li interpretano (rispettivamente Jared Harris, Stellan Skarsgård e Emily Watson) sono straordinari e scaldano con il loro pathos una storia altrimenti agghiacciante.

2. After Life http://www.youtube.com/watch?v=Qad_RHzz9B8

Ci può essere speranza dopo la morte del proprio partner? Se lo chiede Ricky Gervais nella sua più recente serie, After Life, e ovviamente lo fa nel proprio modo brillante e tragicamente comico. Giornalista frustrato in un quotidiano locale, Tony perde l’amatissima moglie Lisa per via di un cancro e decide che nella vita non è più necessario trattenersi, dunque tratta tutti con grande crudeltà e dice tutto quello che gli passa per la mente. Questo vortice autodistruttivo, però, è interrotto dalla realtà stessa, quando Tony sarà posto di fronte ai piccoli e straordinari gesti di empatia delle persone che lo circondano.

Dai toni decisamente drammatici che però si fondono a un’ironia urticante di fondo, After Life riesce a trattare in modo non banale un tema ch sullo schermo è stato trito e ritrito. Gervais è unico nel mostrare una maschera di dolore e di sorriso amaro costruendo attorno a sé un parco di comprimari che sono allo stesso tempo assurdi e umanissimi. È una serie come poco esistono in circolazione (si trova su Netflix), che riesce a spingere lo spettatore a cambiare almeno un po’.

3. Fleabag http://www.youtube.com/watch?v=aX2ViKQFL_k

Quest’anno è tornata su Amazon Prime Video anche la creatura di Phoebe Waller-Bridge, attrice e sceneggiatrice fra le più apprezzate del momento, che nella serie Fleabag interpreta la protagonista omonimo, giovane donna sulla trentina che sopravvive a Londra al suo stato d’animo frustrato e incazzoso e alle sue svariate idiosincrasie sentimentali e sessuali. Se nella prima stagione Fleabag doveva accettare la morte della sua migliore amica e la nuova moglie del padre (interpretata dalla sempre straordinaria Olivia Coleman), nei nuovi episodi ci sono nuove crisi esistenziali e altrettanti tentativi di risolverle.

Nella seconda stagione infatti Fleabag si riunisce con la propria famiglia in vista del matrimonio del padre e instaura un particolarissimo rapporto col sacerdote della matrigna (anche qui un Andrew Scott in stato di grazia). Dire di più sarebbe rovinare la sorpresa di una serie che si conferma anticonformista, fuori dalle righe e degna di essere attraversata come un’esperienza unica, audace e probabilmente irripetibile, che sbatte in faccia allo spettatore (mentre la protagonista rompe spesso e volentieri la quarta parate) più dubbi che soluzioni.

4. Russian Doll http://www.youtube.com/watch?v=knxkXj8QwoQ

Il giorno del suo compleanno Nadia, cinica e disillusa giovane donna dell’East Village rimane intrappolata nell’appartamento in cui stanno tenendo una festa in suo onore, dove continua a morire e a ricominciare esattamente dallo stesso momento, in un loop che ricorda molto il Giorno della marmotta. Eppure questa serie in soli otto agili episodi disponibili su Netflix ci racconta tutto un universo di scetticismo, disfunzionalità, ma anche di ricerca di senso e di volontà di scoprire il lato più profondo delle persone e di far pace col proprio passato.

Ad animare il personaggio di Nadia, ma anche la serie stessa è la straordinaria Natasha Lyonne, già fattasi notare in Orange Is the New Black e che ha creato questo titolo assieme a Amy Poehler e Leslye Headland. Un punto di vista eccentricamente femminile e una ricerca esistenziale non banale fanno di Russian Doll un’iniezione di puro stupore seriale, un’occasione da recuperare sicuramente se ve la siete persa.

5. Killing Eve http://www.youtube.com/watch?v=2vCU2WYrtPA

Altra creazione di Phoebe Waller-Bridge è Killing Eve, serie tv arrivata alla seconda stagione e i cui episodi sono disponibili da noi su Tim Vision. Nel 2018 questo titolo aveva sorpreso tutti grazie al suo sconvolgere le aspettative rispetto a un genere piuttosto trito come la caccia al ladro ma soprattutto per l’introduzione di due protagoniste eccezionali: da una parte Villanelle (Jodie Comer), assassina internazionale incline al buon gusto e alla psicopatia, e dall’altra Eve (Sandra Oh), agente dell’MI6 che ha il compito di rintracciarla ma con la quale instaurerà un morboso rapporto di attrazione, in cui però anche la repulsione fa la sua parte.

Dopo un epilogo piuttosto tragico nella prima stagione, le due donne tornano a inseguirsi in giro per l’Europa mentre devono continuare a fare i conti con questo loro rapporto tutt’altro che cristallino e sono messe di fronte ai propri stessi istinti autodistruttivi. Anche in questi nuovi episodi comunque questa serie si conferma capace di infrangere le barriere di ogni genere, mescolando scene d’azione a toni drammaticamente introspettivi, senza dimenticare di regalare anche momenti che strappano sorrisi sornioni.

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wired.it - 1 settimana 10 ore fa
Campi di soia in Brasile (foto: Getty Images)

Mentre si accendono roghi nel circolo polare artico, e i vigili del fuoco si destreggiano tra i circa 300 roghi in Sicilia, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) si è ritrovato per finalizzare il nuovo Rapporto speciale sull’uso del suolo, il cambiamento di destinazione d’uso e la silvicoltura, un report molto atteso dalla comunità internazionale che tira le fila del progredire della crisi climatica. Due anni di lavoro commissionato della Convenzione delle nazioni unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), che hanno coinvolto oltre 100 scienziati di tutto il mondo.

Il rapporto esamina il ciclo globale del carbonio e l’attuale impatto delle diverse attività di sfruttamento del suolo e delle foreste in relazione alle riserve di carbonio ed emissioni di gas a effetto serra. L’intensità e la durata di molti eventi estremi dipendono anche dal suolo, come le ondate di calore e le forti precipitazioni. Questi eventi a loro volta, insieme ai sempre più frequenti casi di siccità e inondazioni, aggravano i processi di degrado del suolo. Infatti il suolo emette carbonio, e il suo utilizzo agricolo è la seconda più grande fonte antropogenica di anidride carbonica nell’atmosfera – dopo la combustione di combustibili fossili.

Le previsioni dell’IOpcc parlano di ulteriori stress sui sistemi terrestri, esacerbando i rischi esistenti legati alla desertificazione, al degrado del suolo e alla sicurezza alimentare. Il rapporto stima che il livello di rischio rappresentato dai cambiamenti climatici dipenderà non solo dal livello di riscaldamento globale, ma anche dal modo in cui i modelli di gestione della popolazione, dei consumi e della terra si evolveranno.

Le foreste sono in grado di ritenere e convertire gran parte dell’anidride carbonica, ma nel corso dell’ultimo secolo l’agricoltura e altre attività umane hanno causato quasi tre quarti dell’intera deforestazione mondiale, producendo quasi un quarto delle emissioni di gas serra. Ridurre le emissioni derivanti dal suolo vuol dire cambiare drasticamente il nostro sistema agricolo e come di fatti gestiamo la terra.

Gli alberi non solo aiutano a mitigare i cambiamenti climatici assorbendo l’anidride carbonica nell’aria, ma aiutano a combattere la lotta alla desertificazione e al degrado del suolo. Tuttavia il documento riporta come il tasso di fotosintesi in alcuni tipi di piante potrebbe non crescere, proprio per l’aumento di concentrazione di anidride carbonica nell’aria.

La scienza dietro al perché il suolo è importante

Il suolo costituisce una riserva di carbonio e svolge un ruolo importante nel suo ciclo perché viene naturalmente scambiato tra il sistema ecologico terrestre e l’atmosfera. Il suolo produce anidride carbonica attraverso la decomposizione e la combustione; le piante scambiano anidride carbonica tra l’atmosfera e la biosfera terrestre attraverso la fotosintesi e la respirazione delle piante e del suolo, bilanciando i livelli di carbonio.

Ma con la diminuzione del numero di foreste e il coincidente aumento di attività umane, il tasso naturale di scambio di carbonio tra l’atmosfera e la biosfera terrestre attraverso l’uso del suolo è cambiato.  L’aumento della popolazione globale è una delle motivazioni utilizzate per giustificare l’aumento e la persistenza di un modello di agricoltura intensivo.

Il rapporto tuttavia evidenzia che nel mondo circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo non vengono utilizzate, producendo circa il 25-30% delle emissioni di gas serra.

Protezionismo forestale

L’intensificazione dello sfruttamento del suolo ha portato alla perdita di biodiversità degli ecosistemi, all’accelerazione del degrado del suolo e alla desertificazione, incidendo profondamente sul sostentamento delle popolazioni. Nelle ultime settimane il caso eclatante dell’Etiopia – che ha fatto piantare circa 350mila alberi per affrontare i cambiamenti climatici – ha suscitato interesse globale. La deforestazione contribuisce infatti a circa il 6-17% di emissioni di gas serra prodotte dall’uomo, e tra il 1990 e il 2015, la superficie boschiva in tutti i paesi dell’Unione Europea è cresciuta di 90mila chilometri quadrati. Tuttavia questo trend è presente solamente nei paesi più ricchi del mondo, sia per via del parziale abbandono alle professioni agricole, sia per via dei sussidi elargiti per proteggere le aree boschive.

Tutto questo avviene a discapito dei paesi in via di sviluppo, che avendo prezzi di produzione più bassi diventano le aree principali per la produzione di carne, soia e prodotti agricoli. Al ritmo attuale di 13 milioni di ettari ogni anno, le aree forestali vengano convertite in piantagioni e aree di allevamento, ma sono anche vittime del commercio illegale di legname, spesso per soddisfare il fabbisogno di gran parte del mondo. I dati riportati parlano anche di come il surriscaldamento globale colpirà diversamente il Nord e Sud del mondo: le popolazioni che risiedono nelle zone aride esposte allo stress idrico aumenteranno tra i 35 e 522 milioni.

Utilizzando immagini satellitari, Wayne Walker, ricercatore del Woods Hole Research Center è riuscito a mappare le foreste in Brasile, Venezuela, ed Equador, riscontrando come le popolazioni indigene nelle foreste amazzoniche giochino un ruolo importante nel mantenimento delle foreste e degli stock di carbonio. “Le perdite di carbonio all’interno dei territori indigeni (IT) si verificano, ma sono relativamente piccole rispetto a quelle che avvengono al di fuori di quei territori” ha detto. Tra le sue raccomandazioni vi è il necessario supporto delle comunità indigene da parte dei governi nazionali, nonché un più adeguato controllo per la salvaguardia delle foreste.

Rivoluzione agricola e dietistica

Il rapporto prevede che i cambiamenti climatici genereranno ulteriori stress sui sistemi terrestri, esacerbando i rischi esistenti legati ai quattro pilastri della sicurezza alimentare: disponibilità, accesso al cibo, utilizzo, e stabilità della produzione. L’aumento delle temperature sta di fatto già influenzando la produttività agricola e attualmente si prevede un aumento del prezzo dei cereali tra l’1 ed il 29% a causa dei cambiamenti climatici.

L’aumento della popolazione globale è uno delle motivazioni utilizzate per giustificare l’aumento e la persistenza di un modello di agricoltura intensivo. Il rapporto tuttavia evidenzia che nel mondo circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo non vengono consumate, pur producendo circa il 25-30% delle emissioni di gas serra. Un terzo della superficie mondiale è destinata all’agricoltura e bestiame, ed è dunque necessario ripensare e cambiare i modelli di consumo alimentare e dell’agricoltura, e l’accesso al cibo per tutti. Il report stabilisce infatti i limiti ambientali anche per il settore alimentare.

L’utilizzo dei terreni nel modello agricolo attuale è stato messo in atto a discapito di foreste, ma allo stesso tempo ha aumentato l’erosione del suolo e ridotto la quantità di materiale organico nel terreno.
Gli eventi atmosferici causati dal surriscaldamento globale avranno inoltre impatti sempre più negativi sulla resa delle colture, sulla stabilità dell’approvvigionamento alimentare, sulla perdita di vegetazione, sui danni da incendio e sull’erosione del suolo. 

In futuro, l’aumento della popolazione e del reddito comporterà a sua volta un aumento della domanda di cibo e acqua, con ulteriori implicazioni. Gli studi della commissione Eat-Lancet hanno analizzato l’attuale status del nostro sistema in termini di produzione e modelli di consumo. Se entro il 2050 non dovessimo fare nulla, le emissioni sarebbero il 96% in più di ciò che la Terra può effettivamente tollerare.

Tra i suggerimenti dati dai report, si sottolinea la necessità di ridurre la produzione di carne del 65%. Ciò potrebbe portare a una conseguente diminuzione della produzione mondiale di soia ( l’85% del raccolto mondiale è infatti destinato come mangime negli allevamenti) e quindi di terreno destinato per la sua produzione da destinare ad altri scopi. 

Molti guardano alla possibilità di avvalersi dei principi di agroecologia e a sistemi alimentari resistenti e a bassa produzione di gas serra, ma allo stesso tempo senza l’utilizzo di diserbanti e pesticidi che acuiscono l’impoverimento del suolo. La conversione di terreni non forestali in foreste o aree boschive aumenterebbe in genere la biodiversità ed aiuterebbe a contrastare l’erosione del suolo, il suo impoverimento, la vulnerabilità delle colture e la desertificazione. Insomma: la ricetta per tornare a galleggiare non è facile, ma ci si può provare.

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wired.it - 1 settimana 10 ore fa
Un particolare dell’impianto di Scapigliato

Un investimento da 100 milioni di euro per trasformare una discarica in un polo di recupero e potenziale reimmissione del rifiuto sul mercato, ovviamente sotto forma di prodotto o di energia. Nasce a Scapigliato la fabbrica del futuro.

Il punto di partenza è l’omonima discarica nata all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso nel territorio del comune di Rosignano Marittimo, 30mila abitanti in provincia di Livorno. Una realtà che oggi gestisce 400mila tonnellate di rifiuti l’anno tra urbani e speciali, circa il 3% di quelli prodotti nell’intera Toscana. Quella di arrivo è la cosiddetta fabbrica del futuro.

La trasformazione

Il progetto, firmato dall’architetto Mario Cucinella, prevede innanzitutto la realizzazione di un impianto di selezione per trattare e recuperare ogni materiale potenzialmente riutilizzabile. Il primo lotto, capace di gestire 100mila tonnellate di rifiuti l’anno, sarà operativo entro il 2025. In cantiere anche un biodigestore anaerobico alimentato con i fanghi della depurazione civile e la frazione organica dei rifiuti solidi urbani che produrrà biometano, che gli automobilisti potranno acquistare lungo la strada regionale 206 che passa ai piedi dell’impianto.

Mentre già da qualche settimana gli abitanti dei comuni di Rosignano, Santa Luce e Castellina Marittima possono acquistare l’energia elettrica prodotta bruciando il biogas generato dalla discarica a tariffe agevolate. A seconda della zona di residenza si ha diritto a uno stralcio dei consumi fino a un massimo di 2.500 kWh l’anno.

Chiudere il ciclo

“Il modello della discarica non si può più perseguire strategicamente. Ma allo stesso modo, non bastano i principi, non è sufficiente la raccolta differenziata: il problema riguarda la chiusura del ciclo”, spiega Alessandro Giari, presidente di Rea Impianti, la società a capitale pubblico che gestisce l’impianto di Scapigliato. Per chiudere il ciclo bisogna dare nuova vita ai rifiuti. Ovvero “riutilizzarli o impiegarli per produrre energia”. L’idea della fabbrica del futuro, prosegue, nasce dunque per “coniugare una maggiore capacità di selezionare e recuperare il rifiuto con quella di trasformarlo profondamente”.

Centro di ricerche

Ma i 100 milioni investiti finanzieranno anche altre opere. All’interno dell’ex fattoria della Madonnina, immobile che sorge su un’area che confina con quella occupata dalla discarica, nascerà per esempio il Centro di competenza per l’economia circolare in Toscana. Ovvero un polo di ricerca regionale dedicato alla gestione dei rifiuti al quale contribuiranno, tra gli altri, la scuola superiore Sant’Anna e il Cnr di Pisa. E sempre in tema di innovazione è prevista la realizzazione di un incubatore per start-up attive nel settore dell’agricoltura. Infine, è in programma la messa a dimora, entro i prossimi cinque anni, di qualcosa come 50mila alberi.

Come detto, per finanziare questo progetto saranno investiti 100 milioni nei prossimi dieci anni. Per sostenerlo l’azienda si rivolgerà innanzitutto alle banche. Ma non solo. “Il business plan del biodigestore anaerobico mostra che in 12 anni viene coperto l’investimento iniziale pari a 30 milioni di euro”, spiega Giari. Una parte dei fondi di gestione (“abbiamo un ebitda di una decina di milioni”, dice il manager) sarà dirottata sul progetto della fabbrica del futuro.

E poi c’è la mano pubblica: bandi comunitari, nazionale e regionali cui partecipare, in primo luogo, ma un contributo lo sta fornendo anche l’azionista unico. Ovvero il comune di Rosignano, “che con la nuova concessione dei gestione dell’impianto ha previsto una progressiva riduzione del canone che scenderà di un milione l’anno per passare dai 17 del 2015 ai 9 a regime”, aggiunge il presidente. Il denaro così risparmiato sarà dirottato sul progetto della fabbrica del futuro.

L’amministrazione comunale rinuncia a un contributo economico non solo per ragioni ambientali. Ma anche perché, una volta andato a regime, l’impianto di Scapigliato occuperà 150 dipendenti contro i 100 attuali, senza contare le startup che si insedieranno all’interno dell’incubatore.

Un disegno che unisce quindi alla sostenibilità ambientale e finanziaria anche un incremento dell’occupazione. Quanto, però, un progetto di questo tipo può smettere di essere una buona pratica e diventare scalabile? “Iniziative come la nostra diventano replicabili se vengono assunte da cabine di regia almeno regionali. In altre parole, se ci sono degli incentivi”, conclude Giari: “Inoltre oggi l’80% dei rifiuti sono sul mercato perché sono speciali, ma le politiche parlano solo del 20% legato alla dimensione urbana. E questo è un altro problema”.

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wired.it - 1 settimana 1 giorno fa

Per chi ha ambizioni limitate, riuscire a far girare un singolo hula hoop attorno al bacino per una decina di volte è già un gran risultato, soprattutto davanti ad amici e parenti (e poi è pur sempre un buon esercizio per la muscolatura addominale). Ma c’è chi non si accontenta. Alcuni puntano sulla durata (un solo attrezzo ma che ruota per molto tempo, anche ore), altri sulla quantità: far girare quanti più attrezzi possibili allo stesso tempo.

Il 25 novembre 2015, Marawa Ibrahim è entrata ancora una volta nel Guinness dei record, con una performance da brivido a Los Angeles: è riuscita a far ruotare simultaneamente 200 hula hoop. In questo video della serie Almost Impossible, Marawa spiega come arrivare a ottenere un simile risultato sia stato un esercizio estremamente complesso, che ha richiesto gradualità, dolore fisico e anche la creazione di un proprio stile di spinta per riuscire a ottenere il risultato sperato.

È pensabile per Marawa Ibrahim, con ulteriori sforzi, superare questa soglia? Probabilmente no, perché c’è un limite invalicabile, connesso alla limitata capacità di mani e braccia di alzare ancora cerchi da terra e portarli all’altezza del bacino all’inizio dell’esercizio.

E noi comuni mortali, siamo destinati a far ruotare un singolo hula hoop? Non proprio. Come dimostra la campionessa nel video al giornalista di Wired Robbie Gonzalez, alcuni risultati intermedi sono alla portata (ad esempio, farne girare quattro se si riesce a tenere costante la spinta di quello più in basso) e qualche trucco c’è sempre (ad esempio far lavorare di più le ginocchia e aumentare la velocità di spinta). Naturalmente illimitate sono anche le possibilità di approfondire scientificamente la questione, partendo magari da un bel ripasso sulla legge di conservazione del momento angolare.

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wired.it - 1 settimana 1 giorno fa
Google Live View(Foto: Google)

Spesso può essere difficile comprendere quale direzione prendere osservando le indicazioni sulla mappa, anche con il puntatore che sfrutta la bussola. Ma con la novità Google Live View ora Google Maps può rendere tutto più naturale e facilmente comprensibile grazie al supporto della realtà aumentata.

Come funziona? Grazie a frecce che segnalano con più precisione dove incamminarsi ma soprattutto con il grande ausilio delle immagini del mondo reale si orientano automaticamente sul display ogni qual volta si guarda in una direzione.

Così, invece che un incrocio di quattro o cinque vie con la bussola che può creare confusione, basterà un’occhiata allo schermo e dirigersi verso il palazzo color verde scuro oppure verso il monumento equestre e così via. La comodità è evidente, soprattutto per il fatto che muovendosi a piedi la velocità è ridotta e spesso ci si incammina per troppi passi prima di comprendere di aver preso la via opposta.

Prima di oggi Live View era disponibile solo per le Local Guide di Google Maps e per gli utenti possessori di smartphone Pixel di Google, ma si renderà disponibile su buona parte dei cellulari con il sistema operativo del robottino verde compatibili con ARCore, ma anche con gli iPhone che supportano ARKit. La disponibilità sarà diffusa gradualmente, in questa pagina l’elenco completo dei dispositivi compatibili.

Come sfruttare Google Live View?

– Si dovrà aprire Google Maps dunque cercare un luogo o una destinazione dal motore di ricerca oppure indicandolo sulla mappa con un tap prolungato;

– Si dovrà selezionare “Indicazioni” in basso a sinistra e scegliere di ricevere quelle per lo spostamento a piedi (l’icona è in alto);

– Infine, basta cliccare su Live View in basso per aprire la funzione.

 

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wired.it - 1 settimana 1 giorno fa

beverly hills
La premiere di Bh90210, il revival di una delle serie che più hanno segnato gli anni Novanta Beverly Hills 90210, è andata in onda il 7 agosto sulla rete americana Fox. Un ritorno molto atteso dal pubblico statunitense, fortemente rilanciato sui social network dai protagonisti e segnato dalla malinconia per la scomparsa prematura di Luke Perry, il volto dell’indimenticato Dylan.

Ma come è andata? Come abbiamo scritto su Wired, il progetto nasceva già con una certa ambiguità, cercando una sintesi tra idee diverse, a metà strada tra reality e sequel. Una confusione che sembra non essere andata giù al pubblico e criticata anche dalla stampa, ad esempio da Variety che parla di “parodia che concede agli attori lo spazio per interpretare versioni di se stessi mentre fanno parodie di personaggi pubblici, fan rabbiosi e ruoli che li hanno resi famosi”.

Anche l’Hollywood Reporter sottolinea che il tentativo di Fox risulta deludente, e che il pretesto narrativo per riportare sulla scena i protagonisti “appare essere la reunion di Las Vegas più economica e meno eccitante che si può immaginare”.

Qualcosa si salva comunque, però: ad esempio, la chimica ironica tra Jennie Garth e Tory Spelling (Kelly e Donna, per capirci) e anche la performance di Brian Austin Green. Tornare sugli schermi a distanza di decenni non è facile e, non senza una ironia un po’ feroce, Indiewire ringrazia “il lavoro dei semi-dei della dermatologia di Los Angeles” per aver fatto sembrare il cast comunque ancora giovane. Anche in questo caso però, al centro dello scetticismo c’è la scelta di non far riprendere agli attori i panni che avevano indossato al tempo: ovviamente gli anni della West Beverly High School sono lontani, ma perché non farli tornare a essere loro stessi a distanza di anni? Qualche scorcio su cosa farebbero oggi Brandon & co. si apre, ma non basta. Insomma “questo gruppo di adulti di mezza età non può interpretare gli adolescenti, ovviamente, e ripetere 90210 come meta-storia all’interno di una meta-storia è ambizioso”, ma forse il tentativo non va a segno. Deadline parla invece di “revival fiacco e omaggio involontario alle teorie del filosofo postmoderno Jean Baudrillard”.

Per Rolling Stone, “dei tre spettacoli che BH90210 tenta contemporaneamente di essere, la soap opera è sorprendentemente il più riuscito”. Tuttavia, si parla anche di uno “stufato incompatibile di ingredienti che finiscono in pentola” e il magazine ipotizza che Spelling e Garth, che hanno di fatto messo in carreggiata lo show, abbiano dovuto concedere molto ad amici e nemici pur di riaverli sul set.

Insomma, il pubblico italiano dovrà aspettare per farsi una propria idea, anche se sembra chiaro che bisogna abdicare all’idea che Brandon e amici sappiano riportarci agli anni Novanta.

Se il parere degli addetti ai lavori è abbastanza chiaro, cosa ne pensa il pubblico? Più o meno la stessa cosa, almeno a giudicare da alcuni tweet che illustrano il sentiment generale:

Painful. Turned it off after the first 20 minutes. You ruined any kind of legacy the show coulda had. #awful

— jennayyy (@jennayyy17) August 8, 2019

It feels good to have you all back. My Wednesdays are complete once again. #BH90210

— Suzanne Poulin (@countryboots126) August 8, 2019

They are playing exaggerated versions of themselves, sort of what the public expects them to be/sees them as

— John Deming (@JohnDeming) August 8, 2019

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