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wired.it - 3 giorni 13 ore fa
Irisscan Desk 5 pro

A una prima occhiata sembra una lampada da tavolo dal design un po’ tech. Ma basta accenderla per scoprire che la sua luce è “magica”: Iriscan Desk 5 è infatti uno scanner in grado di digitalizzare libri, riviste, documenti, passaporti, biglietti da vista e qualsiasi cosa esista su supporto cartaceo. Basta metterli sotto la lampada perché la luce li catturi trasformandoli in file jpeg, pdf o anche in epub, nel caso di libri. Uno strumento utile a chiunque vuole liberarsi di un po’ di carta senza perdere i contenuti.

Come funziona. La lampada scanner si collega al pc attraverso un cavo usb, che le fornisce anche alimentazione, e opera attraverso un software che, una volta installato, consente la digitalizzazione. Nella confezione c’è anche un pad nero dove sistemare scanner e documenti in modo da centrare la scansione ed evitare riflessi. L’interfaccia del software ci chiede di scegliere tra documenti, libri, codici a barre, documenti di identità e video. Quest’ultima funzione in realtà ha poco a che vedere con uno scanner tradizionale: è utile se vogliamo registrare un video tutorial mostrando contemporaneamente la nostra immagine ripresa dalla webcam del PC. Ma il core business dell’Iriscan Desk 5 resta la trasformazione di libri, cataloghi, riviste in ebook da leggere sul Kindle o su un tablet. È possibile impostare un timer e girare pagina quando termina il countdown oppure procedere manualmente per verificare la correttezza della scansione di pagina in pagina. Ma va detto che una volta presa la mano, l’algoritmo dello scanner fa il suo dovere, arrivando persino a cancellare le nostre dita dalle pagine. E grazie al riconoscimento ottico (OCR) possiamo scegliere il formato di uscita delle pagine digitalizzate: jpeg, pdf, pdf ricercabile e ePub. In quanto ai tempi, la nostra prova dice che per scannerizzare 2 pagine con la modalità a tempo ci si mettono circa 8/10 secondi.

La funzione utile. Nel caso dei documenti di identità, l’Iriscan Desk 5 unisce automaticamente fronte e retro salvandoli in formato JPG o PDF e con un software acquistabile separatamente si possono anche acquisire i codici MRZ (Machine Readable Zone – MRZ), che per intenderci è la sequenza di caratteri alfanumerici presente sui documenti di viaggio come passaporti.

Pro e contro. L’Iriscan Desk è disponibile in due versioni. La Pro (299 euro) permette la scansione di documenti fino al formato A3, mentre la versione regular (199 euro) si ferma all’A4, formato che comunque copre quasi tutte le esigenze di digitalizzazione di libri e documenti. L’OCR si comporta bene e non fa quasi errori. Ma il software di scansione ha qualche limite. Anzitutto non esiste la versione per Mac, che nel 2019 è sicuramente un limite. E la stessa versione per Windows a volte è poco fluida. Soprattutto si sente la mancanza della possibilità di controllare l’Iriscan Desk 5 via app. Vuoi mettere la comodità di digitalizzare un libro senza dover accendere il pc?

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wired.it - 3 giorni 14 ore fa
anidride carbonica(foto: Rmit University)

Quando si parla di ambiente, emissioni e riscaldamento globale, Kyoto viene in mente per il famoso trattato internazionale, ma chissà che non diventi famosa anche per l’invenzione di un materiale promettente che cattura le molecole di anidride carbonica. Quello che infatti i ricercatori dell’Università di Kyoto, in collaborazione con Tokyo e la cinese Università normale di Jiangsu, hanno sviluppato e raccontato su Nature Communications è una struttura metallo-organica fatta di ioni di zinco e componenti organiche capace di riconoscere selettivamente la CO2, catturarla e renderla riutilizzabile per la produzione di prodotti chimici.

L’idea non è nuova e i primi tentativi per intrappolare l’anidride carbonica volatile e contrastare così il cambiamento climatico risalgono al 1999. Solo all’inizio di quest’anno una ricerca australiana ha sviluppato una tecnologia che catalizza CO2 grazie a un metallo liquido e la trasforma in carbonio solido, che potrebbe essere utilizzato per una nuova generazione di batterie.

anidride carbonica(Immagine: illustrazione di Mindy Takamiya)

In questo caso però il materiale-cattura CO2 è precisamente un polimero di coordinazione poroso, abbreviato Pcp. Ha una componente organica, una struttura molecolare a forma di elica. Quando le molecole di CO2 si avvicinano, l’elica ruota, facendo da setaccio capace di intrappolare solo l’anidride carbonica. Il polimero funziona più volte e anche dopo 10 cicli di reazione è ancora efficiente nel catturare la CO2. Come hanno testato i ricercatori con l’analisi a raggi X, il polimero è inoltre in grado di fare il suo lavoro dieci volte meglio di altri materiali.

Ma la questione resta poi cosa fare dell’anidride catturata. In questo caso può essere utilizzata per produrre poliuretano un materiale largamente usato (ma non proprio verde) per esempio nella fabbricazione dei vestiti e degli imballaggi. “Uno dei modi più verdi di catturare l’anidride”, racconta Susumu Kitagawa, chimico dei materiali all’Università di Kyoto, “è quello di riusarla per esempio per i carbonati ciclici, prodotti chimici di alto valore che vengono usati nel settore petrolchimico e in quello farmaceutico”.

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wired.it - 3 giorni 14 ore fa
Francesco Marconi

Francesco Marconi apre il suo Mac e mi mostra otto volti “di alcune star”: quattro ragazze, tre ragazzi e un anziano. “Mi sai dire il nome di almeno due di loro?”. Li fisso per tre minuti buoni. Forse sarà la mia scarsa propensione allo star system, ma non me ne riconosco neanche uno. “Mi arrendo”. Lui ghigna: “Queste persone non esistono. Sono state create da un software di intelligenza artificiale”. E mentre continuo sbigottito a cercare invano un indizio della loro artificialità, mi bacchetta gentilmente: “Tra qualche anno il tuo lavoro come giornalista sarà anche quello di riconoscerli come falsi”.

Come riconoscere i deepfake

Lui, 32 anni, lo sta già insegnando ai giornalisti del Wall Street Journal: “Gli spieghiamo come utilizzare i tool per riconoscere i synthetic media: foto, video e audio prodotti dagli algoritmi”. Tre dritte al volo, da tenere a mente: “Primo, concentrati sugli occhi: i protagonisti dei deepfake video, specie quelli più ‘vecchi’, non battono le ciglia. Secondo, pensa al ‘sangue’: i ricercatori del Mit hanno sviluppato una tecnica per trovare i microcambiamenti del colore della pelle dovuti allo scorrere del sangue. Terzo, specie per le foto, occhio allo sfarfallio e alle sfocature attorno alla bocca”.

Ricercatore affiliato del Mit Media Lab e Fellow alla Columbia University’s Tow Center for Digital Journalism, Francesco è uno dei maggiori esperto di tecnologie, automazione e intelligenza artificiale applicate al giornalismo. Da un anno è responsabile ricerca e sviluppo del Wall Street Journal: praticamente, è la persona pagata per immaginare il giornale dei prossimi 20 anni. In Italia è tornato per presentare il suo nuovo libro: Diventa autore della tua vita. 30 giorni per scoprire le tue aspirazioni e cominciare a raggiungerle (Bur Rizzoli). Il suo obiettivo ha iniziato a raggiungerlo con uno stage alle Nazioni Unite. “Seguivo progetti digitali per i paesi in via di sviluppo”, dice a Wired. Poi, con l’arrivo delle Primavere arabe, si è interessato al rapporto tra democrazia e giornalismo, ed è sbarcato all’Associated Press.

L’Ai che scrive articoli (o conduce un tg)

L’agenzia è una delle realtà giornalistiche più avanzate nell’utilizzo dell’Ai. Tutto è nato, come molte cose eccezionali, da una lamentela: “Un giorno una giornalista si è lamentata con noi perché non aveva mai tempo per fare pezzi approfonditi, dato che era risucchiata dalla macchina redazionale. Così abbiamo iniziato a pensare a un algoritmo che producesse piccole storie a partire dai dati, e che permettesse a lei di dedicarsi agli approfondimenti”. Oggi il programma dell’Ap produce quasi 7mila articoli per trimestre, perlopiù resoconti di partite di campionati minori di vari sport e risultati quotidiani della Borsa. “Sport e finanza restano i temi più adatti all’Ai, visto che i loro pezzi nascono quasi sempre da dei numeri, che siano il risultato di una partita o l’andamento di un titolo azionario”, spiega Francesco.

Ap non è la sola: da tempo Bloomberg usa Cyborg, un programma che stila brevi su report finanziari; il Washington Post usa Heliograf (850 articoli nel primo anno), un bot sfruttato parecchio durante le elezioni del 2016. “Sono tutte applicazioni della prima fase dell’intelligenza artificiale, quella dell’automation, in cui gli algoritmi sono stati usati per creare cose nuove: articoli e video”, dice Marconi. Xinhua, l’agenzia di stampa ufficiale del governo cinese, ha da poco testato un telegiornale con un conduttore creato da un algoritmo: “Tra qualche anno potrai personalizzarti il tuo anchorman: potrai sceglierne il sesso, il volto, la voce, il tono e persino la lingua”. Secondo l’esperto, l’Ai ci aiuterà presto a raggiungere nuovi pubblici: “Grazie a un suo software, l’azienda Synthesia è riuscita a far parlare in tempo reale un conduttore della Bbc  in spagnolo, mandarino e hindi”.

Perderemo il lavoro?

Questione interessatissima (e spinosa): non è che noi giornalisti perderemo tutti il lavoro? “No. Un uso intelligente dell’Ai è pensato per aiutare i giornalisti in due modi. Il primo, che coincide con la prima fase dell’automation, è quello di sollevare i reporter da compiti ripetitivi e macchinosi, per permettergli di dedicarsi alla produzione di contenuti più elaborati e creativi. Il secondo è quello di rendere più efficiente il processo giornalistico: coincide con la seconda fase, quella dell’augmentation”.

L’Ai, continua Marconi, sarà quasi un segretario del giornalista, che attraverso un’analisi dei dati velocissima lo aiuterà sempre di più nella produzione di approfondimenti, inchieste e interviste. Esempio di scuola: “Un cronista giudiziario del Wall Street Journal riceve un faldone di migliaia di pagine confidenziali. Viene da noi, e insieme programmiamo un algoritmo capace di analizzare quelle pagine e trovare gli insight e i concetti chiave che gli diciamo noi”. Il flusso di comunicazione, spiega l’italiano, deve partire dai reporter: “Se fossimo noi a sviluppare degli algoritmi dall’alto, falliremmo nel giro di pochi mesi. Sono i giornalisti che vengono da noi a raccontarci un problema o un desiderio: e noi proviamo a rendere loro la vita più facile con la data science”.

Il che porta alle nuove competenze che il Wall Street Journal vuole insegnare ai propri reporter: “Devono saper utilizzare i linguaggi di programmazione Phyton, R e devono saper utilizzare i dati”. Perché sono i giornalisti, assieme a quelli come lui, che devono sviluppare gli algoritmi di intelligenza artificiale, in base alle loro esigenze e ai loro principi editoriali: “Abbiamo appena realizzato un software che sta analizzando tutte le interviste, i comizi e i dibattiti fatti dai candidati alle primarie democratiche negli ultimi 33 anni. Poi lo abbiamo incaricato di trovare tutte le loro parole relative a 10 temi, dal rapporto con la Cina alla legalizzazione delle droghe. Sarà il giornalista a scrivere un pezzo sul come e sul perché i politici hanno cambiato le loro opinioni nel corso del tempo”.

Ultima domanda: in cosa l’intelligenza artificiale non potrà mai battere il giornalista? “Nell’istinto, la cosa più umana che c’è. L’Ai non potrà capire se ha davanti una buona storia o una buona fonte. Non potrà ma distinguere una persona sincera da una che ti sta rifilando una sòla”. Il lavoro di reporter sarà dunque al sicuro, e sorprendentemente grazie ai cazzari.

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wired.it - 3 giorni 14 ore fa
Famiglia. Foto di Mabel Amber, still incognito... da Pixabay1Famiglia. Foto di Mabel Amber, still incognito… da Pixabay1

Bonus bebé, assegno familiare, dichiarazioni Isee, indennità di accompagnamento. E ancora: residenze assistite, centri diurni, badanti. Assistere un genitore anziano, oppure crescere un figlio in un paese che invecchia non è facile. Gli over 65 sono l’unica frazione di popolazione italiana in aumento (+560mila) dal 2015, mentre il calo demografico è costante. In Italia un cittadino su cinque è anziano (13,8 milioni, il 22,8% della popolazione), mentre i giovani fino a 14 anni sono circa 8 milioni (13,2%). In mezzo, gli individui in età attiva: 38,6 milioni (64%).

In questo panorama, solo 1 bambino su 10 può accedere a un asilo nido pubblico, secondo una recente denuncia di Save the Children e 7,3 milioni di persone (il 14,9% della popolazione) sono caregiver di un familiare. Si tratta in gran parte di donne tra i 45 e i 64 anni che nel 60% dei casi hanno dovuto abbandonare la loro attività lavorativa. Per finire, circa 1 milione di persone è affetto da Alzheimer, mentre i malati di Parkinson sono circa 300mila.

Le opportunità

Lo studio The Silver Economy, eseguito nel 2018 e voluto dalla Commissione europea, ha indicato che 199 milioni di europei dai 50 anni su, il 39% dell’intera popolazione, sono già protagonisti di questa nuova economia. La previsione è che nel 2025 diventeranno 222 milioni, pari al 43% della popolazione. I loro consumi valgono già 3.700 miliardi di euro, e nel 2025 la cifra salirà a 5.700 miliardi.

In questo scenario un aiuto può arrivare dalle startup innovative, che in Italia sono 10.426, il 2,8% di tutte le società di capitali di recente costituzione. I gig worker italiani, secondo un’indagine Inapp, sono 213.150, mentre le piattaforme di sharing economy sono arrivate nel 2016 a quota 206, di cui 68 in crowdfunding. Laddove non arriva il welfare quindi, la digital economy può fornire a sorpresa una stampella con soluzioni rapide e innovative. Ecco cinque, utili startup che aiutano le famiglie a districarsi tra spese, pratiche burocratiche, educazione dei figli e supporto ai genitori con fragilità.

Sportello mamme

Fondato dalla consulente fiscale Carolina Casolo nel 2017, Sportello mamme fornisce gratuitamente informazioni su contributi, indennità, premialità statali o comunali spettanti a mamme e papà. Per scoprire quali sono basta collegarsi al sito e rispondere a un questionario su età del figlio, Comune di residenza, Isee, nucleo familiare, condizione lavorativa. Sportello mamme si occupa anche della presentazione di pratiche online, garantendone l’evasione in 48 ore, dei solleciti e dei controlli di liquidazione.

È possibile acquistare un servizio di presentazione domanda per ogni tipo di sussidio: dai 30 euro per il bonus bebé, ai 40 euro per l’assegno familiare, fino ai “pacchetti” come il “kit dimissioni volontarie, Naspi, Maternità” a 140 euro. Il portale ha effettuato finora 750 consulenze, aiutato 360 mamme, disincagliato 170 pratiche e sollecitato 420 bonus asili nido.

Oltre il 65% delle pratiche di premio nascita e il 92% di maternità obbligatorie delle libere professioniste che si rivolgono a noi – rileva l’osservatorio di Sportello mamme – si blocca tra i meandri burocratici per problemi tecnici, errori di lavorazione degli operatori o perdita dei documenti. Circa il 28% delle mamme che si rivolgono a noi ha ricevuto richieste di demansionamento o delocalizzazione dopo il parto e si sono trovate a un bivio tra la Naspi o la necessità di un’assistenza legale”.

//pixabay.com/it/users/smpratt90-6113802/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=2610205">Stephanie Pratt</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=2610205">Pixabay</a>Anche le famiglie hanno bisogno di orientamento quando nasce un figlio. Foto di Stephanie Pratt da Pixabay
Neogenes

Quanto costa ogni anno vestire il proprio bebé fra 0 e 3 anni? Tra i 2.000 e i 2.500 euro, secondo Virginia Soana, fondatrice di Neogenes, startup che veste neonati in modo sostenibile ed economico. Prendere in affitto mensile un kit personalizzato costa dai 48 euro per il kit base (30 articoli) ai 57,9 euro per quello grande (55 articoli). Il noleggio può durare uno, tre, sei o dodici mesi, con altrettanti kit a disposizione ed è possibile pagare a rate, interrompendo il servizio in ogni momento. I vestiti adatti alla stagione e all’età del bebé, vengono consegnati a casa ritirando il kit precedente.

Neogenes ha base a Milano con un deposito di 10mila capi, sanificati e igienizzati dopo ogni utilizzo e programmati per un numero di noleggi limitato. “Neogenes permette un risparmio dal 25% al 60% sull’acquisto dei capi per bambini – afferma Soana – e riduce i fattori di inquinamento, di cui il fast fashion è la seconda voce a livello mondiale”. Per ora il servizio è attivo solo in Lombardia, ma in espansione alle altre regioni attraverso campagne di marketing online, partnership con i brand e spedizionieri, partecipazioni a eventi per bambini.

//pixabay.com/it/users/Free-Photos-242387/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=918990">Free-Photos</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=918990">Pixabay</a>Le scarpine di un bebé tra le mani di mamma e papà. Foto di Free-Photos da Pixabay
Mammacult

La startup di Francesca Camerota risponde al dilemma su cosa fare con i figli nel tempo libero, promuovendo un’educazione responsabile dei bambini fra 0 e 15 anni, abituandoli al bello e alla socialità, scoprendo la ricchezza del patrimonio culturale italiano in compagnia degli adulti. Come un marketplace, Mammacult mette in contatto oltre 120 vendor fra agenzie, associazioni e animatori con i genitori di tutta Italia in cerca di attività istruttive anche in viaggio.

Fra le 800 proposte sarà possibile conoscere i Musei vaticani o il Colosseo con una visita a misura di bambino, scoprire la fornace di un maestro vetraio a Murano, andare a caccia di simboli per Firenze, andare in Valtellina per un alpaca trekking. Oppure ancora partecipare a un laboratorio artistico, a un campo estivo sportivo o organizzare una festa di compleanno in città. Mammacult, presente a Roma, Firenze, Venezia, Torino e Milano, partecipa ai programmi di welfare aziendale per diverse compagnie come Accenture, Fca e Invitalia, organizzando attività di educazione ambientale, artistica e digitale per i figli dei dipendenti a tariffe convenzionate.

//pixabay.com/it/users/nastya_gepp-3773230/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1848957">Анастасия Гепп</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1848957">Pixabay</a>Madre e figlia. Foto di Анастасия Гепп da Pixabay
Ugo

Un accompagnatore personale su chiamata che assiste le famiglie, prendendosi cura dell’anziano malato, disabile o in parte autosufficiente, nelle attività quotidiane. È il servizio della piattaforma Ugo, attiva a Milano, Genova, Torino e Roma che mette a disposizione un “caregiver” personale per le persone fragili nella vita extra-domiciliare, che siano cicli di terapia, un percorso casa-ospedale, la spesa al supermercato o la compagnia nel tempo libero. Sono 300 gli operatori formati appositamente. La tariffa va dai 15 euro per un’ora fino a 92 euro per otto ore consecutive, ma il servizio può essere preventivato anche su misura. Ugo può guidare la vettura dell’assistito, con una tariffa oraria di 5 euro, oppure la propria, con un rimborso a chilometro. Ogni attività è assicurata, tracciata e recensita.

Ugo subentra al familiare per un tempo limitato, come soluzione meno invasiva rispetto alla badante – spiega l’azienda -. Sempre più utenti ci chiamano per mantenere uno stile di vita attivo e non solo per assistenza sanitaria. Lavorare come Ugo è un’opportunità apprezzata da molti padri di famiglia fra 35 e 65 anni, con un buon curriculum ma sottoccupati, per integrare lo stipendio”. Finora Ugo ha assistito 2000 persone, nel 60% dei casi su chiamata di un familiare ed è stato integrato nei programmi di welfare aziendale di EasyWelfare.

//pixabay.com/it/users/klimkin-1298145/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1629490">klimkin</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=1629490">Pixabay</a>Un giovane accompagna un anziano non autosufficiente. Foto di klimkin da Pixabay
Village Care

Case di cura, residenze sanitarie assistite, centri diurni e assistenti professionisti: orientarsi nel mare magnum di offerte e strutture può essere un rompicapo per un figlio alla ricerca di una soluzione per i genitori anziani. Village Care è la prima piattaforma web italiana di orientamento che permette di entrare in contatto con le diverse realtà che possono aiutarlo, confrontando in un clic caratteristiche e costi di 3.000 strutture elencate. Tuttavia, VillageCare non è solo un database, ma nel giro di 48 ore è in grado di fornire consulenza privata in base alle esigenze familiari di assistenza con appuntamento telefonico e poi un preventivo scritto.

Nata per “aiutare chi aiuta”, Village Care ha assistito finora 2mila famiglie, anche a districarsi nella selva della burocrazia, fra termini incomprensibili e informazioni confuse sul web magari per ottenere l’assegno di cura o il Servizio di assitenza domiciliare. Tipicamente il servizio viene richiesto nel 70% dei casi da donne fra i 45 e 60 anni per i propri genitori e prevede servizi “premium” per le famiglie e servizi di abbonamento per le strutture socio assistenziali. Fra le ultime iniziative, un servizio di assistenza psicologica per i figli caregiver e una convenzione di welfare aziendale con Generali.

//pixabay.com/it/users/sabinevanerp-2145163/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=2906458">Sabine van Erp</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=2906458">Pixabay</a>Spesso sono le donne fra i 45 e 60 anni a prendersi cura dei genitori anziani. Foto di Sabine van Erp da Pixabay

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brand-news.it - 4 giorni 3 ore fa

Gli spot per Hero Frutta di Stagione sono air su reti Rai e pianificati dalla stessa agenzia Hero Italia al termine di una gara a 5 ha scelto Sparkle Advertising per la campagna della linea di confetture Hero Frutta di Stagione. L’agenzia, che da alcuni anni segue la pianificazione media dell’azienda, ha ideato uno spot...

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wired.it - 4 giorni 3 ore fa

Togliere lo sguardo da Mazda CX-5 è davvero difficile. La colorazione Soul Red Crystal (vivamente consigliata) regala riflessi controllati con precisione che danno origine a punti luce più vivaci e a ombre più profonde. Riflessi che sulle linee di Mazda CX-5 sembrano “danzare sulla superficie per dare vita all’auto” come ama spiegare il design director Kevin Rice. Il frontale di questa crossover giapponese ricorda i lineamenti della progenitrice RX-Vision, la concept car di Mazda da cui stanno nascendo tutti i modelli 2019 della casa giapponese come Mazda 3 di cui abbiamo già effettuato il test drive. Le sue forme allungate (ben 455 cm), i sottili gruppi ottici a led, la tipica ala del frontale con finitura cromata a sostegno della calandra, le cornici lunghe e sottili dei fendinebbia a led, i cerchi da 19 pollici accentuano ulteriormente il senso di armoniosità della vettura. Come la tradizione Kodo vuole, anche le linee di Mazda CX-5 sono state scolpite dagli artigiani giapponesi della creta. Il risultato è un design pulito e sinuoso.

Concept Car Mazda RX-Vision Concept Car Mazda RX-Vision
Feeling immediato

Il feeling di guida con questo SUV compatto giapponese è stato istantaneo. Mazda CX-5 è una vettura che trasmette serenità al conducente e ai suoi passeggeri. Le motivazioni coinvolgono quattro sensi su cinque. I sedili e gli interni entrambi in pelle colpiscono l’olfatto e il tatto prima ancora della vista. Lei invece si lascia catturare dagli inserti in (vero) legno, dalle rifiniture cromate, dalle luci led degli interni che  cambiano di colore. E poi il silenzio dell’abitacolo in città come sulle strade veloci: i doppi cristalli laterali anteriori svolgono bene il loro compito. Un comfort uditivo a cui si aggiunge l’impianto stereo Bose surround con 10 altoparlanti e la radio digitale DAB. 

Motorizzazione Skiactive 2,2 l 184 CV Mazda CX-5Motore diesel 2,2 l da 184 CV AWD del SUV compatto Mazda CX-5
Bella da guidare

Mazda CX-5 non è un’auto arrogante. Benché abbia un motore quadricilindrico da 2,2 litri e 184 CV, infatti, per lo stacco 0-100 km/h impiega poco più di 9 secondi. In autostrada, la SUV compatta di Mazda raggiunge i 130 km/h con agilità per raggiungere una velocità massima di 208 km/h (non testata). In montagna grazie alla trazione AWD la risposta è pronta e il motore non sembra soffrire le salite più impegnative. Ma è nei tornanti e nelle curve strette pianeggianti che riesce a dare il meglio di sé con un’imbardata e un rollio paragonabile a una berlina. Sottolineo che  Mazda CX-5 ha una massa di 2235 chilogrammi e un’altezza da terra di 20 cm. La ragione di questo suo buon  comportamento stradale è da ripartire trai diversi nuovi accorgimenti: un aumento del 15% della rigidità della scocca, un telaio con oltre il 50% di nuove componenti, le sospensioni anteriori Mac-Pherson e posteriori multilink e il G-Vectoring Control (GVC).

Quest’ultimo è il nuovo sistema di controllo integrato di motore/trasmissione/telaio. Quando si entra in curva sotto coppia, il GVC riduce temporaneamente la quantità di coppia trasmessa alle ruote anteriori, trasferendo in tal modo più peso sull’assale anteriore. Ciò aumenta il grip degli pneumatici anteriori, consentendo così alle ruote di girare con maggiore precisione. Mantenendo la curva, invece, il GVC ripristina immediatamente la coppia motrice, trasferendo così il carico sulle ruote posteriori, migliorando la stabilità del veicolo. Una serie di trasferimenti di carico che garantiscono più aderenza, più reattività e maggiore stabilità del veicolo. In altre parole, corregge gli errori del conducente quando entra in curva troppo forte. Provato anche questo, involontariamente.

 Matteo Dall'AvaSistema 360° View Monitor che assiste il conducente durante le manovre di parcheggio.
La sicurezza come primo valore

Una moglie, due figli piccoli e a volte anche cane e gatto: sdistrarsi è più facile di quanto non si possa credere. Ma in Mazda CX-5 i supporti alla guida sono quel qualcosa in più di inaspettato che possono davvero cambiare l’esito di un bel viaggio in famiglia. Tra quelli più utili l’Advanced Smart City Brake Support (Advanced SCBS). Questo sistema utilizza una telecamera anteriore di rilevazione che tra i 4 e gli 80 km/h arresta automaticamente o riduce la velocità della vettura quando esiste un rischio di collisione con il veicolo o il pedone davanti. Gli altri due assistenti ala guida molto efficaci sono il sistema di mantenimento della carreggiata (LAS) e il sistema di monitoraggio punti ciechi (BSM) con Rear Cross Traffic Alert posteriore. Un ausilio importante in autostrada perché mantiene il conducente consapevole dei veicoli in avvicinamento quando ad esempio cambia la corsia. Il sistema utilizza inoltre lo stesso sensore per il suo Rear Cross Traffic Alert, funzione che controlla i dintorni del veicolo durante la retromarcia, avvisando il conducente quando rileva la presenza di altri veicoli che si stanno avvicinano da entrambi i lati. Mi ha salvato diverse volte nei parcheggi dei supermercati. E per le manovre millimetriche Mazda ha installato sulla CX-5 2019 il 360° View Monitor che regala una visuale completa dall’alto della vettura. Una funzione molto utile visto i suoi 4.550 mm di lunghezza per 1.840 mm di larghezza.

A sinistra del volante si trova la leva per azionare i diversi sistemi di asssitenza alla guida di Mazda CX-5 A sinistra del volante si trova la leva per azionare i diversi sistemi di assitenza alla guida di Mazda CX-5
Si guida solo con le mani

Infine, il sistema di controllo che più si avvicina alla guida del prossimo futuro: il Mazda Radar Cruise Control (MRCC) con funzione stop and go. Questo SUV compatto fa dimenticare il traffico a singhiozzo metropolitano e in autostrada, o nelle strade veloci, regola automaticamente le velocità di crociera in base alla distanza dal veicolo che la precede. Quando si procede con questa modalità CX-5 rallenta automaticamente sino all’arresto, se la vettura davanti fa altrettanto; rimane ferma finché il veicolo davanti non riparte. Quando la macchina davanti riparte, basta un lieve colpo all’accelleratore e CX-5 torna a muoversi: l’auto accelera automaticamente seguendo a velocità appropriata il veicolo che la precede. 

 Matteo Dall'AvaL’head-up display di Mazda CX-5 Ph Credits: Matteo Dall’Ava
Che cosa ci è piaciuto e che cosa no 

Sono molti gli aspetti che regalano a Mazda CX-5 un posto nell’Olimpo dei SUV Premium attualmente sul mercato. Il nuovo display lcd tft a colori di 4,6 pollici del quadro strumenti, l’head-up display a colori sul parabrezza, i sedili anteriori elettrici e ventilati, quelli posteriori riscaldati, l’infotainment che dialoga con entrambi i sistemi Android Auto e Apple Carplay, i consumi modesti (media di 7 l/100km in 30 giorni d’utilizzo), i cerchi da 19 pollici, il riconoscimento dei segnali stradali, gli interni in nappa con inserti di vero legno, il retrovisore frameless. E la lista non finisce qui. Unica nota dolente la bassa definizione video delle telecamere anteriore e posteriore. Considerata l’attenzione maniacale degli ingegneri nipponici a ogni singolo dettaglio, ci si aspettava di più da questo strumento importante per le manovre.

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wired.it - 4 giorni 4 ore fa
Recep Tayyip Erdogan in visita in Italia (foto: Alessandra Benedetti/Corbis via Getty Images)

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha detto che nelle prossime ore firmerà un decreto per bloccare l’export di armi italiane in Turchia, sulle orme di quanto già fatto da altri cinque paesi europei: Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi e Finlandia.

Il governo italiano ha preso questa decisione perché è contrario all’intervento militare contro i curdi nel nord della Siria al quale Ankara ha dato il via una settimana fa, e lo stop alla vendita delle armi è un tentativo di ostacolarlo, esercitando pressione a livello internazionale. L’annuncio del titolare della Farnesina arriva peraltro nello stesso giorno in cui il Consiglio dell’Unione europea ha disapprovato all’unanimità l’operazione militare.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan non ha ancora commentato l’iniziativa italiana, né quella europea, ma nei giorni scorsi aveva minacciato di stralciare un accordo siglato nel 2016 e di “mandare” in Europa 3,6 milioni di profughi nel caso in cui Bruxelles si fosse messa di traverso all’invasione del Kurdistan.

La decisione del governo italiano non era scontata: la Turchia è stata il terzo maggiore importatore di armi italiane nel 2018, dopo Qatar e Pakistan, e inoltre il paese mediorientale fa parte della Nato (dunque, nel caso in cui fosse attaccato, gli altri membri dovrebbero intervenire militarmente per difenderlo). Nelle ultime ore i curdi della regione del nord della Siria hanno stretto un accordo col dittatore siriano Bashar al Assad – propiziato dalla Russia – e al momento si ragiona anche nell’ottica di un ipotetico scontro tra Ankara e Damasco (anche se l’ago della bilancia in questo momento rimane Vladimir Putin).

L’intervento turco in Siria ha già causato 130mila sfollati e più di 500 vittime, tra esponenti dell’esercito e civili. Tra questi ultimi ci sono anche un giornalista che si stava dirigendo insieme ad alcuni suoi colleghi al fronte e Hevrin Khalaf, un’attivista per i diritti delle donne nota anche per essere la segreteria generale del Partito futuro siriano.

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brand-news.it - 4 giorni 5 ore fa

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