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brand-news.it - 2 ore 47 min fa

Damian Winstanley è invece il nuovo chief marketing officer del centro media a livello globale

L'articolo Omd: Guy Marks nuovo ceo nella regione Emea sembra essere il primo su Brand News.

brand-news.it - 2 ore 53 min fa

Il colosso bancario HSBC apre una gara media a livello internazionale.

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wired.it - 6 ore 56 min fa

arance salute
Mattoncino dopo mattoncino il muro perimetrale della ricerca in ambito oncologico si fa sempre più imponente, sperando che il cancro vada definitivamente a sbatterci contro. Un processo di costruzione sempre in atto e a cui l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) contribuirà con Firc anche nel 2018 mettendo a disposizione della comunità scientifica italiana oltre 118 milioni di euro, come annunciato dal direttore scientifico Federico Caligaris Cappio, alla vigilia del lancio del nuovo anno di raccolta fondi.

Il 27 gennaio infatti ritorna il canonico appuntamento con Le arance della salute, che i volontari dell’associazione distribuiranno in oltre duemila piazze italiane ai cittadini che vorranno contribuire con una donazione di nove euro.

Sfide e obiettivi non mancano e circa 5mila ricercatori saranno impegnati nel 2018 nella ricerca contro la malattia oncologica: secondo i dati di Airc, il 54% degli studiosi ha meno di quarant’anni, il 63% è composto da donne. Tra gli obiettivi di Airc, sempre più diversificati, c’è il sostegno ai ricercatori senior ma anche ai giovani, in particolare grazie ai grant startup, pensati per i professionisti che vogliono rientrare in Italia e avviare un laboratorio dopo essersi specializzati e aver lavorato all’estero. A partire dal 2018, inoltre, la durata dei programmi di ricerca sarà estesa da tre a cinque anni. Un importante cambio di prospettiva che, come spiegato da Caligaris Cappio, allinea i ricercatori italiani con quelli di altre realtà internazionali, concedendo agli stessi maggior tempo a disposizione per fare ricerca e per capire se hanno davvero voglia di investire in laboratorio il loro futuro professionale. Progetti quinquennali ma basati su un meccanismo tre più due, quindi con una valutazione intermedia per capire come procede il lavoro e per eventualmente rifinanziarlo.

La ricerca fa progressi e nuovi strumenti sono a disposizione dei pazienti, ma un lavoro in ottica prevenzione resta decisivo, soprattutto correggendo stili di vita scorretti. Sedentarietà, fumo, consumo di alcool, una dieta poco varia possono incidere sullo sviluppo della malattia; al contrario le abitudini preventive possono tutelare l’individuo, in particolare contro neoplasie all’esofago, allo stomaco e all’intestino.

Lo conferma a Wired anche Andrea De Censi, primario di oncologia all’wnte ospedaliero Ospedali Galliera di Genova, volto della campagna Le arance della salute 2018, e titolare di un Investor Grant Airc per studiare il riposizionamento di farmaci impiegati per altre patologie, per comprendere il potenziale effetto anche contro i tumori. Spiega De Censi: “La ricerca dovrebbe aiutare il pubblico dando le informazioni, frutto dei risultati degli studi, per indirizzare i comportamenti. In Italia, anche grazie ad Airc, la cultura della scienza sta aumentando e quindi la popolazione impara a capire cosa è più corretto fare per prevenire la più importante malattia che c’è in Occidente, il cancro”.

Come si bilanciano i fattori genetici e i meccanismi della malattia che ancora non conosciamo con il discorso delle abitudini in ottica prevenzione, a partire dalla tavola? “Chiaro che ognuno di noi nasce con un patrimonio genetico e quello è. Su una certa quota si può agire meno. Ma almeno il 40, se non il 50 per cento, lo possiamo governare noi attraverso il modo in cui viviamo. Calcoli su fumo, obesità, attività fisica, carne processata, sale e quanto altro fanno sì che, se noi cambiamo modo di alimentarci, di muoverci, siamo in grado di abbattere del 40, 50%, l’insorgenza dei tumori”.

Le arance, simbolo della campagna, sono ricche di antociani, dalle proprietà antiossidanti, e di vitamina C. Quali altri cibi ci aiutano in ottica prevenzione? Risponde De Censi: “La dieta mediterranea rimane il cardine dell’alimentazione: olio extra vergine di oliva, frutta secca sono alimenti ricchi di antiossidanti, polifenoli, che riducono il rischio di alcuni tumori. La verdura è fondamentale e così la frutta. Non va criminalizzata la carne, se utilizzata in quantità moderata. Non bisogna esagerare con gli insaccati, ma un po’ di carne non ha mai fatto male a nessuno. Ecco, sui carboidrati bisogna cambiare modo di mangiare, meno raffinati e più grezzi, quelli con un minore indice glicemico, che fanno lavorare meno l’insulina che è un importantissimo ormone sulla proliferazione delle cellule”. De Censi spiega anche che, se prima si dava importanza in particolar modo ai grassi, oggi il focus si è più spostato sugli zuccheri: “la cosa da raccomandare è mangiare poco, muoversi molto, non eccedere coi carboidrati, eliminare le bevande zuccherate e usare farinacei più grossolani e meno raffinati”.

Lo studio sul riposizionamento di farmaci vede il professor De Censi e il suo gruppo di lavoro studiare in particolare l’aspirina e la metformina; come ci spiega lo scienziato “il riposizionamento dei farmaci è un concetto molto moderno, attuale. Noi stiamo studiando l’aspirina e la metformina nel campo del cancro del colon e crediamo che i dati epidemiologici siano robusti per arrivare a raccomandare l’utilizzo di questi farmaci in categorie più a rischio per certe malattie. Naturalmente ogni farmaco può avere le sue controindicazioni, i suoi effetti collaterali però è un filone molto importante, perché bisogna pensare anche ai paesi più poveri, dove non ci sono risorse per l’arrivo di farmaci nuovi e costosi. Noi, anche con Airc, cerchiamo di fare una ricerca esportabile e sostenibile anche nei paesi più in via di sviluppo”.

Complessivamente, Airc e la sua fondazione hanno deliberato, lo scorso dicembre, contribuiti per 650 progetti di ricerca e formazioni, compresi i sette programmi speciali che è possibile sostenere dal basso anche attraverso il 5 per mille e che vedono grandi esponenti della oncologia italiana al lavoro per identificare terapie e strumenti diagnostici sempre più evoluti. Nei prossimi mesi, saranno annunciati i vincitori del bando per il nuovo programma dedicato allo studio delle metastasi, dal valore di 20 milioni di euro, e anche i vincitori dell’Accelerator Award, un bando che Airc ha compartecipato, impegnando circa sei milioni di euro, con il britannico Cancer Research Uk e la spagnola Fundación Científica-Asociación Española Contra el Cáncer, nella consapevolezza che anche la sinergia tra realtà scientifiche può essere decisiva per la ricerca contro la malattia.

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wired.it - 7 ore 10 min fa
 flickr.com)(Foto: flickr.com)

Se Maometto non va alla montagna, tocca organizzarsi. Da Snapchat, secondo quanto riporta la Cnbc, sarà possibile condividere le Storie direttamente su altri social, da Facebook a Twitter. Il social del fantasmino ha inventato le sue Storie nel 2014, per poi vederle riproposte su Instagram, Facebook e Messenger.

Pur continuando a mantenere lo scettro dei migliori filtri in circolazione, ha accusato il colpo. Molti utenti, peraltro, non fanno che registrare le Storie su Snapchat per poi pubblicare i video altrove (su Instagram). Allora tanto vale, avrà pensato la squadra di Evan Spiegel, provare a far conoscere l’app in un altro modo. Gli utenti iOS e Android potranno condividere le Storie su Facebook e Twitter, con tanto di link. In questo modo l’azienda, i cui numeri hanno smesso di fare faville, spera di riacquisire un po’ di pubblico (e mettere tranquilli gli investitori). Il rilascio dell’aggiornamento dovrebbe avvenire gradualmente.

Recentemente, l’app ha introdotto un restyling che molti utenti devono ancora digerire. La maggior novità sta nella separazione “del social dal media”. Le Chat e le Storie degli amici si trovano sul lato destro di Snapchat, mentre le Storie di editori, autori e community su quello sinistro.

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wired.it - 7 ore 38 min fa
 Oval Money)Il team della startup Oval Money. Da sinistra Simone Marzola (CTO), Benedetta Arese Lucini (CEO), Edoardo Benedetto (CDO), Claudio Bedino (COO) (Foto: Oval Money)

Più di 46mila utenti tra Italia e Gran Bretagna lo usano per gestire meglio il proprio denaro. L’obiettivo di Oval Money, startup italo-inglese, è di aiutare gli iscritti a mettere da parte un gruzzolo e investirlo al meglio. Secondo l’agenzia di rating Standard & Poor’s, in Europa oltre il 50% dei giovani sotto i 35 anni ha messo da parte meno di mille euro e, nel nostro paese, la conoscenza dei cittadini su prodotti finanziari è la più bassa di tutto il continente.

Gli utenti di Oval Money invece, riescono a risparmiare una media di 130 euro al mese, con una crescita del 18% a settimana. “Spostiamo i soldi dal conto delle persone a un salvadanaio digitale attraverso dei partner bancari sicuri creando così un’educazione al risparmio”, spiega Benedetta Arese Lucini, co-fondatrice e amministratore delegato di Oval Money.

Per completare lo sviluppo, Oval Money ha scelto la piattaforma inglese Crowdcube per lanciare una campagna di crowdfunding che ha ottenuto grande successo. La startup italo-inglese ricevuto investimenti da oltre 600 persone e ha superato il suo obiettivo di raccogliere 500mila sterline nel giro di appena 72 ore (ora ha superato a quota 600mila).

“La campagna di crowdfunding permetterà alle persone comuni di diventare gli ambassador di Oval. Molti di quelli che hanno investito (il 35%) già ci conoscevano, quindi credono in Oval e lo usano abitualmente, mentre tutti gli altri sono persone che ci hanno scoperto e ora cominceranno a usarci”, prosegue Arese Lucini. C’è ancora tempo: la raccolta, infatti, rimarrà aperta fino a lunedì 29 gennaio.

Su Oval Money ogni utente decide quanto investire, in base a degli step, regole di risparmio suggerite dalla startup. Il gruppo, con sede a Torino e Londra, ha creato anche uno step, che si integra con Facebook.

“Abbiamo aggiunto la possibilità di usare un altro modo di collegare il risparmio, non solo alle abitudini finanziarie, ma anche alle abitudini social”, spiega l’ad. Collegando l’app al proprio account Facebook Oval permette agli utenti di mettere da parte qualcosa ogni volta che si condivide un post, in base alle impostazioni personalizzate.

“L’importo lo puoi impostare tu”, spiega la co-fondatrice. E aggiunge: “Il minimo è 50 centesimi. Alla fine della settimana questi soldi verranno spostati dal conto dell’utente al salvadanaio digitale”. Del resto, è molto più facile generare un risparmio attraverso azioni che compiamo quotidianamente. “Da quando l’abbiamo lanciato le persone che lo hanno attivato mettono da parte il 10% in più di prima”, conferma Lucini.

L’obiettivo, seguendo questo trend, è di dare la possibilità agli utenti di risparmiare al raggiungimento di un obiettivo. “Questo è solo l’inizio, l’idea è di collegare Oval ad altre app che le persone usano per poter risparmiare ogni volta che fai altre cose, in base alle tue abitudini, come utilizzando app per la corsa”. In futuro, quindi, l’utente potrebbe decidere, ad esempio, di mettere da parte 5 euro ogni volta che riesce a correre almeno cinque chilometri. “Non siamo più costretti a ragionare come si faceva con i vecchi piani di accumulo – continua Lucini -. Mettiamo da parte dei soldi basandoci sulle nostre abitudini e così il nostro risparmio diventa molto personale”.

 

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wired.it - 8 ore 7 min fa

rapporto epi

Svizzera, Francia e Danimarca. Sono queste le nazioni appena salite sul podio (rispettivamente, prima, seconda e terza) dell’ultimo rapporto dell’Environmental Performance Index (Epi, indice di sostenibilità ambientale). La classifica, che in altre parole misura l’impatto ambientale e le prestazioni dei singoli paesi, è stata svolta dai ricercatori delle università di Yale e Columbia, in collaborazione con il World Economic Forum, in corso a Davos. Dall’istantanea di quest’anno, che ha analizzato 180 paesi prendendo in considerazione ben 24 indicatori (che permettono di capire quanto e in quale ambito un singolo Paese si sta impegnando maggiormente e dove invece si deve concentrare di più per salvaguardare l’ambiente e di conseguenza noi esseri umani), è emerso che la qualità dell’aria è la principale minaccia ambientale per la salute pubblica.

Come si legge nel rapporto, la prima classificata di quest’anno, è la Svizzera, il paese che riflette le prestazioni più elevate nella maggior parte dei problemi globali e in particolare per la qualità dell’aria e per la protezione del clima; seguita poi da Francia, Danimarca, Malta e Svezia. Invece, a trovarsi agli ultimi posti della classifica ci sono India e Bangladesh, insieme a Burundi, Repubblica democratica del Congo e Nepal, che, precisano i ricercatori, sono indicativi della necessità di ulteriori sforzi di sostenibilità nazionale su una serie di fronti, in particolare per la qualità dell’aria, la protezione della biodiversità e la riduzione delle emissioni di gas serra.

Gli Stati Uniti si sono posizionati al 27esimo posto con punteggi elevati in alcuni ambiti, come i servizi igienico-sanitari e la qualità dell’aria, ma hanno riportato prestazioni più basse su altri, tra cui la deforestazione e le emissioni di gas serra. Tuttavia, questa classifica mette gli Stati Uniti vicino alle nazioni industrializzate, dietro alla Francia (2° posto), Regno Unito (6° posto), Germania (13° posto), Italia (16° posto), Giappone (20° posto) e Canada (25° posto). Tra le economie emergenti, la Cina e l’India occupano rispettivamente il 120° e il 177° posto, a riprova delle tensioni demografiche e della rapida crescita economica che impongono all’ambiente, mentre le Seychelles, secondo l’Epi, sono il paese che ha fatto più progressi negli ultimi dieci anni, grazie soprattutto al suo impegno nella lotta alle emissioni di gas serra.

Riassumendo, sempre secondo il rapporto, la comunità globale sta facendo progressi su una serie di questioni, come l’accesso all’acqua potabile, i servizi igienico-sanitari e la protezione degli ecosistemi marini, mentre altre questioni rimangono delle vere e proprie sfide, come la sostenibilità della pesca, soprattutto in Papua Nuova Guinea e Portogallo, la scarsa qualità dell’aria, in particolare in India, Cina e Pakistan, e la deforestazione, soprattutto in Indonesia, Malesia e Cambogia.

 Epi)(foto: Epi)

L’analisi dell’Epi, inoltre, evidenzia che il reddito di un Paese (il Pil) è uno dei fattori determinanti nel successo ambientale: gli investimenti nell’acqua potabile e nei servizi igienici moderni, per esempio, si traducono rapidamente in risultati migliori per la salute ambientale. Tuttavia, precisano i ricercatori, alcuni paesi hanno ottenuto punteggi che superano le nazioni che hanno con situazioni economiche simili, dimostrando quindi che un buon governo e opportune scelte politiche influenzano notevolmente anche i risultati. “Poiché la comunità mondiale persegue nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile, i responsabili delle politiche devono sapere chi è in testa e chi è in ritardo sulle sfide energetiche e ambientali”, precisa Daniel C. Esty, direttore dello Yale Center for Environmental Law & Policy. “L’Epi del 2018 conferma che il successo in termini di sviluppo sostenibile richiede sia il progresso economico per investire in infrastrutture ambientali sia un’attenta gestione dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione”.

Va precisato, tuttavia, che sebbene l’Epi si basi sui migliori dati globali disponibili, provenienti da enti di ricerca internazionali e organizzazioni internazionali, gravi lacune nei dati ne limitano la capacità di misurare i risultati (e in particolare i cambiamenti nelle prestazioni) su una serie di questioni importanti. “Sono necessarie migliori raccolte di dati, rapporti e verifiche su una vasta gamma di questioni ambientali”, ha affermato Zach Wendling, autore del rapporto. “Il mondo ha bisogno di dati migliori sull’agricoltura sostenibile, sulle risorse idriche, sulla gestione dei rifiuti e sulle minacce alla biodiversità. Il sostegno ai sistemi di dati globali è uno dei passi più importanti che la comunità mondiale può intraprendere per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile”.

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wired.it - 8 ore 35 min fa

Sono 166 le strutture ricettive italiane inserite nelle diverse categorie dei Travellers’ Choice Hotel Awards, i premi dell’ospitalità di TripAdvisor, e fanno incetta di 211 premi. L’Italia è l’unico paese a primeggiare in due diverse classifiche nella sezione hotel. Quella del Miglior hotel per famiglie e quella delle strutture più convenienti.

I Traveller’s Choice Hotel Awards sono riconoscimenti internazionali e non includono solo le grandi strutture alberghiere, dando spazio anche ai B&B, al servizio offerto e al rapporto qualità prezzo.

Nella galleria l’elenco delle 10 strutture che hanno vinto nelle rispettive classifiche della sezione hotel.

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brand-news.it - 8 ore 44 min fa

Errekappa Euroterapici Spa, azienda che opera nel settore della salute fin dagli anni 60, ha siglato una partnership di consulenza con  The Optmist Health, divisione pharma dell’agenzia di comunicazione The Optimist, diretta da Cristina Taddei, per supportare l’azienda in diversi ambiti della comunicazione. The Optimist Health è intervenuta in questi mesi su Proxian, sviluppando il...

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