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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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brand-news.it - 8 ore 22 min fa

Lo spot di Natale di McDonald’s in UK celebra il potere dell’immaginazione, capace di riunire la famiglia e di resuscitare la magia delle feste

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wired.it - 8 ore 27 min fa

Se sei un nostalgico dei netbook, o magari abituato a servirti dell’iPad Mini e tablet in miniatura, anche per scrivere, allora il laptop realizzato da Peakago può essere una soluzione da tenere d’occhio. Con il suo display touchscreen Ips da 7’’ è uno dei laptop più compatti sul mercato.

Ideale per chi lavora in mobilità, in particolare in situazioni specifiche come un viaggio aereo, con le sue misure (7,1’’ x 4,5’’ x 0,78’’) e le diverse modalità d’uso consente di muoversi agilmente.

Dal lato tecnico non ci sono elementi sensazionali ma quanto occorre per poter lavorare testi, navigare e consultare i profili social. Conta su un processore Intel Atom Cherry Trail, webcam da 0.3 megapixel, batteria da 4500 mAh, porta Usb Type-C e una USB 3.0 per collegare, ad esempio, power bank o hard disk esterno, slot per scheda microSD, jack audio da 3,5 mm e ingresso Hdmi per sfruttare un monitor più grande. Il sistema operativo utilizzato è Windows 10.

Disponibile in tre configurazioni, il mini-laptop si può prenotare su Indiegogo ai seguenti prezzi: 245 euro per la versione 4 gb di Ram e 64 gb di storage, 309 euro per il taglio da 8 gb di Ram e 128 gb di memoria, mentre per l’identico modello con in più la connettività 4G servono 363 euro più spese di spedizione (che sono programmate per il prossimo marzo).

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wired.it - 8 ore 28 min fa
black fridayPhoto by Rob Stothard/Getty Images

Manca ormai poco più di una settimana alla giornata di shopping più lunga dell’anno. Difficile che non ve ne siate accorti, ma per chi si fosse momentaneamente distratto il Black Friday 2019 sarà “celebrato” il prossimo venerdì 29 novembre, anche se online e nei negozi sono già iniziate le offerte e gli sconti su quasi tutte le tipologie di prodotti, dalla tecnologia all’abbigliamento fino ai prodotti per la casa.

Perché il 29 novembre?

La data del Black Friday non è fissa ma cambia tutti gli anni, e per chi se lo stesse domandando non è una data che viene scelta casualmente. Il cosiddetto venerdì nero dello shopping cade sempre il venerdì dopo il famoso Thanksgiving Day, il giorno del Ringraziamento, la festa che si celebra ogni anno negli Stati Uniti l’ultimo giovedì di novembre. Di conseguenza, il quarto venerdì dello stesso mese (venerdì 29 quest’anno) si festeggia il Black Friday, cerimonia “pagana” che invece si è ormai estesa ben al di là dei confini statunitensi.

Il nome e le origini

Il primo legame di questa giornata con il mondo del commercio risalirebbe al 1924, quando i magazzini Macy’s organizzarono una parata il venerdì dopo il Ringraziamento per dare ufficialmente inizio al periodo di Natale.

Sono diverse, invece, le storie che circolano sulle origini del nome. Secondo una versione, il nome Black Friday si potrebbe far risalire alla polizia di Filadelfia, che negli anni ’60 definì “nero” il venerdì dopo il Ringraziamento per via della confusione e del forte traffico causato in città dalla partita di football tra la marina militare e l’esercito.

Un’altra ipotesi è quella che vede la sua affermazione di massa a partire sempre dagli anni ’60, in relazione però allo shopping e alla situazione di benessere che si stava estendendo nella società. In quei giorni i negozianti iniziavano ad applicare forti sconti su diversi prodotti per invogliare i clienti e dare così inizio alla stagione degli acquisti natalizi.

All’epoca i registri contabili delle attività erano compilati a mano, e si sceglieva il colore rosso per indicare le spese e il nero per le entrate. Inutile dire che, grazie anche alle festività legate al giorno del Ringraziamento e con il Natale quasi alle porte, in quell’occasione il nero era predominante.

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wired.it - 8 ore 34 min fa
prado(foto: Getty Images)

Uno dei musei più visitati al mondo, e sicuramente uno dei più ricchi e di valore per quanto riguarda la pittura europea, il Prado di Madrid compie 200 anni, essendo stato inaugurato il 19 novembre 1819, come ricorda anche il doodle odierno di Google. Voluto in principio dal re di Spagna Carlo III, che lo concepì inizialmente come museo di storia naturale e ne affidò il progetto all’architetto di fiducia Juan de Villanueva, doveva essere la massima espressione anche architettonica dell’Illuminismo e del Neoclassicismo spagnoli. Varie traversie, compresa l’invasione napoleonica e la guerra d’indipendenza (1808-1814), fecero sì che il museo come oggi lo conosciamo fosse inaugurato solo nel 1819, trent’anni dopo i primi progetti e sotto l’impulso del re Ferdinando VII e soprattutto della seconda moglie, la portoghese Maria Isabella di Braganza.

Nel novembre 1819 dunque aprì le porte quello che allora era noto come il Museo Real de Pinturas: il nuovo concetto legato al museo, infatti, era nato per imitazione del Louvre e destinato quindi a ospitare i pezzi più pregiati della collezione reale dei Borbone di Spagna, il cui gusto (ma anche le cui alleanze politiche) avevano nel tempo fatto accumulare migliaia di opere provenienti soprattutto dalla Spagna, dall‘Italia (in particolare Venezia) e dalle Fiandre. Non stupisce che ancora oggi sia un punto di riferimento per gli amanti delle opere di Velázquez, El Greco, Goya (di cui possiede la più grande collezione al mondo), Murillo, Ribera, Zurbarán, ma anche di Raffaello, Tiziano, Veronese, Tintoretto, Rubens, Van Dyck, senza dimenticare qualche francese come Poussin e Lorrain. Visitato fin dai primi decenni da artisti del calibro di Manet, Renoir, Toulouse-Lautrec, ma poi anche da Picasso, Matisse, Dalí e Francis Bacon è considerato “il museo dei pittori per i pittori“.

prado

Grazie ad ampliamenti nel corso degli anni (il più importante fu nel 1872, con la soppressione dello storico Museo de la Trinidad), il Prado continuò a crescere nonostante per molti decenni visse anche una situazione di precarietà, mancanza di fondi e conservazione problematica delle opere, tutti problemi che riflettevano l’instabilità politica del paese e che culminò nella Guerra civile, durante la quale molte opere del museo vennero evacuate. Un rinnovato impulso nella sua gestione venne a partire dagli anni Sessanta, con un radicale processo di modernizzazione e di affrancamento dal controllo politico, che portò fino all’ampliamento architettonico gestito da Rafael Moneo nel 2007. Oggi il Prado vanta una collezione di più di 35mila oggetti d’arte, fra cui 8mila dipinti, 9500 disegni, quasi 6mila stampe e 971 sculture; assieme al Museo Thyssen-Bornemisza e al Centro de Arte Reina Sofía, forma il cosiddetto Triángulo del Arte, una zona centrale e visitatissima a Madrid che raccoglie alcune delle più mirabili collezioni museali del mondo.

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brand-news.it - 8 ore 35 min fa

Sulla base dei risultati positivi degli scorsi anni e su alcuni trend emergenti tra i consumatori di tutto il mondo (ricerca di semplicità, qualità e prodotti premium) GfK prevede una crescita ulteriore delle vendite durante questo evento promozionale

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wired.it - 8 ore 42 min fa
(foto: LaPresse/Paolo Gerace)

È passato un anno dal rapimento della giovane cooperante milanese Silvia Romano che fu sottratta alla sua attività umanitaria il 20 novembre 2018, quando si trovava a Chakama, un villaggio in Kenya. Secondo le ultime notizie – che arrivano proprio a un anno da quando si sono perse le sue tracce – la volontaria si troverebbe adesso in Somalia e sarebbe tenuta sotto sequestro da un gruppo islamista legato ad Al-Shabaab. La novità emerge dagli sviluppi dell’indagine dei carabinieri del Ros, coordinati dalla procura di Roma. I magistrati romani stanno adesso valutando l’ipotesi di una rogatoria internazionale alle autorità somale. Negli ultimi 365 giorni però l’attenzione alla vicenda – che qui ripercorriamo – è stata intermittente e spesso intrisa di voci ufficiose e mezze verità, con poche conferme, come quella delle ultime ore.

Dalla partenza al rapimento

Dopo la laurea in mediazione linguistica per la sicurezza e difesa sociale, la 24enne aveva deciso di partire da sola per l’Africa, proprio per la sua prima esperienza da volontaria. Lavorerà prima in un orfanotrofio e poi in una onlus, Africa Milele, che opera proprio a Chakama. Dopo una breve pausa in Italia, Silvia decide però di rientrare nuovamente in Africa nel novembre 2018, proprio quando è finita rapita durante un attacco armato di una banda locale che ha fatto irruzione nell’ufficio dove lavorava con fucili e machete. Secondo le prime testimonianze e le ricostruzioni della polizia keniota, l’obiettivo del gruppo armato era proprio la giovane cooperante, che sarebbe stata legata con le mani dietro la schiena e portata via su una moto verso una zona boschiva.

Primi arresti e mesi di silenzio

Subito dopo il rapimento sono iniziate le indagini della polizia locale, inizialmente molto fiduciosa sulla liberazione di Silvia. Erano difatti state raggiunte persone, almeno secondo gli inquirenti, molto vicine ai sequestratori. Erano stati arrestati la moglie e il suocero di uno dei tre sospetti rapitori ed era stata emessa una taglia di 25mila dollari, ma tutti i tentativi, risultando vani, avevano spento l’ottimismo dei primi giorni di ricerche. Un mese dopo, il 26 dicembre 2018, la polizia locale aveva assicurato che Silvia era ancora viva, e ancora in Kenya. Questa conferma arrivava tuttavia dopo mesi di assoluto silenzio, anche in Italia, e dopo un vertice fra le autorità giudiziarie italiane e keniote avvenuto quell’estate. Qui è stato confermato che fino a Natale Silvia era certamente viva. Poi, invece, sarebbe stata ceduta ad un’altra banda di sequestratori, probabilmente nella vicina Somalia.

Ostaggio politico” in Somalia

Proprio dopo l’estate iniziano a circolare altre notizie sulla cooperante italiana, poi smentite. Lo scorso 30 settembre, Agi, citando una fonte di intelligence, riferisce che “Silvia è viva e si sta facendo di tutto per riportarla a casa”. Questa notizia viene invece confermata proprio nelle ultime ore dagli inquirenti, che convalidano anche la possibilità che la giovane sia nelle mani del gruppo islamico in Somalia. Come riporta l’Adnkronos, dopo aver consultato fonti somale, Silvia sarebbe “stata individuata come obiettivo da al Qaeda perché i jihadisti ritenevano facesse proselitismo religioso”. La notizia, a un anno dalla scomparsa, trova quindi più conferme.

Gli elementi raccolti dal raggruppamento operativo speciale, coordinato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco, dopo la trasferta in Kenya dell’agosto scorso, confermano proprio che la ragazza si troverebbe in un’area del paese dove gravitano milizie locali legate al gruppo terroristico di matrice islamica. Sempre secondo quanto scrive Adnkronos, il trasferimento della 24enne in Somalia sarebbe avvenuto subito dopo il rapimento, orchestrato come un sequestro politico. Silvia sarebbe difatti “un ostaggio politico” che passa di mano in mano fra i diversi gruppi di Al-Shabaab.

Se dopo mesi di silenzio congiunto fra Kenya e Italia, la speranza che la giovane sia ancora in vita sembra ravvivarsi, non ci sono invece notizie incoraggianti sul fronte degli arresti ai rapitori. Fra gli otto autori materiali del rapimento, cinque sono attualmente ricercati e solo due sono stati arrestati. Un altro soggetto, Adam Omar, in libertà su cauzione e considerato un uomo molto pericoloso, non si è presentato all’ultima udienza del 14 novembre. Il processo ai tre rapitori identificati doveva tenersi a luglio ma è stato rinviato per due volte. Per i giudici Omar è difatti “formalmente” latitante.

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brand-news.it - 8 ore 51 min fa

La giuria degli Epica Awards, composta dalle principali testate internazionali del settore adv tra le quali Brand News, è al lavoro ad Amsterdam

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wired.it - 9 ore 1 min fa
Samsung Galaxy Note 10 plus Star Wars(Foto: Samsung)

Giusto in tempo per celebrare l’uscita nelle sale cinematografiche di Star Wars: l’ascesa di Skywalker arriva l’imperdibile versione speciale e limitata Samsung Galaxy Note 10+ Star Wars.

Samsung mette in evidenza il parallelismo tra le galassie protagoniste dell’epopea ideata da George Lucas e la popolare gamma Galaxy, per dare ancora più lustro all’omaggio al capitolo finale della saga Skywalker, atteso il prossimo 18 dicembre.

E così, tutto é dedicato al nuovo film di Guerre Stellari dalla confezione agli accessori. A partire da una scatola che rimanda al “lato oscuro” del top di gamma Galaxy arrivando al dispositivo vero e proprio che si veste di una colorazione naturalmente nera con il rosso protagonista sia dei dettagli sia della S-Pen.

(Foto: Samsung)

Aprendo la confezione si troveranno una serie di accessori dedicati come una cover in cuoio, le cuffiette Galaxy Buds anche loro rosso acceso e una targhetta commemorativa di metallo.

Rispetto al Samsung Galaxy Note 10+ tradizionale (la nostra recensione qui) le differenze saranno soltanto cosmetiche oltre che nella dotazione software interna che conterà su contenuti dedicati come suoni, icone, sfondi, temi e l’animazione di accensione e spegnimento. Un po’ come per il recente Vivo dedicato a Batman.

L’hardware conterà dunque su componenti di primo piano come un display amoled con hdr10+, quadrupla fotocamera (ultra wide da 16MP f2.2 + 12MP 2PD AF f1.5/f2.4 OIS + tele da 12MP f2.1 OIS e sensore di profondità 3D ToF), batteria da 4300 mAh e prestante processore a 7 nm con fino 12 gb di ram e 512 gb di memoria interna espandibile.

L’uscita di Samsung Galaxy Note 10 + Star Wars Special Edition é programmata per il prossimo 10 dicembre in diversi paesi ma non in Italia. Per assicurarsi un esemplare l’opzione più semplice è acquistarlo in Francia o Germania, nazioni coinvolte assieme a Australia, Danimarca, Finlandia, Hong Kong, Corea, Norvegia, Russia, Spagna, Svezia, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti. Non ancora specificato il prezzo, ma difficilmente sarà sotto i 1299 euro del cartellino della versione top.

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