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wired.it - 1 settimana 1 giorno fa
Feroza Aziz ha fatto un finto tutorial di make up per denunciare i campi degli uiguri in Cina (da Twitter)Feroza Aziz ha fatto un finto tutorial di make up per denunciare i campi degli uiguri in Cina (da Twitter)

Una ragazza americana è riuscita ad aggirare la censura di Pechino e pubblicare un video su Tiktok, nel quale denuncia la repressione della Cina ai danni della minoranza musulmana degli uiguri nella provincia dello Xinjiang, facendo finta di eseguire un tutorial su come piegare le ciglia.

Ciao ragazzi. Ora vi insegno come allungare le vostre ciglia. La prima cosa è mettere le ciglia nel piegaciglia. Poi lo mettete giù e usate il vostro telefono, proprio quello che state usando ora, e cercate di capire cosa sta succedendo in Cina nei campi di concentramento per i musulmani”: in questo modo Feroza Aziz è riuscita a eludere gli algoritmi di censura di TikTok e per 41 secondi ha parlato a raffica spiegando la situazione dei campi in cui vengono reclusi gli uiguri in Cina.

https://twitter.com/soIardan/status/1198664176304037890

Il video pubblicato, online da domenica 24, è stato visto oltre 1,4 milioni di volte ricevendo 500mila like su TikTok prima di essere rimosso, raggiungendo così anche gli utenti cinesi. La copia del video ricaricata su Twitter da alcuni utenti ha totalizzato complessivamente oltre 5 milioni di visualizzazioni e lo stesso è accaduto per tutti i ricaricamenti del filmato sulle altre piattaforme creando un fenomeno virale.

La ragazza ha condiviso il video a seguito della pubblicazione di alcuni documenti secretati appartenenti al governo cinese dai quali si apprende che i cosiddetti “campi di lavoro volontario” non sono altro che dei campi di concentramento riservati alla minoranza musulmana degli uiguri. In questi campi le persone vengono maltrattate fisicamente e psicologicamente a causa della loro religione.

Durante il video Aziz finge di fare un tutorial su come piegare le ciglia, posizionando strategicamente la mano davanti alla bocca per impedire agli algoritmi di analisi video di leggere il labiale e individuare delle parole chiave che ne avrebbero immediatamente causato l’eliminazione.

Ho fatto così, in modo che TikTok non mi censuri i video”, ha ammesso la ragazza aggiungendo che “diffondere consapevolezza fa miracoli. Siamo in grado di raggiungere milioni in tutto il mondo e raggiungere quelli con il potere di fare qualcosa”.

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wired.it - 1 settimana 1 giorno fa
magazine(foto: Pixabay)

I giornalisti di Condé Nast si oppongono alla decisione dell’azienda di cessare dopo 27 anni la pubblicazione di Glamour in Italia, che provoca l’esubero di 9 colleghe su 10.

Nonostante i ripetuti allarmi lanciati dal corpo redazionale sull’impoverimento degli staff e, in contemporanea, su carichi di lavoro divenuti insostenibili anche a fronte dei tagli e delle uscite degli ultimi anni, l’azienda rifiuta di ricollocare sia le colleghe di Glamour sia tre colleghe in cassa integrazione fino a febbraio 2020.

Tutto questo mentre, per far fronte alle pubblicazioni, all’aggiornamento dei siti, alla mole sempre crescente di allegati ed eventi, l’azienda ricorre a risorse esterne. Dimostrando di fatto che il lavoro in Condé Nast non manca.

Non solo: l’azienda ha già annunciato ulteriori operazioni espansive, come un’unità redazionale organizzativa per il lancio di nuovi prodotti editoriali. Per la quale, però, non accetta di considerare né le giornaliste di Glamour né le colleghe in cassa.

I giornalisti di Condé Nast non si rassegnano a una strategia di continui tagli che negli anni hanno dimezzato gli organici nelle redazioni, e chiedono la ricollocazione immediata delle colleghe.

L’assemblea, che aveva già proclamato lo stato di agitazione, consegna al Cdr un pacchetto di 5 giorni di sciopero, il primo dei quali è proclamato per giovedì 28 novembre. In aggiunta verrà attuato anche un blocco degli straordinari.

I giornalisti, infine, chiedono all’azienda di incontrare quanto prima il Cdr e le rappresentanze sindacali dell’Associazione lombarda dei giornalisti e della Federazione nazionale della stampa italiana per trovare una soluzione che tuteli le colleghe.

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wired.it - 1 settimana 1 giorno fa
Fondo nazionale innovazione

Il consiglio di amministrazione di Cassa depositi e prestiti ha annunciato il 26 novembre le nomine dei candidati consiglieri per il Fondo nazionale innovazione, iniziativa nata in seno al ministero dello Sviluppo economico (Mise) per intervenire con lo strumento del venture capital a sostegno di aziende e startup innovative e strategiche in Italia.

Sono sei i candidati al consiglio di amministrazione per gestire gli investimenti e le partecipazioni statali nelle imprese e nelle giovani aziende italiane. L’ex presidente della Fondazione Vodafone Italia, Enrico Resmini, è stato nominato per la carica di amministratore delegato del Fondo, mentre gli altri candidati a consiglieri sono Pierpaolo Di Stefano, Marco Bellezza, Isabella de Michelis di Slonghello, Lucia Calvosa e Antonio Margiotta.

Con queste nomine ufficiali può quindi prendere avvio il lavoro di Invitalia Ventures Sgr, come è stato denominato il Fondo, che eredita parzialmente le competenze e i fondi della società di gestione del risparmio di Invitalia. Secondo quanto previsto dalla legge di bilancio 2019, inoltre, questo soggetto potrà disporre di una dotazione finanziaria iniziale di un miliardo di euro, da destinare a investimenti diretti e indiretti per acquisire partecipazioni azionarie all’interno di startup, scale-up e piccole e medie imprese presenti sul territorio nazionale.

Nel dettaglio, il Fondo nazionale innovazione, con la regia di Cassa depositi e prestiti, farà da tramite per gli investimenti nei settori strategici per la crescita e per la competitività del Paese. Tra le priorità, per esempio, ci saranno stanziamenti per l’intelligenza artificiale e sistemi di blockchain, dove, secondo i dati riportati nel testo di presentazione del Fondo, sono stati investiti 45 milioni di euro negli ultimi tre anni. Inoltre, altri settori strategici per gli interventi di venture capital saranno l’industria 4.0, i comparti agritech e foodtech, oltre a un maggiore sostegno per il made in Italy.

Inoltre, il Fondo nazionale innovazione si prefigge anche l’obiettivo di difendere l’interesse nazionale contrastando la cessione e la dispersione di talenti, proprietà intellettuali e asset strategici che spesso vengono sostenuti più all’estero che in Italia.

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