In caricamento...

News

“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
Non solo news dal mondo Vittoria ma storie di branding, marketing e comunicazione online e offline.

brand-news.it - 1 giorno 22 ore fa

Un’epica battaglia a palle di neve evidenzia le funzioni e la qualità della fotocamera dell’iPhone 11 Pro.

L'articolo Incredibile battaglia a palle di neve per la campagna Apple Shot on iPhone 11 Pro proviene da Brand News.

brand-news.it - 1 giorno 22 ore fa

Prende il via oggi la nuova campagna advertising di Xiaomi in Italia. Nel 2020 verranno lanciati anche televisori a marchio

L'articolo Xiaomi avvia la seconda campagna adv in tv in Italia per MiNote10 con obiettivi di branding proviene da Brand News.

brand-news.it - 1 giorno 22 ore fa

Sponsor di numerose squadre e partner ufficiale della FIFA, Qatar Airways lancia un video di sicurezza ad alto tasso di intrattenimento

L'articolo Il nuovo video di sicurezza di Qatar Airways è pieno di star del calcio proviene da Brand News.

wired.it - 1 giorno 22 ore fa

Una panoramica sul futuro del lavoro: come cambiano i bisogni, le ambizioni e i timori delle persone che lavorano, in particolare dei giovani? Che cosa guida le loro aspettative e le loro decisioni? E che ruolo può avere la digitalizzazione in questi cambiamenti? Quale il peso delle soft skill? Come reperire, attrarre e trattenere i talenti migliori? Come le aziende possono avviare dei processi per cercare di chiudere “il gap delle competenze” innescato dall’innovazione tecnologica?

Ci si porrà queste domande con Federico Galimberti, Chief Client Director di Ipsos, Francesco Seghezzi, presidente Fondazione Adapt, Giovanni Mari, professore di Storia della filosofia dell’Università di Firenze e autore di “Libertà nel lavoro. La sfida della rivoluzione digitale” (il Mulino, 2019), Cristina Pozzi, fondatrice e amministratore delegato di Impactscool, Cristina Cancer, Head of Talent Attraction and Academic Partnership, The Adecco Group e Fabrizio Sammarco, amministratore delegato di ItaliaCamp.

L’ingresso è gratuito, ma è necessario iscriversi. Nota bene: l’iscrizione non garantisce l’ingresso, fa fede l’ordine di arrivo.

In collaborazione con Ipsos

Official Partner: Adecco

Main Partner:
Aruba.it | Edison | Fastweb | Hp | Nexi | Reale Mutua | WaveMaker

Supporting Partner: ItaliaCamp | Urban Vision

The post La diretta di Wired Trends 2020 – Lavoro appeared first on Wired.

wired.it - 2 giorni 30 min fa

In edicola (e in libreria) da oggi, il nuovo numero del nostro bookazine è dedicato al futuro. Non quello astratto, remoto e un po’ generico di cui sentiamo spesso parlare, ma l’immediato: il 2020. Non è però un volume di previsioni (ve lo raccontiamo anche negli eventi di Wired Trends, dal 2 al 5 dicembre a Milano).

Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo – dice nella prefazione il direttore Federico Ferrazza –. È quello di cui siamo convinti noi a Wired. Siamo circondati da previsioni su quello che accadrà. Ce ne sono fin troppe, soprattutto alla fine di ogni anno. E basarsi (solo) su quelle ci impedisce di immaginarci un futuro disegnato da ciascuno di noi perché è come se guardassimo, da semplici spettatori, un domani pensato da altri. Con questo spirito abbiamo realizzato questo numero di Wired. Abbiamo chiesto a 12 fotografi d’autore di farci vedere come sta cambiando il mondo. Non come cambierà nei prossimi anni, ma che cosa sta accadendo ora. In questo modo potremo conoscere e vedere gli strumenti per costruire il nostro futuro, possibilmente migliore del presente“.

Così in questo volume del magazine potrete trovare importanti reportage fotografici, come quello realizzato in esclusiva per Wired da Cristina De Middel sulla drammatica situazione delle comunità agricole in Amazzonia, e servizi d’autore come quello realizzato, dopo un lavoro di quattro anni negli archivi della Nasa, dall’inglese Benedict Redgrove. Il prologo è invece affidato al celebre economista Jeremy Rifkin, mentre il visionario artista giapponese Hiroto Hikeuchi ha realizzato la copertina (e un ampia galleria di ritratti interna) con il suo inconfondibile stile cyberpunk.

Anche in questo numero, infine, trovate l’allegato business di Wired, in formato tabloid, dedicato ai cambiamenti apportati dalla tecnologia al mondo dell’energia.

The post Visioni 2020, in edicola trovate il nuovo numero di Wired sul prossimo anno appeared first on Wired.

wired.it - 2 giorni 34 min fa

Se siete appassionati di sci o di snowboard, sta cominciando il vostro  periodo dell’anno preferito, quello quello delle discese a tutta velocità della stagione invernale! Sappiamo anche che non potete resistere alla tentazione di preparare il vostro smartphone alla perfezione, riempiendolo di app ideali per sciare al top.

Perché l’attrezzatura da sci non è fatta solo di scarponi e tuta: anche  l’app che fa da altimetro, quella che offre in tempo reale bollettini meteo, lo ski tracker per monitorare le performance così come l’applicazione che trova sentieri neve sempre nuovi e poco battuti possono risultare essenziali tanto quanto i guanti e gli occhialoni.

Abbiamo selezionato per voi le 10 app must have per sciatori provetti, snowboardisti in erba e in generale per appassionati degli sport invernali. Sfogliate la gallery in alto e scoprirete l’attrezzatura digitale che non può mancare allo sciatore di oggi.

The post 10 app per sciare al top appeared first on Wired.

wired.it - 2 giorni 35 min fa
 Alexander Gerst, Flickr.com - CC)Rio delle Amazzoni (credits: Alexander Gerst, Flickr.com – CC)

L’annus horribilis per l’Amazzonia ha reso di drammatica attualità le immagini già viste negli anni Ottanta, quando carovane di veicoli meccanici avanzavano per costruire l’autostrada che tagliava in due la foresta. Il tutto con il benestare del governo, che ha fatto spallucce di fronte alle critiche dei leader globali.

La deforestazione è aumentata del 278% nel giugno 2019 secondo le statistiche dell’Inpe , l’Istituto brasiliano per la ricerca spaziale. “Ma l’avidità di legname fa sì che ci siano sempre meno alberi”, accusa Raoni Metuktire, leader dei Kayapò, popolazione nativa originaria del Brasile Centrale. Una comunità balzata agli onori delle cronache per la strenua resistenza opposta anni fa, quando nel territorio che occupano da millenni è stato scoperto l’oro.

Il popolo guerriero che non disdegna Sting

Estremamente aggressivi nei confronti dei novelli conquistadores, i Kayapò sono riusciti a preservare la terra natia dalla corsa all’oro selvaggia, prendendo strategicamente il controllo dell’unica pista di atterraggio che consente di accedere all’area, altrimenti impossibile da raggiungere.

I pochi minatori ammessi sono stati costretti a versare una sorta di decima sulla polvere di metallo trovata. Il ricavato della vendita è confluito in un conto corrente arrivato a contenere decine di milioni di dollari. Denaro investito, tra l’altro, in un aereo a elica, che consente di dare la caccia dall’alto a nuovi, indesiderati insediamenti bianchi nel territorio.

Non hanno dimestichezza con il ferro, ma da anni inviano i giovani più svegli in terra “nemica” – vale a dire a scuola – per studiare gli avversari, la loro economia, le loro leggi. E hanno imparato a usare i media per attirare l’attenzione sulla propria causa. Come negli anni Ottanta, quando il Fondo monetario internazionale ha bloccato un prestito necessario alla costruzione di una serie di dighe di fronte alla pressione dell’opinione pubblica. Alla grande mobilitazione ha preso parte anche Sting, artista mainstream che di certo non appartiene al repertorio tradizionale indio. Per la verità, qualche anno dopo, l’ex leader dei Police ha scoperto che gli indigeni avevano organizzato un traffico di mogano con l’Europa da 15 miliardi di lire dell’epoca, come rivelato da una rivista brasiliana, e si è dichiarato deluso e tradito. Ma si sa, così va il mondo.

A cavallo tra coding e ambientalismo

Oggi Raoni torna sotto i riflettori, e si presta a fare da testimonial a un insolito progetto a cavallo tra coding e ambientalismo. L’idea nasce dalle sedi di San Paolo e di Melbourne di Akqa, multinazionale attiva negli ambiti comunicazione e digital transformation. Code of Conscience, questo il nome, è un software open source in grado di bloccare le macchine escavatrici utilizzate per disboscare l’Amazzonia sfruttando i sistemi Gps installati di serie su ognuna.

L’idea è semplice: la posizione dei bestioni viene incrociata con la mappa delle aree protette fornite da United nations database for protected areas, governi e ong: se i conducenti provano a farle entrare nella “zona rossa”, quella in cui è vietato abbattere alberi, i motori si spengono all’istante, e automaticamente. Un metodo innovativo per evitare il contrabbando di legname, che spesso avviene con la complicità di funzionari corrotti pagati per chiudere un occhio.

Come i sistemi anti-drone degli aeroporti

È un po’ come i sistemi di geofence che impediscono ai droni di volare in prossimità degli aeroporti” racconta a Wired Pedro Araujo, direttore creativo associato di Akqa San Paolo: “Le mappe sono costantemente aggiornate grazie alla connessione mobile, e quando si è fuori dalla portata del segnale, si fa ricorso a quelle scaricate e conservate in memoria. Così, ogni volta che un veicolo entra in un’area protetta, può venire istantaneamente disattivato”.

L’investimento richiesto è basso. “I costruttori possono installare Code of conscience senza costi aggiuntivi perché i moderni macchinari dispongono già di tutto l’hardware necessario a far girare il software. Sui mezzi di vecchia generazione, invece, Code of conscience funziona tramite un piccolo device a basso costo che abbiamo già prodotto”, aggiunge Araujo. Come viene un’idea del genere a un’agenzia che si occupa di comunicazione e trasformazione digitale, e qual è il modello di business? “Si tratta di un progetto no profit – prosegue il manager della multinazionale, che ha un ufficio operativo anche in Italia -. Semplicemente, siamo abituati a destreggiarci tra grandi moli di dati e il comportamento umano. Questo spiega la genesi”.

Code for conscience è aperto ai contributi di tutti gli stakeholder, precisa Araujo: dai fabbricanti, che possono installarlo come feature sui veicoli di nuova costruzione, ai governi. “Ci piacerebbe che venisse trasformato in obbligo di legge. Abbiamo avuto conversazioni con alcuni specifici apparati dello stato brasiliano, anche se non specificamente con l’esecutivo. Ma parliamo con i governi di tutto il mondo, e ci sono già due paesi potenzialmente interessati a trasformare la nostra idea in una norma. Del resto, il software può funzionare ovunque”.

Secondo Araujo, ci sarebbe margine perché anche i costruttori accolgano di buon grado il progetto, nonostante spinga il dito nella piaga delle zone grigie tra industria e politica. Installare il software che spegne i motori a chi disbosca, questo il ragionamento, sarebbe una sorta di patente green. “Siamo in contatto con due operatori, uno globale e uno locale. Crediamo davvero nella percorribilità economica di questa strada – spiega -. Un produttore può perdere clienti animati da intenzioni illegali, certo. Ma può anche toccare il cuore di altri che non solo credono in un mondo migliore, ma riconoscono il valore in termini di business di questo tipo di azioni controcorrente, in un mondo che sta diventando sempre più consapevole”. Vedremo quali ragioni prevarranno.

The post Spegnere le escavatrici via Gps: l’idea per fermare il disboscamento in Amazzonia appeared first on Wired.

wired.it - 2 giorni 36 min fa

Crollo delle famiglie che si propongono per l’accoglienza di bambine e bambini in difficoltà, violenze verbali e atti intimidatori contro i servizi sociali, manifestazioni sotto le aule dei tribunali dei minori mentre i giudici sono impegnati ad ascoltare ragazze e ragazzi che hanno subito violenze, allontanamenti improvvisi dei responsabili degli uffici comunali che si occupano di sostegno ai minori, con conseguente paralisi delle attività.

Parliamo di Bibbiano. Anzi no: parliamo di quanto succede a Genova, a Torino e in Emilia Romagna da quando la campagna mediatico-politica contro il sistema degli affidi (sistema che non esiste, ha certificato la commissione tecnica istituita in Emilia Romagna, sostenendo che i fatti oggetto dell’inchiesta non sono spia di un malcostume più diffuso) ha portato sul banco degli imputati persone che nulla hanno a che fare con l’indagine. Finendo per danneggiare, prima di tutti, i bambini e le bambine che la stessa campagna mediatico-politica sostiene di voler difendere.

Lo scorso 26 novembre a Genova hanno scioperato i lavoratori dei servizi sociali del Comune: non succedeva da anni. Protestano contro la carenza di risorse, ma anche, si legge nel volantino dei sindacati, per “le tensioni ingenerate nella cittadinanza da una efferata campagna di stampa non contrastata adeguatamente dall’amministrazione”. Tra i manifestanti che hanno occupato l’atrio di Palazzo Tursi, sede del Comune, spiccava un cartellone: “Parlateci delle evidenti storture”. Il riferimento è a una frase pronunciata in Consiglio comunale (minuto 11.50 del video) dall’assessora ai servizi sociali Francesca Fassio all’indomani di una inchiesta giornalistica del Giornale del Piemonte e della Liguria che sottolineava come Claudio Foti, operatore della onlus Hansel e Gretel coinvolto nelle indagini su Bibbiano, avesse ricevuto incarichi di consulenza dall’amministrazione comunale genovese: “Si sono create delle evidenti storture” [nel sistema degli affidi, ndr.], spiegava l’assessore il 30 luglio in risposta all’interpellanza di un consigliere di Forza Italia, Mario Mascia, che nel suo intervento incentrato su Bibbiano sosteneva che a Genova “basta vedere un bambino che va a scuola malvestito o che ruba la merendina agli altri per far intervenire i servizi sociali”.

In seguito Fassio – che poche settimane dopo è passata da Forza Italia alla Lega, scegliendo la manifestazione di Pontida dove Salvini ha portato sul palco una bambina sottratta dalla madre ai servizi sociali come sua prima uscita pubblica – ha in parte ritrattato le sue dichiarazioni, spiegando che in nessun modo quanto successo a Bibbiano è accostabile a Genova e che in nessun modo Foti aveva potere decisionale sugli affidi in città. Ma oramai la bufera era innescata. Allo stesso tempo, Fassio ha rimosso improvvisamente la responsabile degli affidi del Comune e sospeso un programma – Arianna – che puntava a sensibilizzare i docenti delle scuole nel riconoscere ed eventualmente denunciare casi di presunti maltrattamenti ai danni dei bambini e delle bambine nelle loro classi. “L’ingerenza della politica nell’attività del servizio sociale non è una novità, ma quello che è successo a Genova è molto diverso” – dichiara a Wired Giovanni Cabona, presidente dell’ordine degli assistenti sociali della Liguria. “Quello a cui abbiamo assistito sulla stampa genovese da luglio a settembre, senza una presa di posizione netta da parte della giunta comunale, ha messo a rischio gli operatori. La professione di assistente sociale da molto tempo è in bilico a causa di una comunicazione spregiudicata che tende a trasformarli in ‘ladri di bambini’. In questo periodo il rischio di aggressioni da parte di utenti è aumentato. Il clima è stato notevolmente esasperato anche con l’affissione di manifesti che inneggiano alla lotta contro i mostri di Bibbiano di fronte agli uffici dei servizi sociali”.

Oltre a questo, tre manifestazioni di protesta si sono tenute tra agosto e settembre davanti al Tribunale dei minori di Genova, promosse da sedicenti movimenti spontanei che si rifanno ai gilet gialli, o hanno nomi come “Io sto con i bambini strappati”, fino a quando il presidente Luca Villa ha chiesto alla Digos di spostarle altrove perché era diventato impossibile fare colloqui con i minori mentre, fuori dalla finestra, c’era chi urlava ai “ladri di bambini”. Intervenendo in Consiglio comunale, lo stesso Villa ha dovuto specificare che, se veramente a Genova il numero di minori allontanati dalle famiglie d’origine e affidati ad altre è maggiore che in altre parti del paese, questo probabilmente è dovuto alla particolarità del territorio, dove il disagio sociale e la povertà sono più diffuse che nel resto del Nord Italia ed esiste, allo stesso tempo, una tradizione di reti solidali che spingono molte famiglie a proporsi per accogliere bambini in difficoltà.

Ma fino a quando questa rete può funzionare senza venire messa in crisi dalla campagna mediatico-politica contro gli affidi? Daniele Grosso e sua moglie Veronica, una famiglia affidataria di Genova con tre figli naturali e altri due in affido raccontano come il clima “sta cambiando. Nostro figlio, che frequenta la facoltà di psicologia, è tornato a casa un giorno raccontando che un compagno di corso sosteneva davanti a lui che le famiglie affidatarie lucrano sui bambini”. Allo stesso tempo, dopo che è stata allontanata la responsabile del servizio degli affidi del Comune, senza che si fosse individuata subito la sua sostituta, “alcune attività di sostegno alle famiglie sono state sospese, noi stessi ci siamo trovati spiazzati perché abbiamo perso i punti di riferimento che avevamo”. L’assessore Fassio, più volte sollecitata a fornire spiegazioni, ha spiegato che l’allontanamento era dovuto a “mutati indirizzi politici”.

Nessun intervento a gamba tesa delle istituzioni, ma situazione di forte criticità anche in Emilia Romagna, dove è stato lo stesso presidente del Tribunale dei minori Giuseppe Spadaro a parlare con gli assistenti sociali delle “difficoltà che ora state riscontrando nel trovare famiglie affidatarie” ricordando che a rimetterci sono prima di tutto i bambini “che oggi potrebbero non trovare una mamma e un papà affidatari, pur avendone un grande bisogno”. Giovanni Mengoli, del coordinamento regionale delle comunità per i minori – che sono i soggetti che intervengono nei casi di disagi più gravi, quando tutte le altre modalità di accoglienza non hanno funzionato – ci spiega che esiste anche il rischio inverso: “A noi pare che i servizi sociali siano paralizzati e non prendono decisioni sulle situazioni di disagio dei minori, pur ricevendone segnalazione”. Anche secondo Rita Lacetera, di professione assistente sociale e oggi genitrice affidataria, referente delle famiglie affidatarie dell’Emilia Romagna riunite in associazione, usa la stessa definizione spiegando che “per i tre mesi dopo i fatti di Bibbiano i servizi sociali erano come paralizzati”. Il rischio, oggi, è che “si intervenga sui minori in difficoltà quando oramai la situazione è già compromessa”. Intanto le famiglie affidatarie, una volta considerate meritevoli di lodi per il loro impegno, affrontano un improvviso cambio di clima: “Una di noi è stata avvicinata da una donna che prima le ha chiesto se era un’affidataria e, dopo, l’ha apostrofata così: ‘Perché allora continua a lavorare, con tutti i soldi che prende?’”.

La campagna mediatico-politica su Bibbiano diventa così ferita nella carne viva delle famiglie e dei professionisti che lavorano per i minori maltrattati. E non solo: come sta succedendo in Piemonte diventa iniziativa legislativa che, fin dal momento della proposta, denuncia la sua impronta ideologica: “Allontanamento zero” si chiama il Ddl promosso dalla giunta regionale piemontese in materia di tutela dei minori e che è stato presentato dall’assessora alle Politiche sociali e ai bambini Chiara Caucino con queste parole: “Oltre il 60% degli allontanamenti parrebbe superabile con adeguati interventi di sostegno. L’inserimento dei minori in strutture semiresidenziali e residenziali dovrà avvenire in via residuale ed eccezionale”. Il ddl prevede, in buona sostanza, aiuti economici alle famiglie in difficoltà, ma è così che si risolvono tutti i problemi? L’abbiamo chiesto ad Alessia Rossato, mamma affidataria e una delle referenti per l’ambito minori e affido dell’associazione Papa Giovanni XXIII. “In Piemonte già oggi non si allontanano i minori dalle famiglie d’origine per motivi economici (nemmeno nel resto del paese, ndr.). Ma è importante non negare l’evidenza di situazioni di difficoltà nelle quali si trovano a vivere molti minori per i quali non è possibile pensare ad una permanenza in famiglia di origine, ma dove si rende necessario un collocamento in ambiente etero familiare, senza attendere danni irrecuperabili”, spiega Rossato a Wired.

Delle richieste che come associazione abbiamo ricevuto nessuna ha alla base motivazioni economiche, ma storie pesanti di trascuratezza, maltrattamento, violenza assistita, abuso , incuria, problemi sanitari…”. Fondata da Don Benzi 50 anni fa, l’associazione Papa Giovanni XXIII oggi è uno dei punti di riferimento per l’accoglienza dei minori, molti dei quali con disabilità e molti altri provenienti da storie di maltrattamento e trascuratezza importanti nelle famiglie d’origine. Ad oggi sono 106 i minori accolti dalle case famiglia e famiglie affidatarie piemontesi dell’associazione, più altri 67 minori di famiglie esterne alla comunità, ma che si appoggiano ad essa per le attività di auto sostegno. Laddove possibile, l’associazione promuove nelle sue strutture percorsi di accoglienza del minore che coinvolgono anche i genitori (talvolta solo la madre, in alcune situazioni l’intero nucleo familiare).

Non è possibile parlare di allontanamenti zero: non tutti i genitori, seppur sostenuti con interventi massicci e continuativi da parte delle Istituzioni, riescono a recuperare in maniera adeguata a garantire una pur sufficiente cura e protezione dei loro figli senza l’aiuto e l’affiancamento di un’altra famiglia” spiega Rossato. Sembra una frase banale, ma non lo è: nell’ubriacatura ideologica del post Bibbiano e della difesa della famiglia naturale a tutti i costi, le prassi, i codici e il tanto decantato buonsenso sono stati sostituiti da un’isteria collettiva, un clima da dalli all’untore che, per ora, a sei mesi dall’inchiesta Angeli e Demoni, ha prodotto i primi danni. Anche – anzi: soprattutto – sulla pelle dei bambini.

The post Accuse, isteria e paralisi: cosa ne è stato del sistema affidi dopo Bibbiano appeared first on Wired.