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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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wired.it - 3 giorni 20 ore fa
(Foto: Cecilia Fabiano/LaPresse)

Siamo davvero un paese liquido, innamorato pazzo dei contanti, della sensazione delle banconote sui polpastrelli, dei quattrini sotto il materasso come si diceva una volta, o le istituzioni non hanno fatto nulla per traghettarci nel presente, più che nel futuro? Entrambi gli assunti sono veri, parrebbe di capire sia dai dati che dalle ultime novità del decreto fiscale collegato alla legge di bilancio arrivate nella notte dalla commissione Finanze alla Camera.

Primo fronte, i dati. Nel rapporto della Banca d’Italia battezzato proprio L’utilizzo del contante in Italia e risalente allo scorso gennaio, basato sui numeri della Bce con dati a loro volta relativi al 2016, si legge che quell’anno nei punti vendita “l’85,9% delle transazioni è stato regolato in contanti”. In termini di volume, si è invece trattato del 68,4% del totale. Vale a dire che la propensione a usare altri metodi come le carte – praticamente l’unico metodo considerato – sale solo, e di poco, al salire dell’importo. Il che, per inciso, fornisce il fondamento culturale all’assurda pretesa che alcuni commercianti impongono all’uso della moneta elettronica fissando dei minimi di pagamento a proprio piacimento.

In effetti quella cifra costituisce un’anomalia europea: nei 19 paesi dell’Eurozona, per esempio, il contante è stato utilizzato nei punti vendita per il 78,8% delle transazioni. Siamo sopra di sette punti considerando una forchetta che spazia dal 92% di Malta al 45% dei Paesi bassi. Ma peggio di noi fanno anche Spagna, Grecia e Cipro. In termini di volume, invece, la situazione si fa ancora più profonda, con una differenza rispetto all’Ue di quasi 15 punti, visto che tra i paesi dell’euro il contante ha coperto il 53,8% del valore complessivo degli scambi. In questo caso i margini di riferimento sono quelli di Grecia (75%) e ancora Paesi bassi (27%).

Che l’uso dei Pos dei negozi possa aiutare a tracciare le transazioni e a contrastare l’evasione è un fatto. Meno semplice, invece, è provare che porre dei limiti all’uso del contante possa evitare il sommerso. In ogni caso, studi o nessi di causalità a parte, l’impossibilità di pagare anche importi minimi con carte di credito o debito, e con le loro incarnazioni all’interno dei wallet digitali come Apple Pay o Google Pay – per non parlare di altri sistemi come Satispay dove il punto della questione non è il Pos ma la cultura digitale – è una faccenda di diritti. Si tratta cioè di una scelta in meno a disposizione dei consumatori, che vedono così toccati nel profondo i propri diritti di cittadinanza. Ma è anche una perdita secca per i commercianti, visto che corrono il rischio di non concludere una transazione perché non accettano altri metodi di pagamento che non siano i contanti. Sono costi difficili da stimare, che i negozianti tendono a snobbare felici di risparmiare pochi centesimi di commissione, ma sul medio e lungo periodo sono probabilmente significativi.

Il quadro delle commissioni che pesano sui Point of sale andrebbe senz’altro ridisegnato: costi di installazione, canone mensile, commissioni fisse di pochi centesimi sulle transazioni e commissioni percentuali portano a un peso che spazia fra l’1 e il 2% del totale dello scontrino. Poco o tanto? A noi sembra poco, può effettivamente diventare significativo su importi molto bassi dove tuttavia la legge di bilancio del 2016 aveva già ridotto allo zero virgola. Sarebbe il caso che per quel genere di transazioni le commissioni fossero annullate, così da rendere ingiustificabile il diniego anche per un caffè e cornetto da pochi euro.

Allo stesso tempo, però, quanto deciso dalla commissione Finanze è inaccettabile ed è un costo diffuso che pagheranno tutti cittadini con carte e altri strumenti digitali. Che, ricordiamolo, spesso non sono gratuiti neanche per i possessori i quali, vedendosi impedito l’uso anche per piccoli scambi, si ritrovano di fatto per le mani dei canali di pagamento inutili. Dal decreto fiscale sono state infatti eliminate le sanzioni per i commercianti che rifiutino di installare un Pos per i pagamenti con carte, che sarebbero dovute entrare in vigore dal primo luglio prossimo.

Lo ha celebrato il sottosegretario al ministero delle Finanze, Alessio Villarosa, collegando i due aspetti (commissioni e sanzioni) e festeggiando la surreale battaglia di retroguardia di un Movimento che da una parte chiede per esempio il voto elettronico e dall’altro non fa nulla per promuovere pagamenti veloci, tracciabili e per aumentare le scelte a disposizione dei cittadini. Nessuno, infatti, sarà torturato se desidera continuare a pagare in contanti: quella sui pagamenti con Pos è una battaglia di democrazia e il tema commissioni, per quanto fondato, è uno specchietto per le allodole che da anni giustifica un trattamento di favore ai furbetti dello scontrino.

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wired.it - 3 giorni 20 ore fa
(foto: Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)

Dal 2 al 13 dicembre si terrà a Madrid la Cop25, ovvero la conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite. L’edizione di quest’anno avrebbe dovuto tenersi a Santiago del Cile, ma è stata spostata in Spagna per via dei gravi problemi di instabilità sociale che stanno interessando il paese negli ultimi mesi. Il vertice ha come principale obiettivo quello di definire politicamente i prossimi passi per fronteggiare l’emergenza climatica e rispettare gli impegni sottoscritti finora, continuando così i lavoro cominciato alla Cop24 di Katowice, in Polonia. “Ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno”, ha detto il segretario generale dell’Onu António Guterres prima dell’apertura dei lavori, a proposito dell’emergenza climatica che tutto il mondo si trova ad affrontare.

L’aumento delle emissioni

Come riporta l’ultimo report dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), le emissioni di gas serra hanno raggiunto un nuovo storico record negativo, toccando un dato che non si vedeva da almeno tre milioni di anni. Dal 1990, secondo il Wmo, l’effetto di riscaldamento dei gas a effetto serra è aumentato del 43%. Senza un pronto intervento entro il 2030 si vedrebbero sfumare gli accordi di Parigi che mirano a contenere l’aumento delle temperature globali entro 1,5 gradi centigradi. Si deduce quindi come un punto chiave dei lavori sarà proprio volto in questa direzione considerato che, come sottolineava un altro studio, nessuno dei paesi del G20 stesse rispettando gli accordi.

Crediti di carbonio

Un lavoro intenso dei negoziatori sarà volto proprio ai meccanismi di scambio delle emissioni predisposti a Parigi e volti a una riduzione mondiale tramite un sistema di crediti. Si dovranno finalizzare così delle regole volte a facilitare questi scambi di crediti in maniera equa, per stimolare gli investimenti necessari a ridurre i costi della transazione energetica. Predisporre strumenti in tempo utile sarà fondamentale anche per evitare i doppi conteggi delle riduzioni (il cosiddetto double counting, cioè assegnare lo stesso credito corrispondente a una riduzione delle emissioni più volte). Si dovrà inoltre concordare su un insieme di regole volte a contabilizzare le riduzioni relative agli scambi di crediti di carbonio affinché ogni paese possa raggiungere in maniera equa l’insieme dei contributi determinati a livello nazionale (Ndc) che variano adesso per modalità e tempistiche.

Neutralità climatica

Se la nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen ha messo l’emergenza climatica come priorità della sua agenda politica – parlando appunto di neutralità climatica entro il 2050 – anche a Madrid il tema del raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento del carbonio sarà centrale, nonostante non tutti i paesi potranno impegnarsi per un obiettivo di medio-termine. Questo vale soprattutto per i cosiddetti grandi inquinatori, Cina in primis. Il blocco europeo si era infatti già riunito a Bruxelles, non senza molti disaccordi, per arrivare a Madrid in maniera compatta e influenzare così la politica in materia anche nei confronti degli altri stati.

L’assenza (formale) degli Stati Uniti

Alla conferenza non saranno presenti gli Stati Uniti, dopo la decisione di uscire dagli accordi sul clima e l’avvio formale della procedura lo scorso mese da parte del presidente Donald Trump. Tuttavia gli Usa saranno presenti nelle vesti di una rappresentanza non ufficiale di sindaci, funzionari, impresi e deputati. A guidarla sarà la speaker della Camera Nancy Pelosi, del Partito democratico. Una presenza non formale, quindi, che vuole comunque sottolineare l’impegno di questa grande potenza mondiale nei confronti del clima, nonostante la brusca marcia indietro rispetto all’amministrazione Obama – la quale invece, si era messa in prima linea sul tema.

Lo spettro della Cop26

Il vertice di quest’anno vive una pressione senza precedenti anche perché ci stiamo avvicinando a una scadenza particolare, quelle del 2020, ovvero quando dovrebbero rinnovare e aumentare tutti provvedimenti annunciati nella Cop21, inerenti al cosiddetto pacchetto clima. Se si considera che i paesi del G20, responsabili del 78 per cento delle emissioni globali, non stanno rispettando gli accordi –così come altri stati, tra cui Australia, Brasile, Canada, Sudafrica – è comprensibile come l’urgenza di agire venga percepita al vertice. Nel 2020 gli stato si riuniranno a Glasgow, in Scozia, città che si è già fatta paladina della battaglia sul clima annunciando, da parte sua, una serie di misure fra cui diventare completamente plastic free entro il 2030.

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brand-news.it - 3 giorni 21 ore fa

Nuovo appuntamento con la rubrica mensile di Brand News basata sulla elaborazione delle stime sugli investimenti pubblicitari dei principali centri media

L'articolo Barometer&Sentiment, investimenti di nuovo deboli a ottobre e novembre. Soffre anche la radio, dopo il periodo di crescita proviene da Brand News.

wired.it - 3 giorni 21 ore fa

Le temperature in calo e lo sfarfallìo delle prime luminarie in vista delle festività natalizie, ormai prossime, potrebbero dissuadere dal trascorrere una serata a naso all’insù sul balcone di casa nelle prossime settimane. Eppure, approfittando delle numerose ore di buio che le notti di dicembre offrono, sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire le sorprese che queste riservano, adatte anche ai meno esperti di osservazione astronomica. Il Sole tramonta prestissimo: a inizio mese, poco dopo le 16:40, e l’alba è tardiva, tanto che il 22 dicembre, data del solstizio d’inverno, sarà il giorno più breve del 2019. Per questo, come ogni mese, ecco la nostra mappa del cielo e una rapida agenda degli eventi che vi consigliamo di non farvi sfuggire, stelle cadenti e cometa di Natale inclusa. 

(Credit immagine: Getty)
Una collana di pianeti

Le prime sere del mese, subito dopo il tramonto, potreste riuscire a scorgere seppur poco nitide nel crepuscolo le luci di tre pianeti, tutti in fila sotto la Luna, sull’orizzonte sud-occidentale. Si tratta di Saturno, Venere e, ultimo in basso, Giove

Saturno, Venere e Giove vicini nelle prime sere di dicembre (simulazione con Stellarium by Alice Pace)

Protagonista della tripletta è sicuramente Venere, visibile per alcune ore dopo il tramonto del Sole e sempre più a lungo nel corso del mese mentre si sposta dalla costellazione del Sagittario a quella del Capricorno. 

Saturno anticipa sempre più il suo tramonto e tra poche settimane sarà troppo basso sull’orizzonte, in orario serale, per essere ancora osservabile. Dovremo attendere qualche mese, insomma, per poter puntare nuovamente il telescopio i suoi anelli nel tentativo di coglierne qualche dettaglio. 

Stesso destino quello di Giove, già ora difficilmente osservabile. Il gigante gassoso ricomparirà infatti agli inizi del 2020, stavolta nel cielo del mattino. 

Anche nelle luci dell’alba del mese di dicembre possiamo però trovare compagnia: dopo lo spettacolare passaggio davanti al Sole di novembre, Mercurio resta visibile per alcune settimane poco prima del sorgere della nostra stella, per poi tornare dietro le quinte entro la fine dell’anno. Per i più mattinieri sarà possibile avvistare anche Marte, la cui luce calda farà capolino a partire (più o meno) dalle cinque e mezza del mattino.  

Costellazioni d’inverno

Partiamo dal cielo settentrionale, a identificare l’Orsa maggiore e l’Orsa minore, dalle quali risalire alla stella polare, a indicare appunto il nord. Girandole attorno, ritroveremo poi il Dragone, Cefeo e Cassiopea, con le sue classiche linee a zig zag che disegnano una M.

Le costellazioni del cielo settentrionale nel mese di dicembre (simulazione con Stellarium by Alice Pace)

Lo spicchio di cielo tra sud e sud-est riserva invece la veduta del Cane maggiore e della Lepre, più basse sull’orizzonte. Inconfondibile è la stella Sirio, la più brillante della volta celeste. Subito sopra, ecco Orione, una delle costellazioni più importanti delle notti d’inverno. Ancora più su, ecco i Gemelli, con le luminose Castore e Polluce, e il Toro, dove possiamo riconoscere Aldebaran, con la sua luce rossastra. 

Il cielo in direzione sud nel mese di dicembre (simulazione con Stellarium by Alice Pace)

Se avete a disposizione un piccolo telescopio, o anche un binocolo, dilettatevi a guardare da vicino Orione, e a dare un nome ad alcune delle sue stelle. Sicuramente Rigel, la più vistosa, Betelgeuse, al secondo posto e, naturalmente, gli astri che compongono la celebre Cintura, chiamate Alnitak, Alnilam e Mintaka. 

La figura di Orione e le sue stelle più importanti (simulazione con Stellarium by Alice Pace)
A tu per tu con la cometa Borisov

Scordatevi di poterla osservare a occhio nudo, ma con l’ausilio di un buon telescopio, o ancor meglio recandovi presso l’osservatorio più vicino, potreste cogliere la luce della prima cometa interstellare mai osservata all’interno del Sistema solare. Si tratta di 2I/Borisov, oggetto scoperto appena quest’estate dall’astrofilo ucraino che le dà il nome, ora in avvicinamento verso il Sole, col quale raggiungerà la minima distanza il prossimo 8 dicembre. La minima distanza dalla Terra si realizzerà invece il 28 dicembre, quando ce la ritroveremo a circa due unità astronomiche, cioè al doppio della distanza che separa il nostro Pianeta dal Sole. La sua luminosità sarà la migliore dall’inizio del suo transito nel Sistema solare, pertanto abbiamo davanti un periodo ottimale per la sua osservazione.

Per prepararci all’incontro, abbiamo per ora alcuni primi piani raccolti dal telescopio spaziale Hubble e, da un paio di giorni, una veduta da terra, realizzata dagli scienziati di Yale grazie all’occhio del Keck Observatory delle Hawaii. 

cometa(Immagine: Pieter van Dokkum, Cheng-Han Hsieh, Shany Danieli, Gregory Laughlin)
A caccia di stelle cadenti

Gli appassionati di meteore potranno approfittare delle notti più limpide per dedicarsi alla ricerca delle scintille che solcheranno il cielo di dicembre. Prediligendo, se possibile, quelle indisturbate dalla luce della Luna, che sarà piena il 12 del mese. 

La brutta notizia è che la pioggia più ricca di queste settimane, quella delle Geminidi, è prevista proprio tra il 9 e il 15 dicembre, con un picco nella notte tra il 13 e il 14. Lo sciame meteorico, originato dal contatto con la nostra atmosfera dello strascico di materiali dell’asteroide 3200 Phaethon, è caratterizzato da una frequenza (in condizioni di osservazione ottimali) piuttosto alta, anche oltre le 120 meteore all’ora; quest’anno, “sabotata” appunto dalla Luna, questa frequenza potrebbe risultare dimezzata, stando alle previsioni dell’Unione astrofili italiani

Meno intensa ma perlomeno più distante dalla fase di plenilunio sarà invece la corrente delle Ursidi, originata dal passaggio della cometa Tuttle: coprirà un lungo intervallo tra il 16 e il 27 dicembre, con un picco previsto nelle notti del 21 e del 22.

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wired.it - 3 giorni 22 ore fa

Il mondo del Retail sta vivendo un periodo di grandi trasformazioni spinte dall’innovazione tecnologica e dall’evoluzione nei modelli socio-culturali. Diventa quindi sempre più importante individuare per tempo i trend e gli sviluppi relativi all’evoluzione dello scenario economico e del contesto competitivo del settore: dalla trasformazione dei modelli di business, all’emergere di nuove esperienze di acquisto e pagamento in cui offline e online convivono, dallo sviluppo di soluzioni di vendita, promozione e storytelling tecnicamente fattibili, economicamente sostenibili e rilevanti per le persone, fino all’impatto dell’innovazione tecnologica nel customer journey e nella payment experience.

Ne parlereremo durante Wired Trends 2020 – Retail con Diego Persali – Market Strategy & Understanding Leader di Ipsos, Roberto Catanzaro, Direttore Business Development di Nexi, Gianluca De Marchi, Ceo di Urban Vision, Giuseppe Stigliano, Ceo di Wunderman Thompson Italy e docente di Retail & Brand Communication allo Iulm, Maura Latini, amministratore delegato di Coop Italia.

Qui le altre giornate dedicate ai Trends 2020.

In collaborazione con Ipsos

Official Partner: Nexi

Main Partner:
Adecco | Aruba.it | Edison | Fastweb | Hp | Reale Mutua | WaveMaker

Supporting Partner: ItaliaCamp | Urban Vision

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wired.it - 3 giorni 22 ore fa
Cyber Monday 2019(Foto: Pixabay)

Dopo il Black Friday è il turno del Cyber Monday 2019 ossia il lunedì dedicato a offerte e sconti su prodotti tecnologici per i regali in vista del Natale ormai alle porte.

A differenza di qualche anno fa, ormai quasi tutti i grandi rivenditori e i brand più prestigiosi hanno collegato i due appuntamenti con un unico periodo promozionale. Come per esempio le grandi catene dei supermercati come Esselunga, Auchan, Il Gigante e via dicendo

Tuttavia, le occasioni che spuntano soltanto oggi per risparmiare e portarsi a casa prodotti di qualità non mancheranno. Ecco la nostra selezione.

Le offerte su Amazon
Amazon-Cybermonday-2019(Foto: Amazon)

Non molte novità per il Cyber Monday rispetto al Black Friday per quanto riguarda i prodotti di casa con per esempio Echo Dot a 19,99 euro (-67%), Fire Hd 8 a 69,99 euro (-30%), Fire Tv Stick 4k a 39,99 euro (-38%), Echo Show 5 a 49,99 euro (-44%) e il solito Kindle Paperwhite a 99,99 euro (-30%).

Tra i best seller ci sono le console Xbox One S versione all digital 1 tb con bundle Sea of Thieves, Minecraft e Fortnite e un mese di Xbox Live Gold a 128,99 euro e PS4 Slim 500 gb con Rachet and Clank, The Last of Us e Uncharted 4 a 219,99 euro. Tra gli smartphone Huawei P30 Lite a 259 euro (-30%), Samsung Galaxy M30s a 229 euro (-12%) così come il già economico Realme X2 a 279 euro (-7%).

Segnaliamo anche il notebook entry level Hp Stream 14 ds0007nl a 199,99 euro (-33%), la memoria Ssd Sandisk Ultra 3d da 2 tb a 199 euro invece che 289 euro e gli auricolari Jabra Elite 65t Active in-ear a 125 invece che 169 euro.

Le offerte Apple
Black-Friday-2019-Apple(Foto: Apple)

Dal Black Friday a oggi, Apple non si è sprecata molto, mettendo a disposizione un buono fino a 200 euro acquistando prodotti sul sito ufficiale. Tra le offerte degne di nota su altri portali c’è iPhone Xr rosso da 128 gb su eBay a 649 euro (-50 euro), mentre su Amazon vengono messi in sconto iPhone Xs da 64 gb a 750 euro (-319 euro) e iPhone Xs Max da 512 gb a 1241 euro (-447 euro). Per i nuovi modelli? iPhone 11 da 64 gb su Unieuro parte da 759 euro, mentre su Mediaworld da 679 euro.

Le offerte su eBay
Ebay-Cybermonday-2019(Foto: eBay)

Tra le offerte in primo piano su eBay troviamo Huawei Nova 5t a 349 euro invece che 429,99 euro, Huawei P Smart Z a 179,99 invece che 279 euro, Realme Xt a 229 euro invece che 259 euro e il bundle Xbox One S con Star Wars Jedi Fallen Order a 169,99 euro invece che 259 euro.

Inoltre, il rasoio Braun Series 8 8340s a 179,99 euro invece che 359,99 euro, Oppo Reno 2 a 439,99 euro (-30%) e Huawei P30 Pro a 599,99 euro (-40%).

Le offerte di Unieuro e Mediaworld
Cybermonday-unieuro(Foto: Unieuro)

In primo piano, Unieuro mette il tv oled Sony Kd55ag8 da 55 pollici a 1499 euro (-28%), iPhone Xs da 64 gb a 789 euro (-26%), Macbook Air a 949 euro (-25%), Huawei P30 Pro a 649 euro (-35%) infine le cuffie Apple Airpods a 139 euro (-22%).

Tra i best seller su Mediaworld c’è Dyson V7 a 199 euro invece che 399 euro, Macbook Air da 13 pollici a 749 euro invece che 849 euro, Samsung Qe55q60ratx2t a 649 euro invece che 1099 euro, iPhone Xr 128 gb a 629 euro invece che 789 euro, Samsung Galaxy A50 a 239 euro invece che 359 euro e Huawei P30 Lite a 259 euro invece che 299 euro.

I ricondizionati

Ricordiamo inoltre la possibilità di puntare sui prodotti ricondizionati ovvero quelli riparati e rimessi al nuovo dopo aver rivelato difetti di produzione o restituiti dopo pochi giorni. Su Amazon Renewed si trovano iPhone 8 Plus a 470 euro oppure iPhone X da 629 euro, su Mediaworld c’è Huawei Mate 20 X 5g a 879,20 euro da 1099 euro originali, su Grossoshop ecco iPhone Xr da 509 euro o iPhone Xs da 574 euro mentre su Backmarket iPhone 8 da 399,99 euro. Ricompro invece offre 20 euro di sconto su tutti gli smartphone.

Come sempre, è consigliabile sfruttare risorse di comparazione prezzi e alert sui prodotti desiderati, ecco alcune applicazioni e siti molto utili. Se si sbaglia acquisto o non si è soddisfatti non c’è pericolo perché si può sfruttare la politica dei resi tutelata dalle regolamentazioni di legge.

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wired.it - 3 giorni 22 ore fa
(Van Biesbroeck, Il Felice Soggiorno – Collezione Bpr Banca)

Il 2 dicembre 2017 a Modena è iniziato il progetto La Galleria, voluto da Bper Banca per  la valorizzazione e condivisione dei maggiori capolavori della sua collezione artistica. L’arte è un grande asset per le banche, se non lo sapevate: ed è anche il mezzo per fare la propria parte sul fronte della responsabilità sociale a vantaggio di territori e cittadini.

Il corpus delle opere di Bpr ha un legame con il territorio (grazie a numerose opere emiliane che fanno parte della collezione, databili tra il Quattrocento e il Seicento) ed è cresciuto con il tempo, incorporando varie collezioni: sono oltre mille i pezzi di notevole pregio. Il prossimo 6 dicembre a Modena, a un biennio dall’avvio del progetto, va in mostra in via Scudari 9 Jules Van Biesbroeck. L’anima delle cose. Il pubblico avrà modo di conoscere, o riscoprire, il pittore (ma fu anche scultore) nato a Portici nel 1873 e morto a Bruxelles nel 1965,  attraverso un nucleo di opere suddivisi in tre sezioni,  che indagano rispettivamente il mito, il corpo e il passaggio.

Agli inizi degli anni Ottanta, infatti, era stato l’architetto Silvio Gabbrielli di Codigoro a donare alla cassa ferrarese un importante nucleo di opere – una cinquantina – che l’artista gli aveva donato in precedenza, prima di trasferirsi per un lungo periodo ad Algeri.

Non meno interessante, per chi desidera comprendere come arte e banche si incontrino, è anche il racconto della ricerca che ha portato le opere alla luce, sparse tra diverse filiali e uffici della Cassa di risparmio di Ferrara. Per chi ama quindi il lavoro degli artisti a cavallo tra due secoli, e tra più paesi, l’occasione è preziosa per conoscere meglio le opere di Van Biesbroeck, che integra in un tardo romanticismo le influenze dei simbolisti, ma anche il concetto stesso di “anima delle cose”, quella capacità di indagare l’elemento naturale per definire  e comunicare il sentire psicologico. La mostra sarà aperta al pubblico fino a giugno del prossimo anno.

Per la Galleria continua quindi l’operazione di avvicinamento del pubblico al patrimonio artistico, che conta oltre 128 giornate di apertura alle visite, e che nel 2019 ha visto anche andare in scena – nei mesi scorsi – la mostra Protagonisti in posa. Il ritratto tra Rinascimento e Barocco, che ha presentato al pubblico nove ritratti, in un percorso cronologico che ha evidenzia il cambiamento della messa al centro del soggetto dal Rinascimento al barocco, in ambito pittorico.

 

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wired.it - 3 giorni 23 ore fa
Test genetici(foto: Getty Images)

Lo avevamo già detto chiaro e tondo: no, non esiste il gene dell’omosessualità. L’ovvio corollario è che non può nemmeno esistere alcun test genetico per rilevarlo: eppure. Eppure c’è chi ha provato lo stesso a fare business da questa scemenza: Insolent Ai (nomen omen) e Joel Bellenson hanno caricato su Gene Plaza, uno store francese completamente dedicato ad app che forniscono “report genetici” di diverso tipo, l’app How gay are you, che prometteva, come suggerisce il nome, di fornire informazioni sull’orientamento sessuale di un soggetto in base ad alcuni tratti del suo profilo genetico. Il razionale scientifico sottostante sarebbe stato il contenuto di un paper pubblicato su Science, in cui si individuavano alcune varianti genetiche debolmente associate all’attrazione per persone dello stesso sesso. La pubblicazione dell’app ha innescato una serie di polemiche abbastanza pesanti: oltre a diversi media, si sono scomodati addirittura gli autori dell’articolo di Science, che hanno esplicitamente chiesto a GenePlaza di eliminare l’app dallo store, promuovendo anche una raccolta firme su change.org. L’app ha quindi cambiato nome in 122 Shades of Gray e attualmente risulta “non disponibile” per lo scaricamento.

GenePlaza e le sue app non sono che la punta dell’iceberg di un mercato enorme, ramificatissimo e in continua espansione. Che spazia dalla ricerca di base alla medicina di precisione alla genetica di consumo, e nel complesso produce già un giro di affari da centinaia di milioni di dollari l’anno. Va da sé che in un mondo così complesso si trova praticamente di tutto: sequenziamenti di nuova generazione che hanno portato allo sviluppo di nuovi test prenatali non invasivi, screening oncologici, diagnosi genetica preimpianto, diagnostica di supporto; servizi di ricostruzione dell’albero genealogico; servizi di supporto alle forze investigative; servizi che valutano, come quello citato in apertura, tratti come l’orientamento sessuale, la bellezza, l’intelligenza, l’abilità matematica. Come dire: dal tanto importante al tanto futile. E sono proprio i servizi che rientrano in quest’ultima categoria a essere quelli a cui è importante fare particolare attenzione. Perché nella maggior parte dei casi non c’è alcun razionale scientifico a sostenerli.

Torniamo al caso geni e omosessualità, che è per molti versi paradigmatico. Il paper di Science mostrava che tra l’8% e il 25% dei comportamenti omosessuali fossero più o meno debolmente correlati ad alcune pagine del lunghissimo libro del genoma. C’è un ma grande quanto un palazzo: l’orientamento sessuale è un tratto molto complesso, probabilmente legato a diverse variabili genetiche, ma anche – e profondamente – a effetti ambientali (nature and nurture, come dicono gli anglofoni). E questo gli autori del lavoro lo sanno bene, tanto che già nel paper dicevano esplicitamente che la genetica non può essere usata in alcun modo per predire l’orientamento sessuale.

Da cui la domanda: che uso si può fare dei test genetici se effettivamente è così difficile predire le differenze individuali? Non un grande uso, dicono su The Conversation Kate Lynch, Ilar Dar-Nimrod e James Morandini, esperti della University of Sydney. Di più: molti scienziati sono convinti che test di questo tipo non solo siano inutili, ma addirittura potenzialmente pericolosi, dal momento che informazioni (sbagliate) sulle basi genetiche di tratti specifici potrebbero avere effetti profondi sulla nostra conoscenza e comprensione di noi stessi e negli altri. Sempre per restare nel caso che abbiamo portato come esempio, uno studio ha mostrato che sapere che l’omosessualità ha una base biologica può aumentare l’omofobia (un altro studio, poi, lo ha smentito; tuttavia sarebbe meglio non correre il rischio, almeno fino a che non si avranno più certezze).

Anche prendendo in considerazione altri test, e altri tratti, la situazione non cambia, anzi: la ricerca ha già scoperto che sapere che un particolare tratto ha basi genetiche ha un effetto negativo. Le donne che pensano che le differenze di genere abbiano una base genetica, per esempio, sono più portate a credere meno in se stesse. Uno studio ha mostrato come le donne cui era stato detto che il sesso femminile fosse geneticamente meno portato per la matematica hanno ottenuto punteggi minori nella soluzione di problemi matematici rispetto a un gruppo di controllo (e GenePlaza offre anche un’app dedicata all’abilità matematica).

Anche per l’obesità vale un meccanismo simile. La variabile genetica più comunemente associata all’obesità può spiegare solo una piccola percentuale della variabilità effettivamente osservata tra gli individui, eppure praticamente tutte le aziende che offrono servizi di screening genetico di consumo propongono app per scansionare il proprio genoma alla ricerca di una spiegazione dei chili di troppo. La conseguenza? Anche in questo caso, è stato mostrato che chi pensa che la propria obesità abbia una base genetica tende a essere più indulgente sull’attività fisica e sulla corretta alimentazione (“Tanto non posso farci nulla, è colpa dei miei geni…”).

Stesso discorso – forse ancora più pericoloso – per il rischio di depressione: diverse équipe di psicologi hanno mostrato che sapere di avere una predisposizione alla depressione rende meno fiduciosi nella propria abilità di affrontarla, e porta a ricordare più episodi depressivi. E dunque: se foste così curiosi da voler provare uno di questi test, prendetene i risultati cum grano salis. E non ci date troppa importanza. D’altronde è la stessa GenePlaza a ricordarlo in un disclaimer: “Sappiate che questa app non è predittiva e il suo risultato non dovrebbe essere interpretato come tale”.

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