Non è il prezzo che paghi per farlo il problema. È il prezzo che paghi ogni giorno che non fa quello per cui è stato commissionato.

Ogni anno molte aziende investono in un nuovo sito web. Alcune perché quello vecchio è fermo da anni e non riflette più quello che fanno davvero. Altre perché non riescono ad aggiornare i contenuti in autonomia. Altre ancora perché "è brutto" o "non è moderno". Tutte, quasi senza eccezione, con la sensazione di stare prendendo una decisione strategica.

In realtà, nella maggior parte dei casi, stanno solo spostando il problema.

Il costo visibile di un sito web è quello che si paga per realizzarlo. Il costo invisibile — quello che nessun preventivo mostra — è quello che si accumula ogni giorno in cui il sito non fa il suo lavoro. Contatti persi perché il sito non viene trovato. Opportunità mancate perché il messaggio non parla alle persone giuste. Tempo del commerciale sprecato a spiegare cose che il sito dovrebbe già aver chiarito.

Questo secondo costo è quasi sempre più alto del primo.
Ed è quasi sempre evitabile.

"Il sito è vecchio" non è un problema. È un sintomo.

Quando un'azienda dice "dobbiamo rifare il sito perché è vecchio", sta descrivendo un segnale, non una causa. La domanda più utile non è "da quanto tempo non viene aggiornato?" ma "da quando non riflette più quello che siamo davvero?"

Questa differenza cambia tutto. Un sito può essere tecnicamente recente e allo stesso tempo già fuori fase rispetto all'evoluzione del business. Può parlare di prodotti che non sono più al centro dell'offerta, di pubblici che non sono più quelli prioritari, di messaggi che riflettono un posizionamento vecchio di tre anni.

L'azienda evolve: cambiano i prodotti, i mercati, le priorità commerciali, a volte anche la tipologia di cliente che si vuole intercettare. Il sito, se non viene guidato con continuità, resta fermo al momento della sua realizzazione. Non perché nessuno abbia voglia di aggiornarlo, ma perché spesso manca una decisione esplicita su chi è responsabile di farlo e con quale criterio.

Il risultato è un sito che funziona, tecnicamente, ma che non dice più chi sei. E un potenziale cliente che arriva, non si riconosce in quello che trova, e se ne va.

I ruoli che un sito aziendale può avere — e perché confonderli costa caro

Non esiste una risposta universale a "cosa deve fare il tuo sito". Esistono contesti diversi, e in contesti diversi il sito ha ruoli completamente diversi.

Per alcune aziende il sito è il principale strumento di acquisizione di nuovi contatti commerciali: deve essere trovato, deve convincere, deve convertire. Per altre la funzione principale è di conferma della leadership: il cliente è già convinto di voler parlare con loro, e il sito serve a validare quella scelta prima del primo incontro. Per altre ancora è uno strumento operativo nel senso più letterale: commerciali e clienti lo usano ogni giorno per consultare cataloghi aggiornati, scaricare schede tecniche, gestire ordini o accedere a informazioni riservate.

Questi tre scenari richiedono progettazioni completamente diverse. Un sito pensato per generare lead ha bisogno di un'architettura dell'informazione orientata alla conversione, di contenuti che rispondano alle domande di qualcuno che ancora non conosce l'azienda, di una SEO costruita sulle ricerche che il potenziale cliente fa prima ancora di sapere chi contattare. Un sito pensato come strumento commerciale interno ha bisogno di accessi dedicati, aggiornamento continuo, integrazione con i sistemi aziendali.

Quando il ruolo non viene definito prima della progettazione, si ottiene quasi sempre un compromesso che non serve bene nessuno dei tre scopi. È il sito che "c'è ma non funziona" — un oggetto formalmente corretto che non entra nel lavoro reale dell'azienda.

Il modo in cui si imposta l'inizio di un progetto web dice molto su cosa si otterrà alla fine.Se stai valutando un nuovo progetto web, è da qui che dovrebbe partire la conversazione: non da quante pagine vuoi, ma da cosa deve fare il sito per il tuo business.

Parliamo del tuo progetto

Il sito bello che non sa perché esiste

È una delle situazioni più costose che si incontrano: aziende che negli anni scorsi hanno investito cifre importanti in un sito che oggi non assolve alcuno scopo reale. Il sito è esteticamente curato, tecnicamente solido, graficamente in linea con gli standard del settore. Ma non genera contatti, non viene usato dal commerciale, non racconta quello che l'azienda fa davvero.

Il problema, quasi invariabilmente, è che quella spesa non è stata preceduta da un'analisi del contesto e degli obiettivi. Il briefing al quale si è risposto era visivo: "vogliamo qualcosa di moderno, professionale, che dia una buona impressione". L'agenzia ha risposto a quel briefing. Il risultato è stato un sito bello e non opportuno.

Opportuno non è sinonimo di costoso. Un sito opportuno è quello che fa quello che deve fare per quella specifica azienda, in quel momento, con quei pubblici. Può essere semplice e funzionare meglio di uno tecnicamente complesso ma privo di direzione.

Il costo di questa situazione non è solo quello della realizzazione. È il costo dell'opportunità mancata: ogni mese in cui il sito non genera valore è un mese in cui l'investimento iniziale ha prodotto un costo aggiuntivo, non un ritorno.

Prima del design: l'analisi che evita di pagare due volte

Il modo in cui si imposta l'inizio di un progetto web dice molto su cosa si otterrà alla fine.

Se il progetto inizia con la scelta del template, con una richiesta di preventivo per numero di pagine, o con una raccolta di siti "che ci piacciono come riferimento", il rischio di produrre un sito bello ma non appropriato è molto alto. Non per incompetenza di chi lo realizza, ma perché le domande essenziali non sono ancora state fatte.

Quelle domande riguardano il posizionamento: come viene percepita l'azienda oggi dal suo mercato, e come vorrebbe essere percepita? Chi sono i pubblici prioritari — non in astratto, ma concretamente: quali decisori, con quali preoccupazioni, in quale fase del processo di acquisto? Qual è il ruolo commerciale del sito — generare contatti, validare l'autorevolezza, supportare il processo di vendita, servire i clienti già acquisiti?

Solo dopo aver risposto a queste domande ha senso aprire un file di design.

Questa fase di analisi e audit non rallenta il progetto: lo rende efficace. Riduce le revisioni in corso d'opera, evita i ripensamenti a metà realizzazione, e produce un risultato che dura nel tempo perché è costruito su decisioni consapevoli, non su preferenze estetiche. È anche l'unico modo per far sì che il sito venga trovato dai giusti pubblici: una strategia SEO efficace non può essere aggiunta dopo, deve essere integrata fin dall'inizio nell'architettura del sito e nella scelta dei contenuti.

Se stai valutando un nuovo progetto web, è da qui che dovrebbe partire la conversazione: non da quante pagine vuoi, ma da cosa deve fare il sito per il tuo business. È l'approccio con cui affrontiamo ogni progetto di creazione siti web.

Come capire se il tuo sito sta davvero lavorando per il business

Non serve un'analisi tecnica per fare una prima diagnosi. Bastano alcune domande concrete.

Il commerciale usa il sito nei suoi incontri, o lo evita?
Se ha sviluppato materiali paralleli — presentazioni, PDF, spiegazioni personalizzate — il sito non sta facendo il suo lavoro di supporto alla rete vendita.

Le richieste che arrivano dal sito sono in linea con il tipo di cliente che volete?
Se il backoffice viene occupato da richieste fuori target, il sito sta attirando le persone sbagliate — o non sta qualificando abbastanza quelle giuste.

I contenuti riflettono quello che fate oggi?
Se per raccontare un prodotto o servizio recente bisogna rimandare a una pagina generica o a un PDF esterno, il sito si è già disconnesso dall'evoluzione del business.

Sapete da dove arriva il traffico e cosa fa una volta sul sito?
Se queste informazioni non vengono guardate regolarmente, il sito non è governato: esiste, ma nessuno sa se sta lavorando.

Se la risposta a queste domande è prevalentemente negativa, il problema non è necessariamente rifare il sito: spesso è ripensarlo. Abbiamo approfondito questo ragionamento nell'articolo Il sito non è da rifare: è da ripensare.

Il costo che nessun preventivo riporta

Ogni preventivo per la realizzazione di un sito web mostra quello che si spende per farlo. Non mostra quello che si spende per non averlo fatto bene.

Questo secondo costo è distribuito nel tempo ed è difficile da attribuire a una singola causa: è il contatto che non è arrivato, l'opportunità che non si è concretizzata, il commerciale che ha perso tempo a supplire alle mancanze del sito. Non appare in nessuna riga di budget, ma pesa sul risultato complessivo dell'azienda.

La buona notizia è che è evitabile. Non aumentando il budget per la realizzazione, ma investendo il tempo necessario per fare le domande giuste prima di aprire qualsiasi file di progetto. Un sito pensato per fare una cosa precisa, per un pubblico preciso, in un contesto preciso, costa spesso meno e funziona quasi sempre meglio di uno costruito sull'impressione generale di "fare bella figura".

La differenza non sta nel prezzo che paghi per farlo.
Sta nelle decisioni che prendi prima.

Un progetto web che parte dalle domande giuste produce risultati diversi da uno che parte dai riferimenti grafici. Parliamo del tuo contesto prima di qualsiasi altra cosa.

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