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“Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta”
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wired.it - 23 ore 42 min fa
 Microsoft)(Foto: Microsoft)

Sapevamo da qualche settimana che gli ingegneri Microsoft si erano finalmente decisi a supportare ufficialmente l’uso di mouse e tastiera su Xbox One, ma ai tempi dell’annuncio la società era rimasta ancora piuttosto abbottonata sulla novità, lasciando solo a intendere che non tutti i giochi ne avrebbero goduto. Ora il gruppo ha diffuso l’identità della prima ondata di titoli che i giocatori potranno controllare con le periferiche per computer.

Su Xbox One arriveranno Fortnite, Bomber Crew, Warface, Children of Morta, Minion Master, DayZ, Warframe, Strange Brigade, Deep Rock Galactic, Warhammer: Vermitide 2, Moonlighter, Wargroove, Vigor, Warthunder, X-Morph: Defense.

La lista non lunga quanto come molti speravano, ma Microsoft lo aveva già anticipato: portare mouse e tastiera su titoli console pensati per la competizione online dà decisamente un vantaggio a chi sceglie questi ultimi rispetto al caro, vecchio joypad — motivo per cui gli sviluppatori dei singoli giochi avranno la possibilità di decidere se dotare le proprie creazioni della possibilità concessa da Microsoft oppure no. Su Fortnite per esempio (ma presumibilmente accadrà anche altrove) i giocatori che sceglieranno di affidarsi alla precisione del mouse finiranno a combattere contro avversari dotati della medesima periferica, in modo da non rendere frustrante l’esperienza di chi invece preferisce il vecchio controller.

La lista insomma con il tempo è destinata ad ampliarsi, anche se probabilmente non finirà mai per coprire una percentuale maggioritaria del catalogo Xbox, almeno non nel breve e medio termine. Per il resto, per giocare con mouse e tastiera bastano delle normali periferiche usb: inserendole nelle apposite porte a bordo della console verranno riconosciute in pochi secondi.

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wired.it - 23 ore 57 min fa

Alibaba 2018 11.11 Global Shopping FestivalAncora incassi record per Alibaba, che con l’edizione 2018 del suo Singles’ Day 11.11 ha registrato 30,8 miliardi di dollari di vendite complessive nella sola giornata di ieri. Nell’anno del decimo anniversario dell’evento di ecommerce che sta scalando ogni classifica dello shopping digitale, le vendite  hanno superato del 27% quelle del 2017, già un primato a livello mondiale.

Quello riportato dall’ecosistema Alibaba è un successo senza precedenti e non teme nessun confronto con l’evento rivale più importante nel settore: l’imminente Black Friday di Amazon. “Oggi abbiamo assistito alla potenza e alla crescita dell’economia di consumo e dei consumatori in Cina, che continuano a rinnovare il proprio stile di vita, ha dichiarato l’amministratore delegato del gruppo Daniel Zhang, destinato a succedere al patron Jack Ma al timone del colosso orientale.

E i numeri fanno certamente impressione. Soltanto nella prima ora, Alipay, il sistema di pagamento legato all’azienda, aveva registrato acquisti per 10 miliardi e in poco più di un minuto le transazioni erano già a 1 miliardo di dollari.

Ma quest’anno segna anche un record nella partecipazione dei rivenditori. Sono stati oltre 180mila i marchi che hanno partecipato alle 24 ore di shopping selvaggio, e più del 40% dei consumatori ha acquistato marchi stranieri tra Apple, L’Oréal, Nestlé, Gap, e molti altri. Gli acquisti sono stati registrati in oltre 230 Paesi e regioni, e l’impresa tedesca di ecommerce Lazada, con sede a Singapore, ha promosso l’evento anche nelle Filippine, Indonesia, Malesia, Thailandia e Vietnam.

Anche l’Italia ha avuto una parte importante nell’edizione del festival di quest’anno. Il nostro Paese ha partecipato alla giornata di shopping con aziende come Chicco, Kiko, Tradizione Italiana, Cam, Campari, Illy, Lavazza, e molti altri in diversi settori. “Il Singles’ Day rappresenta per l’Italia e l’Europa un’ulteriore vetrina per offrire i propri prodotti, unici e di qualità”, ha commentato Rodrigo Cipriani Foresio, direttore generale di Alibaba in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. “Un importante supporto ai brand del made in Italy durante questo 11.11 è stato quello fornito da Hello Ita, l’hub virtuale presentato recentemente sia in Italia che in Cina e primo progetto-paese di questo genere su Alibaba, che raggruppa circa 90 aziende e oltre 100 brand, di cui più del 50% pmi”.

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wired.it - 1 giorno 5 min fa
 Getty Images)(Foto: Getty Images)

Dopo che nel 2014 Facebook ha acquisito la compagnia produttrice di Oculus Rift, il visore per la realtà virtuale, l’allontanamento del cofondatore Palmer Luckey è rimasto avvolto nel dubbio. Oggi emerge negli Stati Uniti che l’allontanamento sia dovuto a un probabile sostegno dell’imprenditore alla campagna politica dell’attuale presidente Donald Trump durante le elezioni del 2016.

Daily Beast riporta che nel settembre di due anni fa Luckey sostenne finanziariamente l’organizzazione Nimble America. Questa organizzazione senza scopo di lucro ha agito a sostegno del tycoon e candidato repubblicano e ha fornito al cofondatore di Oculus lo pseudonimo NimbleRichMan e relativa password per accedere a Reddit e dedicarsi al cosiddetto shitposting nei confronti di Hillary Clinton.

Secondo il giornale americano, la creazione di meme contro la Clinton e la vicinanza a Milo Yiannopoulos hanno fatto si che l’immagine di Luckey potesse essere ritenuta dannosa per Facebook e di conseguenza ha portato al suo allontanamento. Al momento su Linkedin il profilo di Luckey mostra come descrizione fondatore di Oculus Vr. Il social network tuttavia ha dichiarato: “Possiamo dire inequivocabilmente che la partenza di Palmer non è dovuta alle sue opinioni politiche”. Un rapporto del Wall Street Journal però sostiene la tesi delle pressioni atte a nascondere il sostegno di Luckey a Trump.

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brand-news.it - 1 giorno 8 min fa

Il retailer ha lavorato con Infectious Media e Primesight per lo sviluppo di quella che viene considerata la prima campagna DOOH acquistata in real time

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brand-news.it - 1 giorno 11 min fa

Procter & Gamble ha annunciato una riorganizzazione delle attività globali. Dal prossimo luglio, il business sarà suddiviso in 6 ‘sector business units’

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wired.it - 1 giorno 31 min fa
di_maio_complotto(Foto: Antonio Masiello/Getty Images)

Non si tratta di difendere una categoria. E neanche di urlare alla dittatura illiberale, per quanto la strada – pezzo dopo pezzo – sia sempre più simile a quella turca o egiziana che agli standard europei. Si tratta invece di comprendere la logica che sta alla base della libertà di manifestazione del pensiero inclusa all’art. 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Gli unici che decidono, in Italia, sono i lettori e gli utenti che comprando, leggendo e cliccando – ma anche partecipando di una comunità e ritrovandosi in certi valori – decidono se e come un prodotto editoriale meriti di essere letto e fruito. Fine.

Finché c’è anche un solo cittadino che apprezza quella manifestazione di pensiero di una qualsiasi pubblicazione (escluse, ovviamente, quelle fasciste), ogni attacco come quelli di Luigi Di Maio e del revolucionario low cost Alessandro Di Battista – immondizia mai sentita per spregiudicatezza, volgarità e mancanza di rispetto umana ancora prima che istituzionale – nasconde in sé un germe di censura. Se è vero che la stampa libera è sempre stata nel mirino del Movimento 5 Stelle, e quasi ne è la ragione fondativa – basti ricordare i Vaffa Day – oggi che quello schieramento è entrato nella stanza dei bottoni parole che non meriterebbero alcun commento diventano allarmanti.

La narrazione non è cambiata a favore del M5S, la Lega continua a correre e questo ai nuovi capi non sta bene, perché speravano che il lavoro giornalistico potesse declinarsi in base ai risultati elettorali e lì cristallizzarsi. Il punto è che, con la stampa, il governo sembra aver imboccato lo stesso sentiero che sta percorrendo con la Commissione Europa e con l’Europa sulla legge di Bilancio e sugli altri parametri continentali: creare l’incidente dopo il quale nulla sarà come prima. Stressare e sfibrare a tal punto lo stato delle cose per fare in modo che siano gli altri – i Nemici del momento – a mettersi fuori dalla credibilità nei confronti dei cittadini. Per poter esercitare sull’opinione pubblica un’influenza profonda e totalizzante: il black out informativo sul referendum Atac nella Capitale ne è stato un riuscito esempio.

L’assoluzione della sindaca di Roma Virginia Raggi – perché il fatto non costituisce reato, non perché non sia avvenuto – potrebbe essere quello snodo atteso da tempo per mettere mano a leggi liberticide sulle proprietà editoriali che vanno ad aggiungersi al sempre più diffuso fenomeno delle querele temerarie. “Quando ce vo’ ce vo’” ha confermato in tv Di Maio dopo un fine settimana di vergogna. Quella reazione – diffusa, sentita, personale – è stata liquidata come la “reazione di una casta”. Non solo: “Troppi giornalisti peccano di disonestà intellettuale”, ha spiegato il potente vicepremier.

A Di Maio, invece, il tema della disonestà intellettuale non appartiene. Deve averlo eliminato dai parametri con cui giudica la propria azione politica. Basti guardare e ricordare tutto quello che ha detto e promesso negli anni precedenti e che sta smentendo giorno dopo giorno nell’alleanza di governo con la Lega di Salvini.

Di più: il leader pentastellato non sente davvero il peso di quel che ha per le mani, e d’altronde più che una colpa la sua è un’immaturità personale e politica. Più che il ghigno dell’apprendista censore è il capriccio del bimbo viziato che taglia la realtà in buoni e cattivi senza avere la capacità di tutelare un bene, la libertà di stampa, che non tocca solo il giornalismo ma che da esso risale verso lo stato di salute dell’intera società.

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brand-news.it - 1 giorno 47 min fa

Dall’hype del momento alla centralità dell’intelligenza umana nella costruzione delle idee nel talk a cura di Nielsen a IF Italians Festival

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brand-news.it - 1 giorno 53 min fa

Christina Lundari, General Manager di Oath Italia, conferma l’importanza del nostro paese nel panorama internazionale della società media & tech di Verizon

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